Cybersecurity: il 29% delle aziende mondiali vittima di attacchi informatici

I dati aziendali sono sempre più vulnerabili, e in tutto il mondo scatta l’allarme cybersecurity. Nell’ultimo anno il 29% delle aziende a livello mondiale ha infatti subito una violazione dei propri dati, e nonostante gli ingenti investimenti attuati nel settore della sicurezza, solo il 48% delle società, in pratica un’azienda su due, dispone di un piano formale per contrastare gli attacchi cyber. Si tratta di alcuni risultati del Data Threat Report 2022, la ricerca del gruppo francese Thales, effettuata e condotta in 17 paesi di tutto il mondo tramite interviste effettuate a oltre 2700 responsabili IT.
In particolare, secondo la ricerca, il 21% degli intervistati ha raccontato di avere subito un attacco ransomware nel corso dell’ultimo anno, e il 20% del campione ha affermato di avere pagato o pagherebbe un riscatto per rientrare in possesso dei propri dati.

L’adozione crescente di sistemi cloud fa aumentare il rischio

L’indagine è stata svolta con l’obiettivo di comprendere quali sono i trend che guidano e spingono verso significativi cambiamenti nel settore della sicurezza, e quali i temi legati alla cybersecurity, temi fondamentali e imprescindibili di un mondo sempre più connesso. Tra le minacce più frequenti sono emersi attacchi di tipo ransomware, tecniche come il phishing e ambienti sempre più vulnerabili, come le piattaforme cloud.  Nel report viene evidenziato infatti come l’aumento del rischio sia legato soprattutto all’adozione crescente del cloud da parte delle aziende.

Crittografati solo il 40% dei dati sensibili

Infatti, il 32% degli intervistati ha affermato di archiviare nel cloud almeno la metà dei propri dati. Tuttavia, l’uso della crittografia risulta molto basso, in quanto metà degli intervistati ha dichiarato di aver crittografato solo il 40% dei propri dati sensibili. Ma lo studio di Thales ha rilevato anche come a fronte di una situazione così allarmante ben il 41% delle società ha ammesso comunque di non avere in programma l’investimento di ulteriori risorse economiche per la sicurezza. Questo, nonostante un’impresa su due non abbia piani di difesa.  

Uno spazio dedicato a prodotti e soluzioni innovative per la sicurezza

Come riporta Adnkronos, queste tematiche sono state affrontate nello stand Thales del Cybertech Europe da Luca Calindri, Data Protection Country Sales Manager della società per l’Italia e Malta.Thales ha partecipato infatti alla nuova edizione di Cybertech Europe, la conferenza internazionale sulla cyber-tecnologia che si è tenuta a Roma il 10 e 11 maggio. Con uno spazio dedicato, il Gruppo Thales ha presentato alla kermesse prodotti e soluzioni innovativi di tre delle sue aree di business, Cloud Protection & Licensing, Banking & Payment Services e Secure Communications & Information Systems.

WhatsApp lancia Community e diventa più social

Da app per la messaggistica a social network: è questa la strada tracciata da WhatsApp, che con l’aggiunta della funzione Community ha l’obiettivo di semplificare l’invio di messaggi a un gruppo più numeroso di persone rispetto ai ‘classici’ gruppi.
Il nuovo sistema di conversazioni multiple supera infatti i limiti della sezione ‘gruppi, ma pone il limite a 256 partecipanti, e prevede di avere il numero di telefono degli interlocutori per poterli aggiungere. L’app di messaggistica del Gruppo Meta sta introducendo la funzione Community in rollout in tutto il mondo. Presto, grazie alle community, organizzazioni come scuole, uffici e aziende possono organizzarsi più facilmente, e gli amministratori delle chat possono mandare lo stesso messaggio a tutti contemporaneamente, anche se fanno parte di diversi gruppi.

Arrivano anche le reazioni ai messaggi

Secondo Meta si tratta dell’evoluzione dell’app in accordo con l’uso che molti già ne fanno ora.
Solo gli amministratori però potranno mandare un messaggio a tutti gli utenti della community, mentre i partecipanti potranno dialogare solamente nei sottogruppi. Per essere aggiunti a una comunità l’amministratore deve avere il nostro numero telefonico, che sarà visibile solo a lui e agli altri membri del sottogruppo. Ma WhatsApp ha preparato anche un’altra novità nell’aggiornamento, ovvero le reazioni ai messaggi. E presto le chiamate vocali accetteranno un limite massimo di 32 partecipanti, riporta Adnkronos.

“Costruiremo funzioni comunitarie anche per Messenger, Facebook e Instagram”

L’obiettivo di Community è quello di riunire sulla chat più gruppi i cui membri si conoscono e si riuniscono in base a un interesse comune, per raggiungere in maniera veloce, con pochi messaggi, un pubblico maggiore.
“Con il lancio di oggi – spiega Mark Zuckerberg -, ci siamo spinti oltre permettendo alle persone di comunicare non solo con gli amici e con i contatti più stretti, ma anche con tutte le diverse community che fanno parte della loro vita. Costruiremo funzioni di messaggistica comunitaria anche per Messenger, Facebook e Instagram”.
Per quanto riguarda la scuola, ad esempio, se a oggi esistono numerosi gruppi relativi a classi e sezioni, gruppi sportivi o di studio, con Community si potrà creare un unico ‘super-gruppo’ utile agli amministratori per inviare avvisi generali su attività che interessano più studenti, notifiche su orari o criticità e molto altro.

No a commenti nelle chat per evitare sovraccarichi

Allo stesso modo, aziende, enti e organizzazioni possono creare le loro comunità per sfruttare WhatsApp come se fosse una bacheca, riferisce Ansa. Il motivo per cui gli iscritti alle Community, i membri dei singoli gruppi aggiunti, possono solo leggere le chat, senza commentare, è semplice. “In questo modo, si eviteranno comunicazioni superflue o sovraccarichi”, spiega WhatsApp, precisando che come nelle chat singole e nei gruppi le conversazioni delle comunità sono protette dalla crittografia end-to-end. In modo che nessun utente, al di fuori delle stanze, possa accedere ai messaggi.

Consigli per chi sta per avviare un salone da parrucchiere

Il settore della cura della persona può andare su e giù a seconda dell’andamento dell’economia, ma di solito è un’ottima idea di impresa a lungo termine. In tempi di crisi, nonostante il calo dei consumi, c’è sempre una clientela affezionata che continua a frequentare i saloni da parrucchiere.

Ecco perché andremo oggi a vedere alcuni importanti consigli che ti saranno utili prima di avviare il tuo salone da parrucchiere, un’attività tradizionale ma anche molto interessante per gli imprenditori.

Quanto costa allestire un salone parrucchiere?

Ovviamente l’investimento iniziale è variabile in base alle dimensioni del salone, della città in cui esso si trova e allo stato dei locali. Non è la stessa cosa avviare la tua attività in un posto dove in precedenza c’era già un parrucchiere e dove devi apportare soltanto alcune modifiche decorative e acquistare dei mobili.

Nonostante tutto, puoi stimare che dovrai spendere tra i 10.000 e i 30.000 euro per i mobili (a seconda del tipo di mobili e del numero di posti a sedere che prevedi di offrire), e almeno altri 10.000 euro per la decorazione (di interni ed esterni). Se devi fare anche dei lavori di ristrutturazione, considera in media altri 10.000, a seconda di cosa devi fare.

Dovrai anche acquistare eventuali apparecchiature informatiche e forniture per parrucchieri, per questo puoi considerare qualche migliaio di euro in più.

In totale, allestire un piccolo salone da parrucchiere costa almeno 30.000 euro.

L’immagine è fondamentale

Uno dei motivi per cui vale la pena investire un po’ di più quando si crea un salone da parrucchiere è che, poiché si tratta di un’attività che ruota attorno all’immagine personale, devi prendere molto sul serio l’aspetto dei locali.

I tuoi clienti, donne e uomini, vengono da te perché vogliono ottenere un look migliore, il che li fa sentire meglio. Non sarebbe una bella esperienza per loro ritrovarsi in un locale trascurato, perché inconsciamente essi assocerebbero la cattiva immagine del salone con una possibile cattiva soddisfazione del servizio.

Per questo motivo è molto importante curare ogni minimo dettaglio per ottenere un design accattivante (anche se semplice) e un’immagine perfetta sotto ogni punto di vista, dalla decorazione (interna ed esterna) alla divise dello staff. Tutto conta.

L’importanza della location per il tuo salone

Proprio come per un ristorante, la posizione è fondamentale per un salone da parrucchiere.

Ad esempio, se nel quartiere c’è una strada con molto traffico pedonale, devi aprire la tua attività proprio in questa strada, non sulle stradine adiacenti. Puoi pensare che sia molto vicino e che sia lo stesso, ma in realtà cambia tutto.

Quali altri consigli per aprire un parrucchiere?

I locali devono rispettare determinati requisiti, ti consigliamo per questo di rivolgerti ad un professionista del settore (architetto o tecnico ad esempio), in quanto potrebbero esserci delle variazioni a seconda della città e dei regolamenti comunali. In ogni caso, i requisiti di base sono uguali per tutti e riguardano cose come accessibilità, sicurezza (rischio incendio), isolamento acustico, etc.

Altri possibili consigli per allestire un salone da parrucchiere sono quelli relativi alla forma giuridica che andrai a scegliere. Fondamentalmente, devi decidere tra lavoro autonomo e cooperativa.

In linea di massima, per un piccolo salone che non genera molti profitti, ti conviene optare per la prima soluzione.

Infine, altre procedure e requisiti sono quelli relativi ai dipendenti . Se hai intenzione di assumere del personale, avrai alcune procedure aggiuntive da espletare legate alla previdenza sociale. Fai bene a rivolgerti ad un commercialista per questo.

Come vedi nulla è impossibile, si tratta di cose che puoi fare una dopo l’altra, e procedere così con l’apertura della tua nuova attività.

Cybersecurity: le minacce cibernetiche più diffuse nell’ultimo trimestre 2021

Leonardo ha pubblicato il nuovo Cyber Threats Snapshot sui principali attori malevoli (threat actor), attività di cybercrime e vulnerabilità riscontrati tra ottobre e dicembre 2021. Tra le tendenze più significative registrate negli ultimi tre mesi del 2021 il Covid-19 continua a essere usato come oggetto di email con allegati malevoli. I settori più colpiti dagli attori malevoli sono stati quelli governativi e della difesa, aerospazio e sanità, ma il report evidenzia un’attenzione crescente verso le aziende di telecomunicazioni. Non solo per i loro sistemi informatici, quali software o reti, ma a essere prese di mira sono anche le stesse infrastrutture.
La finalità degli attacchi è l’intercettazione di comunicazioni sensibili degli utenti e lo spionaggio contro target specifici come aziende, personaggi politici, funzionari governativi, forze dell’ordine e attivisti politici.

Campagne di malspam ancora le più utilizzate per violare i sistemi informatici

Il report, condotto dagli esperti di Cyber Threat Intelligence a supporto del Global Security Operation Centre (SOC) di Leonardo, evidenzia poi come le campagne di malspam, ovvero la ricezione di mail o messaggi contenenti link o allegati malevoli, continuino a essere lo strumento più utilizzato per violare i sistemi informatici, poiché spesso facilitate dalle azioni delle ‘vittime’, che ignare mettono a rischio l’integrità di dati personali o sistemi aziendali.
Il fattore umano nella cybersecurity rimane quindi un tema cruciale.

La variante Omicron entra nelle mail di phishing

In particolare, l’ultimo trimestre del 2021 è stato caratterizzato da una nuova campagna di malspam che sfrutta il Covid-19. Nelle e-mail truffa (phishing) inviate alle vittime sono contenute informazioni relative a un presunto contatto del destinatario con un collega positivo alla variante Omicron. La vittima è invitata a prendere visione di un allegato: aprendolo e abilitandone il contenuto, il malware viene scaricato automaticamente e inizia a ricercare credenziali bancarie e/o a ottenere l’accesso remoto sul dispositivo infetto.

Rilevata una vulnerabilità su circa 3 miliardi di dispositivi
A dicembre poi è stata rilevata una grave vulnerabilità che ha causato molta preoccupazione tra gli esperti. Il software che presenta questa vulnerabilità è infatti uno degli strumenti più importanti per la gestione delle librerie di logging di applicazioni utilizzate dalle aziende, anche nell’ambito di siti web e servizi online, e si stima che potrebbe essere presente su circa 3 miliardi di dispositivi a livello globale.
In sintesi, tale vulnerabilità ha permesso a utenti esterni di penetrare nei sistemi, eseguendo codice malevolo da remoto. Per la diffusione di tale software su scala globale, e per la facilità di esecuzione degli attacchi, la vulnerabilità ha ricevuto un grado di criticità di 10 su 10.

Black Friday e Cyber Monday, 1,8 miliardi di euro la spesa online degli italiani

Le giornate di sconti online fanno gola agli italiani, tanto che investono sempre di più nello shopping durante il Black Friday e il Cyber Monday. Nel 2021 la cifra complessiva si è attestata a 1,8 miliardi di euro, con un incremento del 21% rispetto al 2020. A fare i conti in tasca ai nostri connazionali è l’Osservatorio eCommerce B2c, che ha stilato le stime degli investimenti in acquisti on line.  

Giorni particolarmente caldi

“In generale, i mesi di novembre e dicembre saranno particolarmente caldi per l’eCommerce del nostro paese. In questo periodo, infatti, i siti online abiliteranno circa il 25% della spesa online di tutto il 2021” dichiara Valentina Pontiggia, direttrice dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano “Anche in vista del Natale, la tendenza sarà quella di promuovere un utilizzo complementare (e non più conflittuale) dei canali. Si lavorerà, quindi, per sfruttare al meglio le peculiarità di ciascuna iniziativa, (velocità e comodità del servizio eCommerce da una parte, aspetto sociale e relazionale del negozio fisico dall’altra) spingendo su modelli di interazione e di vendita integrati come click&collect e ordine eCommerce in store”.

Strategie dei retailer per dilatare gli sconti

Come in altri paesi, anche in Italia si sta assistendo alla tendenza da parte dei retailer a prolungare il più possibile le campagne sconti. In sintesi, le promozioni sono sempre più estese e non si contrano più durante i periodi canonici, come il Black Friday (26 novembre), il Cyber Monday (29 novembre) e il Singles’ Day (11 novembre).
“Vi è infatti la tendenza, già rilevata lo scorso anno, a estendere la durata degli sconti e ad amplificare la portata di questi eventi” spiega Pontiggia “Si tratta di giornate spot o di un periodo di promozioni che può durare fino a un intero mese, come nell’Informatica ed elettronica di consumo, nel Beauty e nell’Editoria. L’obiettivo è chiaro: provare a spalmare gli acquisti (e la conseguente distribuzione dei prodotti) su un periodo più lungo ed evitare sovraccarichi e congestioni della rete a ridosso del Natale”.

I prodotti top

In ogni caso, nelle date clou degli sconti gli operatori più smart potranno realizzare anche 6-8 volte il fatturato di un giorno medio. In particolare, l’acquisto di prodotti supererà gli 1,5 miliardi di euro (+20% circa). Ottimi i risultati di alcune categorie come abbigliamento, informatica ed elettronica, gioielli, profumi, prodotti per la cura del corpo, oggetti di arredamento e giocattoli. Molto bene anche la spesa online di alimentari e vini.

Social Media, superati i 4,5 miliardi di utenti nel mondo: TikTok “vola”

Gli utenti attivi sui social media hanno raggiunto la cifra monster di 4,5 miliardi. A dirlo è il Digital 2021 October Global Statshot di DataReportal, pubblicato in collaborazione con We Are Social e Hootsuite. 

Lo ‘stato del digitale’ nell’ottobre 2021

Il rapporto, dai numeri impressionanti, è anche molto interessante per comprendere quali siano state le evoluzioni nei mesi della pandemia, che comunque ha visto una crescita degli utenti di circa 400 milioni di unità. Qualche considerazione: più di due terzi della popolazione mondiale utilizza oggi un telefono cellulare, il che significa che adesso ci sono oltre 5 miliardi di telefoni, in crescita di circa 100 milioni di pezzi (+1,9%) negli ultimi 12 mesi per raggiungere i 5,29 miliardi nell’ottobre 2021. Per quanto riguarda Internet, sono 4,88 miliardi le persone a livello globale che dispongono di una connessione, ovvero il 62% della popolazione mondiale. Gli ultimi dati mostrano che il numero di utenti web è aumentato di oltre 220 milioni (+4,8%) nell’ultimo anno, ma con le difficoltà di indagine legate al Covid-19, la cifra potrebbe essere ancora maggiore. Infine, gli utilizzatori dei social media hanno visto un incremento di oltre 400 milioni (+9,9%) nell’ultimo anno per raggiungere i 4,55 miliardi a ottobre 2021. La crescita degli utenti è leggermente rallentata negli ultimi 3 mesi, ma il totale globale continua ad aumentare a un ritmo superiore di 1 milione di nuovi utenti ogni giorno. Contestualmente, la popolazione mondiale ha raggiunto i 7,89 miliardi di persone, ovvero 80 milioni di individui in più sul 2020. Gli attuali tassi di crescita indicano che si supererà il tetto degli 8 miliardi entro la metà del 2023.

TikTok supera il traguardo di 1 miliardo di utenti

TikTok ha annunciato di aver superato la cifra di 1 miliardo di utenti attivi mensili alla fine di settembre 2021, diventando così un nuovo membro dell’esclusivo club dei social media da un miliardo di utenti. TikTok ha impiegato solo 5 anni per raggiungere questo traguardo, e probabilmente anche meno tempo di quello se consideriamo che la piattaforma ha iniziato a guadagnare slancio globale solo dal 2018, dopo la fusione con Musical.ly. Tra l’altro, l’exploit è ancora più sorprendente se si considera che TikTok non è disponibile in India, un paese che ospita oltre 650 milioni di utenti Internet, ovvero circa il 15% della popolazione Internet globale. Anche la crescita degli utenti della piattaforma mostra pochi segni di rallentamento, tanto che resta ai primissimi posti delle classifiche relative ai download globali delle app non di gioco.

TikTok è la regina delle app: è la più scaricata del 2020

L’app cinese scalza dal podio quelle americane dell’universo di Marck Zuckerberg. Proprio così: nel 2020 è stata TikTik l’app (non di giochi) più scaricata del pianeta, lasciandosi alle spalle le famosissime Facebook ed Instagram. Non solo: è stata anche quella più redditizia, con una valore di quasi 128 milioni di dollari da parte di utenti paganti. A dare “i numeri” era stata già lo scorso maggio la società di analisi, Sensor Tower, confermati poi dall’analisi di App Annie pubblicata da Nikkei Asia. E questi risultati sono stati ottenuti proprio nell’anno più difficile per TikTok, quello in cui la chat di proprietà della società cinese ByteDance è stata sotto la minaccia del bando statunitense. Divieto revocato dal nuovo presidente americano Joe Biden lo scorso 9 giugno.

La classifica delle app social

Secondo l’analisi di App Annie, TikTok nel 2019 era quarta, mentre dal 2020 è prima. Le app di proprietà Facebook occupano le prime posizioni sin dal 2018 (inizio dei rilevamenti) e continuano a dominare i vertici della classifica. Il gigante dei social media resta stabilmente nella top 5 con Facebook, WhatsApp, Instagram e Facebook Messenger. Al sesto e settimo posto si trovano SnapChat e Telegram.

Il boom italiano e il fenomeno Khabi Lame

Il fenomeno mondiale è stato ovviamente registrato anche in Italia, dove TikTok ha compiuto un deciso balzo in avanti in fatto di download e numero di utenti. E questo nonostante il garante della privacy, dopo alcuni fatti di cronaca, abbia chiesto una stretta ai profili degli utenti “under 13″. Ed è italiano anche il 2re” di TikTok, Khabi Lame, il primo europeo sopra i 100 milioni di followers. La stessa app l’ha celebrato con una nota dedicata, dicendo che TikTok “è orgogliosa di celebrare il primo creator di TikTok in Europa e il secondo al mondo a raggiungere i 100 milioni di follower: Khaby Lame” Che, prosegue il comunicato, “con la sua mimica, ormai diventata iconica e la sua ironia, Khaby rappresenti il potere della semplicità mostrando che c’è sempre un modo meno complicato per svolgere anche il compito più difficile, non solo nei video che posta, ma anche come modo di vivere la vita”.  “Sono onorato di aver raggiunto questo risultato – ha detto a sua volta Khaby Lame, come riporta Rai News – che non sarebbe stato possibile senza l’unicità e l’affetto della community di TikTok. Intrattenere e far ridere le persone è la mia passione, che coltivo sin da bambino. Sono grato a TikTok perché mi ha offerto un palcoscenico globale per vivere la mia passione e condividerla con il mondo intero. Continuerò’ a lavorare per i miei sogni e so di poter contare su una bellissima community pronta a fare il tifo per me. Vi ringrazio tutti. Vi voglio bene”.

I servizi digitali sempre più apprezzati dagli italiani nel post-covid

Durante le lunghe settimane di lockdown gli italiani hanno dovuto necessariamente cambiare le loro abitudini, a cominciare dall’utilizzo dell’online per svolgere un’infinità di occupazioni e acquisti. Ma cosa è cambiato ora nel post pandemia, e qual è attualmente il rapporto tra i nostri connazionali e i servizi digitali? Stando alle rilevazioni, pare che i cittadini del Belpaese stiano mantenendo la loro predisposizione a ricorrere a questa modalità anche in mesi più sereni. Dal commercio elettronico al gaming, continuano a utilizzare il digitale, confermando la tendenza dello scorso anno anche in questa prima metà di 2021. Molti settori presentano trend in crescita nel primo semestre dell’anno, con prospettive importanti per i prossimi anni e una proposta sempre più ampia e variegata.

I settori preferiti

Con la pandemia di Covid-19 molte agenzie e centri sono stati costretti a chiudere, favorendo il boom del gambling online. Secondo Agimeg, nel 2020 il settore del gioco online è cresciuto del 46,4%, con performance positive anche nei primi mesi del 2021. Tuttavia, come segnalato dal sito web specializzato Casino2k.com è fondamentale rivolgersi solo ed esclusivamente a concessionari autorizzati, in possesso di licenza da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Anche lo streaming video è cresciuto in modo considerevole, con tutti i principali operatori del settore che mostrano un numero di abbonati in aumento, da Netflix e Amazon Prime Video in grado di superare i 200 milioni di utenti registrati, fino a Disney+ che in appena 16 mesi ha superato i 100 milioni di abbonati. Tra le novità ci sono lo sbarco in Italia e in altri 25 paesi di Discovery+, mentre anche RaiPlay sta incrementando l’offerta di contenuti per competere con i colossi stranieri. Il trend del digitale vede anche la crescita dello streaming audio, con un aumento del 7,4% per l’industria musicale nel 2020 secondo i dati dell’IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), con performance importanti da parte di piattaforme come Apple Music, Spotify e Amazon Music. In ascesa anche il settore del podcast, una tipologia di contenuto sempre più gettonata in Italia e all’estero, infatti secondo un report di Nielsen nel 2020 c’è stato un incremento di 2 milioni di ascoltatori di podcast nel nostro Paese, arrivando a un totale di 13,9 milioni di persone.

L’exploit del commercio elettronico

In questo scenario, non sorprende di certo che tra i settori che più di tutti hanno registrato un vero e proprio boom ci sia il commercio elettronico. Secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2C del politecnico di Milano, la crescita nel 2020 ha raggiunto addirittura il +26%. E il trend sarebbe confermato anche nel 2021: Salesforce, ad esempio, rileva un incremento del 78% nel primo trimestre 2021 per l’e-commerce in Italia, ben più della media globale che si ferma a un comunque ragguardevole +58%.

Le Pmi italiane su Amazon nel 2020 arrivano a quota 18 mila

Le Pmi italiane su Amazon crescono, e nel 2020 hanno raggiunto quota 18 mila, Inoltre, più di 4 mila fra le Piccole e medie imprese italiane presenti su Amazon hanno superato per la prima volta i 100 mila euro di vendite, mentre 200 di loro hanno addirittura superato la soglia di un milione di euro.
Si tratta di alcuni dati evidenziati dal Report 2021 del colosso internazionale dell’e-commerce sulle Piccole e medie imprese italiane che vendono i loro prodotti e servizi sulla piattaforma. Dal Report di Amazon emerge inoltre come nel 2020 queste realtà in Italia hanno creato oltre 50.000 posti di lavoro, e abbiano registrato vendite all’estero per più di 600 milioni di euro.

Casa e cucina, Salute e cura della persona, Bellezza le categorie sul podio

Le Pmi in Italia sviluppano il loro business online e supportano l’economia delle regioni e delle comunità locali. Molte di queste sono situate in Lombardia (+2.750), Campania (+2.500), Lazio (+1.750+), Puglia (+1.500+), Emilia-Romagna (+1.300), Veneto (+1.300), Piemonte (+1.100), Sicilia (+1.100), Toscana (+1.100), Marche (+500). Le 5 categorie di prodotto di maggior successo per le Pmi italiane che vendono su Amazon nel 2020 sono state Casa e cucina, Salute e cura della persona, Bellezza, Alimentari e Abbigliamento. Tra le prime 10 regioni con il più alto numero di vendite all’estero nel 2020 figurano la Lombardia, Campania, Veneto, Lazio, Toscana, Piemonte, Puglia, Emilia-Romagna, Sicilia, e Trentino-Alto Adige.

Venduti più di 80 milioni di prodotti sulla piattaforma

Nel 2020 le Pmi italiane hanno avuto accesso a centinaia di milioni di clienti Amazon in tutto il mondo. Dal Report di Amazon risulta infatti che nel 2020 le Pmi italiane complessivamente hanno venduto più di 80 milioni di prodotti sulla piattaforma, 30 milioni in più rispetto all’anno precedente.
In media, si tratta di più di 150 prodotti al minuto, per un totale di vendite registrate pari a una media di oltre 200.000 euro, 50.000 euro in più rispetto al 2019, riporta una notizia Ansa.

Nel 2020 investiti in Europa circa 2,8 miliardi di euro per le Pmi

Amazon intende continuare a sostenere le Pmi italiane sulla propria piattaforma, fornendo logistica, strumenti, servizi, programmi e formazione per un investimento di circa 2,8 miliardi di euro in Europa nel 2020.
“Ogni giorno collaboriamo con migliaia di piccole e medie imprese e le aiutiamo a espandere la propria attività oltre i loro confini – ha dichiarato Xavier Flamand, Director, EU Seller Services di Amazon -. Continueremo a innovare per le Pmi aiutandole a fornire un’eccellente esperienza di acquisto per i nostri clienti”.
Questo perché “Oltre la metà del totale delle vendite effettuate su Amazon arriva da piccole e medie imprese italiane – ha aggiunto Ilaria Zanelotti, Director of Marketplace Amazon Italia – che rappresentano il motore per la ripresa e lo sviluppo dell’economia locale”.

La crisi Covid “non tocca” super e negozi, ed è boom dell’online

Le imprese alimentari della distribuzione organizzata e della distribuzione al dettaglio non hanno risentito per la crisi Covid. Anzi, la metà di queste nel 2020 ha visto migliorare il proprio andamento economico. È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio 2021 FIDA Confcommercio, secondo cui tuttavia le aziende hanno registrato un significativo peggioramento dei prezzi praticati dai fornitori. Dall’indagine emerge anche un vero boom sul lato digitalizzazione, fortemente accelerata dalla pandemia. Prima della crisi sanitaria il 13% accettava prenotazioni della spesa tramite social network o Whatsapp, oggi sono il 31%. Inoltre, se prima della crisi, l’11% delle imprese offriva ai consumatori la possibilità di effettuare la spesa online sul sito dell’impresa o tramite posta elettronica, oggi lo fa il 27%.

Quasi il 20% acquista prodotti alimentari online almeno una volta al mese

Sul fronte dei consumatori, poi, la pandemia ha profondamente modificato i comportamenti di acquisto. Oggi quasi il 20% acquista prodotti alimentari online almeno una volta al mese, e lo fa principalmente perché in questo modo può fare la spesa a qualsiasi orario. Nel 50% dei casi presso un negozio dove precedentemente non acquistava di persona, riporta Ansa. In questi mesi abbiamo assistito quindi a un vero e proprio boom sul lato della digitalizzazione. E il progressivo affermarsi della vendita online è stato direttamente proporzionale al cambiamento di comportamento di acquisto da parte dei consumatori.

Capacità di adattamento alla pandemia e alle nuove richieste dei consumatori

“Il dettaglio alimentare ha dimostrato una capacità di adattamento alla pandemia e alle conseguenti nuove richieste dei consumatori, encomiabile”, afferma Donatella Prampolini, presidente Fida e vice presidente di Confcommercio. Se da un lato questo andamento così positivo si può spiegare con il fatto che durante il lockdown praticamente solo il settore alimentare ha continuato a funzionare e a garantire un servizio essenziale, è importante sottolineare che il mondo del dettaglio alimentare ha saputo cogliere le opportunità di sviluppo anche in questo terribile periodo.

Bocciati senza appello il cashback e la lotteria degli scontrini

Per quanto riguarda iniziative come cashback e lotteria degli scontrini, invece, il primo è bocciato senza appello dall’82,1% delle imprese del settore, principalmente a causa delle commissioni troppo elevate per le transazioni. Quanto alla lotteria degli scontrini, solo il 3,2% delle imprese ha visto aumentare le visite da parte dei propri clienti abituali, e solo l’1,2% delle imprese afferma di avere aumentato i propri ricavi grazie a questa iniziativa.
“Gli imprenditori hanno colto la necessità di nuovi servizi da parte dei clienti e sono stati capaci di colmare in poche settimane in gap infrastrutturale – sottolinea la presidente Fida -. Ma per far crescere il sistema imprenditoriale non servono le lotterie degli scontrini, ma semplificazioni nei processi di cambiamento”.

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