Imballaggi in acciaio: dal 2000 “riciclate” 800 Tour Eiffel

Dal 2000 a oggi in Italia si è risparmiato un quantitativo di acciaio pari al peso di 800 Tour Eiffel, per un valore economico di 1 miliardo di euro di materia recuperata. Questo, tramite il riciclo degli imballaggi in acciaio, come barattoli, scatole, scatolette, lattine, fusti, secchielli, bombolette, tappi e chiusure. Il risultato è stato possibile grazie all’impegno di tutta la filiera, a partire dai cittadini, Nel 2021 la raccolta pro capite di imballaggi in acciaio è infatti cresciuta ulteriormente, raggiungendo quota 4,4 kg per abitante, con un aumento del +9,7% rispetto all’anno precedente.
I dati, presentati a Roma in occasione dell’assemblea annuale di Ricrea, il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Acciaio (parte del Sistema Conai), sono contenuti nel Green Economy Report dal titolo Dall’acciaio all’acciaio: il contributo nella lotta al cambiamento climatico, elaborato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Nel 2021 avviate al riciclo 390.000 tonnellate

Nell’ultimo anno è ulteriormente aumentata la quota pro-capite di imballaggi in acciaio raccolti, in media 4,4 Kg (+9,7% rispetto al 2020). Nel 2021 in Italia sono state avviate al riciclo 390.000 tonnellate di imballaggi in acciaio, sufficienti per realizzare circa 3.900 km di binari ferroviari.
I 7,5 milioni di tonnellate di imballaggi in acciaio avviati al riciclo in Italia dal 2000 a oggi hanno consentito di ottenere un risparmio di 8 milioni di tonnellate di materiale primario, generando benefici economici per 1 miliardo di euro di materia recuperata e 386 milioni di euro di CO2 evitata.

Evitato il consumo di circa 50mila GWh di energia primaria

L’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio in acciaio e la rigenerazione di fusti e cisternette a livello nazionale ha consentito, tra il 2000 e il 2021, di evitare l’emissione in atmosfera di circa 12 milioni di tonnellate di CO2eq, pari alle emissioni generate da 7 milioni di autovetture con percorrenza media di 10.000 km. Inoltre, ha permesso al nostro Paese di evitare il consumo di circa 50mila GWh di energia primaria, pari al consumo medio di energia di circa 13 milioni di famiglie italiane, riporta Adnkronos.

Un materiale permanente che si ricicla all’infinito 

“Già nel 2002 abbiamo superato l’obiettivo del 50% dell’immesso al consumo fissato dalla direttiva europea per il 2008, e il tasso di riciclo è cresciuto fino ad attestarsi negli ultimi anni su valori superiori al 70%, l’obiettivo da raggiungere nel 2025 – commenta Domenico Rinaldini, presidente di Ricrea -.  Questi dati dimostrano che il nostro sistema ha reagito bene all’impatto della pandemia, assicurando anche in questi anni difficili il corretto avvio al riciclo degli imballaggi in acciaio provenienti dalla raccolta differenziata e creando valore: l’acciaio infatti è un materiale permanente, che si ricicla al 100% all’infinito”.

L’inflazione e il costo della vita preoccupano gli italiani

Per il 2022 gli italiani si aspettano un aumento dei prezzi, e sono preoccupati per la propria capacità di fronteggiare i pagamenti, soprattutto delle bollette. Insomma, per l’anno in corso le aspettative degli italiani sono negative. La conferma arriva dall’ultimo sondaggio di Ipsos condotto in collaborazione con il World Economic Forum per indagare le opinioni, le preoccupazioni e le aspettative dei cittadini di 11 Paesi in merito all’inflazione e all’aumento generale del costo della vita. Riguardo la propria situazione finanziaria attuale, la maggioranza degli intervistati sostiene di non essere né in estrema difficoltà né di vivere agiatamente, ma di ‘cavarsela’. Circostanze che si riflettono anche in Italia, dove il 30% degli intervistati dichiara di trovarsi in difficoltà, e soltanto il 7% afferma di vivere agiatamente. Per il 19% la situazione è stabile, ma il 42% ammette di ‘cavarsela’.

Previsioni negative per il 2022

Se nel nostro Paese metà degli intervistati ritiene che il proprio tenore di vita rimarrà invariato un 31% dichiara che diminuirà, e solo in pochi prevedono un aumento (8% molto, 12% un po’). 
Allo stesso modo, gli italiani prevedono un aumento esponenziale del tasso d’inflazione (37%-38%), del numero di disoccupati (30%-39%), delle tasse (23%-41%), dei tassi d’interesse (21%-39%)
Quanto al livello di preoccupazione dei cittadini per la propria situazione finanziaria nei prossimi sei mesi, il 78% si dichiara preoccupato per l’aumento del costo di beni e servizi, il 58% per la propria capacità di acquistare prodotti che si era soliti comprare, e il 56% per la propria capacità di fronteggiare il pagamento delle bollette, specialmente di luce e gas (59%).

I rincari più temuti? Luce e gas, cibo e benzina

La maggioranza degli italiani si aspetta un aumento dei prezzi nel corso del 2022, soprattutto per le bollette di luce e gas (80%), la spesa alimentare (79%) e il carburante (78%). Ma anche per altre spese domestiche (74%), il costo complessivo degli abbonamenti, come Netflix, palestra, ecc. (48%), mutui/affitti (26%) e il costo complessivo di attività ludiche (60%). Tra le categorie esaminate, quelle che secondo gli intervistati avrebbero un impatto maggiore sulla qualità della vita riguardano l’aumento del prezzo delle utenze (61%). A seguire, l’aumento del costo del carburante (53%) e quello relativo ai generi alimentari (51%).

Rinunciare a svaghi e vacanze

Se l’aumento dei prezzi significasse non poter più permettersi l’abituale stile di vita, quali azioni verrebbero maggiormente intraprese dagli italiani? I cambiamenti dei comportamenti più comuni sono diminuire la spesa per attività di socializzazione (43%), spendere meno per le vacanze (37%), ritardare importanti decisioni d’acquisto (36%).  Al contrario, in pochi affermano che chiederebbero un aumento di stipendio (5%) o cercherebbero un lavoro maggiormente remunerativo (6%). Ma i nostri concittadini ritengono che l’aumento dell’inflazione e del costo della vita sia guidato da fattori esterni e globali. In particolare, l’invasione russa dell’Ucraina (83%), lo stato dell’economia globale (82%), la pandemia Covid-19 e le politiche del Governo (entrambi al 72%).

Turismo italiano, quasi 343 milioni i pernottamenti stimati

Si apre sotto migliori auspici la stagione turistica italiana 2022, con una previsione dell’incremento delle presenze del 35% rispetto l’anno passato. A dirlo è una proiezione dell’istituto Demoskopika che ha stimato i flussi turistici sulla base dell’imposta di soggiorno rilevabile dal sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (SIOPE) e delle recenti previsioni dell’Istat per il 2021. Sono quasi 343 milioni i pernottamenti previsti. Effetto positivo anche sulla spesa turistica: ben 26 miliardi attesi, con una crescita dell’11,8% rispetto al 2021. Oltre 9 milioni gli italiani che hanno già prenotato una vacanza per i prossimi mesi.

Oltre la metà degli italiani vorrebbe andare in vacanza

Oltre la metà degli italiani (51%), inoltre, avrebbe deciso di andare in vacanza per i prossimi mesi, con il 16% che ha già prenotato. Al netto di chi ci sta pensando ma manifesta ancora un livello di indecisione (18%), gli italiani pronti a fare le valigie sarebbero circa 30 milioni di individui. Il 2022 segnerebbe un incremento dei flussi turistici in Italia: quasi 343 milioni di presenze e poco più di 92 milioni di arrivi, con una crescita rispettivamente pari al 35% e al 43% rispetto all’anno precedente. Segnali in ripresa, dunque, per il settore nel Belpaese anche se ancora al di sotto dei risultati registrati nel 2019, con un 21,4% di presenze e un -29,6% di arrivi. Effetto traino anche sulla spesa turistica che, in valore assoluto, supererebbe i 26 miliardi di euro. E, intanto, la guerra in Ucraina non risparmia gravi contraccolpi sul turismo italiano: poco meno di 6 milioni di italiani hanno già rinunciato alla vacanza per timore degli effetti del conflitto. Infine, per l’anno in corso stimata l’assenza dall’Italia di oltre 300 mila turisti ucraini e russi con una riduzione di 2,4 milioni di presenze e una contrazione della spesa turistica per quasi 180 milioni di euro.

Come è cambiato il modo di viaggiare

“Il turismo come lo abbiamo conosciuto fino a qualche tempo fa – ha dichiarato il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – è probabilmente, se non definitivamente, in letargo. In questa direzione, il sistema ha necessità di subire una profonda trasformazione in chiave di sostenibilità per rispondere adeguatamente ai nuovi comportamenti di acquisto dei turisti generati dall’emergenza pandemica. Gli individui, al momento della scelta della vacanza – precisa il presidente dell’istituto di ricerca – prestano sempre maggiore attenzione al rispetto delle comunità locali, all’interesse di vivere esperienze uniche immersi nella cultura e nella specificità dei territori, di evitare le destinazioni più note per non contribuire al fenomeno dell’overtourism, di preservare il patrimonio locale. In altri termini, l’emergenza pandemica ha alimentato, in chiave moltiplicativa, l’affermazione sul mercato del “turista sostenibile”. In questo mutato quadro – ha concluso Raffaele Rio – è necessario sfruttare consapevolmente le risorse del PNRR per sostenere la ripresa del turismo dirigendo risorse anche verso aree individuate sulla base della concentrazione di un’offerta di servizi integrati e della capacità di attrarre le nuove tendenze di consumo dei turisti”. 

Economia circolare: quanto ne sanno i consumatori?

Se da una parte cresce la consapevolezza dei consumatori più del 35% non ha mai ha sentito parlare di economia circolare. Tra chi ne ha sentito parlare, il 45% afferma di averne una conoscenza ampia e di parteciparvi attivamente. Conoscenze e coinvolgimento poi sono maggiori tra le generazioni più giovani, che nell’oltre il 53% dei casi affermano di partecipare attivamente rispetto a il 32,4% tra i più maturi. Lo rivela un’indagine di Dnv, l’ente di terza parte per i servizi di assurance, certificazione, verifica e gestione del rischio.
“La consapevolezza del consumatore è essenziale – afferma Luca Crisciotti, ceo Supply Chain & Product Assurance Dnv – ma, per fare dell’economia circolare una realtà, è altrettanto importante che le conoscenze influenzino i comportamenti”.

Il ruolo di schemi comportamentali, educazione e potere d’acquisto

Secondo la ricerca che i consumatori si informano soprattutto sui media e i canali social (60,9%), seguiti dal dibattito politico (26,8%) e gli amici (23%). Solo uno su 5 cita le informazioni presentate direttamente dai produttori e fornitori, evidenziando l’esigenza per le aziende di veicolare in modo più efficace La ricerca dimostra chiaramente che i consumatori stanno iniziando a tenere conto dell’impatto dei loro comportamenti d’acquisto. Il 48,1% afferma di acquistare prodotti con proprietà riciclate e il 62,9% di preferire una riduzione degli acquisti, o la ricerca di prodotti di seconda mano. Sembrano rivestire un ruolo anche gli schemi comportamentali, l’educazione in famiglia e il potere d’acquisto.

Gli over 55 “riparano” più dei giovani

Gli over 55, ad esempio, ricorrono maggiormente alle riparazioni rispetto alle generazioni più giovani. Che tendono invece ad acquistare più prodotti di seconda mano, o a preferire il noleggio alla proprietà, un approccio che combina il desiderio di essere di tendenza con il ‘limitato’ potere d’acquisto.
Nel caso della moda, quando decidono se acquistare un prodotto i consumatori sono influenzati da numerosi aspetti. Sono molto importanti le informazioni sull’impronta ecologica (49,1%), seguite a breve distanza dalle condizioni di lavoro e contrattuali e la qualità del prodotto, oltre alle certificazioni, le etichette verificate e le affermazioni validate sulla sostenibilità.

Prezzo e stile le motivazioni principali per scegliere la “moda circolare”

Prezzo e stile rimangono le motivazioni principali per acquistare un capo d’abbigliamento circolare, mentre in terza posizione si trova il contributo alle cause ambientali e circolari. Il prezzo è rilevante soprattutto per i più giovani, un aspetto probabilmente connesso al loro potere d’acquisto più limitato.
I consumatori non appaiono disposti a optare a ogni costo per la circolarità, ma alla domanda sulle plastiche circolari rispondono di percepire come sostenibili la maggior parte delle alternative alla plastica monouso. Per le aziende, riferisce Adnkronos, questo dato rappresenta un’opportunità di adattarsi. Anche introducendo innovazioni nel loro modello di business, concentrandosi sugli sforzi che apportano un maggiore ritorno.

Gli italiani preferiscono il latte vegetale

Perché i consumatori tricolore scelgono sempre più di consumare latte vegetale? Complice anche l’emergere di intolleranze e allergie, negli ultimi anni sono apparsi in commercio numerosi prodotti alternativi al latte tradizionale. Ed Everli, il marketplace della spesa online, ha analizzato i consumi di latte di origine vegetale in Italia, scoprendo che alcune regioni sono più inclini all’acquisto e al consumo di latte che non contenga proteine animali, soprattutto Lombardia e Veneto.
Inoltre, in alcune zone nel 2021 c’è stato un vero e proprio boom di acquisti rispetto all’anno precedente. A Padova, ad esempio, si è registrato un incremento di spesa a tripla cifra (133%), e a Trieste del 41%. Ma lo scettro della città più propensa al consumo di latte vegetale è Torino.

I più acquistati? Latte di mandorla e di cocco

Non ci sono dubbi: vincono latte di mandorla e di cocco, ma guardando alla top 10 dei prodotti più acquistati compaiono in classifica anche quelli senza zuccheri o in versione light. Se da un lato alcune province italiane hanno speso maggiormente in latte vegetale, dall’altra alcune località hanno registrato un incremento di spesa in latte di origine animale. Latina, ad esempio, ha toccato una crescita del 21% nel 2021 rispetto all’anno precedente, seguita da Udine (17%) e Trieste (17%), dove si consuma molto latte sia vegetale sia animale.

Una scelta legata al benessere personale da più di 1 italiano su 10

Nonostante per il 40% degli italiani l’assaggio di latte vegetale sia stato dettato dalla curiosità, per molti le motivazioni sono guidate da scelte legate al benessere personale. Nello specifico, perché è più digeribile di quello tradizionale (35%), più sano (22%), più gustoso (20%) e può contribuire ad aumentare l’apporto di vitamine e fibre (17%). Inoltre, viene selezionato tra gli scaffali da più di 1 italiano su 10 (11%) per il minore contenuto calorico. Il 32% però beve in egual misura latte di origine animale e vegetale, ma oltre 1 su 10 (11%) ha completamente sostituito il primo con quello vegetale. Quanto alla frequenza di consumo, quasi un terzo degli intervistati (30%) include il latte vegetale nel proprio piano alimentare almeno una o due volte a settimana, e quasi la metà (46%) ne compra almeno due tipi diversi.

Gli effetti positivi sulla salute

“Il latte di soia è molto ricco di proteine e grassi ed è l’opzione più vicina al latte vaccino a livello di caratteristiche nutritive, e i suoi effetti positivi sulla salute sono principalmente attribuiti alla presenza di isoflavoni con proprietà antitumorali – commenta Eric De Felicibus, nutrizionista di MioDottore -. Invece, il latte di mandorla è quello meno calorico, con un profilo nutrizionale equilibrato, e più ricco di acidi grassi monoinsaturi, considerati utili nella perdita e gestione del peso, mentre il latte di riso, ricco di carboidrati e zuccheri, può fungere da opzione nel caso di persone con problemi di allergia causati da soia e mandorle. Infine, il latte di cocco è fonte di acido laurico che contribuisce ad aumentare i livelli di colesterolo HDL, che aiuta a ridurre il colesterolo LDL nel flusso sanguigno”.

Ricerca e l’innovazione: le risorse del PNRR sono il motore della ripresa

La terza edizione della Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia – Analisi e dati di politica della scienza e della tecnologia del CNR lo conferma: la spesa per R&S in rapporto al PIL è in lieve ripresa, così come l’aumento del personale addetto, e si conferma una quantità di pubblicazioni scientifiche significativa. Restano però alcuni elementi critici: la quota di popolazione con il dottorato di ricerca, quella di donne nelle STEM e il divario salariale di genere.
In ogni caso, le risorse destinante alla ricerca e sviluppo previste nel PNRR ammontano a circa 17 miliardi di euro, circa il 7,5% complessivo del totale. La maggior parte si concentrano su ricerca applicata e sviluppo sperimentale (10 miliardi), ricerca di base (4 miliardi), azioni trasversali e di supporto (1,88 miliardi) e trasferimento tecnologico (380 milioni). 

Cresce la spesa per R&S in rapporto al PIL

Il PNRR costituisce un’occasione irripetibile “per instaurare il circolo virtuoso tra ricerca e innovazione e sviluppo economico e sociale del paese – afferma Maria Chiara Carrozza, presidente del CNR – e avviare numerosi progetti di sviluppo scientifico e tecnologico e nuove collaborazioni tra mondo accademico, amministrazione pubblica, enti locali e industria”.
In Italia la spesa per R&S in rapporto al PIL è in lieve ripresa (1,4%), poiché gli stanziamenti pubblici hanno smesso di ridursi. Anche l’andamento del personale addetto alla R&S cresce, grazie all’incremento del personale nelle imprese, che ha raggiunto 218 mila addetti.

Superare il preconcetto della separazione fra ricerca pubblica e privata

“Anche guardando i dati della Relazione si conferma che come mondo della ricerca dobbiamo superare alcune vecchie logiche – commenta il ministro dell’Università e ricerca Maria Cristina Messa -. Tra queste, l’antitesi fra ricerca di base e applicata: la ricerca deve essere di qualità e finanziata in quanto tale, sia quella guidata da curiosità che quella applicativa, che devono coesistere senza contrapposizioni o trasformarsi l’una nell’altra. Dobbiamo inoltre superare il preconcetto della separazione fra ricerca pubblica e privata, che allontana le imprese con cui gli enti di ricerca hanno sempre attivato collaborazioni, mentre le università hanno conosciuto delle fasi diverse, un gap che va recuperato”.

Nasce il Dottorato Industriale

Per aumentare lo sbocco professionale dei dottori di ricerca nell’industria è stata introdotta una nuova tipologia, il Dottorato Industriale, dove il dottorando è guidato da tutor aziendali e accademici e svolge parte del suo percorso in azienda.
Per promuovere il Dottorato Industriale, Confindustria e CNR hanno elaborato progetti per borse in cui ricerca e impresa siano protagonisti del processo finalizzato alle esigenze delle imprese. E i primi esperimenti sembrano fornire segnali incoraggianti.

Compravendite e mutui: gli atti notarili nei primi 6 mesi 2021

Nel primo trimestre del 2021 le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari ammontano a 214.804 (+6,1% rispetto al IV trimestre 2020 e +36,7% su base annua), mentre nel secondo trimestre sono 263.651 (+5,1% rispetto al trimestre precedente e +76,0% su base annua). Il forte aumento tendenziale va interpretato tendendo conto che nei primi due trimestri del 2020 il numero delle compravendite aveva subito un calo consistente per le conseguenze socio-economiche della crisi pandemica. Nel secondo trimestre il settore abitativo segna invece variazioni congiunturali positive in tutte le aree geografiche del Paese: Nord-Ovest e Isole +5,6%, Centro +5,0%, Nord-Est +4,5%, e Sud +4,1%. Lo stesso andamento riguarda il settore economico, con il Sud +9,0%, il Centro +8,7%, il Nord-Est +8,5%, il Nord-Ovest +6,0%, e le Isole +2,2%.

Crescita tendenziale delle transazioni immobiliari

Il 94,7% delle convenzioni stipulate dai notai nel secondo trimestre 2021 (249.587) riguarda trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo, il 5,0% quelle a uso economico (13.144), e lo 0,3% le convenzioni a uso speciale e multiproprietà (920). Rispetto al secondo trimestre 2020, le transazioni immobiliari aumentano del 75,4% nel comparto abitativo, e dell’87,7% in quello economico, accelerando la crescita su base annua già evidenziata nel primo trimestre, rispettivamente +37,2% e +29,3%.

Andamento positivo in tutte le aree del Paese 

Per il comparto abitativo la crescita tendenziale osservata nel secondo trimestre interessa tutto il Paese: Isole +94,1%, Sud +87,8%, Nord-ovest +78,2%, Centro +72,0% e Nord-Est +60,9%, nei piccoli e grandi centri (rispettivamente, +82,9% e +66,7%). Una crescita tendenziale in tutte le aree del Paese si osserva anche per il comparto economico (Isole +128,2%, Nord-Ovest +94,2%, Sud +85,6%, Centro +82,3%, e Nord-Est +73,1%), sia nei piccoli centri (+89,1%) sia nelle grandi città (+85,8%).

Le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni

Nel secondo trimestre 2021 le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sono 122.389, e aumentano del 2,8% rispetto al primo trimestre e del 45,2% su base annua. Prosegue così l’incremento congiunturale e si accentua quello tendenziale già osservato nel primo trimestre 2021 (+23,0% rispetto al primo trimestre 2020). La crescita interessa tutto il Paese sia su base congiunturale (Isole +5,9%, Nord-Ovest +2,8%, Nord-Est +2,6, Centro +2,5%, Sud +2,2%) sia su base annua (Isole +57,7% Sud 51,2% Nord-Ovest +48,1% Centro +41,9% Nord-Est +38,4%). E nei piccoli centri come nei grandi, dove l’aumento è rispettivamente del +48,3% e del +41,6%.

Il capitolo Sicurezza e cittadinanza nel 55° Rapporto Censis

Nell’anno del Covid-19 le donne chiuse in casa hanno avuto più paura, tanto che sono cresciute in maniera esponenziale le richieste di aiuto. Secondo il capitolo dedicato a Sicurezza e cittadinanza del 55° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2021, nel 2020 si sono infatti registrate 31.688 chiamate al numero verde 1522, +48,8% rispetto al 2019, e il trend non sembra diminuire nel 2021: nei primi tre mesi dell’anno le chiamate sono state 7.974 (+38,8%). Le donne raccontano poi di non sentirsi sicure anche fuori casa: il 75,8% ha paura di camminare per strada e prendere i mezzi pubblici la sera e l’83,8% teme i luoghi affollati. Di fatto, l’anno scorso sono state uccise 116 donne, di cui 99 in ambito familiare o affettivo, 67 per mano del partner o di un ex. 

Le paure dei cittadini e delle cittadine italiane

Dal 1° agosto 2020 al 31 luglio 2021 in Italia i reati informatici sono stati 202.183 (+27,3%). Gli italiani sono consapevoli che il web nasconda pericoli: il 54,3% associa il maggiore utilizzo del web a rischi legati alla sicurezza informatica, il 43,1% è preoccupato del libero accesso a internet dei minori e il 27,6% teme per i rischi di dipendenza da sovraesposizione a web e social network, mentre il 22,6% teme invece gli hater. Quasi 9 milioni di italiani, di cui 6 milioni donne, hanno paura di stare da soli in casa di notte. Non stupisce che il 90,9% degli italiani abbia almeno un sistema di sicurezza a difesa della propria abitazione. Il più diffuso è la porta blindata (65,7%), ma 4,8 milioni dichiarano di possedere un’arma da fuoco.

Il peso del Covid-19 sul mercato dell’illecito

Dei 16.638.268 articoli contraffatti sequestrati nel 2020 dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane 8.327.879 possono essere classificati come dispositivi anticovid, soprattutto mascherine, guanti monouso, tute e termometri. I dati testimoniano la presenza di traffici significativi di dispositivi di protezione e della vendita online di falsi medicinali per il Covid-19. Se ai dispositivi contraffatti si aggiungono gli oltre 46 milioni di dispositivi medici ritirati dal mercato perché ritenuti non sicuri è ancora più evidente quale sia stato il peso del Covid-19 sul mercato dell’illecito.

La vitalità degli imprenditori stranieri

In risposta alla mancanza di lavoro dipendente durante la pandemia i migranti hanno continuato a mostrare la loro vitalità. A fine dicembre 2020 gli imprenditori stranieri risultano 463.048, di cui 376.264 provenienti da Paesi extracomunitari.
L’aumento dei titolari di impresa stranieri prosegue anche nel primo semestre del 2021: a fine giugno sono 465.352 (+1,8%) e rappresentano il 15,5% del totale. Due i settori in cui la loro presenza è più evidente: il commercio e le costruzioni. A fine giugno si contano 180.225 imprese commerciali, il 20,5% dell’intero settore. Le imprese edilizie con titolare straniero sono invece 123.109 (26,7%), ma durante l’emergenza sanitaria sono aumentate anche le imprese agricole (+4,9%) e le attività finanziarie e assicurative (+5,1%).

Torna il turismo di prossimità

In Italia il ritorno al turismo di prossimità è un trend in crescita, ed è anche una risorsa preziosa per tutti gli operatori che negli ultimi due anni hanno subito gravi danni economici. Le restrizioni agli spostamenti hanno infatti rilanciato il turismo ‘vicino a casa’, e il nostro Paese, grazie al suo patrimonio artistico e naturale che non finisce mai di stupire, è l’ideale per questo tipo di turismo. Ma quali sono le mete preferite dagli italiani per i viaggi vicino a casa? Innanzitutto, i borghi storici, paesini rimasti sospesi nel tempo che hanno mantenuto e valorizzato la loro bellezza originale, spesso impreziosita da antichi palazzi e castelli.

Borghi, città rinascimentali e laghi lombardi

Dai borghi medievali alle città del Rinascimento, ogni regione italiana offre diverse opportunità per gite e weekend all’insegna della tranquillità e della scoperta della gastronomia locale. Magari noleggiando le biciclette per scoprire il territorio circostante. Il periodo invernale poi è propizio anche per visitare le città d’arte, approfittando del numero esiguo di turisti stranieri. Quindi, Roma, Firenze e Venezia, ma anche Torino, Trento, soprattutto nel periodo dei mercatini di Natale, o Perugia, Genova, Verona, e Ferrara. Anche i laghi, soprattutto nel nord Italia, sono da sempre un must per passare qualche giorno di vacanza in tranquillità. La parte del leone la fanno il Lago Maggiore, il Lago di Como e il Lago di Garda, mete del turismo mondiale. Ma in forte crescita è il Lago d’Iseo, grazie alle attrazioni del territorio, dalla riserva della biosfera Unesco della Val Camonica alle colline della Franciacorta. Un discorso a parte lo meritano i laghetti di montagna, mete imperdibili per rilassanti e salutari passeggiate. Tra i più spettacolari, il lago di Braies e il lago di Tovel, incastonato nel Parco Naturale dell’Adamello Brenta.

Una gita in montagna o la visita a una riserva naturale

Non c’è niente di meglio di una gita in montagna per ricaricarsi all’aria aperta. L’incremento delle piste ciclabili permette di visitare il territorio in tranquillità, scoprendo antichi borghi arroccati e paesaggi mozzafiato. Il distanziamento sociale ha dato impulso però anche alle visite a parchi e riserve naturali, aree protette e presidi di tutela delle biodiversità. Un’occasione imperdibile per indimenticabili passeggiate immersi nella natura incontaminata magari avvistando gli animali in libertà. Tra le mete più suggestive e gettonate, il Parco Nazionale del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta, il Parco Nazionale delle Dolomiti, in Veneto, e il Parco Nazionale delle Cinque Terre, in Liguria.

Rilassarsi alle terme scegliendo un mezzo di trasporto green

Una vacanza di benessere e relax alle terme è un’ottima soluzione per approfittare del bonus inserito nel decreto del Ministro dello sviluppo economico. L’Italia può contare su una vasta scelta di parchi termali presenti su tutto il territorio. Tra i più attrezzati? Le terme di Ischia, Sirmione, Saturnia e Abano.
Ma che si scelga di vistare un antico borgo o passare un fine settimana nell’acqua termale l’ecosostenibilità è una caratteristica importante del turismo di prossimità. La sfida dei tour operator è quindi valorizzare questo tipo di turismo, magari abbinando il soggiorno a un mezzo di trasporto green, come il treno o il pullman.

Luce e gas: perché confrontare le tariffe del mercato libero

Spesso le tariffe di luce e gas nel mercato libero si rivelano più vantaggiose e convenienti dal punto di vista economico, anche in rapporto alle diverse abitudini di consumo degli utenti. Molti italiani sono infatti già passati al mercato libero per le forniture delle utenze domestiche di luce e gas, proprio perché l’esigenza fondamentale è quella di risparmiare il più possibile. Nel corso del 2023 il passaggio dal mercato tutelato al mercato libero diventerà obbligatorio, ma già da qualche tempo c’è la possibilità di cambiare, e magari ridurre i costi delle bollette per la fornitura del gas e dell’energia elettrica. 

Gli italiani passano al mercato libero

Convengo.it, il sistema di comparazione delle tariffe di luce, gas, e internet, consente di confrontare le offerte per l’energia elettrica e per il gas, in modo da scoprire quali sono le tariffe più convenienti, e quindi di evitare che i costi incidano in maniera troppo elevata sul bilancio familiare. Sicuramente il mercato libero rappresenta un’opportunità da non sottovalutare. In base ai dati diffusi da ARERA, più del 57% delle famiglie italiane ha effettuato il passaggio al mercato libero per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica. Per il gas naturale i dati sono ancora più significativi, la perché la percentuale di coloro che hanno deciso di passare al mercato libero è più del 60%.

Quanto convengono le tariffe del mercato libero?

I dati messi a punto da ARERA indicano anche un’altra tendenza, ovvero la possibilità di cambiare fornitore all’interno dello stesso mercato libero ricercando le tariffe più convenienti. Ma quanto sono più convenienti le tariffe del mercato libero rispetto a quelle del mercato tutelato? L’Autorità per l’energia rivela che sul mercato libero sono a disposizione circa 5.000 tariffe, ma soltanto il 4,7% delle offerte di luce è concretamente più conveniente rispetto al mercato tutelato. Per quanto riguarda la convenienza delle offerte del gas, la percentuale sale al 9,8%. Quindi come mai molte famiglie italiane hanno deciso di passare al mercato libero?

Affidarsi al confronto delle offerte 

I fattori che spiegano la decisione di passare la mercato libero riguardano la possibilità di affidarsi a un confronto tra le offerte tramite i comparatori online, come quello offerto da Convengo.it. Questi servizi si rivelano molto utili, perché rispondono all’obiettivo di individuare le soluzioni più convenienti che è possibile trovare sul mercato. Perché il controllo risulti più preciso bisogna conoscere le proprie abitudini di consumo e occorre essere consapevoli del consumo annuo della propria fornitura. Questo dato può essere ricavato consultando la sezione sulla bolletta relativa ai consumi. Soltanto effettuando una corretta comparazione si può effettivamente riuscire a comprendere quanto si può risparmiare, decidendo di cambiare fornitore, ed eventualmente passando al mercato libero.

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