Abitare e affittare a Milano, la città italiana più cosmopolita, ma meno sicura 

Lo confermano i dati della ricerca di Spotahome condotta da AstraRicerche su un campione di residenti a Torino, Milano e Roma. Milano è una città cosmopolita, una realtà aperta e internazionale, ma è anche una delle meno sicure d’Italia, e chi la abita lo percepisce. Milano però è anche la città più aperta alle situazioni di affitto: con una percentuale del 20%, la più alta rispetto a Torino e Roma, mostra un’altissima propensione ad affittare, soprattutto dopo un’esperienza positiva avvenuta in passato (24%) o per il piacere di condividere la casa con altre persone e non stare soli (32%). Ed è netta la preferenza per affittuari giovani e lavoratori (65%).

Più ricca di Roma e Torino

Il capoluogo lombardo si dimostra anche la città più ricca rispetto a Roma e Torino, rispondendo con il dato più basso (38%) al criterio di affitto al fine di avere un reddito ulteriore. Milano è sul podio anche per la volontà di affittare a europei non italiani (23%) e nordamericani (11%), mentre le percentuali di sudamericani (2%) e asiatici (4%) sono basse. A Milano, si segnala una preferenza per affittare le case ad anglofoni rispetto a italiani (24% rispetto al 21% di Torino e il 19% di Roma), mentre il dato relativo alla ricerca di affittuari parlanti italiano risulta il più basso delle tre città (60% rispetto a Torino e Roma, entrambe al 64%).

I motivi per non mettere in affitto la propria casa

Interessante anche un altro dato, l’unico negativo nei confronti della propensione all’affitto: la sicurezza. Il motivo per non mettere in affitto la propria casa a Milano (24%) sarebbe la paura per sé stessi e le proprie cose. Risulta quindi necessario un servizio che risponda a queste esigenze e risolva questa problematica. E Spotahome offre un servizio innovativo, sicuro, digitale e internazionale ideale per chi vive a Milano. Adatto, quindi, sia per chi cerca una casa in affitto sia per i proprietari che vogliono affittare casa, in modo da trasformare la ricerca di inquilini o una sistemazione in un’avventura senza intoppi.

Cosa richiedono i proprietari per affittare in sicurezza?

In particolare, Spotahome offre un servizio gratuito di upload di foto e video veritieri e in alta definizione, scattati e girati da un team di professionisti, su una piattaforma sicura, sulla quale l’identità degli inquilini viene preventivamente controllata. Ma cosa è più richiesto a Milano? Sono ritenuti fondamentali servizi come la gestione check-in/check-out, manutenzione e pulizia (47%), le visite virtuali (36%) e l’annuncio visibile in tutto il mondo (27%).

Vacanze con i bambini: cosa fare per non stressarsi? 

Finalmente per molti sono arrivate le tanto attese vacanze, da trascorrere con tutta la famiglia. Un sogno: ma come fare affinché non ci sia nemmeno una nuvola sull’armonia familiare? Seguendo i consigli degli esperti, così da tenere alla larga lo stress e gestire al meglio le eventuali criticità che potrebbero presentarsi in viaggio o una volta a destinazione. All’inizio può sembrare faticoso scegliere il periodo, la meta, l’alloggio e quali attività fare sia per i più piccoli sia per i più grandi. Parentsmile, la prima piattaforma europea per il supporto e il benessere a domicilio di tutta la famiglia, per essere a fianco di tutte le famiglie – anche in estate – propone una guida utile per vivere le vacanze senza stress pensando a tutti: dai più grandi ai più piccoli. Tra i consulenti, c’è la dottoressa Rosangela Pozzi, pedagogista,  che fornisce una serie di consigli utili per vivere le proprie vacanze in famiglia e per gestire i momenti “nuovi” e fuori casa per i bambini. 

Una meta per tutti e spazio alle “vecchie” abitudini
Scegliere una meta che possa piacere sia ai più piccoli sia ai più grandi. Per un bambino potrebbe non essere particolarmente interessante passare una vacanza intera in giro per musei. Meglio, quindi, scegliere una località che offra divertimento, altrimenti la vacanza potrebbe trasformarsi in una serie di lamentele e capricci. Scoprire nuove destinazioni e rivoluzionare la propria quotidianità non è una novità solo per l’adulto che, dopo settimane di lavoro, va in ferie, ma anche per il proprio figlio. All’inizio può essere difficile il cambiamento e proprio per questo motivo si consiglia di mantenere gli abituali orari di riposo, sonno e di pranzo e cena. Seguire ogni giorno la stessa routine – anche se si è al mare, al lago, in montagna – è la chiave per non destabilizzare troppo i figli e dare prevedibilità alla giornata.

Sì a colori e a nuove amicizie
Ci saranno momenti di noia per i bambini, basti pensare ai tempi di attesa in un bar o ristorante. Il genitore dovrebbe essere pronto a tutto, anche a mettere in valigia pastelli, libri, giochi scelti in base all’età dei propri figli per un momento di svago da condividere con tutta la famiglia. Anche in vacanza i figli hanno bisogno di giocare con i loro pari e, allo stesso tempo, anche i genitori vorrebbero concedersi un po’ di tempo tutto per loro. L’idea è quella di provare l’esperienza del mini club o junior club in base alle diverse età dei figli e alle loro personalità in continua crescita.

Mangiare senza stress e “stacco” dai compiti
Per vivere il momento del pranzo o della cena sarebbe utile avere accortezze quando si sceglie il ristorante o hotel come la disponibilità di sala pappe e biberonerie, menù vari per tutte le fasce di età, disposizione dei tavoli e, meglio ancora, se previsto uno spazio aperto con giardino in modo da godere di tutti i comfort. In generale, si consiglia di non arrabbiarsi con i figli durante le vacanze e non essere esigenti nei compiti o letture di libri da portare a termine. Concedere ai bimbi uno stacco di qualche giorno dalla routine è importante per stimolare non solo la reattività ormonale, ma anche l’apparato immunitario. Infine, una buona regola è quella di lasciar scorrere il tempo delle vacanze con distensione, senza abbandonare il sorriso. 

Gli attacchi DDoS generano oltre 15 milioni di “armi” 

Secondo il DDoS Threat Report 2022 di A10 Networks, nella seconda metà del 2021 il team di ricerca sulla sicurezza ha tracciato oltre 15,4 milioni di ‘armi’ DDoS, ovvero computer, server e dispositivi IoT, quasi triplicate rispetto ai 5,9 milioni del 2019. La pandemia ha infatti causato un picco di attacchi informatici, tra cui malware, ransomware e attacchi DDoS. Gli autori delle minacce hanno cercato di interrompere non solo i servizi su cui le persone fanno affidamento ogni giorno, come assistenza sanitaria, istruzione e finanza, ma anche le infrastrutture critiche, come le catene di approvvigionamento alimentare, i servizi pubblici e le agenzie governative. Di conseguenza, si è verificato un aumento delle armi che possono essere utilizzate per lanciare questi attacchi. 

Un aumento di oltre il 100% anno dopo anno
L’intelligence di A10 Networks ha dettagliato l’uso di attacchi DDoS per interrompere infrastrutture e comunicazioni in Ucraina nel febbraio 2022, proprio quando la Russia ha lanciato il suo attacco di terra. Il team di ricerca ha monitorato anche progressi significativi nella portata e nell’intensità dei crimini informatici, evidenziando un aumento di oltre il 100%, anno dopo anno, di potenziali armi di amplificazione più oscure, tra cui Apple Remote Desktop (ARD), utilizzato nel conflitto Russia-Ucraina. Gli aggressori inoltre hanno sfruttato la nota vulnerabilità Log4j, di cui più del 75% ha avuto origine in Russia.

Adottare i principi Zero Trust per proteggersi
Il 21 marzo 2022 l’amministrazione Biden-Harris ha pubblicato una guida che esorta le organizzazioni statunitensi ad agire rapidamente per proteggersi dagli attacchi informatici e dalla guerra informatica parallela al conflitto Russia-Ucraina. La guida, pur rivolta alle aziende con sede negli Stati Uniti, esprime l’urgenza per le organizzazioni mondiali affinché rivalutino la loro posizione sulla sicurezza. Impiegare i principi di Zero Trust non solo può proteggere le reti, ma anche garantire che non siano utilizzate per lanciare attacchi. Le soluzioni di sicurezza di A10 per la protezione DDoS, l’ispezione TLS/SSL del traffico crittografato e le funzionalità di sicurezza dell’application delivery possono fornire politiche di Zero Trust basate sull’identità e sul contesto per un accesso controllato.

Impatto devastante su governi e business
“I recenti eventi – afferma Dhrupad Trivedi, president e ceo A10 Networks – sottolineano l’impatto spesso devastante che gli attacchi informatici hanno sui governi e sul business in tutto il mondo. A10 Networks traccia l’origine delle armi DDoS, oltre ad altri vettori di attacco, per fornire ai clienti informazioni utili sulle minacce. Questa è una componente critica di un quadro Zero Trust per aiutare le organizzazioni ad anticipare e mitigare meglio gli attacchi informatici, e per garantire che le reti non vengano inavvertitamente utilizzate per attività offensive”.
Per supportare ulteriormente le esigenze di cybersecurity dei clienti A10 ha aderito alla Microsoft Intelligent Security Association (MISA), un ecosistema di fornitori software indipendenti e fornitori di servizi di sicurezza che integrano le loro soluzioni per poter difendersi meglio dalle minacce crescenti.

Superbonus: una circolare dell’Agenzia Entrate chiarisce regole e aggiornamenti 

Tutte le regole aggiornate sul Superbonus: con una nuova circolare l’Agenzia delle Entrate fa il punto sulla misura introdotta dal decreto Rilancio per le spese sostenute per interventi di efficientamento energetico, riduzione del rischio sismico, e installazione di impianti fotovoltaici e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. In particolare, la circolare n. 23/E, firmata nei giorni scorsi, riepiloga in maniera sistematica tutti i chiarimenti resi finora in tema di Superbonus, dalla platea dei beneficiari agli edifici interessati, dal tipo di interventi alle spese ammesse alla detrazione.

Un commento alle più recenti modifiche normative 

La circolare fornisce un quadro riassuntivo dei chiarimenti resi in tema di Superbonus, sentiti il ministero dello Sviluppo economico, l’Ente Nazionale per l’Energia e l’Ambiente (Enea) e la Commissione consultiva costituita presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il documento tiene conto di tutte le risposte fornite alle istanze di interpello presentate dai contribuenti e commenta le più recenti modifiche normative. Il documento si focalizza su soggetti beneficiari, edifici interessati dagli interventi, spese ammesse all’agevolazione, nonché sui principali aspetti inerenti l’opzione per lo sconto in fattura o la cessione del credito e sui relativi adempimenti previsti.

Entro il 30 settembre 2022 devono essere stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento

In seguito alle modiche normative, da ultimo apportate dal decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, in corso di conversione, il Superbonus si applica alle spese sostenute entro il 30 settembre 2022 per gli interventi effettuati su unità immobiliari dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione, o per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022. A condizione però che alla data del 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo.

Ammesse le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025

Ammesse all’agevolazione, riferisce Adnkronos,  le spese che saranno sostenute entro il 31 dicembre 2025 dalle persone fisiche, per interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche, con una progressiva diminuzione della percentuale di detrazione (110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, 70% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2024, 65% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025). Il bonus spetta anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025 dai condomìni, con una analoga diminuzione progressiva per gli oneri sostenuti nel 2024 e nel 2025.

Il mercato del lavoro post-Covid è “candidate driven”

Fino al 2020 il mercato del lavoro italiano era esplicitamente client driven: erano le aziende ad assumere il ruolo di potere quasi incontrastato nel processo di selezione del personale. Oggi, invece, ci si trova in un mercato diverso, più vicino all’essere candidate driven.  È questa, secondo Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, la principale differenza nel mondo della ricerca e della selezione del personale nel post Covid.
“Si potrebbe essere portati a pensare che il mercato del lavoro sia stato trasformato soprattutto dall’avvento su larga scala del lavoro agile, introdotto come sappiamo in forma emergenziale a partire dal marzo 2020 – spiega Adami-. In realtà, però, dal punto di vista dei recruiter e dei cacciatori di teste quello è solo uno dei fattori da prendere in considerazione”.

“Oggi i talenti possono contare su maggiori possibilità”

“Oggi la domanda di talenti sovrasta l’effettiva offerta in tanti settori differenti – prosegue Adami -. Se prima del Covid chi si occupava di head hunting sapeva molto bene quali erano i settori e i ruoli che si scontravano con un effettivo gap di competenze, oggi questo problema è molto diffuso, per motivi spesso diversi. Molto semplicemente – aggiunge l’head hunter – oggi i talenti possono contare su maggiori possibilità, su un ventaglio di offerte che fino al 2020 era appannaggio di pochissimi. Per un selezionatore oggigiorno non è affatto raro trovarsi a fare un colloquio di lavoro con persone che, nello stesso periodo, sono in corsa per un altro o per più ruoli in altre realtà”.

Da cosa è determinato questo cambio di paradigma?

“I fattori che hanno portato a questo nuovo e per tanti versi inedito scenario sono diversi – risponde l’head hunter -. Bisogna senz’altro tenere in considerazione la ripartenza dopo il Covid-19, e quindi la fisiologica crescita della domanda da parte di molte realtà. Un altro fattore da tenere in considerazione è poi quello delle cosiddette ‘Grandi dimissioni’, ovvero dell’aumento delle dimissioni volontarie che ha avuto luogo a partire dal 2021. Questo fenomeno si traduce infatti in un aumento della mobilità sul mercato del lavoro, con un incremento delle possibilità di carriera per i professionisti più audaci”.

È un buon momento per concentrarsi sullo sviluppo di carriera

“Indubbiamente – sottolinea Adami -, in questo frangente il mercato si presenta in modo favorevole a chi è alla ricerca di nuove sfide e di nuove possibilità: tutto sta, come ricordano sempre i nostri career coach, nello stabilire un piano abbastanza preciso di sviluppo professionale, in base alle proprie esigenze effettive e ai propri obiettivi, senza farsi trascinare dagli eventi. In questo momento storico il dipendente alla ricerca di nuove opportunità ha maggiore scelta, grazie alla mobilità del mercato nonché alla flessibilità maggiore concessa delle aziende: può essere quindi un ottimo periodo per prendere davvero in mano le redini della propria vita professionale”.

Imballaggi in acciaio: dal 2000 “riciclate” 800 Tour Eiffel

Dal 2000 a oggi in Italia si è risparmiato un quantitativo di acciaio pari al peso di 800 Tour Eiffel, per un valore economico di 1 miliardo di euro di materia recuperata. Questo, tramite il riciclo degli imballaggi in acciaio, come barattoli, scatole, scatolette, lattine, fusti, secchielli, bombolette, tappi e chiusure. Il risultato è stato possibile grazie all’impegno di tutta la filiera, a partire dai cittadini, Nel 2021 la raccolta pro capite di imballaggi in acciaio è infatti cresciuta ulteriormente, raggiungendo quota 4,4 kg per abitante, con un aumento del +9,7% rispetto all’anno precedente.
I dati, presentati a Roma in occasione dell’assemblea annuale di Ricrea, il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Acciaio (parte del Sistema Conai), sono contenuti nel Green Economy Report dal titolo Dall’acciaio all’acciaio: il contributo nella lotta al cambiamento climatico, elaborato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Nel 2021 avviate al riciclo 390.000 tonnellate

Nell’ultimo anno è ulteriormente aumentata la quota pro-capite di imballaggi in acciaio raccolti, in media 4,4 Kg (+9,7% rispetto al 2020). Nel 2021 in Italia sono state avviate al riciclo 390.000 tonnellate di imballaggi in acciaio, sufficienti per realizzare circa 3.900 km di binari ferroviari.
I 7,5 milioni di tonnellate di imballaggi in acciaio avviati al riciclo in Italia dal 2000 a oggi hanno consentito di ottenere un risparmio di 8 milioni di tonnellate di materiale primario, generando benefici economici per 1 miliardo di euro di materia recuperata e 386 milioni di euro di CO2 evitata.

Evitato il consumo di circa 50mila GWh di energia primaria

L’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio in acciaio e la rigenerazione di fusti e cisternette a livello nazionale ha consentito, tra il 2000 e il 2021, di evitare l’emissione in atmosfera di circa 12 milioni di tonnellate di CO2eq, pari alle emissioni generate da 7 milioni di autovetture con percorrenza media di 10.000 km. Inoltre, ha permesso al nostro Paese di evitare il consumo di circa 50mila GWh di energia primaria, pari al consumo medio di energia di circa 13 milioni di famiglie italiane, riporta Adnkronos.

Un materiale permanente che si ricicla all’infinito 

“Già nel 2002 abbiamo superato l’obiettivo del 50% dell’immesso al consumo fissato dalla direttiva europea per il 2008, e il tasso di riciclo è cresciuto fino ad attestarsi negli ultimi anni su valori superiori al 70%, l’obiettivo da raggiungere nel 2025 – commenta Domenico Rinaldini, presidente di Ricrea -.  Questi dati dimostrano che il nostro sistema ha reagito bene all’impatto della pandemia, assicurando anche in questi anni difficili il corretto avvio al riciclo degli imballaggi in acciaio provenienti dalla raccolta differenziata e creando valore: l’acciaio infatti è un materiale permanente, che si ricicla al 100% all’infinito”.

L’inflazione e il costo della vita preoccupano gli italiani

Per il 2022 gli italiani si aspettano un aumento dei prezzi, e sono preoccupati per la propria capacità di fronteggiare i pagamenti, soprattutto delle bollette. Insomma, per l’anno in corso le aspettative degli italiani sono negative. La conferma arriva dall’ultimo sondaggio di Ipsos condotto in collaborazione con il World Economic Forum per indagare le opinioni, le preoccupazioni e le aspettative dei cittadini di 11 Paesi in merito all’inflazione e all’aumento generale del costo della vita. Riguardo la propria situazione finanziaria attuale, la maggioranza degli intervistati sostiene di non essere né in estrema difficoltà né di vivere agiatamente, ma di ‘cavarsela’. Circostanze che si riflettono anche in Italia, dove il 30% degli intervistati dichiara di trovarsi in difficoltà, e soltanto il 7% afferma di vivere agiatamente. Per il 19% la situazione è stabile, ma il 42% ammette di ‘cavarsela’.

Previsioni negative per il 2022

Se nel nostro Paese metà degli intervistati ritiene che il proprio tenore di vita rimarrà invariato un 31% dichiara che diminuirà, e solo in pochi prevedono un aumento (8% molto, 12% un po’). 
Allo stesso modo, gli italiani prevedono un aumento esponenziale del tasso d’inflazione (37%-38%), del numero di disoccupati (30%-39%), delle tasse (23%-41%), dei tassi d’interesse (21%-39%)
Quanto al livello di preoccupazione dei cittadini per la propria situazione finanziaria nei prossimi sei mesi, il 78% si dichiara preoccupato per l’aumento del costo di beni e servizi, il 58% per la propria capacità di acquistare prodotti che si era soliti comprare, e il 56% per la propria capacità di fronteggiare il pagamento delle bollette, specialmente di luce e gas (59%).

I rincari più temuti? Luce e gas, cibo e benzina

La maggioranza degli italiani si aspetta un aumento dei prezzi nel corso del 2022, soprattutto per le bollette di luce e gas (80%), la spesa alimentare (79%) e il carburante (78%). Ma anche per altre spese domestiche (74%), il costo complessivo degli abbonamenti, come Netflix, palestra, ecc. (48%), mutui/affitti (26%) e il costo complessivo di attività ludiche (60%). Tra le categorie esaminate, quelle che secondo gli intervistati avrebbero un impatto maggiore sulla qualità della vita riguardano l’aumento del prezzo delle utenze (61%). A seguire, l’aumento del costo del carburante (53%) e quello relativo ai generi alimentari (51%).

Rinunciare a svaghi e vacanze

Se l’aumento dei prezzi significasse non poter più permettersi l’abituale stile di vita, quali azioni verrebbero maggiormente intraprese dagli italiani? I cambiamenti dei comportamenti più comuni sono diminuire la spesa per attività di socializzazione (43%), spendere meno per le vacanze (37%), ritardare importanti decisioni d’acquisto (36%).  Al contrario, in pochi affermano che chiederebbero un aumento di stipendio (5%) o cercherebbero un lavoro maggiormente remunerativo (6%). Ma i nostri concittadini ritengono che l’aumento dell’inflazione e del costo della vita sia guidato da fattori esterni e globali. In particolare, l’invasione russa dell’Ucraina (83%), lo stato dell’economia globale (82%), la pandemia Covid-19 e le politiche del Governo (entrambi al 72%).

Cybersecurity: il 29% delle aziende mondiali vittima di attacchi informatici

I dati aziendali sono sempre più vulnerabili, e in tutto il mondo scatta l’allarme cybersecurity. Nell’ultimo anno il 29% delle aziende a livello mondiale ha infatti subito una violazione dei propri dati, e nonostante gli ingenti investimenti attuati nel settore della sicurezza, solo il 48% delle società, in pratica un’azienda su due, dispone di un piano formale per contrastare gli attacchi cyber. Si tratta di alcuni risultati del Data Threat Report 2022, la ricerca del gruppo francese Thales, effettuata e condotta in 17 paesi di tutto il mondo tramite interviste effettuate a oltre 2700 responsabili IT.
In particolare, secondo la ricerca, il 21% degli intervistati ha raccontato di avere subito un attacco ransomware nel corso dell’ultimo anno, e il 20% del campione ha affermato di avere pagato o pagherebbe un riscatto per rientrare in possesso dei propri dati.

L’adozione crescente di sistemi cloud fa aumentare il rischio

L’indagine è stata svolta con l’obiettivo di comprendere quali sono i trend che guidano e spingono verso significativi cambiamenti nel settore della sicurezza, e quali i temi legati alla cybersecurity, temi fondamentali e imprescindibili di un mondo sempre più connesso. Tra le minacce più frequenti sono emersi attacchi di tipo ransomware, tecniche come il phishing e ambienti sempre più vulnerabili, come le piattaforme cloud.  Nel report viene evidenziato infatti come l’aumento del rischio sia legato soprattutto all’adozione crescente del cloud da parte delle aziende.

Crittografati solo il 40% dei dati sensibili

Infatti, il 32% degli intervistati ha affermato di archiviare nel cloud almeno la metà dei propri dati. Tuttavia, l’uso della crittografia risulta molto basso, in quanto metà degli intervistati ha dichiarato di aver crittografato solo il 40% dei propri dati sensibili. Ma lo studio di Thales ha rilevato anche come a fronte di una situazione così allarmante ben il 41% delle società ha ammesso comunque di non avere in programma l’investimento di ulteriori risorse economiche per la sicurezza. Questo, nonostante un’impresa su due non abbia piani di difesa.  

Uno spazio dedicato a prodotti e soluzioni innovative per la sicurezza

Come riporta Adnkronos, queste tematiche sono state affrontate nello stand Thales del Cybertech Europe da Luca Calindri, Data Protection Country Sales Manager della società per l’Italia e Malta.Thales ha partecipato infatti alla nuova edizione di Cybertech Europe, la conferenza internazionale sulla cyber-tecnologia che si è tenuta a Roma il 10 e 11 maggio. Con uno spazio dedicato, il Gruppo Thales ha presentato alla kermesse prodotti e soluzioni innovativi di tre delle sue aree di business, Cloud Protection & Licensing, Banking & Payment Services e Secure Communications & Information Systems.

Turismo italiano, quasi 343 milioni i pernottamenti stimati

Si apre sotto migliori auspici la stagione turistica italiana 2022, con una previsione dell’incremento delle presenze del 35% rispetto l’anno passato. A dirlo è una proiezione dell’istituto Demoskopika che ha stimato i flussi turistici sulla base dell’imposta di soggiorno rilevabile dal sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (SIOPE) e delle recenti previsioni dell’Istat per il 2021. Sono quasi 343 milioni i pernottamenti previsti. Effetto positivo anche sulla spesa turistica: ben 26 miliardi attesi, con una crescita dell’11,8% rispetto al 2021. Oltre 9 milioni gli italiani che hanno già prenotato una vacanza per i prossimi mesi.

Oltre la metà degli italiani vorrebbe andare in vacanza

Oltre la metà degli italiani (51%), inoltre, avrebbe deciso di andare in vacanza per i prossimi mesi, con il 16% che ha già prenotato. Al netto di chi ci sta pensando ma manifesta ancora un livello di indecisione (18%), gli italiani pronti a fare le valigie sarebbero circa 30 milioni di individui. Il 2022 segnerebbe un incremento dei flussi turistici in Italia: quasi 343 milioni di presenze e poco più di 92 milioni di arrivi, con una crescita rispettivamente pari al 35% e al 43% rispetto all’anno precedente. Segnali in ripresa, dunque, per il settore nel Belpaese anche se ancora al di sotto dei risultati registrati nel 2019, con un 21,4% di presenze e un -29,6% di arrivi. Effetto traino anche sulla spesa turistica che, in valore assoluto, supererebbe i 26 miliardi di euro. E, intanto, la guerra in Ucraina non risparmia gravi contraccolpi sul turismo italiano: poco meno di 6 milioni di italiani hanno già rinunciato alla vacanza per timore degli effetti del conflitto. Infine, per l’anno in corso stimata l’assenza dall’Italia di oltre 300 mila turisti ucraini e russi con una riduzione di 2,4 milioni di presenze e una contrazione della spesa turistica per quasi 180 milioni di euro.

Come è cambiato il modo di viaggiare

“Il turismo come lo abbiamo conosciuto fino a qualche tempo fa – ha dichiarato il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – è probabilmente, se non definitivamente, in letargo. In questa direzione, il sistema ha necessità di subire una profonda trasformazione in chiave di sostenibilità per rispondere adeguatamente ai nuovi comportamenti di acquisto dei turisti generati dall’emergenza pandemica. Gli individui, al momento della scelta della vacanza – precisa il presidente dell’istituto di ricerca – prestano sempre maggiore attenzione al rispetto delle comunità locali, all’interesse di vivere esperienze uniche immersi nella cultura e nella specificità dei territori, di evitare le destinazioni più note per non contribuire al fenomeno dell’overtourism, di preservare il patrimonio locale. In altri termini, l’emergenza pandemica ha alimentato, in chiave moltiplicativa, l’affermazione sul mercato del “turista sostenibile”. In questo mutato quadro – ha concluso Raffaele Rio – è necessario sfruttare consapevolmente le risorse del PNRR per sostenere la ripresa del turismo dirigendo risorse anche verso aree individuate sulla base della concentrazione di un’offerta di servizi integrati e della capacità di attrarre le nuove tendenze di consumo dei turisti”. 

WhatsApp lancia Community e diventa più social

Da app per la messaggistica a social network: è questa la strada tracciata da WhatsApp, che con l’aggiunta della funzione Community ha l’obiettivo di semplificare l’invio di messaggi a un gruppo più numeroso di persone rispetto ai ‘classici’ gruppi.
Il nuovo sistema di conversazioni multiple supera infatti i limiti della sezione ‘gruppi, ma pone il limite a 256 partecipanti, e prevede di avere il numero di telefono degli interlocutori per poterli aggiungere. L’app di messaggistica del Gruppo Meta sta introducendo la funzione Community in rollout in tutto il mondo. Presto, grazie alle community, organizzazioni come scuole, uffici e aziende possono organizzarsi più facilmente, e gli amministratori delle chat possono mandare lo stesso messaggio a tutti contemporaneamente, anche se fanno parte di diversi gruppi.

Arrivano anche le reazioni ai messaggi

Secondo Meta si tratta dell’evoluzione dell’app in accordo con l’uso che molti già ne fanno ora.
Solo gli amministratori però potranno mandare un messaggio a tutti gli utenti della community, mentre i partecipanti potranno dialogare solamente nei sottogruppi. Per essere aggiunti a una comunità l’amministratore deve avere il nostro numero telefonico, che sarà visibile solo a lui e agli altri membri del sottogruppo. Ma WhatsApp ha preparato anche un’altra novità nell’aggiornamento, ovvero le reazioni ai messaggi. E presto le chiamate vocali accetteranno un limite massimo di 32 partecipanti, riporta Adnkronos.

“Costruiremo funzioni comunitarie anche per Messenger, Facebook e Instagram”

L’obiettivo di Community è quello di riunire sulla chat più gruppi i cui membri si conoscono e si riuniscono in base a un interesse comune, per raggiungere in maniera veloce, con pochi messaggi, un pubblico maggiore.
“Con il lancio di oggi – spiega Mark Zuckerberg -, ci siamo spinti oltre permettendo alle persone di comunicare non solo con gli amici e con i contatti più stretti, ma anche con tutte le diverse community che fanno parte della loro vita. Costruiremo funzioni di messaggistica comunitaria anche per Messenger, Facebook e Instagram”.
Per quanto riguarda la scuola, ad esempio, se a oggi esistono numerosi gruppi relativi a classi e sezioni, gruppi sportivi o di studio, con Community si potrà creare un unico ‘super-gruppo’ utile agli amministratori per inviare avvisi generali su attività che interessano più studenti, notifiche su orari o criticità e molto altro.

No a commenti nelle chat per evitare sovraccarichi

Allo stesso modo, aziende, enti e organizzazioni possono creare le loro comunità per sfruttare WhatsApp come se fosse una bacheca, riferisce Ansa. Il motivo per cui gli iscritti alle Community, i membri dei singoli gruppi aggiunti, possono solo leggere le chat, senza commentare, è semplice. “In questo modo, si eviteranno comunicazioni superflue o sovraccarichi”, spiega WhatsApp, precisando che come nelle chat singole e nei gruppi le conversazioni delle comunità sono protette dalla crittografia end-to-end. In modo che nessun utente, al di fuori delle stanze, possa accedere ai messaggi.

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