Consigli per chi sta per avviare un salone da parrucchiere

Il settore della cura della persona può andare su e giù a seconda dell’andamento dell’economia, ma di solito è un’ottima idea di impresa a lungo termine. In tempi di crisi, nonostante il calo dei consumi, c’è sempre una clientela affezionata che continua a frequentare i saloni da parrucchiere.

Ecco perché andremo oggi a vedere alcuni importanti consigli che ti saranno utili prima di avviare il tuo salone da parrucchiere, un’attività tradizionale ma anche molto interessante per gli imprenditori.

Quanto costa allestire un salone parrucchiere?

Ovviamente l’investimento iniziale è variabile in base alle dimensioni del salone, della città in cui esso si trova e allo stato dei locali. Non è la stessa cosa avviare la tua attività in un posto dove in precedenza c’era già un parrucchiere e dove devi apportare soltanto alcune modifiche decorative e acquistare dei mobili.

Nonostante tutto, puoi stimare che dovrai spendere tra i 10.000 e i 30.000 euro per i mobili (a seconda del tipo di mobili e del numero di posti a sedere che prevedi di offrire), e almeno altri 10.000 euro per la decorazione (di interni ed esterni). Se devi fare anche dei lavori di ristrutturazione, considera in media altri 10.000, a seconda di cosa devi fare.

Dovrai anche acquistare eventuali apparecchiature informatiche e forniture per parrucchieri, per questo puoi considerare qualche migliaio di euro in più.

In totale, allestire un piccolo salone da parrucchiere costa almeno 30.000 euro.

L’immagine è fondamentale

Uno dei motivi per cui vale la pena investire un po’ di più quando si crea un salone da parrucchiere è che, poiché si tratta di un’attività che ruota attorno all’immagine personale, devi prendere molto sul serio l’aspetto dei locali.

I tuoi clienti, donne e uomini, vengono da te perché vogliono ottenere un look migliore, il che li fa sentire meglio. Non sarebbe una bella esperienza per loro ritrovarsi in un locale trascurato, perché inconsciamente essi assocerebbero la cattiva immagine del salone con una possibile cattiva soddisfazione del servizio.

Per questo motivo è molto importante curare ogni minimo dettaglio per ottenere un design accattivante (anche se semplice) e un’immagine perfetta sotto ogni punto di vista, dalla decorazione (interna ed esterna) alla divise dello staff. Tutto conta.

L’importanza della location per il tuo salone

Proprio come per un ristorante, la posizione è fondamentale per un salone da parrucchiere.

Ad esempio, se nel quartiere c’è una strada con molto traffico pedonale, devi aprire la tua attività proprio in questa strada, non sulle stradine adiacenti. Puoi pensare che sia molto vicino e che sia lo stesso, ma in realtà cambia tutto.

Quali altri consigli per aprire un parrucchiere?

I locali devono rispettare determinati requisiti, ti consigliamo per questo di rivolgerti ad un professionista del settore (architetto o tecnico ad esempio), in quanto potrebbero esserci delle variazioni a seconda della città e dei regolamenti comunali. In ogni caso, i requisiti di base sono uguali per tutti e riguardano cose come accessibilità, sicurezza (rischio incendio), isolamento acustico, etc.

Altri possibili consigli per allestire un salone da parrucchiere sono quelli relativi alla forma giuridica che andrai a scegliere. Fondamentalmente, devi decidere tra lavoro autonomo e cooperativa.

In linea di massima, per un piccolo salone che non genera molti profitti, ti conviene optare per la prima soluzione.

Infine, altre procedure e requisiti sono quelli relativi ai dipendenti . Se hai intenzione di assumere del personale, avrai alcune procedure aggiuntive da espletare legate alla previdenza sociale. Fai bene a rivolgerti ad un commercialista per questo.

Come vedi nulla è impossibile, si tratta di cose che puoi fare una dopo l’altra, e procedere così con l’apertura della tua nuova attività.

Regolare correttamente il condizionatore d’estate: consigli utili

Durante i torridi mesi estivi, adoperare il condizionatore è la cosa più piacevole che possa esserci per trovare un po’ di sollievo e rinfrescarsi. Vediamo adesso di seguito come è possibile regolare correttamente il condizionatore per ottenere il massimo del beneficio.

Regola la temperatura

Regolare correttamente la temperatura del condizionatore significa riuscire a godere al massimo dei suoi benefici risparmiando energia. Non dobbiamo dunque cadere nella tentazione di impostare una temperatura troppo bassa, in quanto la temperatura deve essere impostata a circa 26° per evitare sbalzi termici eccessivi tra la temperatura che c’è in casa e quella esterna.

In ogni caso il consiglio è quello di mantenersi su temperature che non siano maggiori di 7°-8°  rispetto la temperatura esterna. In questo modo l’unità esterna riuscirà a lavorare in maniera più efficace consumando anche meno energia.

Utilizza con oculatezza il condizionatore

Può sembrare scontato ma è utile adoperare il condizionatore solo quando veramente necessario e dunque evitare di tenerlo acceso ad esempio anche la notte. Chiaramente è bene evitare di tenerlo acceso quando in casa non c’è nessuno per scongiurare ogni forma di dispersione chiudendo adeguatamente porte e finestre, così che l’aria fresca non vada a finire fuori consentendo inoltre all’aria calda di entrare in casa.

Se sei appena rientrato in casa, è preferibile adoperare la funzione deumidificatore e soltanto in seguito quella di raffreddamento, così da evitare eventuali problemi legati allo sbalzo termico.

Pulisci periodicamente i filtri

Pulire periodicamente i filtri del condizionatore consente innanzitutto di avere un’aria più sana in casa evitando di far circolare anche i microrganismi patogeni che alloggiano appunto nei filtri. In secondo luogo, se i filtri sono puliti il condizionatore riesce a lavorare in maniera più facile e dunque può essere più efficiente riducendo i consumi e rinfrescando gli ambienti in maniera più tangibile.

Sfrutta il deumidificatore

Nel caso in cui dovessi accorgerti che l’aria in casa è particolarmente umida, e dunque quando hai quella fastidiosa sensazione di essere appiccicoso, fai bene a sfruttare la funzione deumidificatore (presente in tutti i condizionatori Mitsubishi) così da eliminare l’umidità nell’aria e ottenere una piacevole sensazione di fresco senza la necessità di dover avviare la funzione di raffreddamento.

Seguire con attenzione questi suggerimenti ti consentirà di adoperare al meglio il tuo condizionatore d’aria limitando i consumi.

Timbracartellini per ogni tipo di necessità aziendale

Avere l’opportunità di rilevare le presenze in azienda consente di poter monitorare da più vicino quelle che sono le prestazioni lavorative dei dipendenti ed in particolar modo verificare i loro orari di ingresso e di uscita dalla sede in cui l’attività lavorativa viene svolta. Grazie ad un apposito timbracartellini ad esempio, è possibile andare a registrare non solo gli accessi e le uscite dei dipendenti ma anche eventuali ritardi o uscite anticipate, le quali vengono trasmesse immediatamente all’ufficio buste paga tramite apposito software.

In questa maniera si va dunque anche a semplificare quello che è il lavoro di chi lavora in amministrazione e al tempo stesso poter apportare delle piccole variazioni al salario in base al tempo effettivo di lavoro da parte del singolo dipendente.

Un modello di timbracartellini per ogni esigenza

Esistono per questo diverse tipologie di timbracartellini che ben si adattano alle necessità individuali. Vi sono tra l’altro determinati modelli che riescono a lavorare senza problemi anche all’interno di ambienti molto polverosi, e che dunque si adattano perfettamente ad ogni tipo di ambiente in cui vengono effettuate lavorazioni come ad esempio quelle sul legno che possono creare problemi nel caso in cui il dispositivo non sia pensato per lavorare esattamente in un contesto di questo tipo. Esistono inoltre modelli che possono lavorare sia poggiati su un ripiano che appesi al muro, così da poter essere più visibili e facili da raggiungere. A proposito di visibilità, esistono modelli di timbracartellini con i numeri informato arabo e altri con il display retro illuminato che consentono di poter visionare l’orario anche a parecchi metri di distanza.

Personalizzazione del badge

Sul sito ufficiale di Cotini srl è possibile visionare diversi modelli di timbracartellino e abbinare a questi l’acquisto di comodi badge timbratura magnetici o di prossimità, i quali possono anche essere personalizzati con il nome e il logo dell’azienda nonché con il nome e la fotografia del dipendente.

Capsule Lavazza | Ritrova il tuo benessere

Quando giungi al termine di una di quelle giornate che sembrano infinite e la stanchezza è tale da farti sentire in riserva, ciò di cui probabilmente avverti necessità per ritrovare tranquillità e benessere è concederti un momento di piacere tenendo tra le dita una buonissima tazza del tuo caffè preferito. Il caffè per noi italiani non è infatti solo una bevanda, ma un vero e proprio rituale ed un momento che desideriamo ritagliarci per trovare serenità ed equilibrio. Affinché questa pausa sia pienamente ristoratrice, è importante che il caffè sia veramente buono ed in grado di regalare al palato quel piacevole mix di sensazioni che soltanto una miscela raffinata può far provare. Un profumo inebriante ed un gusto intenso e vellutato, con la classica schiuma color nocciola che siamo abituati a vedere quando prendiamo il caffè al bar: ecco quando un caffè può dirsi veramente buono ed in grado di restituire il benessere desiderato, ovvero nel momento in cui questo è in grado di stimolare e coccolare contemporaneamente il gusto, l’olfatto e la vista.

Le capsule Lavazza a Modo Mio di Cialdamia.it sono in grado di farti vivere ogni volta questa preziosa esperienza sensoriale, grazie alle miscele accuratamente selezionate e alla loro grande qualità che rende queste capsule le più apprezzate dagli italiani. Scegli tra le qualità più classiche le cialde per i tuoi caffè più gustosi, oppure scopri tutta l’energia ed il benessere delle nuove miscele con ginseng, se vuoi provare qualcosa di nuovo che possa fornirti l’energia di cui hai assolutamente bisogno. C’è dunque una capsula Lavazza adatta ad ogni momento della giornata e a ogni tuo desiderio, non devi far altro che scegliere quella più adatta ai tuoi gusti o necessità del momento e regalarti una profumata tazzina ogni volta che lo vorrai con un semplice gesto della mano.

Giochi Gonfiabili Bll Park

Go Leisure produce e commercializza da oltre 20 anni playground da interno o esterno, giochi gonfiabili, giochi acquatici, trampolini elastici, play area per bimbi fino a 3 anni e tantissime altre attrezzature ludiche di pregevole fattura e qualità. Durante tutto il processo produttivo anche i più piccoli particolari vengono curati con particolare meticolosità e attenzione, per far si che i piccoli possano godere degli spazi e delle attrezzature loro dedicate in totale sicurezza.

Se hai uno spazio in giardino o in casa e stai pensando di far realizzare un’area giochi per i tuoi figli, se sei proprietario di uno spazio commerciale e intendi predisporre una play area per il divertimento dei più piccoli, se gestisci una scuola materna e vuoi rinnovare le attrezzature da gioco per i bambini, Go Leisure è la soluzione che ti garantisce massima sicurezza, grande qualità dei materiali e convenienza. Potrai comodamente inviarci la piantina dell’area nella quale intendi sistemare le attrezzature per il gioco, penseremo noi a studiare il progetto e l’idea più adatta a soddisfare le tue necessità. Individuata l’idea giusta effettueremo un sopralluogo per meglio comprendere spazi e particolarità del luogo, subito dopo inizierà la fase produttiva e la play area che avevi pensato prenderà magicamente forma. I nostri tecnici si occuperanno della messa in opera di tutte le attrezzature, per consentire da subito ai piccoli di usufruire del loro nuovo e bellissimo spazio per i giochi.

All’interno del sito è possibile visionare in anteprima alcune tra le soluzioni proposte da Go Leisure: dai bellissimi percorsi e saltarini gonfiabili ai giochi acquatici quali scivoli e acquafun, dai giochi e casette da giardino alle scenografie 3D per un divertimento assicurato. Puoi inviare la tua richiesta all’indirizzo mail info@bllpark.com o contattare il recapito telefonico +390392497489. Gli uffici si trovano in Via Friuli, 2/B 20853 Biassono (MB).

Cybersecurity: il 29% delle aziende mondiali vittima di attacchi informatici

I dati aziendali sono sempre più vulnerabili, e in tutto il mondo scatta l’allarme cybersecurity. Nell’ultimo anno il 29% delle aziende a livello mondiale ha infatti subito una violazione dei propri dati, e nonostante gli ingenti investimenti attuati nel settore della sicurezza, solo il 48% delle società, in pratica un’azienda su due, dispone di un piano formale per contrastare gli attacchi cyber. Si tratta di alcuni risultati del Data Threat Report 2022, la ricerca del gruppo francese Thales, effettuata e condotta in 17 paesi di tutto il mondo tramite interviste effettuate a oltre 2700 responsabili IT.
In particolare, secondo la ricerca, il 21% degli intervistati ha raccontato di avere subito un attacco ransomware nel corso dell’ultimo anno, e il 20% del campione ha affermato di avere pagato o pagherebbe un riscatto per rientrare in possesso dei propri dati.

L’adozione crescente di sistemi cloud fa aumentare il rischio

L’indagine è stata svolta con l’obiettivo di comprendere quali sono i trend che guidano e spingono verso significativi cambiamenti nel settore della sicurezza, e quali i temi legati alla cybersecurity, temi fondamentali e imprescindibili di un mondo sempre più connesso. Tra le minacce più frequenti sono emersi attacchi di tipo ransomware, tecniche come il phishing e ambienti sempre più vulnerabili, come le piattaforme cloud.  Nel report viene evidenziato infatti come l’aumento del rischio sia legato soprattutto all’adozione crescente del cloud da parte delle aziende.

Crittografati solo il 40% dei dati sensibili

Infatti, il 32% degli intervistati ha affermato di archiviare nel cloud almeno la metà dei propri dati. Tuttavia, l’uso della crittografia risulta molto basso, in quanto metà degli intervistati ha dichiarato di aver crittografato solo il 40% dei propri dati sensibili. Ma lo studio di Thales ha rilevato anche come a fronte di una situazione così allarmante ben il 41% delle società ha ammesso comunque di non avere in programma l’investimento di ulteriori risorse economiche per la sicurezza. Questo, nonostante un’impresa su due non abbia piani di difesa.  

Uno spazio dedicato a prodotti e soluzioni innovative per la sicurezza

Come riporta Adnkronos, queste tematiche sono state affrontate nello stand Thales del Cybertech Europe da Luca Calindri, Data Protection Country Sales Manager della società per l’Italia e Malta.Thales ha partecipato infatti alla nuova edizione di Cybertech Europe, la conferenza internazionale sulla cyber-tecnologia che si è tenuta a Roma il 10 e 11 maggio. Con uno spazio dedicato, il Gruppo Thales ha presentato alla kermesse prodotti e soluzioni innovativi di tre delle sue aree di business, Cloud Protection & Licensing, Banking & Payment Services e Secure Communications & Information Systems.

Turismo italiano, quasi 343 milioni i pernottamenti stimati

Si apre sotto migliori auspici la stagione turistica italiana 2022, con una previsione dell’incremento delle presenze del 35% rispetto l’anno passato. A dirlo è una proiezione dell’istituto Demoskopika che ha stimato i flussi turistici sulla base dell’imposta di soggiorno rilevabile dal sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici (SIOPE) e delle recenti previsioni dell’Istat per il 2021. Sono quasi 343 milioni i pernottamenti previsti. Effetto positivo anche sulla spesa turistica: ben 26 miliardi attesi, con una crescita dell’11,8% rispetto al 2021. Oltre 9 milioni gli italiani che hanno già prenotato una vacanza per i prossimi mesi.

Oltre la metà degli italiani vorrebbe andare in vacanza

Oltre la metà degli italiani (51%), inoltre, avrebbe deciso di andare in vacanza per i prossimi mesi, con il 16% che ha già prenotato. Al netto di chi ci sta pensando ma manifesta ancora un livello di indecisione (18%), gli italiani pronti a fare le valigie sarebbero circa 30 milioni di individui. Il 2022 segnerebbe un incremento dei flussi turistici in Italia: quasi 343 milioni di presenze e poco più di 92 milioni di arrivi, con una crescita rispettivamente pari al 35% e al 43% rispetto all’anno precedente. Segnali in ripresa, dunque, per il settore nel Belpaese anche se ancora al di sotto dei risultati registrati nel 2019, con un 21,4% di presenze e un -29,6% di arrivi. Effetto traino anche sulla spesa turistica che, in valore assoluto, supererebbe i 26 miliardi di euro. E, intanto, la guerra in Ucraina non risparmia gravi contraccolpi sul turismo italiano: poco meno di 6 milioni di italiani hanno già rinunciato alla vacanza per timore degli effetti del conflitto. Infine, per l’anno in corso stimata l’assenza dall’Italia di oltre 300 mila turisti ucraini e russi con una riduzione di 2,4 milioni di presenze e una contrazione della spesa turistica per quasi 180 milioni di euro.

Come è cambiato il modo di viaggiare

“Il turismo come lo abbiamo conosciuto fino a qualche tempo fa – ha dichiarato il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio – è probabilmente, se non definitivamente, in letargo. In questa direzione, il sistema ha necessità di subire una profonda trasformazione in chiave di sostenibilità per rispondere adeguatamente ai nuovi comportamenti di acquisto dei turisti generati dall’emergenza pandemica. Gli individui, al momento della scelta della vacanza – precisa il presidente dell’istituto di ricerca – prestano sempre maggiore attenzione al rispetto delle comunità locali, all’interesse di vivere esperienze uniche immersi nella cultura e nella specificità dei territori, di evitare le destinazioni più note per non contribuire al fenomeno dell’overtourism, di preservare il patrimonio locale. In altri termini, l’emergenza pandemica ha alimentato, in chiave moltiplicativa, l’affermazione sul mercato del “turista sostenibile”. In questo mutato quadro – ha concluso Raffaele Rio – è necessario sfruttare consapevolmente le risorse del PNRR per sostenere la ripresa del turismo dirigendo risorse anche verso aree individuate sulla base della concentrazione di un’offerta di servizi integrati e della capacità di attrarre le nuove tendenze di consumo dei turisti”. 

WhatsApp lancia Community e diventa più social

Da app per la messaggistica a social network: è questa la strada tracciata da WhatsApp, che con l’aggiunta della funzione Community ha l’obiettivo di semplificare l’invio di messaggi a un gruppo più numeroso di persone rispetto ai ‘classici’ gruppi.
Il nuovo sistema di conversazioni multiple supera infatti i limiti della sezione ‘gruppi, ma pone il limite a 256 partecipanti, e prevede di avere il numero di telefono degli interlocutori per poterli aggiungere. L’app di messaggistica del Gruppo Meta sta introducendo la funzione Community in rollout in tutto il mondo. Presto, grazie alle community, organizzazioni come scuole, uffici e aziende possono organizzarsi più facilmente, e gli amministratori delle chat possono mandare lo stesso messaggio a tutti contemporaneamente, anche se fanno parte di diversi gruppi.

Arrivano anche le reazioni ai messaggi

Secondo Meta si tratta dell’evoluzione dell’app in accordo con l’uso che molti già ne fanno ora.
Solo gli amministratori però potranno mandare un messaggio a tutti gli utenti della community, mentre i partecipanti potranno dialogare solamente nei sottogruppi. Per essere aggiunti a una comunità l’amministratore deve avere il nostro numero telefonico, che sarà visibile solo a lui e agli altri membri del sottogruppo. Ma WhatsApp ha preparato anche un’altra novità nell’aggiornamento, ovvero le reazioni ai messaggi. E presto le chiamate vocali accetteranno un limite massimo di 32 partecipanti, riporta Adnkronos.

“Costruiremo funzioni comunitarie anche per Messenger, Facebook e Instagram”

L’obiettivo di Community è quello di riunire sulla chat più gruppi i cui membri si conoscono e si riuniscono in base a un interesse comune, per raggiungere in maniera veloce, con pochi messaggi, un pubblico maggiore.
“Con il lancio di oggi – spiega Mark Zuckerberg -, ci siamo spinti oltre permettendo alle persone di comunicare non solo con gli amici e con i contatti più stretti, ma anche con tutte le diverse community che fanno parte della loro vita. Costruiremo funzioni di messaggistica comunitaria anche per Messenger, Facebook e Instagram”.
Per quanto riguarda la scuola, ad esempio, se a oggi esistono numerosi gruppi relativi a classi e sezioni, gruppi sportivi o di studio, con Community si potrà creare un unico ‘super-gruppo’ utile agli amministratori per inviare avvisi generali su attività che interessano più studenti, notifiche su orari o criticità e molto altro.

No a commenti nelle chat per evitare sovraccarichi

Allo stesso modo, aziende, enti e organizzazioni possono creare le loro comunità per sfruttare WhatsApp come se fosse una bacheca, riferisce Ansa. Il motivo per cui gli iscritti alle Community, i membri dei singoli gruppi aggiunti, possono solo leggere le chat, senza commentare, è semplice. “In questo modo, si eviteranno comunicazioni superflue o sovraccarichi”, spiega WhatsApp, precisando che come nelle chat singole e nei gruppi le conversazioni delle comunità sono protette dalla crittografia end-to-end. In modo che nessun utente, al di fuori delle stanze, possa accedere ai messaggi.

Economia circolare: quanto ne sanno i consumatori?

Se da una parte cresce la consapevolezza dei consumatori più del 35% non ha mai ha sentito parlare di economia circolare. Tra chi ne ha sentito parlare, il 45% afferma di averne una conoscenza ampia e di parteciparvi attivamente. Conoscenze e coinvolgimento poi sono maggiori tra le generazioni più giovani, che nell’oltre il 53% dei casi affermano di partecipare attivamente rispetto a il 32,4% tra i più maturi. Lo rivela un’indagine di Dnv, l’ente di terza parte per i servizi di assurance, certificazione, verifica e gestione del rischio.
“La consapevolezza del consumatore è essenziale – afferma Luca Crisciotti, ceo Supply Chain & Product Assurance Dnv – ma, per fare dell’economia circolare una realtà, è altrettanto importante che le conoscenze influenzino i comportamenti”.

Il ruolo di schemi comportamentali, educazione e potere d’acquisto

Secondo la ricerca che i consumatori si informano soprattutto sui media e i canali social (60,9%), seguiti dal dibattito politico (26,8%) e gli amici (23%). Solo uno su 5 cita le informazioni presentate direttamente dai produttori e fornitori, evidenziando l’esigenza per le aziende di veicolare in modo più efficace La ricerca dimostra chiaramente che i consumatori stanno iniziando a tenere conto dell’impatto dei loro comportamenti d’acquisto. Il 48,1% afferma di acquistare prodotti con proprietà riciclate e il 62,9% di preferire una riduzione degli acquisti, o la ricerca di prodotti di seconda mano. Sembrano rivestire un ruolo anche gli schemi comportamentali, l’educazione in famiglia e il potere d’acquisto.

Gli over 55 “riparano” più dei giovani

Gli over 55, ad esempio, ricorrono maggiormente alle riparazioni rispetto alle generazioni più giovani. Che tendono invece ad acquistare più prodotti di seconda mano, o a preferire il noleggio alla proprietà, un approccio che combina il desiderio di essere di tendenza con il ‘limitato’ potere d’acquisto.
Nel caso della moda, quando decidono se acquistare un prodotto i consumatori sono influenzati da numerosi aspetti. Sono molto importanti le informazioni sull’impronta ecologica (49,1%), seguite a breve distanza dalle condizioni di lavoro e contrattuali e la qualità del prodotto, oltre alle certificazioni, le etichette verificate e le affermazioni validate sulla sostenibilità.

Prezzo e stile le motivazioni principali per scegliere la “moda circolare”

Prezzo e stile rimangono le motivazioni principali per acquistare un capo d’abbigliamento circolare, mentre in terza posizione si trova il contributo alle cause ambientali e circolari. Il prezzo è rilevante soprattutto per i più giovani, un aspetto probabilmente connesso al loro potere d’acquisto più limitato.
I consumatori non appaiono disposti a optare a ogni costo per la circolarità, ma alla domanda sulle plastiche circolari rispondono di percepire come sostenibili la maggior parte delle alternative alla plastica monouso. Per le aziende, riferisce Adnkronos, questo dato rappresenta un’opportunità di adattarsi. Anche introducendo innovazioni nel loro modello di business, concentrandosi sugli sforzi che apportano un maggiore ritorno.

Gli italiani preferiscono il latte vegetale

Perché i consumatori tricolore scelgono sempre più di consumare latte vegetale? Complice anche l’emergere di intolleranze e allergie, negli ultimi anni sono apparsi in commercio numerosi prodotti alternativi al latte tradizionale. Ed Everli, il marketplace della spesa online, ha analizzato i consumi di latte di origine vegetale in Italia, scoprendo che alcune regioni sono più inclini all’acquisto e al consumo di latte che non contenga proteine animali, soprattutto Lombardia e Veneto.
Inoltre, in alcune zone nel 2021 c’è stato un vero e proprio boom di acquisti rispetto all’anno precedente. A Padova, ad esempio, si è registrato un incremento di spesa a tripla cifra (133%), e a Trieste del 41%. Ma lo scettro della città più propensa al consumo di latte vegetale è Torino.

I più acquistati? Latte di mandorla e di cocco

Non ci sono dubbi: vincono latte di mandorla e di cocco, ma guardando alla top 10 dei prodotti più acquistati compaiono in classifica anche quelli senza zuccheri o in versione light. Se da un lato alcune province italiane hanno speso maggiormente in latte vegetale, dall’altra alcune località hanno registrato un incremento di spesa in latte di origine animale. Latina, ad esempio, ha toccato una crescita del 21% nel 2021 rispetto all’anno precedente, seguita da Udine (17%) e Trieste (17%), dove si consuma molto latte sia vegetale sia animale.

Una scelta legata al benessere personale da più di 1 italiano su 10

Nonostante per il 40% degli italiani l’assaggio di latte vegetale sia stato dettato dalla curiosità, per molti le motivazioni sono guidate da scelte legate al benessere personale. Nello specifico, perché è più digeribile di quello tradizionale (35%), più sano (22%), più gustoso (20%) e può contribuire ad aumentare l’apporto di vitamine e fibre (17%). Inoltre, viene selezionato tra gli scaffali da più di 1 italiano su 10 (11%) per il minore contenuto calorico. Il 32% però beve in egual misura latte di origine animale e vegetale, ma oltre 1 su 10 (11%) ha completamente sostituito il primo con quello vegetale. Quanto alla frequenza di consumo, quasi un terzo degli intervistati (30%) include il latte vegetale nel proprio piano alimentare almeno una o due volte a settimana, e quasi la metà (46%) ne compra almeno due tipi diversi.

Gli effetti positivi sulla salute

“Il latte di soia è molto ricco di proteine e grassi ed è l’opzione più vicina al latte vaccino a livello di caratteristiche nutritive, e i suoi effetti positivi sulla salute sono principalmente attribuiti alla presenza di isoflavoni con proprietà antitumorali – commenta Eric De Felicibus, nutrizionista di MioDottore -. Invece, il latte di mandorla è quello meno calorico, con un profilo nutrizionale equilibrato, e più ricco di acidi grassi monoinsaturi, considerati utili nella perdita e gestione del peso, mentre il latte di riso, ricco di carboidrati e zuccheri, può fungere da opzione nel caso di persone con problemi di allergia causati da soia e mandorle. Infine, il latte di cocco è fonte di acido laurico che contribuisce ad aumentare i livelli di colesterolo HDL, che aiuta a ridurre il colesterolo LDL nel flusso sanguigno”.

Ricerca e l’innovazione: le risorse del PNRR sono il motore della ripresa

La terza edizione della Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia – Analisi e dati di politica della scienza e della tecnologia del CNR lo conferma: la spesa per R&S in rapporto al PIL è in lieve ripresa, così come l’aumento del personale addetto, e si conferma una quantità di pubblicazioni scientifiche significativa. Restano però alcuni elementi critici: la quota di popolazione con il dottorato di ricerca, quella di donne nelle STEM e il divario salariale di genere.
In ogni caso, le risorse destinante alla ricerca e sviluppo previste nel PNRR ammontano a circa 17 miliardi di euro, circa il 7,5% complessivo del totale. La maggior parte si concentrano su ricerca applicata e sviluppo sperimentale (10 miliardi), ricerca di base (4 miliardi), azioni trasversali e di supporto (1,88 miliardi) e trasferimento tecnologico (380 milioni). 

Cresce la spesa per R&S in rapporto al PIL

Il PNRR costituisce un’occasione irripetibile “per instaurare il circolo virtuoso tra ricerca e innovazione e sviluppo economico e sociale del paese – afferma Maria Chiara Carrozza, presidente del CNR – e avviare numerosi progetti di sviluppo scientifico e tecnologico e nuove collaborazioni tra mondo accademico, amministrazione pubblica, enti locali e industria”.
In Italia la spesa per R&S in rapporto al PIL è in lieve ripresa (1,4%), poiché gli stanziamenti pubblici hanno smesso di ridursi. Anche l’andamento del personale addetto alla R&S cresce, grazie all’incremento del personale nelle imprese, che ha raggiunto 218 mila addetti.

Superare il preconcetto della separazione fra ricerca pubblica e privata

“Anche guardando i dati della Relazione si conferma che come mondo della ricerca dobbiamo superare alcune vecchie logiche – commenta il ministro dell’Università e ricerca Maria Cristina Messa -. Tra queste, l’antitesi fra ricerca di base e applicata: la ricerca deve essere di qualità e finanziata in quanto tale, sia quella guidata da curiosità che quella applicativa, che devono coesistere senza contrapposizioni o trasformarsi l’una nell’altra. Dobbiamo inoltre superare il preconcetto della separazione fra ricerca pubblica e privata, che allontana le imprese con cui gli enti di ricerca hanno sempre attivato collaborazioni, mentre le università hanno conosciuto delle fasi diverse, un gap che va recuperato”.

Nasce il Dottorato Industriale

Per aumentare lo sbocco professionale dei dottori di ricerca nell’industria è stata introdotta una nuova tipologia, il Dottorato Industriale, dove il dottorando è guidato da tutor aziendali e accademici e svolge parte del suo percorso in azienda.
Per promuovere il Dottorato Industriale, Confindustria e CNR hanno elaborato progetti per borse in cui ricerca e impresa siano protagonisti del processo finalizzato alle esigenze delle imprese. E i primi esperimenti sembrano fornire segnali incoraggianti.

Cybersecurity: le minacce cibernetiche più diffuse nell’ultimo trimestre 2021

Leonardo ha pubblicato il nuovo Cyber Threats Snapshot sui principali attori malevoli (threat actor), attività di cybercrime e vulnerabilità riscontrati tra ottobre e dicembre 2021. Tra le tendenze più significative registrate negli ultimi tre mesi del 2021 il Covid-19 continua a essere usato come oggetto di email con allegati malevoli. I settori più colpiti dagli attori malevoli sono stati quelli governativi e della difesa, aerospazio e sanità, ma il report evidenzia un’attenzione crescente verso le aziende di telecomunicazioni. Non solo per i loro sistemi informatici, quali software o reti, ma a essere prese di mira sono anche le stesse infrastrutture.
La finalità degli attacchi è l’intercettazione di comunicazioni sensibili degli utenti e lo spionaggio contro target specifici come aziende, personaggi politici, funzionari governativi, forze dell’ordine e attivisti politici.

Campagne di malspam ancora le più utilizzate per violare i sistemi informatici

Il report, condotto dagli esperti di Cyber Threat Intelligence a supporto del Global Security Operation Centre (SOC) di Leonardo, evidenzia poi come le campagne di malspam, ovvero la ricezione di mail o messaggi contenenti link o allegati malevoli, continuino a essere lo strumento più utilizzato per violare i sistemi informatici, poiché spesso facilitate dalle azioni delle ‘vittime’, che ignare mettono a rischio l’integrità di dati personali o sistemi aziendali.
Il fattore umano nella cybersecurity rimane quindi un tema cruciale.

La variante Omicron entra nelle mail di phishing

In particolare, l’ultimo trimestre del 2021 è stato caratterizzato da una nuova campagna di malspam che sfrutta il Covid-19. Nelle e-mail truffa (phishing) inviate alle vittime sono contenute informazioni relative a un presunto contatto del destinatario con un collega positivo alla variante Omicron. La vittima è invitata a prendere visione di un allegato: aprendolo e abilitandone il contenuto, il malware viene scaricato automaticamente e inizia a ricercare credenziali bancarie e/o a ottenere l’accesso remoto sul dispositivo infetto.

Rilevata una vulnerabilità su circa 3 miliardi di dispositivi
A dicembre poi è stata rilevata una grave vulnerabilità che ha causato molta preoccupazione tra gli esperti. Il software che presenta questa vulnerabilità è infatti uno degli strumenti più importanti per la gestione delle librerie di logging di applicazioni utilizzate dalle aziende, anche nell’ambito di siti web e servizi online, e si stima che potrebbe essere presente su circa 3 miliardi di dispositivi a livello globale.
In sintesi, tale vulnerabilità ha permesso a utenti esterni di penetrare nei sistemi, eseguendo codice malevolo da remoto. Per la diffusione di tale software su scala globale, e per la facilità di esecuzione degli attacchi, la vulnerabilità ha ricevuto un grado di criticità di 10 su 10.

Le imprese lombarde tornano ai livelli pre-crisi

Alla fine del 2021 le imprese attive in Lombardia erano pari a 814.756, per una crescita su base annua del +0,5%. Una crescita che, secondo l’analisi sui dati delle anagrafi camerali di Unioncamere Lombardia, consente di recuperare i livelli precedenti la crisi generata dalla pandemia da Covid-19. Potrebbe trattarsi di un primo segnale d’inversione di tendenza, ma nel complesso il dato risulta ancora lontano dai livelli del 2019. Nell’analisi della nati-mortalità d’impresa si impone però una certa prudenza, poiché le cessazioni sono state frenate da sostegni istituzionali e moratorie volte a salvaguardare il tessuto imprenditoriale dagli effetti della crisi.

Il 2021 segna una ripresa delle iscrizioni

Di fatto, la dinamica recente è stata condizionata dalla crisi economica generata dalla pandemia. Dopo il sostanziale congelamento delle posizioni nel 2020, l’anno scorso ha visto una ripresa delle iscrizioni (57.177 movimenti, pari al +19% su base annua), che si sono quindi riportate su valori pre-crisi. Per le cessazioni invece il recupero è stato modesto (54.450 movimenti, pari al +1,4%) e solo negli ultimi mesi si è registrata un’accelerazione delle chiusure.
La crescita imprenditoriale registrata nel 2021 in Lombardia risulta esclusivamente frutto del maggior numero di società di capitali (+4,7% su base annua), con un incremento particolarmente rilevante per le società a responsabilità limitata semplificata (+13,6%) preferite sempre più spesso alle Srl a socio unico (-4,8%).
L’80% delle società di capitale rimane formato da Srl ‘tradizionali’, in crescita del +4,9%, mentre le società per azioni aumentano del +2,5%.

Più attività giovanili e femminili

I risultati del 2021 fanno emergere segnali interessanti anche in merito alle caratteristiche degli imprenditori. Il tasso di crescita per le imprese femminili è superiore alla media (+1,2%) così come per le imprese giovanili (+1,3%) dopo un lungo trend decrescente.
Questa vitalità dell’imprenditoria giovanile è probabilmente aiutata dal boom delle attività digitali e su web, che hanno fatto da volàno allo sviluppo dei servizi avanzati.
Rallenta invece, dopo gli incrementi significativi degli anni passati, l’aumento di imprese straniere (+0,2%), presumibilmente anche per le restrizioni che hanno ridotto la mobilità internazionale durante la pandemia.

Torna la voglia di fare impresa

“Nel 2021 è tornata la voglia di fare impresa: in Lombardia sono state avviate più di 57 mila nuove attività, riportandoci sui livelli del 2019 – ha dichiarato il Presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio -. Le imprese guidate da donne e giovani sono sempre più numerose, in particolare nelle aziende di servizi con elevato contenuto professionale, scientifico e tecnico e nei settori finanziario e assicurativo”.

Green economy: Lombardia medaglia d’oro per eco-investimenti e green jobs

La Lombardia è la regione più performante dal punto di vista della Green economy. Con 89.784 imprese, è infatti al primo posto in Italia nella graduatoria regionale per numero assoluto di aziende che hanno investito in tecnologie green. Ma i primati della regione non si fermano qui: con 265.563 contratti stipulati a green jobs dalle imprese per il 2020, la Lombardia è al vertice anche della graduatoria regionale per lavori green. A livello provinciale è la città di Milano, con le sue 35.352 imprese green, la provincia più virtuosa della Lombardia. Seconda è Varese, con 11.712 imprese, terza Monza, con 9.480, seguita da Como, con 7.868, Bergamo (6.598), e Brescia (5.911). La classifica prosegue con Pavia, con 2801 imprese, Mantova, con 2691, Lecco (2403), Cremona (1921), Sondrio (1383), e infine Lodi, con 1244 imprese green. 

Milano al primo posto per numero di imprese green

Si tratta dei dati emersi dal focus Lombardia del dodicesimo rapporto GreenItaly, realizzato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, con la collaborazione del Centro Studi Tagliacarne e con il patrocinio del ministero della Transizione Ecologica. Al rapporto hanno collaborato Conai, Novamont, Ecopneus, diverse organizzazioni e oltre 40 esperti.
Secondo il rapporto, l’ottimo risultato della provincia di Milano è confermato anche su scala nazionale. Milano è infatti al primo posto anche in Italia nella graduatoria provinciale per numero di imprese green, riporta Adnkronos.

Fare della transizione verde la chiave per costruire una società migliore

“La Lombardia può essere alla guida di un’Italia che fa della transizione verde la chiave per costruire un’economia e una società più a misura d’uomo e per questo più forti e capaci di affrontare il futuro – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola -. È questa la direzione indicata dall’Europa con il Next Generation Eu, alla base degli ingenti finanziamenti del Pnrr, per affrontare la pandemia e la crisi climatica”. Nel Rapporto GreenItaly si conferma quindi un’accelerazione verso la green economy del sistema imprenditoriale italiano. “L’Italia che sperimenta in campo aperto un paradigma produttivo fatto di sostenibilità, innovazione, bellezza, cura e valorizzazione dell’ambiente, dei territori, delle comunità”, aggiunge Realacci.

Abilitare le competenze richieste in ambito green jobs

“La transizione verso un’economia che sia realmente sostenibile nel lungo periodo per la vita dell’ambiente e della società è un’urgenza non più rimandabile – commenta Giovanni Fosti, presidente della Fondazione Cariplo -. Il nostro territorio ha sviluppato una grande attenzione condivisa sul tema dell’economia circolare, favorendo la creazione di importanti alleanze tra imprese, istituzioni e reti di comunità per la riduzione dello spreco e la valorizzazione delle risorse, che possono diventare strumenti di inclusione e contrasto alla disuguaglianza. Per proseguire con equilibrio nella transizione verde oggi è cruciale abilitare nelle persone le competenze richieste in ambito green jobs, investendo sulla formazione e sulla valorizzazione del capitale umano a partire dai più giovani”.

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