A ottobre, 391mila nuovi contratti di lavoro

Dal Bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, risulta che la domanda di lavoro delle imprese italiane continua a crescere su base tendenziale. Sebbene il quadro economico internazionale sia caratterizzato da crescenti incertezze, sono 391mila i contratti programmati nel mese di ottobre, e saliranno a oltre 1 milione nel trimestre ottobre-dicembre. Oltre 21mila in più, il 5,7% , rispetto a ottobre 2018, e nel trimestre in corso +100 mila, il 10,6% in più rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

Le filiere del Made in Italy, opportunità nel settore dell’industria

A creare maggiori opportunità di lavoro per l’industria saranno alcune filiere distintive del Made in Italy, con in testa la meccatronica (49.960 attivazioni nel trimestre ottobre-dicembre con una crescita tendenziale del 12,5%), seguite dalla metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (40.350 contratti, +14,8%).

Le imprese del Sistema moda e dell’alimentare sembrano invece segnare il passo con tassi tendenziali di crescita più contenuti. Per i servizi, la filiera del turismo si conferma il traino della domanda di lavoro, con 70.560 i contratti nel trimestre ottobre-dicembre, e una crescita tendenziale del 19,8%. Consistente però anche l’apporto del comparto servizi informatici e delle telecomunicazioni, con 30.170 contratti e un tasso di crescita del 19,1%.

Permane la difficoltà nel reperimento dei profili professionali

Resta alta la difficoltà di reperimento di profili professionali segnalata dalle imprese, che riguarda il 31,4% dei profili ricercati. Ad avere maggiori difficoltà di reperimento sono le imprese dei servizi informatici e delle Tlc, con il 52% dei profili ricercati di difficile reperimento, le imprese della metallurgia e fabbricazione prodotti in metallo (47%), quelle della meccatronica (45%), industrie del legno e del mobile (43%), tessili, abbigliamento e calzature (38%).

La maggiore difficoltà è nel reperire laureati in ingegneria elettronica e dell’informazione (67,9%) e in ingegneria industriale (54,0%), ma difficili da reperire sono anche i laureati in chimica e farmacia (58,6%) nonché quelli a indirizzo scientifico, matematico e fisico. Oltre ai laureati in discipline Stem, mancano anche quelli a indirizzo linguistico, traduttori e interpreti (53,9%).

Mancano laureati in discipline Stem

Considerata la difficoltà a reperire laureati in discipline Stem, non stupisce che siano proprio le aree aziendali dove queste professionalità dovranno operare a registrare le più elevate difficoltà di reperimento. Infatti, è di difficile reperimento il 65,5% dei profili inquadrati nei servizi informativi (+20% su base annua), così come il 50,4% dei profili dediti alla progettazione, ricerca e sviluppo.

In crescita del 7% anche la difficoltà di reperimento nell’ambito delle funzioni legate alla logistica.

Ulteriori conferme, riporta Adnkronos, si trovano scorrendo il Borsino delle Professioni. Sono di difficile reperimento il 68,7% degli specialisti in scienze matematiche, informatiche, chimiche, fisiche e naturali, il 42,2% degli ingegneri, il 63,1% dei tecnici in campo ingegneristico, e il 61,8% dei tecnici informatici.

 

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7 idee per rendere la tua base per il trucco come una seconda pelle

Il detto “il meno è più” può sembrare un pò folle, ma in alcuni casi è necessario, ed è esattamente ciò che accade quando applichiamo la base per il trucco. Noi vogliamo infatti migliorare l’aspetto della nostra pelle, nascondere le imperfezioni, fornire luminosità…ma tutto ciò senza preavviso. Pertanto, ottenere un perfetto effetto pelle con il trucco di fondo dovrebbe essere un obiettivo prioritario che non è sempre facile da raggiungere, ma al quale bisogna necessariamente aspirare se si desidera ottenere un risultato stupefacente e professionale. Tuttavia, non si tratta di nulla di particolarmente complicato ma bisogna solamente adottare alcuni accorgimenti che andremo adesso ad analizzare insieme, sintetizzandoli nel modo più chiaro e semplice possibile. Il risultato? Eccolo di seguito, punto per punto:

Non trascurare mai l’idratazione

Anche se per ottenere un effetto invisibile non è una cattiva idea quella di mescolare la tua crema idratante con la base del trucco, gli esperti concordano nel  dare l’importanza che merita al trattamento idratante. Pertanto, anche se decidi di mettere in pratica il trucco di mescolare la crema idratante con la base, devi prima trattare la pelle solo con la crema idratante che usi abitualmente, e procedere solo in seguito con il secondo passaggio.

Un risultato quasi invisibile

Anche se vuoi un risultato iper leggero che lasci intendere che non indossi il trucco, non dovresti fare a meno di usare una base o un primer. Tuttavia, se si tratta di un prodotto dalla consistenza untuosa, puoi mettere in pratica l’idea di mescolarlo con la base in modo che il risultato sia più succoso e leggero.

È meglio applicare la base con le dita, pennello o spugna?

Anche se questa è anche una questione di gusti, applicare la base del tuo trucco con le dita consente di modulare l’intensità e controllare la quantità di prodotto che si applica. Come confermano gli esperti, il modo migliore per ottenere un secondo effetto pelle è usare pochissima quantità di prodotto e lavorarlo con un pennello che crei un velo sulla nostra pelle.

Il trucco del pennello che non tocca la pelle

Quando estendi la base del trucco con il pennello, dovresti provare a eseguire movimenti che si alternano, muovendo il pennello rapidamente e leggermente senza toccare la pelle. Ecco il nocciolo della questione: affinché la base appaia naturale, il pennello dovrebbe appena toccare la pelle. Non è necessario coprire l’intero viso, ma concentrarsi sulle aree più necessarie aiuterà a mantenere un aspetto reale della pelle. Bisogna ricordare inoltre di iniziare sempre dal centro del viso procedendo verso l’esterno.

Applicare la base solo dove serve

È uno dei migliori trucchi per far sembrare la base del trucco una seconda pelle. Usa la base solo nelle aree necessarie, ad esempio nell’area delle guance, del mento, delle ali del naso e persino delle occhiaie, mentre fronte e lato rimangono liberi. Ciò aiuta a mantenere un equilibrio in grado di far apparire più naturale il tuo trucco. Subito dopo vaporizza l’acqua termale o adopera un fissatore per il trucco in modo che la base aderisca perfettamente con la pelle.

Polveri compatte? Sì, ma solo se li applichi in questa maniera

Potresti pensare che le polveri compatte sembrino contraddittorie se l’obiettivo è quello di dare l’impressione di non essersi truccate , ma gli esperti confermano che queste sono utili per ridurre la lucentezza in alcune aree e dunque dare un aspetto più naturale. Per fare ciò il consiglio è quello di usare un pennello non molto compatto, che aiuterà a depositare la quantità necessaria in ogni punto senza  sovraccaricare la pelle.

Seguendo questi sette semplici consigli, ti sarà molto più facile conferire alla base per il trucco l’aspetto di una seconda pelle, assolutamente naturale al punto tale da sembrare quasi di non esserci. Se desideri diventare un professionista del make-up ed apprendere questi ed altri segreti del trucco, il corso make-up di Academia BSI è perfetto per te e consentirti di sfoggiare un trucco sempre perfetto, o farti diventare una star del make-up se il tuo sogno è quello di lavorare in questo settore così dinamico e affascinante.

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Il welfare nelle utilities, oltre il 52% ha implementato un piano aziendale

Il 52,8% delle aziende locali attive nell’erogazione e nella gestione dei servizi pubblici e ambientali dei cittadini ha implementato un piano di welfare aziendale, e il 50% destina ai lavoratori anche il vantaggio fiscale dell’azienda, introducendo un premio di risultato utilizzando la possibilità introdotta dalla normativa del 2016 di detassare il premio.

I servizi più diffusi nei piani di welfare attivati dalle utilities sono i benefits e i servizi, in cui prevalgono i buoni pasto, erogati dall’80% delle aziende, e la flessibilità organizzativa (51,5%), legata principalmente all’orario di lavoro.

Si tratta di alcuni dati emersi dalla ricerca Il welfare aziendale nelle utilities, promossa da Edenred e realizzata dal Consorzio Aaster, in collaborazione con Utilitalia, la principale associazione di rappresentanza delle aziende del settore.

Il paniere dei servizi: dal rimborso delle rette scolastiche allo smart working

Rispetto ai benefit, oltre ai buoni pasto, il paniere welfare prevede una molteplicità di servizi, tra cui rimborso rette e acquisto libri (23,9%), borse di studio, vacanze studi e corsi (23,9%), supporto di baby-sitting (21,6%), carrello della spesa (20,9%), agevolazioni al rientro dalla maternità (20,1%), assistenza anziani (16,4%), assistenza familiari non autosufficienti (16,4%), asilo nido aziendale o simili (11,9%), e sostegno alla formazione dei dipendenti (17,9%).

Rispetto al welfare organizzativo, riferisce Adnkronos, emerge inoltre una buona percentuale di piani di smart-working, adottata dal 16,4% delle utilities.

Un modello di welfare ispirato al work-life balance

Da questi dati si conferma un modello di welfare aziendale fortemente ispirato al work-life balance, al sostegno delle esigenze familiari dei dipendenti, alla maternità e ai sevizi alla persona. Un modello che valorizza il corretto bilanciamento tra la vita lavorativa e quella familiare-privata, con particolare attenzione alle esigenze delle donne lavoratrici, presenti in larga misura tra i direttori del personale delle aziende del settore (il 77,3%).

Prevale il sentiment positivo fra i lavoratori rispetto al management

Se l’alta componente femminile fra i direttori del personale rappresenta il lavoratore tipo favorevole al welfare aziendale, la valutazione degli impatti derivanti dall’adozione di piani di welfare aziendale è positiva per il 62,1% del management, e per 66% dei lavoratori.

Un dato, questo, in contrasto con molte altre ricerche, che rilevano, invece, un sentiment maggiormente positivo tra i dirigenti rispetto ai lavoratori. Inoltre, secondo la ricerca, la valutazione positiva aumenta notevolmente quando il welfare è inserito tramite accordi negoziali con il sindacato rispett

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Nascondere i like: Facebook seguirà l’esempio di Instagram?

Dopo la “rivoluzione” di Instagram, che ha nascosto dai post i like ricevuti, anche Facebook potrebbe seguire questo esempio. L’obiettivo è quello di evitare una eccessiva attenzione al numero di “mi piace” rispetto ai contenuti. Su Instagram infatti i like non sono più visibili pubblicamente, ma possono essere visualizzati solo dall’autore del post. La funzione è già in sperimentazione in sette paesi, tra cui l’Italia, il Canada e il Brasile, al fine appunto di “rimuovere la pressione su quanti like un post riceverà. “E permettere agli utenti di condividere più liberamente contenuti”, come ha spiegato a suo tempo Instagram, anch’essa di proprietà di Mark Zuckerberg.

Al via la sperimentazione sulla app per Android

La notizia è stata diffusa dal sito TechCrunch, che ha raccolto la conferma di Facebook sulla base delle osservazioni della ricercatrice Jane Manchung Wong sulla novità apportata dalla versione del social per Android.

“Ho osservato – scrive Wong sul proprio blog – che Facebook ha recentemente iniziato a sperimentare una funzione che nasconde i like nella sua app Android”. Segno, questo, che il test potrebbe diventare pubblico anche con una semplice attivazione lato server da parte di Facebook.

Dal canto suo Facebook ha confermato a TechCrunch che anche in questo caso le motivazioni sarebbero le stesse, senza fornire però dettagli su quando la novità potrebbe diventare ufficiale.

“Spostare l’attenzione dalle facili interazioni ad azioni più pensate e di valore”

“La mossa di Facebook potrebbe anche avere l’effetto di rendere meno evidente il calo di engagement organico che si registra da anni sulla piattaforma – spiega all’Ansa Vincenzo Cosenza, esperto di social media -. Così come avvenuto per Instagram l’obiettivo è capire se il coinvolgimento sale o scende in assenza dell’effetto ‘bandwagon’, cioè la visione dell’apprezzamento già manifestato dagli altri. A ciò si aggiunge anche la volontà di spostare l’attenzione dalle facili interazioni, un meccanismo spesso accusato di stimolare una competizione effimera che può influire negativamente sulla vita degli adolescenti, ad azioni più pensate e di valore, come l’acquisto dei prodotti promossi sui social network”.

Una tendenza comune fra i social; anche YouTube si adegua

“Viviamo in una società in cui ormai ogni esperienza ha senso soltanto se è popolare. In questo scenario iniziative come queste sono positive e potrebbero effettivamente permettere di concentrarsi di più sul contenuto rispetto alla popolarità”, commenta Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro di Milano, che punta il dito sul fenomeno, sempre più diffuso, di una vera e propria dipendenza da popolarità, soprattutto fra gli adolescenti.

In ogni caso, il trend sta diventando molto comune tra le piattaforme social. Da settembre infatti anche YouTube non mostra più il numero esatto di utenti dei canali con oltre mille iscritti, ma solo un numero approssimato.

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Successo aziendale, il segreto è la gioia

Il successo aziendale è una questione di…. felicità. Stando alle ultime ricerche, infatti, è proprio la gioia dei collaboratori a creare il successo di un’impresa. Anche se la tendenza è investire sempre più in software capaci di organizzare meglio il lavoro e in dispositivi per rendere i dipendenti più produttivi, le aziende – dalle piccole alle grandi – non sempre riescono a raggiungere gli obiettivi sperati. E ora, arriva una nuova indicazione per le imprese più attente: investire maggiormente nella felicità dei propri collaboratori.

Lo studio della Harvard Business Review

Ad affermare che la felicità è la base del successo è un recente studio della Harvard Business Review. La ricerca evidenzia come il “successo incentiva la gioia, e questa da parte sua alimenta ulteriore successi, creando un circolo virtuoso per qualsiasi tipo di impresa”. Entrando più nel dettaglio, lo studio indica che i fattori fondamentali affinché si possa parlare di gioia al lavoro sono in primis armonia, impatto e riconoscimento. Per avere un team lavorativo felice – e quindi di successo – sarebbe quindi necessario poter contare su una squadra che lavora in perfetta armonia, con i diversi ruoli e le differenti competenze che si amalgamano alla perfezione; l’armonia porta al successo, e quindi a un impatto positivo e a una gioia diffusa nel team; infine, per sfruttare al meglio questo momento di felicità e per rafforzarlo, è necessario riconoscere i meriti dei vari protagonisti, così da completare – e perpetuare – il cerchio gioia-successo-gioia.

L’esperimento condotto su 500 dipendenti

Per confermare questo originale teorema aziendale, gli studiosi hanno intervistato un campione di 500 dipendenti di diverse età, impiegati in aziende americane, europee, africana e asiatiche. Tra tutti i rispondenti, il 37% ha affermato di essere soddisfatto del livello di “felicità” raggiunto, mentre ben il 90% si aspetta un “certo” livello di gioia sul posto di lavoro. Ancora, la ricerca mette in luce che, nella maggior parte dei casi, i dipendenti più felici presso il luogo di lavoro sono quelli che si ritrovano nelle tre parole chiave, cioè armonia, impatto e riconoscimento.

Come creare un team felice

“Come sottolineato dalla ricerca della Harvard Business Review, alla base di un team felice c’è una squadra in perfetta armonia. Affinché questo sia possibile, è prima di tutto necessario che ogni membro dello staff vanti le hard e soft skills perfette per il suo ruolo” spiega Carola Adami, amministratore delegato della società di head hunting Adami & Associati. “Ma non è tutto qui: affinché si possa parlare davvero di armonia, è obbligatorio selezionare e assumere solamente delle persone effettivamente in linea con la cultura aziendale, che possano dare il meglio in quel particolare contesto lavorativo”.

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Dopo 4 anni frena la domanda di credito da parte delle imprese. Ma aumentano i mutui

Dopo quattro anni di crescita nel secondo semestre del 2018 la domanda di credito da parte delle imprese si è stabilizzata. Le richieste di prestiti sono lievemente aumentate soltanto nel Nord-est, mentre nel Nord-ovest si sono mantenute invariate, e sono leggermente diminuite al Centro-sud. La domanda è stata indirizzata prevalentemente al sostegno del capitale circolante, mentre quella destinata agli investimenti produttivi, e al consolidamento delle posizioni debitorie in essere, si è leggermente ridotta. Lo afferma la Banca d’Italia in un’indagine su domanda e offerta di credito a livello territoriale realizzata nel mese di marzo 2019.

“L’irrigidimento è avvenuto soprattutto attraverso l’aumento degli spread”

Nella seconda metà del 2018, si legge nell’indagine di Banca d’Italia, “si è interrotta la fase di allentamento dei criteri di offerta alle imprese dell’industria e dei servizi in atto dal 2014, con segnali di lieve inasprimento in tutte le ripartizioni territoriali”. E anche le condizioni di accesso al credito per l’edilizia, già restrittive, si sono ulteriormente irrigidite. Per i primi cinque gruppi bancari (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, UBI Banca, Banco BPM), “l’inasprimento si è realizzato prevalentemente attraverso il calo del le quantità offerte, più marcato al Centro-sud – continua Bankitalia -. Per gli altri intermediari l’irrigidimento è avvenuto, in tutte le aree, soprattutto attraverso l’aumento degli spread applicati alle imprese più rischiose”.

Le condizioni applicate ai prestiti alle famiglie sono rimaste stazionarie

La domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie, riferisce Askanews, è ancora cresciuta, e in modo più intenso nelle regioni settentrionali.  La domanda di credito al consumo è invece rimasta invariata nel Nord-ovest, mentre si è contratta nelle altre aree del Paese. Dal lato dell’offerta, “le condizioni applicate ai prestiti alle famiglie sono rimaste stazionarie – aggiunge Bankitalia -. Anche la durata e il rapporto tra finanziamento e valore dell’immobile (loan-to-value ratio) delle nuove erogazioni di mutui non hanno subito variazioni di rilievo”.

Stabili le remunerazioni offerte dalle banche sui depositi. Crescono quelle sulle obbligazioni

“Le famiglie – sottolinea Bankitalia – hanno mostrato una preferenza per il mantenimento di fondi sotto forma di depositi, mentre si è interrotta l’espansione delle richieste delle quote di fondi comuni. In tutte le aree geografiche, le remunerazioni offerte dalle banche sui depositi sono rimaste pressoché stabili, mentre quelle sulle obbligazioni bancarie hanno ripreso a crescere dopo una prolungata fase di riduzione”.

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Google e Facebook iscritti al Registro degli Operatori di comunicazione

Google e Facebook sono stati iscritti al Roc, il Registro degli Operatori di comunicazione. Con la prossima chiusura dell’indagine conoscitiva congiunta sui Big Data, Agcom interrogherà il legislatore su possibili azioni per estendere le garanzie nelle comunicazioni e gli ambiti di attività Agcom all’utente online. Questo, sia con riferimento ai contenuti audiovisivi sia alla profilazione nel mercato della pubblicità online, già inserito nel Sistema integrato delle comunicazioni (Sic). Lo ha anticipato il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, durante il Convegno di Siracusa dal titolo Big Data, Persona e Mercato, organizzato dal Corecom Sicilia e da Agcom.

“Potenziale dominio e lesione del pluralismo nei mercati della raccolta pubblicitaria online”

A seguito della sentenza del Tar del Lazio del 14 febbraio 2018, Agcom ha proceduto all’iscrizione al Roc delle maggiori concessionarie di pubblicità sul web: Facebook, Microsoft, Google, e Adsalsa.

“L’insieme delle indagini su Internet, pubblicità online, disinformazione online, misurazione dell’audience online e Big Data, compiute in questi anni da Agcom – commenta Cardani – hanno permesso di delineare con chiarezza quali possano essere gli ambiti nei quali imprese concessionarie di pubblicità sul web aventi sede all’estero, ma che conseguono ricavi sul territorio nazionale, possano costituire posizioni di potenziale dominanza e possibile lesione del pluralismo nei mercati della raccolta pubblicitaria online”.

Il legislatore è chiamato a una seria riflessione sul ruolo della regolazione ex-ante

Il Presidente dell’Agcom ha inoltre aggiunto che “l’espansione conglomerale delle grandi piattaforme digitali globali, addirittura con la creazione di una moneta, di un portafoglio e di una camera di compensazione virtuale delle fluttuazioni” chiama il legislatore a una seria riflessione sul ruolo della regolazione ex-ante, riporta Askanews.

“Una domanda avanzata da varie autorità e Commissioni di esperti in tutto il mondo”

Nel suo intervento al convegno di Siracusa, il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Antonio Nicita ha sottolineato che “in attesa di interventi legislativi che espandano l’ambito della regolazione ex-ante per le grandi piattaforme globali, c’è comunque bisogno di conferire al più presto a un’Autorità terza indipendente poteri ispettivi e di audit sulla profilazione algoritmica dei dati e sull’impatto delle regole private che in vari ambiti le piattaforme globali si sono date.

“È una domanda – puntualizza Nicita – che negli ultimi mesi è stata avanzata da varie autorità e Commissioni di esperti in tutto il mondo, anche con la proposta di istituire una specifica autorità digitale di coordinamento per le indagini e la regolazione ex-ante sull’uso economico dei dati”.

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Multe auto più salate se arrivano via posta

Arriva una stangata sulle multe agli automobilisti recapitate da Poste Italiane. Insomma, se la multa arriva via posta è più salata. Le spese di notifica delle contravvenzioni stradali aumentano infatti le tariffe degli atti giudiziari fino a 20 euro. Pertanto, dal 10 giugno 2019 nell’avviso di Poste Italiane viene comunicata anche la variazione delle condizioni di offerta del Servizio Atto Giudiziario per la forfettizzazione del corrispettivo Can e Cad.

In alcune città la spesa aggiuntiva sarà tra 18 e 20 euro

La novità è in linea con le modifiche recentemente apportate alla Legge 890/1982, e con le Delibere attuative dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni in tema di notifiche a mezzo del servizio postale.

Di conseguenza, spiega l’Asaps, l’Associazione dei sostenitori e degli amici della polizia stradale, le sanzioni al codice della strada notificate attraverso questo sistema di postalizzazione saranno più care. E in alcune città l’importo aggiuntivo delle spese arriverà tra 18 e 20 euro rispetto alla sanzione.

Un importo aggiuntivo forfettario pari a 2,70 euro per le spese Can e Cad

Al fine di una complessiva ottimizzazione del servizio erogato, “per i clienti che affrancano in applicazione di contratti di durata, quali la Sma, la Maaf, Affrancaposta, il Conto di Credito e Posta Easy, i corrispettivi dovuti per le attività di postalizzazione e notifica dell’Atto Giudiziario e delle comunicazioni connesse dovranno essere corrisposti con nuove tariffe”, cita ancora il comunicato Asaps. Alle vigenti tariffe dell’atto giudiziario, riporta Adnkronos, sarà applicato un importo aggiuntivo forfettario pari a 2,70 euro per le spese relative alle Comunicazioni di Avvenuta Notifica (Can) e di Avvenuto Deposito (Cad) eventualmente emesse ai sensi degli artt. 7 e 8 della legge 890/1982, e finora addebitate al momento della restituzione dell’avviso di ricevimento.

Per gli invii fino a 20 grammi la tariffa varia da 6,80 euro a 9,50 euro

In particolare, l’importo complessivo dovuto per la spedizione per gli invii fino a 20 grammi, comprensivo della quota forfettaria di Can e Cad, varia da 6,80 euro a 9,50 euro “e potrà essere soggetto a revisioni annuali pro futuro nel caso di variazione delle tariffe unitarie e/o dell’incidenza dell’evento”, aggiunge l’Asaps. In tale eventualità Poste pubblicherà i nuovi importi sul sito e presso i centri di accettazione con un preavviso di 30 giorni.

“Oltre alle sanzioni previste dalle singole norme – si legge in un comunicato di Poste Italiane – alle aumentate spese di postalizzazione, andranno aggiunte le spese procedurali e di accertamento ai sensi dell’art. 201 del codice della strada”.

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Enea ed Eni insieme nella ricerca sulla fusione

L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, e l’Eni uniscono le forze nella ricerca per la produzione di energia pulita. Il presidente dell’Enea Federico Testa e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno infatti firmato un protocollo d’intesa, un Memorandum of Undestanding, che apre la strada alla collaborazione nella ricerca sulla fusione a confinamento magnetico. Obiettivo dell’accordo, ottenere energia pulita, sostenibile e sicura tramite il meccanismo con cui viene prodotta energia nel Sole. Questo accordo sulla fusione fa seguito al Protocollo d’Intesa siglato nel luglio 2018 per individuare aree di comune interesse per lo sviluppo congiunto di soluzioni tecnologiche innovative.

Il progetto Divertor Tokamak Test

Più in particolare, il Memorandum of Undestanding prevede la possibilità di collaborare, attraverso la costituzione di un’apposita società, nella realizzazione e conduzione del progetto Divertor Tokamak Test (DTT), il polo scientifico-tecnologico in realizzazione presso il centro ENEA di Frascati. Il DTT si propone come nuova macchina sperimentale per testare diverse soluzioni e fornire risposte scientifiche e tecnologiche ad alcuni aspetti peculiari del processo di fusione, quale, ad esempio, la gestione di elevatissime temperature.

Nello specifico, si legge su Eneainform@, il Memorandum prevede la definizione degli ambiti di azione e degli impegni delle parti per realizzare e condurre il progetto DTT, e la valutazione congiunta delle modalità di costituzione del veicolo societario.

“Un elemento chiave nella strategia di decarbonizzazione per un futuro più sostenibile”

“Questo accordo rafforza ulteriormente il nostro impegno nello sviluppo e l’applicazione di tecnologie innovative, un elemento chiave nella strategia di decarbonizzazione di Eni verso un futuro più sostenibile”, dichiara l’amministratore delegato Descalzi. Eni infatti contribuirà con le sue competenze industriali, tecniche e commerciali alla realizzazione di questa importante iniziativa, riporta Askanews. L’accordo conferma inoltre l’impegno di Eni in un campo sfidante come quello della fusione a confinamento magnetico. Un impegno iniziato un anno fa con l’investimento nella start up CFS (Commonwealth Fusion Systems) e con le collaborazioni con MIT in USA, oltre alla più recente sigla di un accordo con il Cnr per la realizzazione di un Centro di Ricerca congiunto a Gela, in Sicilia.

Italia all’avanguardia nella ricerca di frontiera

Il progetto DTT, già interamente finanziato, pone l’Italia all’avanguardia nella ricerca di frontiera e consentirà di creare 1.500 posti di lavoro e un ritorno di oltre 2 miliardi di euro. “Nel settore della fusione a Enea è riconosciuta una leadership internazionale grazie al livello di eccellenza dei nostri ricercatori, alla dotazione strumentale e a laboratori tecnologici avanzati – sostiene il presidente Testa -. ENEA ha maturato un elevato grado di professionalità nella gestione di progetti complessi a livello nazionale, europeo e internazionale fornendo prove, studi e misure finalizzati ad incrementare la qualità dei prodotti, dei servizi e dei processi, favorendone la sostenibilità e la valorizzazione ai fini produttivi e della competitività. E questa alleanza con Eni – aggiunge Testa – è una positiva conferma”.

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Generazione Zeta: tecnologici, disillusi, ma più determinati

Sono pochi, sotto i 3 milioni, ancora meno dei Millennials: la Generazione Zeta è la prima generazione a non aver memoria diretta del Novecento, e la sua parte più matura ha oggi 20-24. Sta quindi compiendo il proprio percorso di transizione dal mondo della scuola a quello del lavoro. Il rapporto con le nuove tecnologie è senz’altro il loro elemento distintivo, ma i ventenni di oggi hanno visto la crisi economica investire in pieno i Millennials. Sono perciò più disillusi, partono con minori aspettative, ma non per questo meno determinati. Tendono infatti a essere più cauti e pragmatici, più concreti rispetto al presente. E riconoscono che l’impegno di oggi è la premessa indispensabile per realizzare i propri obiettivi professionali e di vita.

Il lavoro è uno strumento per procurare reddito

È quanto emerge dalla ricerca condotta da Umana, con la collaborazione scientifica dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto G. Toniolo di Milano e Valore D. Secondo la ricerca l’autorealizzazione per i nativi digitali non è al primo posto, e non perché non sia il desiderio principale dei giovani, ma perché l’impatto della crisi economica li ha resi più concreti e pragmatici rispetto alle condizioni materiali. Alla domanda “Il lavoro è per te…”, la percentuale più elevata di risposta è infatti quella che corrisponde a “è uno strumento per procurare reddito”. La preoccupazione principale è quindi quella di un riuscire a ottenere un buon stipendio (94,2%), che dia la possibilità di affrontare il futuro (91,3%).

La capacità di adattarsi è il requisito più importante

Rispetto agli elementi considerati utili per trovare un buon lavoro il titolo di studio è considerato una condizione necessaria, ma non sufficiente (13,6%). Il requisito nettamente più importante è la capacità di adattarsi (44,9%), da intendere non solo rispetto a quanto il mercato offre, ma anche, e soprattutto, ai cambiamenti nel mondo del lavoro. Aumenta inoltre sensibilmente la preferenza per tutto ciò che rende dinamico, sfidante e innovativo il lavoro (complessivamente 35,4%). Piace anche la possibilità di viaggiare con il proprio lavoro (15,9%), interagire e incontrare persone nuove (9,5%).

Avere un sogno da realizzare e desiderio di imparare

Tra le life skills che caratterizzano gli Zeta si distinguono l’avere un sogno da realizzare (63,2%), la capacità di stare in relazione con gli altri (59,6%), perseguire obiettivi (59,4%) e riconoscere gli aspetti positivi delle situazioni (54,0%). Si impongono poi le competenze avanzate digitali, riporta Adnkronos, la creatività e lo spirito di iniziativa, entrambe indicate da oltre la metà dei rispondenti. Ma se dovessero immaginare quali siano le competenze più importanti di cui dovrebbe dotarsi un attuale diciottenne per trovare lavoro per gli Zeta la più importante risulta il desiderio di imparare (85%). Su valori bassi invece si posizionano l’abilità di essere un leader, l’empatia, la capacità di sostenere le proprie idee, l’avere un sogno da realizzare

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