In Italia i green lover sono 19 milioni

Prima del lockdown in Italia i green lover erano 16 milioni. Nel 2020 sono tre milioni in più (19 milioni), il 39% della popolazione. Durante il lockdown la passione per il verde degli italiani è cresciuta, lo dimostra l’Osservatorio The World after Lockdown di Nomisma, di cui l’ultimo approfondimento riguarda il giardinaggio. Un hobby alla portata di tutti, che non richiede ampi spazi o ingenti investimenti, ma soltanto costanza e dedizione. Secondo l’Osservatorio gli italiani con il pollice verde sono riconducibili a due categorie, i green expert, 12 milioni di agricoltori per passione, e i green enthusiast (14 milioni), che si dedicano alla cura di piante e fiori in casa, o sul balcone.

Green expert e green enthusiast

La quota di green expert (il 24% della popolazione) che si dedica a terreni è maggiore al Sud, mentre chi si prende cura di giardini e orti risiede soprattutto nelle regioni del Nord Italia. I green expert hanno in media 53 anni, redditi familiari mensili medio alti e acquistano attrezzature e prodotti per il giardinaggio nei garden center, nei consorzi e presso le rivendite specializzate in prodotti per l’agricoltura. I green enthusiast (il 27%), invece, abitano prevalentemente al Nord nei centri città. Hanno un’età media di 45 anni, redditi familiari mensili alti, sono in maggioranza donne e per gli acquisti di prodotti da giardinaggio prediligono i negozi di articoli per la casa, di bricolage e i siti online.

Giardinaggio per rilassarsi, e non solo

Il gardening è una passione duratura che coinvolge l’intera famiglia e può diventare una vera e propria tradizione. E sono 4 milioni gli appassionati che si dedicano all’orto, coltivando ortaggi, frutta, erbe aromatiche, piante officinali e alberi da frutto. I green lover investono in media 4,7 ore a settimana per la loro passione, con il 22% che dedica 5-10 ore settimanali. Questo perché l’effetto calmante e “terapeutico” della cura del verde è noto: il 43% pratica giardinaggio per rilassarsi, stare all’aria aperta (26%), o a contatto con la natura (17%).

Da non trascurare anche la motivazione estetica, come rendere più bella la casa (18%), e quella di coloro che producono frutta e ortaggi a fini di autoconsumo (16%).

Un fenomeno di portata rilevante

Sulla scia della sensibilità crescente per la sostenibilità, il 58% dei green lovers coltiva il proprio spazio verde facendo attenzione a preservare insetti e specie animali, e il 55% cerca sempre nuovi metodi di coltivazione più ecologici e sostenibili. Ma un altro punto a favore della rivoluzione green viene dagli attuali non green lovers. Il 57% di loro, infatti, vorrebbe avvicinarsi a questa passione in futuro, attraverso la cura di piante e fiori in casa o sul balcone (30%), un giardino (25%), o la coltivazione di un orto (26%). Si tratta, insomma, di un fenomeno di portata rilevante per la società italiana e per tutti i settori collegati al gardening. Con riflessi anche sugli acquisti green, che nel 2021 registreranno un deciso incremento.

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Il carrello della spesa è fit, e si riempie di cibi light e creme rassodanti

In estate il carrello della spesa diventa ancora più fit, e si riempie di cibi a basso contenuto calorico e prodotti e cosmetici per mantenere la linea. Si tratta di prodotti in aumento del 13% su base annua. Nell’ultimo anno infatti i formaggi e i salumi confezionati nelle versioni light sono al top nella classifica delle categorie merceologiche fit più acquistate online in Italia. Secondo gli acquisti analizzati da Everli, marketplace della spesa online, integratori sportivi e prodotti dietetici hanno chiuso la top 10 italiana della spesa per tenersi in forma.

Snack e barrette, gli alleati nella spesa per la prova costume

Chi non desidera cercare di presentarsi al meglio all’appuntamento con la prova costume? Se da un lato gli italiani non riescono a fare a meno di alcuni peccati di gola dall’altro inseriscono nel loro carrello validi alleati della “forma”. Via libera dunque a snack e barrette energetiche. Soprattutto al gusto cioccolato, caramello e crema, i must-have in fatto di barrette proteiche e snack sostitutivi dei pasti. Apprezzati anche dai più golosi, questi alimenti danno infatti la giusta carica per affrontare la giornata ed eventuali routine di allenamento.

La cellulite non si combatte solo a tavola

Nel carrello della spesa però c’è spazio anche per le creme e i prodotti cosmetici che favoriscono il drenaggio, facilitano la lotta alla cellulite e rassodano il corpo. Tra i cosmetici per modellare il corpo in vista dell’estate gli italiani preferiscono come alleati soprattutto le creme e i gel rassodanti e anti-cellulite.

Anche i fanghi termali vengono acquistati online con frequenza al supermercato, e nella classifica dei rimedi più gettonati per la cura della propria linea a questi seguono i trattamenti e scrub drenanti.

Il carrello più fit è in Emilia Romagna

Secondo lo studio di Everli l’Emilia Romagna è la regione più attenta alla linea della Penisola, con ben 4 province nella top 10 per acquisti online di cibi a basso contenuto calorico, prodotti fit e cosmetici rassodanti e drenanti.

Forlì-Cesena è al 1° posto, seguita da Rimini, Modena e Bologna (rispettivamente al 3°, 4° e 6° posto), sono le province che hanno registrato i volumi più consistenti di shopping online al supermercato di cibi e prodotti light in proporzione alla spesa totale. Dopo l’Emilia Romagna si posizionano Toscana e Lazio, entrambe con 2 province in classifica, Pisa (2°), Firenze (7°), Latina (8°) e Roma (9°). Ma anche friulani e marchigiani sono attenti alla prova costume, chiudendo la classifica regionale con 1 provincia a testa nella top 10. Ovvero, Pordenone (5°) e Pesaro-Urbino (10°).

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Tutti chef dopo il lockdown. Boom di visite per i siti di cucina

Agli italiani piace la buona tavola, ma anche variare, e cercare sempre nuovi spunti. Non sorprende, quindi, che durante i mesi del lockdown in molti si siano messi ai fornelli, preparando il proprio piatto forte, o sperimentandone di nuovi. Ma al termine della quarantena siamo davvero diventati tutti chef? Di certo abbiamo cucinato di più, e abbiamo cercato nuove ricette. Soprattutto su Giallozafferano.it e Cucchiaio.it. A quanto pare, però, c’è anche chi ha preferito farsi portare a casa la cena già pronta. Tanto che il più alto tasso di crescita lo hanno registrato i siti di food delivery.

A marzo +22% di utenti collegati

A quanto risulta dall’indagine effettuata da SEMrush, la piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online, gli utenti collegati a siti di cucina nei mesi di marzo e aprile sono aumentati in media rispettivamente del 22% e dell’11%. Per quanto riguarda invece il numero di sessioni complessive, è cresciuto del 19% a marzo e del 10% ad aprile. Sempre secondo l’indagine, il sito più consultato in assoluto è stato Giallozafferano.it, con 66 milioni di visite a marzo e 73 milioni ad aprile. Quanto a variazioni percentuali, nel mese di marzo è Cookist.it il sito che ha registrato il maggior tasso di crescita (+29% di visite, +34% di utenti unici), mentre a registrare il maggior incremento ad aprile è ancora Giallozafferano.it (+17% di visite, +22% di utenti unici).

Un volume di traffico importante, e tanti post sui social

Ottimi risultati anche per Cookist.it (+15% di visite a marzo) e Lacucinaitaliana.it (+12% di utenti unici). L’unico sito a perdere un po’ di terreno ad aprile è Cookaround, che perde quasi il 3% di numero di visite e cresce di un 2% scarso per numero di utenti unici. Un volume di traffico importante, quindi, complici anche i tanti post condivisi sui social. Che farebbero scommettere su un miglioramento delle capacità culinarie di molti italiani. Se non fosse che sono aumentate, e con percentuali maggiori, anche le visite ai siti di consegna cibo a domicilio.

Tutti cuochi, eppure il delivery cresce del 26%

Si tratta di una sorta di bisogno di coccole o di una necessità dovuta a troppi tentativi non riusciti? O di semplice voglia di cambiare? Probabilmente un po’ di tutto, ma di fatto, ciò che emerge è che i siti di delivery tra marzo e aprile hanno visto un incremento medio del numero di visite pari al 26%, e un aumento di utenti unici del 25%. Il più utilizzato in media è stato Justeat.it (3,8 milioni di visite e 1,8 milioni di utenti unici), mentre il sito che ha registrato il maggior incremento di visite è stato Glovoapp.com (+43%), e quello che ha registrato il maggior incremento di utenti unici Deliveroo.it (+28%).

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Nei primi tre mesi attacchi DDoS triplicati

Nei primi tre mesi dell’anno il numero complessivo degli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service, ovvero interruzione distribuita del servizio), è notevolmente aumentato, in particolare quelli rivolti ai siti web di enti pubblici e per la didattica. Un attacco DDoS consiste in “ingolfare” le risorse di un sistema informatico che fornisce un determinato servizio ai computer connessi. E secondo Il report Kaspersky Q1 2020 DDoS attacks la scelta degli obiettivi fa parte della strategia di attacco dei cybercriminali, che stanno approfittando del fatto che la quarantena renda le persone più che mai dipendenti dalle risorse digitali.

Attacchi rivolti ai servizi digitali essenziali

La pandemia, iniziata nel primo trimestre del 2020, ha contribuito a trasferire quasi tutte le attività, dalla scuola, al lavoro fino al tempo libero, verso le piattaforme online dedicate. L’aumento della domanda di risorse online è stato però notato anche dai criminali informatici. Per fare un esempio, nei mesi di febbraio e marzo il Department of Health and Human Services del governo statunitense, un gruppo di ospedali di Parigi e i server di un gioco online sono stati tutti presi di mira da attacchi DDoS. Il report di Kaspersky rivela anche una notevole crescita degli attacchi rivolti ai siti web per la didattica e ai siti web ufficiali degli enti pubblici. E ora la percentuale di questi attacchi ammonta al 19% del numero totale di incidenti.

Bloccati l’80% in più di minacce rispetto al primo trimestre dell’anno

Kaspersky attribuisce la crescita dell’interesse degli attaccanti al fatto che le persone dipendono sempre più dalle risorse online. Gli utenti, ad esempio, sono alla ricerca costante di informazioni sulla pandemia e sulle misure di prevenzione da adottare. In questi casi è importante affidarsi solo alle fonti ufficiali. Di fatto, in questo periodo Kaspersky DDoS Protection (la soluzione tecnologica di Kaspersky per proteggere le risorse informatiche da questo tipo di minacce), ha rilevato e bloccato il doppio degli attacchi rispetto al quarto trimestre del 2019, e l’80% in più rispetto al primo trimestre dello stesso anno. Anche la durata media degli attacchi è aumentata, e nel primo trimestre del 2020 un attacco DDoS è durato il 25% in più rispetto al primo trimestre del 2019.

Ora gli attacchi prendono di mira elementi dell’infrastruttura interna all’azienda

“L’interruzione dei servizi internet può essere un vero problema per le imprese poiché in alcuni casi la risorsa online rappresenta l’unico modo per mettere a disposizione dei clienti beni e servizi – commenta Alexey Kiselev, Business Development Manager del team DDoS Protection di Kaspersky -. Inoltre, l’adozione diffusa del telelavoro apre nuovi vettori per i responsabili degli attacchi DDoS. Prima la maggior parte degli attacchi veniva condotta contro le risorse pubbliche delle imprese, mentre adesso abbiamo osservato come gli attacchi DDoS prendano di mira elementi dell’infrastruttura interna, ad esempio il gateway VPN aziendale o i server di posta elettronica”.

 

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Le app di tracciamento non risolvono il problema dei contagi

Il tema del tracciamento dei positivi al Covid-19 tramite app lascia perplessi alcuni addetti ai lavori. Oltre all’efficacia nel contenere il contagio, c’è da considerare anche il tema della privacy.

“L’app per il tracciamento del contagio non sarà risolutiva perché molti pazienti già contagiati sono anziani e non hanno uno smartphone per scaricarla, mentre in molti non sanno neanche di essere positivi perché asintomatici”. Questo è il parere di Chiara Sgarbossa, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, riguardo al sistema italiano di tracciamento a cui sta lavorando una task force tecnologica nominata dal governo.

In ogni caso, in queste settimane l’Osservatorio sta lavorando a un censimento della sanità digitale italiana durante l’epidemia i cui risultati saranno resi noti a fine maggio.

Seguire l’esempio di Paesi come la Cina, la Corea del Sud o Singapore

“Affinché il sistema possa funzionare bisognerebbe mettere i cittadini in condizione di sapere con certezza se si è stati contagiati”, commenta Chiara Sgarbossa. In molti infatti non sanno di essere positivi.

“Per capire l’utilità di una operazione del genere – aggiunge Sgarbossa – bisogna andare a guardare l’esempio di altri Paesi che l’hanno adottata prima di noi, come la Cina, la Corea del Sud o Singapore, dove c’è un sistema di controllo diverso.

“Senza nessun controllo si possono anche creare situazioni finte”

“In Italia – continua il Direttore dell’Osservatorio – a meno che non si forzi la normativa europea sulla Privacy, l’app deve essere scaricata volontariamente”.

Per fare in modo che l’app venga scaricata bisogna innanzitutto convincere un numero sufficiente di persone a farlo, e assicurarsi che i dati vengano inseriti correttamente riporta Ansa. Quindi è necessario che venga attuato un controllo sugli stessi. “Poiché senza nessun controllo si possono anche creare situazioni finte – sottolinea l’esperta -. E si dovrebbero capire anche le applicazioni future oltre alla necessità del momento”.

“È tutto lasciato alla volontà del cittadino di auto-dichiararsi”

“Anche l’esperienza della Lombardia con l’app ‘AllertaLom’ – puntualizza Sgarbossa – è una primissima mappa, ma non esaustiva e affidabile, non tutti la scaricheranno e non tutti la compileranno. Se gli abitanti della Lombardia sono 10 milioni e la scaricano in 500 mila, siamo al 5% della popolazione. È tutto lasciato alla volontà civile e sociale del cittadino di auto-dichiararsi”.

È vero che tutti noi siamo tracciati quotidianamente – commenta l’esperta – e spesso diamo consensi senza sapere cosa facciamo, ma se una operazione del genere non si fa per fini commerciali, ma sanitari, e si mette in piedi qualcosa istituzionale c’è una sensibilità diversa”.

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Nel 2019 in Italia cresce il gettito fiscale, +7.847 milioni di euro

Crescono le entrate tributarie erariali, che nel 2019 ammontano a 471.622 milioni di euro,  in più rispetto allo stesso periodo del 2018, per un aumento del +1,7%. In particolare, le imposte dirette crescono del +1,8%, mentre quelle indirette segnano un +1,5% rispetto al 2018. Le entrate tributarie erariali derivanti da attività di accertamento e controllo si attestano invece a 13.320 milioni, per 1.140 milioni di euro in più sul 2018, pari al +9,4%. I dati sono stati resi noti dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che nel confronto tra i flussi di gettito annuali registrati nel biennio 2018/2019 non rileva disomogeneità determinate da entrate una tantum.

Variazione negativa nel mese di agosto e di novembre

Il profilo mensile dei versamenti tributari evidenzia una caduta del gettito nel mese di agosto. Questo, per effetto del differimento al 30 settembre dei termini di versamento per i soggetti che svolgono attività economiche per le quali sono stati approvati nel 2019 gli indicatori sintetici di affidabilità (ISA, ex studi di settore). Anche i flussi di gettito acquisiti nel mese di novembre presentano una variazione negativa, recuperata però nel mese successivo, e ascrivibile allo slittamento al 2 dicembre dei versamenti relativi alle imposte autoliquidate (la scadenza del 30 novembre cadeva di sabato).

Aumenta il gettito derivante dalle imposte dirette e indirette

Le imposte dirette risultano pari a 252.284 milioni di euro, con una crescita tendenziale pari a 4.513 milioni di euro (+1,8%). La crescita è stata trainata, in particolare, dall’andamento delle ritenute IRPEF da lavoro dipendente e da pensione, che consolidano l’andamento positivo già rilevato nel biennio 2017-2018 e risultano aumentate di 5.087 milioni di euro (+3,3%). Le imposte indirette ammontano invece a 219.338, con una crescita tendenziale di 3.334 milioni di euro pari al 1,5%. Alla dinamica positiva ha contribuito la crescita sostenuta dell’IVA (+3.306 milioni di euro pari a +2,5%), in particolare della componente sugli scambi interni (+3.623 milioni di euro pari a +3,0%).

13.320 milioni da entrate tributarie derivano da attività di accertamento e controllo

Le entrate tributarie erariali derivanti da attività di accertamento e controllo, riporta Italpress, nel 2019 si attestano invece a 13.320 milioni, registrando +1.140 milioni di euro sul 2018 per una crescita pari al +9,4%. Di questi, 6.918 milioni di euro (+748 milioni di euro, pari a +12,1%) sono affluiti dalle imposte dirette, e 6.401 milioni di euro (+392 milioni di euro, pari a +6,5%) dalle imposte indirette.

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Italiani pessimisti sull’accesso alle opportunità, e preoccupati per la salute

In termini di accesso alle opportunità, gli italiani, rispetto al resto del mondo, sono pessimisti. Ma nonostante non condividano il livello di ottimismo del resto del mondo sono convinti che impegnarsi nel lavoro e acquisire un livello di istruzione superiore siano gli aspetti più importanti per superare le barriere e realizzarsi nella vita. È quanto emerge dalla ricerca LinkedIn Opportunity Index 2020, condotta su più di 30.000 adulti di 22 paesi nel mondo, inclusa l’Italia, con l’obiettivo di scoprire come le persone percepiscono le opportunità e le barriere che impediscono di raggiungere gli obiettivi.

La salute è la prima preoccupazione che impedisce di vivere bene

Di fatto, nella valutazione della percezione della disponibilità di opportunità sul mercato, l’Italia ottiene il punteggio più basso a livello mondiale (22°). Mentre rispetto alla fiducia nel successo l’Italia si classifica al 21° posto.

In Italia, poi, le persone sono generalmente più preoccupate per i problemi di salute (16%) e la qualità dell’istruzione (9%) rispetto ad altri paesi europei. Tanto che per la maggior parte degli italiani vivere bene significa innanzitutto godere di una buona salute (56%), un aspetto in prima posizione e sopra la media globale. Essere finanziariamente indipendenti (33%) è al secondo posto, e avere un lavoro stabile (28%) in terza posizione, superiore al quinto posto del medesimo dato nella classifica globale.

Come realizzarsi nella vita?

A livello globale, impegnarsi nel lavoro (81%) è considerato il fattore più importante per realizzarsi nella vita, seguito dalla disponibilità di accettare il cambiamento (80%). Più di tre quarti (76%) a livello globale poi sostiene che avere la giusta rete di contatti sia importante per realizzarsi, allo stesso livello di parità di accesso alle opportunità (75%) e livello di istruzione (74%).

È interessante notare che impegnarsi nel lavoro viene classificato al primo posto in tutti i mercati europei tranne che in Germania, dove occupa la decima posizione, e in Svizzera, dove occupa la settima. In confronto, gli italiani ritengono che l’impegno nel lavoro (81%) e il livello di istruzione (80%) siano gli aspetti più importanti per realizzarsi nella vita. Seguono la disponibilità ad accettare il cambiamento (75%) e la parità di accesso alle opportunità (75%).

Le opportunità più cercate sono legate al lavoro

A livello globale, la maggioranza delle persone è alla ricerca di opportunità legate al lavoro (87%), seguite dalle opportunità sociali (59%). Quasi un terzo delle persone è alla ricerca di opportunità di apprendimento o istruzione (29%), guidate innanzitutto da chi desidera apprendere una nuova competenza (19%).

Anche gli italiani sono per lo più alla ricerca di opportunità legate al lavoro. Desiderano posti di lavoro che garantiscano un buon equilibrio tra vita professionale e privata, la sicurezza e la stabilità del lavoro e la possibilità di fare ciò che amano. Sono anche alla ricerca di opportunità che permettano loro di trascorrere del tempo di qualità con amici e familiari, un aspetto legato al desiderio di mantenere attivi la mente e il corpo

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Spotify lancia le playlist per cani e gatti

Per allietare la giornata di cani e gatti, soprattutto quando restano a casa da soli, ora si può fare affidamento sulla musica. Spotify lancia infatti le playlist personalizzate per gli animali domestici. La compagnia svedese, la prima al mondo nel mercato della musica in streaming ora permette infatti di creare una playlist per tutti i pet, Non solo quindi per il cane e il gatto, ma anche per il criceto, l’iguana, o il canarino. Sul generatore di playlist per animali domestici (spotify.com/pets), è possibile anche aggiungere una foto del proprio pet e il suo nome per rendere ufficiale la serie di brani musicali scelti dalla piattaforma apposta per lui.

A ogni pet la sua canzone

Come funziona? Semplice. Una volta selezionato l’animale basta descriverne la personalità, se è pigro, vivace, timido o socievole, per ottenere una playlist con il suo nome da fargli ascoltare per intrattenerlo quando si è fuori casa. Dopo aver inserito tutte le informazioni, Spotify definisce perciò l’elenco dei brani consigliati per quel determinato animale, calcolati in base ai gusti personali in musica del proprietario e alle risposte che sono state fornite sul carattere di chi effettivamente poi dovrà ascoltarli.

La musica aiuta gli animali ad alleviare lo stress, e li rende felici

Prima di lanciare la novità Spotify ha condotto un sondaggio su 5mila utenti italiani, spagnoli, britannici, statunitensi e australiani. Stando ai risultati, 8 persone su 10 sono convinte che ai loro animali piaccia la musica, e 7 su 10 hanno “messo su” canzoni proprio per i loro amici pelosi. La convinzione è che, come avviene per gli esseri umani, la musica aiuti gli animali ad alleviare lo stress, li renda felici e gli faccia compagnia. Tanto che il 74% dei proprietari di animali domestici nel Regno Unito suona o fa ascoltare musica ai propri animali. E un quarto ha addirittura affermato di aver perfino visto il proprio animale ballare a suon di musica.

Il 69% dei proprietari canta per il proprio animale, e il 59% balla con lui

Sempre secondo il sondaggio condotto da Spotify il 69% dei proprietari canta per il proprio animale, e il 59% balla con lui. E ancora, quasi uno su cinque ha chiamato il proprio animale come un cantante o un gruppo. Il più gettonato è Bob Marley, seguito da Elvis, Freddie Mercury, Bowie e Ozzy. Sempre in base al sondaggio, l’84% dei proprietari afferma che il proprio animale gli completa la vita, il 55% crede che Fido e Micio abbiano i suoi stessi gusti musicali, e il 54% dichiara che, se dovesse scegliere tra il partner e l’amico a quattro zampe, opterebbe per il secondo.

 

 

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Arriva l’anello sblocca telefono contro i furti di impronte digitali

Le nostre impronte digitali sono sempre più utilizzate per sbloccare tablet e smartphone, ma  anch’esse possono essere falsificate. Kaspersky ha quindi prodotto un anello sblocca-telefono, un accessorio che integra un’impronta digitale artificiale univoca, che l’utente può chiedere di sostituire nel caso in cui venga compromessa. Realizzato da una gomma innervata di conduttori, l’accessorio, prodotto a solo scopo dimostrativo, viene letto dai sensori come un normale dito, la cui superficie contiene appunto l’impronta digitale. Per realizzare l’anello l’azienda russa specializzata nella sicurezza informatica si è rivolta al designer Benjamin Waye, e all’agenzia di creativi svedesi Archetype, che lo ha progettato.

Un software garantisce la distribuzione casuale delle fibre conduttive

L’anello di Kaspersky può essere configurato per sbloccare un dispositivo, validare una transazione o aprire una porta, ed è compatibile con i lettori di impronte in circolazione. Tuttavia, nel caso in cui l’impronta dovesse essere compromessa sarà sufficiente disattivare lo sblocco con impronta digitale del dispositivo, ed eventualmente richiedere un nuovo anello. Per garantire l’unicità del prodotto, spiega Kaspersky, l’accessorio è realizzato utilizzando uno specifico software che garantisce una distribuzione casuale delle fibre conduttive nascoste sotto l’impronta digitale. Una trama non ripetibile che rende la sola impronta insufficiente a sbloccare un dispositivo, e dunque dà la possibilità all’utente di utilizzare il lettore biometrico senza doversi preoccupare che la sua impronta reale possa essere rubata.

Un miglioramento delle tecnologie biometriche

L’anello finora stato presentato esclusivamente a scopo dimostrativo. L’obiettivo dell’iniziativa è infatti quello di fornire un esempio di miglioramento delle tecnologie biometriche e accrescere l’attenzione verso soluzioni di questo tipo. Se pin e password possono essere resettate e modificate, altrettanto non vale per le impronte digitali. Ma il discorso può essere esteso a qualsiasi tipo di dato biometrico, ovvero a tutte le informazioni che fanno parte del nostro corpo e che una volta compromesse diventano inutili ai fini della sicurezza digitale. Un esempio risale al 2015, quando criminali informatici hanno avuto accesso a un archivio del personale dell’amministrazione statunitense, rubando e rendendo pubbliche le impronte digitali di circa 5,6 milioni di dipendenti.

Lo stato degli studi relativi alla sicurezza in campo biometrico non è maturo

“Una soluzione definitiva comporterà la creazione di misure e di tecnologie che garantiscano davvero la protezione dell’identità unica delle persone – commenta il direttore del team di ricerca e analisi europeo di Kaspersky, Marco Preuss -. Una soluzione di questo tipo deve ancora essere sviluppata, e lo stato attuale degli studi relativi alla sicurezza in campo biometrico non ha ancora raggiunto una tale maturità”.

Tuttavia, l’impiego di simili metodi è in costante crescita, imponendo agli utenti e al mondo della sicurezza informatica un cambio di passo nel modo in cui vengono conservati e protetti i dati. “Per questo abbiamo pensato fosse estremamente importante avviare un dibattito all’interno delle aziende interessate – aggiunge Preuss – in modo da sviluppare al più presto un approccio collaborativo in grado di portare a una protezione più efficace”.

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Italiani e salute, 2 su 3 chiedono al dottor Google

E’ diventato Google il dottore di riferimento degli italiani. Ben 2 nostri connazionali su 3 (l’80%, per la precisione) quando ha dei dubbi in merito alla propria salute si rivolge alla rete, cercando risposte sul web. Risposte che però, spesso, non sono chiare ed esaurienti, tanto che la maggior parte degli italiani poi fa riferimento al proprio medico di famiglia. Il dato, che è anche un profondo cambiamento nelle abitudini dei cittadini, emerge dall’indagine di Iqvia Italia, leader globale dell’analisi dei dati in ambito medico, che ha intervistato mille adulti con questionari a risposta multipla.

Sempre più autonomi e consapevoli

Quello che emerge con prepotenza dai dati è che gli italiani sono sempre più consapevoli nella gestione della propria salute e per questo le persone sono più autonome nella ricerca attiva di informazioni legate al benessere e per farlo usano tutti i canali a disposizione: internet, il medico di medicina generale, il farmacista, il medico specialista e le riviste di settore. “Il tema chiave risultato da questa ricerca è la necessità di ridefinire il rapporto medico-paziente: quest’ultimo infatti vuole essere protagonista nelle scelte, ma al tempo stesso chiede al medico di essere guida e supporto nella comprensione della diagnosi e nella gestione attiva e consapevole della cura” ha commentato Isabella Cecchini, Principal del Dipartimento Ricerche di Mercato di Iqvia Italia. Il sondaggio mostra che il 31% degli intervistati ha dichiarato di cercare spesso informazioni sulla propria salute e il 52% ogni tanto. Soltanto il 3% ha dichiarato di non cercare mai informazioni sulla propria salute, il 14% raramente.

Età media, donna e a caccia di sintomi: ecco l’identikit di chi cerca informazioni mediche

Chi cerca informazioni mediche su vari canali ha anche delle precise caratteristiche. Secondo i risultati dell’indagine, la fascia media d’età (45-55 anni) è quella più attiva nella ricerca di informazioni sulla salute (87%), seguita dagli over 55 (85%), impegnati nella prevenzione e nel mantenimento del benessere. Gli ultimi sono gli under 34 che si fermano al 77%. Le donne consultano internet più spesso rispetto agli uomini. Per quanto riguarda i temi più cercati, sintomi e patologie sono gli argomenti più ricercati (64% dei casi), seguiti dagli stili di vita, per esempio dieta e alimentazione (55%). Ma si ricorre al web anche per capire meglio la posologia di un farmaco e le eventuali controindicazioni (43%), mentre scendono agli ultimi posti le ricerche sugli integratori (29%) e sui centri medici specialistici a cui rivolgersi (28%). “Il cittadino utilizza tutti i canali di informazione indistintamente. Si informa sul web per capire meglio una diagnosi o una prescrizione, chiede poi spiegazioni e approfondimenti al medico o al farmacista – conclude Cecchini – dobbiamo quindi abituarci a un sistema fluido e articolato, dove il medico rappresenta sempre il fulcro della gestione del proprio benessere, ma il cittadino-paziente sente sempre più l’esigenza di approfondire in autonomia i temi legati alla salute e di confrontarsi con chi ha avuto la sua stessa esperienza di malattia e di cura”.

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