7 idee per rendere la tua base per il trucco come una seconda pelle

Il detto “il meno è più” può sembrare un pò folle, ma in alcuni casi è necessario, ed è esattamente ciò che accade quando applichiamo la base per il trucco. Noi vogliamo infatti migliorare l’aspetto della nostra pelle, nascondere le imperfezioni, fornire luminosità…ma tutto ciò senza preavviso. Pertanto, ottenere un perfetto effetto pelle con il trucco di fondo dovrebbe essere un obiettivo prioritario che non è sempre facile da raggiungere, ma al quale bisogna necessariamente aspirare se si desidera ottenere un risultato stupefacente e professionale. Tuttavia, non si tratta di nulla di particolarmente complicato ma bisogna solamente adottare alcuni accorgimenti che andremo adesso ad analizzare insieme, sintetizzandoli nel modo più chiaro e semplice possibile. Il risultato? Eccolo di seguito, punto per punto:

Non trascurare mai l’idratazione

Anche se per ottenere un effetto invisibile non è una cattiva idea quella di mescolare la tua crema idratante con la base del trucco, gli esperti concordano nel  dare l’importanza che merita al trattamento idratante. Pertanto, anche se decidi di mettere in pratica il trucco di mescolare la crema idratante con la base, devi prima trattare la pelle solo con la crema idratante che usi abitualmente, e procedere solo in seguito con il secondo passaggio.

Un risultato quasi invisibile

Anche se vuoi un risultato iper leggero che lasci intendere che non indossi il trucco, non dovresti fare a meno di usare una base o un primer. Tuttavia, se si tratta di un prodotto dalla consistenza untuosa, puoi mettere in pratica l’idea di mescolarlo con la base in modo che il risultato sia più succoso e leggero.

È meglio applicare la base con le dita, pennello o spugna?

Anche se questa è anche una questione di gusti, applicare la base del tuo trucco con le dita consente di modulare l’intensità e controllare la quantità di prodotto che si applica. Come confermano gli esperti, il modo migliore per ottenere un secondo effetto pelle è usare pochissima quantità di prodotto e lavorarlo con un pennello che crei un velo sulla nostra pelle.

Il trucco del pennello che non tocca la pelle

Quando estendi la base del trucco con il pennello, dovresti provare a eseguire movimenti che si alternano, muovendo il pennello rapidamente e leggermente senza toccare la pelle. Ecco il nocciolo della questione: affinché la base appaia naturale, il pennello dovrebbe appena toccare la pelle. Non è necessario coprire l’intero viso, ma concentrarsi sulle aree più necessarie aiuterà a mantenere un aspetto reale della pelle. Bisogna ricordare inoltre di iniziare sempre dal centro del viso procedendo verso l’esterno.

Applicare la base solo dove serve

È uno dei migliori trucchi per far sembrare la base del trucco una seconda pelle. Usa la base solo nelle aree necessarie, ad esempio nell’area delle guance, del mento, delle ali del naso e persino delle occhiaie, mentre fronte e lato rimangono liberi. Ciò aiuta a mantenere un equilibrio in grado di far apparire più naturale il tuo trucco. Subito dopo vaporizza l’acqua termale o adopera un fissatore per il trucco in modo che la base aderisca perfettamente con la pelle.

Polveri compatte? Sì, ma solo se li applichi in questa maniera

Potresti pensare che le polveri compatte sembrino contraddittorie se l’obiettivo è quello di dare l’impressione di non essersi truccate , ma gli esperti confermano che queste sono utili per ridurre la lucentezza in alcune aree e dunque dare un aspetto più naturale. Per fare ciò il consiglio è quello di usare un pennello non molto compatto, che aiuterà a depositare la quantità necessaria in ogni punto senza  sovraccaricare la pelle.

Seguendo questi sette semplici consigli, ti sarà molto più facile conferire alla base per il trucco l’aspetto di una seconda pelle, assolutamente naturale al punto tale da sembrare quasi di non esserci. Se desideri diventare un professionista del make-up ed apprendere questi ed altri segreti del trucco, il corso make-up di Academia BSI è perfetto per te e consentirti di sfoggiare un trucco sempre perfetto, o farti diventare una star del make-up se il tuo sogno è quello di lavorare in questo settore così dinamico e affascinante.

Il welfare nelle utilities, oltre il 52% ha implementato un piano aziendale

Il 52,8% delle aziende locali attive nell’erogazione e nella gestione dei servizi pubblici e ambientali dei cittadini ha implementato un piano di welfare aziendale, e il 50% destina ai lavoratori anche il vantaggio fiscale dell’azienda, introducendo un premio di risultato utilizzando la possibilità introdotta dalla normativa del 2016 di detassare il premio.

I servizi più diffusi nei piani di welfare attivati dalle utilities sono i benefits e i servizi, in cui prevalgono i buoni pasto, erogati dall’80% delle aziende, e la flessibilità organizzativa (51,5%), legata principalmente all’orario di lavoro.

Si tratta di alcuni dati emersi dalla ricerca Il welfare aziendale nelle utilities, promossa da Edenred e realizzata dal Consorzio Aaster, in collaborazione con Utilitalia, la principale associazione di rappresentanza delle aziende del settore.

Il paniere dei servizi: dal rimborso delle rette scolastiche allo smart working

Rispetto ai benefit, oltre ai buoni pasto, il paniere welfare prevede una molteplicità di servizi, tra cui rimborso rette e acquisto libri (23,9%), borse di studio, vacanze studi e corsi (23,9%), supporto di baby-sitting (21,6%), carrello della spesa (20,9%), agevolazioni al rientro dalla maternità (20,1%), assistenza anziani (16,4%), assistenza familiari non autosufficienti (16,4%), asilo nido aziendale o simili (11,9%), e sostegno alla formazione dei dipendenti (17,9%).

Rispetto al welfare organizzativo, riferisce Adnkronos, emerge inoltre una buona percentuale di piani di smart-working, adottata dal 16,4% delle utilities.

Un modello di welfare ispirato al work-life balance

Da questi dati si conferma un modello di welfare aziendale fortemente ispirato al work-life balance, al sostegno delle esigenze familiari dei dipendenti, alla maternità e ai sevizi alla persona. Un modello che valorizza il corretto bilanciamento tra la vita lavorativa e quella familiare-privata, con particolare attenzione alle esigenze delle donne lavoratrici, presenti in larga misura tra i direttori del personale delle aziende del settore (il 77,3%).

Prevale il sentiment positivo fra i lavoratori rispetto al management

Se l’alta componente femminile fra i direttori del personale rappresenta il lavoratore tipo favorevole al welfare aziendale, la valutazione degli impatti derivanti dall’adozione di piani di welfare aziendale è positiva per il 62,1% del management, e per 66% dei lavoratori.

Un dato, questo, in contrasto con molte altre ricerche, che rilevano, invece, un sentiment maggiormente positivo tra i dirigenti rispetto ai lavoratori. Inoltre, secondo la ricerca, la valutazione positiva aumenta notevolmente quando il welfare è inserito tramite accordi negoziali con il sindacato rispett

Total digital audience, a settembre 42,7 milioni gli utenti connessi

A settembre la fruizione di internet, la total digital audience, in Italia ha raggiunto 42,7 milioni di utenti unici, collegati da almeno uno dei device rilevati, ovvero computer, smartphone e tablet. Audiweb rende disponibile il nastro di pianificazione Audiweb Database con i dati della total digital audience del mese di settembre 2018. I nuovi dati sono stati distribuiti alle software house e sono consultabili dagli operatori iscritti al servizio tramite i tool di analisi e pianificazione.

A settembre quindi l’online ha interessato complessivamente il 70,5% della popolazione italiana dai 2 anni in su. E per quanto riguarda la fruizione in mobilità, ha visto coinvolta il 75,1% della popolazione maggiorenne, dai 18 ai 74 anni, pari quindi a 34,1 milioni di persone collegate da smartphone.

Sono 33,5 milioni gli utenti collegati nel giorno medio

Nel giorno medio, dai device rilevati hanno navigato almeno una volta 33,5 milioni di utenti dai 2 anni in su, per quasi 3 ore in media per persona. Per quanto riguarda il device utilizzato per l’accesso, sempre nel giorno medio, a settembre risulta che da computer hanno navigato 11,7 milioni di utenti, corrispondenti al 19,4% della popolazione da 2 anni in su, da tablet 5,4 milioni di persone, e 27,7 milioni da smartphone, rispettivamente l’11,8% e il 60,9% della popolazione maggiorenne.

I più connessi? I giovani tra i 18 e i 34 anni

Il segmento più coinvolto nella fruizione quotidiana dell’online risulta quello dei giovani tra i 18 e i 34 anni, con l’82,4% dei casi online nel giorno medio da almeno uno dei device rilevati. Inoltre, circa il 74% di questa parte della popolazione ha navigato da smartphone.

Il segmento della fascia più matura, quella dei 45-54enni, è risultato online nell’81,7% dei casi, con il 71,7% online almeno una volta anche, o solo, da smartphone. La fascia dei 35-44enni è invece risultata online nel 78,2% dei casi da uno dei device rilevati e, più in dettaglio, nel 65,9% dei casi da smartphone, che si lascia superare dall’area più matura della Generazione X (45-54enni).

Cos’è la nuova metodologia Audiweb 2.0

I dati sono stati prodotti con la nuova metodologia Audiweb 2.0, basata su quattro fonti di dati: la fonte censuaria, che consente la raccolta di dati relativi alla fruizione di tutti i contenuti online da differenti device e piattaforme, i Big Data, che contribuiscono all’attribuzione di età e genere all’audience, e la rilevazione Audiweb Panel, che avviene attraverso un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana. Le informazioni provenienti dalla rilevazione Panel vengono poi espanse all’intero universo della popolazione connessa grazie alle informazioni derivanti dalla nuova Ricerca di base congiunta con Auditel.

Inflazione giù, costo della spesa su

Le ultime rilevazioni dell’Istat “fotografano” lo stato di salute dell’economia reale italiana. E lo scatto, come accade ormai da diverso tempo, è fra luci e ombre. Se l’inflazione registra infatti una battuta d’arresto, lo scontrino per fare la spesa diventa più caro. Le stime preliminari del mese di aprile 2018 dicono che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi registra un aumento dello 0,1% su base mensile e dello 0,5% su base annua (+0,8% a marzo).

Perché l’inflazione scende?

Il fatto che l’inflazione abbia dato segnali di rallentamento è da attribuirsi prevalentemente all’inversione di tendenza dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (da +5,0% a -1,1%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,5% a -0,7%), cui si aggiunge quella, meno marcata, dei prezzi dei Servizi relativi alle comunicazioni (da +0,4% a -0,7%). L’Istat afferma che il fenomeno è in parte frenato dall’accelerazione dei prezzi dei Beni alimentari (da +0,5% di marzo a +1,6%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi rallenta a +0,5% (era +0,7% nel mese precedente) mentre quella al netto dei soli Beni energetici si attesta a +0,5% (esattamente come a marzo).

Perché aumentano i prezzi a consumo?

L’Istat spiega così l’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo: il trend è dovuto principalmente ai rialzi dei prezzi degli Alimentari lavorati (+1,1%), dei Beni energetici non regolamentati (+1,1%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,9%), quasi del tutto neutralizzati dal calo dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (-5,4%). Pertanto, a causa dell’accelerazione della crescita dei prezzi dei beni (da +0,7% di marzo a +0,9%) e della decelerazione di quella dei servizi (da +0,9% a +0,2%), il differenziale inflazionistico tra servizi e beni torna negativo (da +0,2 punti percentuali di marzo a -0,7), continua l’Istat. L’inflazione acquisita per il 2018 è pari a +0,7% per l’indice generale e a +0,5% per la componente di fondo.

Il carrello della spesa aumenta e diventa più pesante

Infine, l’Istituto di Statistica esamina il carrello della spesa degli italiani, che si dimostra in netta ripresa con costi in crescita. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,7% su base mensile e dell’1,5% su base annua, con un +0,4% a marzo.

Quali sono i 10 hotel più “condivisi” su Instagram?

L’ultima tendenza del viaggiatore è l’insta-viaggio, ovvero la ricerca dell’hotel da “postare” su Instagram. Una persona su sei ammette infatti di scegliere l’hotel basandosi sul potenziale di potersene vantare sui social media. E per celebrare gli hotel più meritevoli di essere condivisi il sito di ricerca hotel Hotels.com rivela quali sono i 10 hotel più instagrammabili di tutto il mondo, perfetti per riempire di cuori, mi-piace e commenti invidiosi il proprio profilo Instagram.

I millennials trascorrono 80 minuti al giorno sui social media anche in vacanza

Il recente rapporto Mobile Travel Tracker di Hotels.com rileva che i millennials trascorrono in media 80 minuti al giorno sui social quando sono in vacanza, di cui due terzi su Instagram. Non sorprende quindi che lo scatto perfetto sia una delle priorità dei viaggiatori.

“Il nostro report annuale Mobile Travel Tracker ha rivelato che oggi a livello globale una persona su sei sceglie la sua prossima meta trovando ispirazione nei social media – conferma Isabelle Pinson, vicepresidente EMEA di Hotels.com -. Ecco perché pensiamo sia giunto il momento di creare la nostra raccolta degli hotel dagli scatti migliori”.

Scale mozzafiato, ristoranti sott’acqua, piscine su rooftop

Al 1° posto della classifica c’è il St. Pancras Renaissance Hotel di Londra, con le sue iconiche scalinate interne, conosciute ai più per il video Wannabe del gruppo Spice Girls. Al 2° posto un altro europeo, l’Hotel Plaza Athenee di Parigi: le sue stanze con vista sulla torre Eiffel hanno fatto perfino urlare Carrie Bradshaw in Sex And The City.

Al 3° posto si piazza il Conrad Maldives Rangali Island (Maldive), che con il suo ristorante a 5 metri sotto il livello del mare offre infinite possibilità di catturare una foto mitica. Non manca la piscina su rooftop di Rio dell’Hotel Fasano a Rio De Janeiro (4°) e il “bagno perfetto” ai Caraibi con soggiorno presso il Jade Mountain Resort di St Lucia (5°).

Uno scatto all’insegna del lusso

La classifica procede con il lusso del Villa Saraswati di Bali (6°) perfetto per rendere i follower invidiosi, con il parco giochi nell’atrio dello spagnolo Barcelo Malaga (7°), e il letto di ghiaccio dello svedese Icehotel (8°).

Al penultimo posto si piazza il Bellagio di Las Vegas (9°), una seconda casa per le celebrità, che attrae centinaia di migliaia di social media lover all’anno.

Last but not least, il bar nel cielo di Bangkok del Lebua at State Tower (10°). Reso famoso dalla saga Notte da Leoni, è un vero e proprio acchiappalike per gli Instagram addicted di tutto il mondo.

L’e-commerce del vino è pronto al salto di qualità

L’Italia ha una solida leadership nella produzione di vino, e nella top five mondiale dei produttori troviamo l’Australia con 13 milioni di ettolitri di vino annui, gli Stati Uniti con 24 milioni di ettolitri, la Spagna con 39 milioni, la Francia con 43 milioni e appunto l’Italia, con oltre 50 milioni di ettolitri di vino. Il Bel Paese cede qualche posizione in termini di superficie coltivata a Francia, Cina e Spagna, anche se questi due ultimi paesi si contraddistinguono per la produzione di uva da tavola e vini sciolti.

L’Italia, invece, punta sempre più sulla qualità, con la nascente competitività dei vini biologici, biodinamici, naturali e vulcanici, che attendono una vera regolamentazione europea e in questa fase sopperiscono a tale mancanza con disciplinari di produzione concordati tra produttori e associazioni di categoria. Le cantine italiane si stanno specializzando nel creare, intorno al vino, occasioni di turismo enogastronomico, visite in cantina, degustazioni, diffondendo una cultura del vino anche tra i turisti stranieri, che una volta tornati in patria alimentano l’export.

Passi avanti si stanno compiendo anche dal punto di vista dell’e-commerce, che non sempre è stato adeguatamente sfruttato. Dati del 2013 sul B2C elettronico in Europa parlano di acquisti per un valore di oltre 300 miliardi di euro, in forte crescita (+19% sull’anno precedente. In Italia tramite e-commerce si comprano soprattutto prodotti e servizi per giochi e tempo libero (52%), viaggi (27%) e solo una quota dell’1,2% è destinata al food&beverage. Sul vino si procede in ordine sparso, attraverso l’e-shop delle singole cantine, i portali e alcune App che possono dare un reale contributo alla diffusione della cultura del vino.

Ma quali sono le caratteristiche vincenti di un negozio online di vini. Una cantina che prevede un e-shop, dovrebbe per prima cosa pensare anche a un blog e ad alcune pagine nei social network, essenziali per dare notizia della vendita e-commerce del vino. Dopodiché, è utile studiare un percorso d’acquisto semplice e coinciso, con pulsanti ben visibili che guidino in tre quattro passi all’acquisto effettivo. Mantenere aggiornate le giacenze di magazzino è fondamentale, perché la mancanza di una bottiglia scelta dopo ampie consultazioni può fare abbandonare l’e-shop. È utile pubblicare descrizioni dettagliate dell’articolo, anche perché bisogna ovviare al fatto che il vino sul web non si può toccare con mano. Studiare attentamente l’ordine minimo di acquisto senza prevedere soglie di spesa troppo elevate può rivelarsi una misura molto apprezzata, e un e-shop intelligente deve anche favorire il cross-selling e naturalmente deve essere responsive.

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