TikTok è la regina delle app: è la più scaricata del 2020

L’app cinese scalza dal podio quelle americane dell’universo di Marck Zuckerberg. Proprio così: nel 2020 è stata TikTik l’app (non di giochi) più scaricata del pianeta, lasciandosi alle spalle le famosissime Facebook ed Instagram. Non solo: è stata anche quella più redditizia, con una valore di quasi 128 milioni di dollari da parte di utenti paganti. A dare “i numeri” era stata già lo scorso maggio la società di analisi, Sensor Tower, confermati poi dall’analisi di App Annie pubblicata da Nikkei Asia. E questi risultati sono stati ottenuti proprio nell’anno più difficile per TikTok, quello in cui la chat di proprietà della società cinese ByteDance è stata sotto la minaccia del bando statunitense. Divieto revocato dal nuovo presidente americano Joe Biden lo scorso 9 giugno.

La classifica delle app social

Secondo l’analisi di App Annie, TikTok nel 2019 era quarta, mentre dal 2020 è prima. Le app di proprietà Facebook occupano le prime posizioni sin dal 2018 (inizio dei rilevamenti) e continuano a dominare i vertici della classifica. Il gigante dei social media resta stabilmente nella top 5 con Facebook, WhatsApp, Instagram e Facebook Messenger. Al sesto e settimo posto si trovano SnapChat e Telegram.

Il boom italiano e il fenomeno Khabi Lame

Il fenomeno mondiale è stato ovviamente registrato anche in Italia, dove TikTok ha compiuto un deciso balzo in avanti in fatto di download e numero di utenti. E questo nonostante il garante della privacy, dopo alcuni fatti di cronaca, abbia chiesto una stretta ai profili degli utenti “under 13″. Ed è italiano anche il 2re” di TikTok, Khabi Lame, il primo europeo sopra i 100 milioni di followers. La stessa app l’ha celebrato con una nota dedicata, dicendo che TikTok “è orgogliosa di celebrare il primo creator di TikTok in Europa e il secondo al mondo a raggiungere i 100 milioni di follower: Khaby Lame” Che, prosegue il comunicato, “con la sua mimica, ormai diventata iconica e la sua ironia, Khaby rappresenti il potere della semplicità mostrando che c’è sempre un modo meno complicato per svolgere anche il compito più difficile, non solo nei video che posta, ma anche come modo di vivere la vita”.  “Sono onorato di aver raggiunto questo risultato – ha detto a sua volta Khaby Lame, come riporta Rai News – che non sarebbe stato possibile senza l’unicità e l’affetto della community di TikTok. Intrattenere e far ridere le persone è la mia passione, che coltivo sin da bambino. Sono grato a TikTok perché mi ha offerto un palcoscenico globale per vivere la mia passione e condividerla con il mondo intero. Continuerò’ a lavorare per i miei sogni e so di poter contare su una bellissima community pronta a fare il tifo per me. Vi ringrazio tutti. Vi voglio bene”.

I servizi digitali sempre più apprezzati dagli italiani nel post-covid

Durante le lunghe settimane di lockdown gli italiani hanno dovuto necessariamente cambiare le loro abitudini, a cominciare dall’utilizzo dell’online per svolgere un’infinità di occupazioni e acquisti. Ma cosa è cambiato ora nel post pandemia, e qual è attualmente il rapporto tra i nostri connazionali e i servizi digitali? Stando alle rilevazioni, pare che i cittadini del Belpaese stiano mantenendo la loro predisposizione a ricorrere a questa modalità anche in mesi più sereni. Dal commercio elettronico al gaming, continuano a utilizzare il digitale, confermando la tendenza dello scorso anno anche in questa prima metà di 2021. Molti settori presentano trend in crescita nel primo semestre dell’anno, con prospettive importanti per i prossimi anni e una proposta sempre più ampia e variegata.

I settori preferiti

Con la pandemia di Covid-19 molte agenzie e centri sono stati costretti a chiudere, favorendo il boom del gambling online. Secondo Agimeg, nel 2020 il settore del gioco online è cresciuto del 46,4%, con performance positive anche nei primi mesi del 2021. Tuttavia, come segnalato dal sito web specializzato Casino2k.com è fondamentale rivolgersi solo ed esclusivamente a concessionari autorizzati, in possesso di licenza da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Anche lo streaming video è cresciuto in modo considerevole, con tutti i principali operatori del settore che mostrano un numero di abbonati in aumento, da Netflix e Amazon Prime Video in grado di superare i 200 milioni di utenti registrati, fino a Disney+ che in appena 16 mesi ha superato i 100 milioni di abbonati. Tra le novità ci sono lo sbarco in Italia e in altri 25 paesi di Discovery+, mentre anche RaiPlay sta incrementando l’offerta di contenuti per competere con i colossi stranieri. Il trend del digitale vede anche la crescita dello streaming audio, con un aumento del 7,4% per l’industria musicale nel 2020 secondo i dati dell’IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), con performance importanti da parte di piattaforme come Apple Music, Spotify e Amazon Music. In ascesa anche il settore del podcast, una tipologia di contenuto sempre più gettonata in Italia e all’estero, infatti secondo un report di Nielsen nel 2020 c’è stato un incremento di 2 milioni di ascoltatori di podcast nel nostro Paese, arrivando a un totale di 13,9 milioni di persone.

L’exploit del commercio elettronico

In questo scenario, non sorprende di certo che tra i settori che più di tutti hanno registrato un vero e proprio boom ci sia il commercio elettronico. Secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2C del politecnico di Milano, la crescita nel 2020 ha raggiunto addirittura il +26%. E il trend sarebbe confermato anche nel 2021: Salesforce, ad esempio, rileva un incremento del 78% nel primo trimestre 2021 per l’e-commerce in Italia, ben più della media globale che si ferma a un comunque ragguardevole +58%.

Le Pmi italiane su Amazon nel 2020 arrivano a quota 18 mila

Le Pmi italiane su Amazon crescono, e nel 2020 hanno raggiunto quota 18 mila, Inoltre, più di 4 mila fra le Piccole e medie imprese italiane presenti su Amazon hanno superato per la prima volta i 100 mila euro di vendite, mentre 200 di loro hanno addirittura superato la soglia di un milione di euro.
Si tratta di alcuni dati evidenziati dal Report 2021 del colosso internazionale dell’e-commerce sulle Piccole e medie imprese italiane che vendono i loro prodotti e servizi sulla piattaforma. Dal Report di Amazon emerge inoltre come nel 2020 queste realtà in Italia hanno creato oltre 50.000 posti di lavoro, e abbiano registrato vendite all’estero per più di 600 milioni di euro.

Casa e cucina, Salute e cura della persona, Bellezza le categorie sul podio

Le Pmi in Italia sviluppano il loro business online e supportano l’economia delle regioni e delle comunità locali. Molte di queste sono situate in Lombardia (+2.750), Campania (+2.500), Lazio (+1.750+), Puglia (+1.500+), Emilia-Romagna (+1.300), Veneto (+1.300), Piemonte (+1.100), Sicilia (+1.100), Toscana (+1.100), Marche (+500). Le 5 categorie di prodotto di maggior successo per le Pmi italiane che vendono su Amazon nel 2020 sono state Casa e cucina, Salute e cura della persona, Bellezza, Alimentari e Abbigliamento. Tra le prime 10 regioni con il più alto numero di vendite all’estero nel 2020 figurano la Lombardia, Campania, Veneto, Lazio, Toscana, Piemonte, Puglia, Emilia-Romagna, Sicilia, e Trentino-Alto Adige.

Venduti più di 80 milioni di prodotti sulla piattaforma

Nel 2020 le Pmi italiane hanno avuto accesso a centinaia di milioni di clienti Amazon in tutto il mondo. Dal Report di Amazon risulta infatti che nel 2020 le Pmi italiane complessivamente hanno venduto più di 80 milioni di prodotti sulla piattaforma, 30 milioni in più rispetto all’anno precedente.
In media, si tratta di più di 150 prodotti al minuto, per un totale di vendite registrate pari a una media di oltre 200.000 euro, 50.000 euro in più rispetto al 2019, riporta una notizia Ansa.

Nel 2020 investiti in Europa circa 2,8 miliardi di euro per le Pmi

Amazon intende continuare a sostenere le Pmi italiane sulla propria piattaforma, fornendo logistica, strumenti, servizi, programmi e formazione per un investimento di circa 2,8 miliardi di euro in Europa nel 2020.
“Ogni giorno collaboriamo con migliaia di piccole e medie imprese e le aiutiamo a espandere la propria attività oltre i loro confini – ha dichiarato Xavier Flamand, Director, EU Seller Services di Amazon -. Continueremo a innovare per le Pmi aiutandole a fornire un’eccellente esperienza di acquisto per i nostri clienti”.
Questo perché “Oltre la metà del totale delle vendite effettuate su Amazon arriva da piccole e medie imprese italiane – ha aggiunto Ilaria Zanelotti, Director of Marketplace Amazon Italia – che rappresentano il motore per la ripresa e lo sviluppo dell’economia locale”.

La crisi Covid “non tocca” super e negozi, ed è boom dell’online

Le imprese alimentari della distribuzione organizzata e della distribuzione al dettaglio non hanno risentito per la crisi Covid. Anzi, la metà di queste nel 2020 ha visto migliorare il proprio andamento economico. È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio 2021 FIDA Confcommercio, secondo cui tuttavia le aziende hanno registrato un significativo peggioramento dei prezzi praticati dai fornitori. Dall’indagine emerge anche un vero boom sul lato digitalizzazione, fortemente accelerata dalla pandemia. Prima della crisi sanitaria il 13% accettava prenotazioni della spesa tramite social network o Whatsapp, oggi sono il 31%. Inoltre, se prima della crisi, l’11% delle imprese offriva ai consumatori la possibilità di effettuare la spesa online sul sito dell’impresa o tramite posta elettronica, oggi lo fa il 27%.

Quasi il 20% acquista prodotti alimentari online almeno una volta al mese

Sul fronte dei consumatori, poi, la pandemia ha profondamente modificato i comportamenti di acquisto. Oggi quasi il 20% acquista prodotti alimentari online almeno una volta al mese, e lo fa principalmente perché in questo modo può fare la spesa a qualsiasi orario. Nel 50% dei casi presso un negozio dove precedentemente non acquistava di persona, riporta Ansa. In questi mesi abbiamo assistito quindi a un vero e proprio boom sul lato della digitalizzazione. E il progressivo affermarsi della vendita online è stato direttamente proporzionale al cambiamento di comportamento di acquisto da parte dei consumatori.

Capacità di adattamento alla pandemia e alle nuove richieste dei consumatori

“Il dettaglio alimentare ha dimostrato una capacità di adattamento alla pandemia e alle conseguenti nuove richieste dei consumatori, encomiabile”, afferma Donatella Prampolini, presidente Fida e vice presidente di Confcommercio. Se da un lato questo andamento così positivo si può spiegare con il fatto che durante il lockdown praticamente solo il settore alimentare ha continuato a funzionare e a garantire un servizio essenziale, è importante sottolineare che il mondo del dettaglio alimentare ha saputo cogliere le opportunità di sviluppo anche in questo terribile periodo.

Bocciati senza appello il cashback e la lotteria degli scontrini

Per quanto riguarda iniziative come cashback e lotteria degli scontrini, invece, il primo è bocciato senza appello dall’82,1% delle imprese del settore, principalmente a causa delle commissioni troppo elevate per le transazioni. Quanto alla lotteria degli scontrini, solo il 3,2% delle imprese ha visto aumentare le visite da parte dei propri clienti abituali, e solo l’1,2% delle imprese afferma di avere aumentato i propri ricavi grazie a questa iniziativa.
“Gli imprenditori hanno colto la necessità di nuovi servizi da parte dei clienti e sono stati capaci di colmare in poche settimane in gap infrastrutturale – sottolinea la presidente Fida -. Ma per far crescere il sistema imprenditoriale non servono le lotterie degli scontrini, ma semplificazioni nei processi di cambiamento”.

I social usano l’AI per puntare sull’accessibilità

Cresce l’impegno dei social network e dei colossi del mondo tecnologico per l’accessibilità e l’inclusione. Da Instagram a Facebook, da Google a Microsoft, e perfino Zoom, nuove idee e investimenti stanno portando una diffusione sempre più ampia di strumenti in grado di cambiare la vita alle persone con disabilità. Soprattutto grazie all’Intelligenza Artificiale. Se questa necessità è divenuta ancora più evidente con il boom del lavoro da remoto e della didattica a distanza, gran parte del merito delle nuove implementazioni da parte dei social va proprio all’AI, il motore di AccessuWay, alla base del nuovo sito dell’Autorità di regolazione dei trasporti.

La tecnologia accelera il focus sull’inclusione

Di recente Instagram ha introdotto nuove funzionalità nelle Storie: sotto al riquadro arriveranno sottotitoli automatici, così da permettere anche a chi ha problemi di udito di comprendere il significato di un parlato. Creati in maniera automatica, i sottotitoli in realtà mirano anche ad aiutare utenti con parziali disabilità visive, considerata la possibilità di personalizzare dimensione e colore. A gennaio, invece, la casa madre Facebook aveva annunciato il miglioramento della tecnologia di Testo Alternativo Automatico (Aat), che usa l’AI per creare descrizioni delle foto per le persone non vedenti e ipovedenti.

Microsoft aggiorna le sue piattaforme principali

Va in questa direzione anche il piano di Microsoft di promuovere l’accessibilità nella tecnologia, nella formazione e nel lavoro, con il nuovo fondo nell’ambito AI for Accessibility, e soprattutto, con gli aggiornamenti delle sue piattaforme principali, da Teams a Word. Nella prima è stata integrata la modalità di contrasto elevato anche nei sottotitoli in tempo reale, mentre in Word l’Intelligenza Artificiale rileva e converte gli stili del titolo per i lettori non vedenti e ipovedenti.

PowerPoint inoltre beneficia dell’Immersive Reader, che seleziona e pronuncia il testo di una slide in automatico, ed Excel che semplifica la navigazione tra i fogli di calcolo.

Google porta la funzione Live Caption sul browser Chrome

Dal canto suo Zoom consente di identificare un partecipante come interprete, così che la sua posizione nella schermata non cambi mai, nemmeno quando si susseguono vari interlocutori, mentre Google ha portato la funzione Live Caption per la titolazione automatica sul browser Chrome, dopo il debutto sui suoi smartphone Android più recenti e sui Pixel.

Novità poi anche per i videogiocatori. Il produttore di hardware AMD ha rilasciato l’aggiornamento di un software che gestisce le schede grafiche della serie Radeon. Come riporta Ansa, è inclusa una sezione dedicata all’accessibilità, con un nuovo sistema di correzione del colore per i giocatori affetti dalle tre principali varianti di discromatismo (protanopia, deuteranopia e tritanopia).

 

 

Regolare correttamente il condizionatore d’estate: consigli utili

Durante i torridi mesi estivi, adoperare il condizionatore è la cosa più piacevole che possa esserci per trovare un po’ di sollievo e rinfrescarsi. Vediamo adesso di seguito come è possibile regolare correttamente il condizionatore per ottenere il massimo del beneficio.

Regola la temperatura

Regolare correttamente la temperatura del condizionatore significa riuscire a godere al massimo dei suoi benefici risparmiando energia. Non dobbiamo dunque cadere nella tentazione di impostare una temperatura troppo bassa, in quanto la temperatura deve essere impostata a circa 26° per evitare sbalzi termici eccessivi tra la temperatura che c’è in casa e quella esterna.

In ogni caso il consiglio è quello di mantenersi su temperature che non siano maggiori di 7°-8°  rispetto la temperatura esterna. In questo modo l’unità esterna riuscirà a lavorare in maniera più efficace consumando anche meno energia.

Utilizza con oculatezza il condizionatore

Può sembrare scontato ma è utile adoperare il condizionatore solo quando veramente necessario e dunque evitare di tenerlo acceso ad esempio anche la notte. Chiaramente è bene evitare di tenerlo acceso quando in casa non c’è nessuno per scongiurare ogni forma di dispersione chiudendo adeguatamente porte e finestre, così che l’aria fresca non vada a finire fuori consentendo inoltre all’aria calda di entrare in casa.

Se sei appena rientrato in casa, è preferibile adoperare la funzione deumidificatore e soltanto in seguito quella di raffreddamento, così da evitare eventuali problemi legati allo sbalzo termico.

Pulisci periodicamente i filtri

Pulire periodicamente i filtri del condizionatore consente innanzitutto di avere un’aria più sana in casa evitando di far circolare anche i microrganismi patogeni che alloggiano appunto nei filtri. In secondo luogo, se i filtri sono puliti il condizionatore riesce a lavorare in maniera più facile e dunque può essere più efficiente riducendo i consumi e rinfrescando gli ambienti in maniera più tangibile.

Sfrutta il deumidificatore

Nel caso in cui dovessi accorgerti che l’aria in casa è particolarmente umida, e dunque quando hai quella fastidiosa sensazione di essere appiccicoso, fai bene a sfruttare la funzione deumidificatore (presente in tutti i condizionatori Mitsubishi) così da eliminare l’umidità nell’aria e ottenere una piacevole sensazione di fresco senza la necessità di dover avviare la funzione di raffreddamento.

Seguire con attenzione questi suggerimenti ti consentirà di adoperare al meglio il tuo condizionatore d’aria limitando i consumi.

Cercare lavoro online, cosa è cambiato nell’anno del Covid?

Nel 2020 sono stati persi 662 mila posti di lavoro, e sono state erogate oltre quattro miliardi di ore di cassa integrazione (dati INPS), spingendo moltissime persone a cercare in rete una soluzione alla loro nuova situazione. Insomma, nell’anno della pandemia non è cambiato solo il mondo del lavoro, ma anche il modo di cercarlo. Per individuare quali siano i nuovi trend Semrush, piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online, ha analizzato le ricerche fatte online dagli utenti in Italia.

Il bonus è il più ricercato del 2020

Secondo l’analisi, la ricerca che ha registrato il maggior incremento è stata “Bonus per disoccupati” (+2.198% rispetto al 2019), digitata sui motori di ricerca con una media di 3.428 volte al mese. La questione dei bonus, in particolare quelli specifici stanziati per contrastare la crisi economica causata dal Covid, ha tenuto vivo l’interesse del web nel corso dell’intero anno. Tanto che “Bonus 600 euro disoccupati” è stato cercato in media quasi 2.500 volte ogni mese, con un picco di 14.800 ricerche ad aprile 2020. Sono state poi effettuate 14.300 digitazioni mensili per l’item “lavoro agile”, che negli ultimi 12 mesi è cresciuto in maniera esponenziale tra gli uffici del Bel Paese.

Supermercati e corrieri sono i più ambiti

Per quanto riguarda il web, il suo incremento è stato dell’812% sul 2019, raggiungendo l’apice a marzo 2020, con 74.000 ricerche. Incremento significativo anche per l’item “lavoro da casa”, che con oltre 56.000 ricerche mensili registra un +29% sul 2019, e per “lavoro a distanza”, cresciuto del 303%, con una media di 810 digitazioni al mese. Interessante notare anche come sia aumentato il desiderio degli utenti di andare a lavorare per alcune specifiche aziende, soprattutto supermercati e corrieri, probabilmente viste come professioni più sicure durante la pandemia e meno a rischio di eventuali licenziamenti o cassa integrazione.

I portali di ricerca più cliccati

L’item “lavorare con Amazon” è quello che ha registrato l’incremento più alto (+236%), con più di 11.300 ricerche ogni mese, e picchi di 22.000 a settembre e novembre 2020. “Bartolini lavora con noi”, invece, ha registrato un +71%, con una media di 11.500 digitazioni ogni mese, raggiungendo le 18.100 nei mesi di settembre, novembre e dicembre 2020. Per quanto riguarda le piattaforme specifiche per la ricerca di un lavoro, Indeed.com è stato il portale più cliccato, con quasi 14 milioni e 900 mila digitazioni ogni mese (+15% sul 2019), mentre Jobbydoo.it è stato quello con la crescita maggiore, con un incremento del 79% rispetto all’anno precedente, e una media di oltre 3 milioni di accessi mensili.

Le app di tracciamento non risolvono il problema dei contagi

Il tema del tracciamento dei positivi al Covid-19 tramite app lascia perplessi alcuni addetti ai lavori. Oltre all’efficacia nel contenere il contagio, c’è da considerare anche il tema della privacy.

“L’app per il tracciamento del contagio non sarà risolutiva perché molti pazienti già contagiati sono anziani e non hanno uno smartphone per scaricarla, mentre in molti non sanno neanche di essere positivi perché asintomatici”. Questo è il parere di Chiara Sgarbossa, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, riguardo al sistema italiano di tracciamento a cui sta lavorando una task force tecnologica nominata dal governo.

In ogni caso, in queste settimane l’Osservatorio sta lavorando a un censimento della sanità digitale italiana durante l’epidemia i cui risultati saranno resi noti a fine maggio.

Seguire l’esempio di Paesi come la Cina, la Corea del Sud o Singapore

“Affinché il sistema possa funzionare bisognerebbe mettere i cittadini in condizione di sapere con certezza se si è stati contagiati”, commenta Chiara Sgarbossa. In molti infatti non sanno di essere positivi.

“Per capire l’utilità di una operazione del genere – aggiunge Sgarbossa – bisogna andare a guardare l’esempio di altri Paesi che l’hanno adottata prima di noi, come la Cina, la Corea del Sud o Singapore, dove c’è un sistema di controllo diverso.

“Senza nessun controllo si possono anche creare situazioni finte”

“In Italia – continua il Direttore dell’Osservatorio – a meno che non si forzi la normativa europea sulla Privacy, l’app deve essere scaricata volontariamente”.

Per fare in modo che l’app venga scaricata bisogna innanzitutto convincere un numero sufficiente di persone a farlo, e assicurarsi che i dati vengano inseriti correttamente riporta Ansa. Quindi è necessario che venga attuato un controllo sugli stessi. “Poiché senza nessun controllo si possono anche creare situazioni finte – sottolinea l’esperta -. E si dovrebbero capire anche le applicazioni future oltre alla necessità del momento”.

“È tutto lasciato alla volontà del cittadino di auto-dichiararsi”

“Anche l’esperienza della Lombardia con l’app ‘AllertaLom’ – puntualizza Sgarbossa – è una primissima mappa, ma non esaustiva e affidabile, non tutti la scaricheranno e non tutti la compileranno. Se gli abitanti della Lombardia sono 10 milioni e la scaricano in 500 mila, siamo al 5% della popolazione. È tutto lasciato alla volontà civile e sociale del cittadino di auto-dichiararsi”.

È vero che tutti noi siamo tracciati quotidianamente – commenta l’esperta – e spesso diamo consensi senza sapere cosa facciamo, ma se una operazione del genere non si fa per fini commerciali, ma sanitari, e si mette in piedi qualcosa istituzionale c’è una sensibilità diversa”.

Il welfare nelle utilities, oltre il 52% ha implementato un piano aziendale

Il 52,8% delle aziende locali attive nell’erogazione e nella gestione dei servizi pubblici e ambientali dei cittadini ha implementato un piano di welfare aziendale, e il 50% destina ai lavoratori anche il vantaggio fiscale dell’azienda, introducendo un premio di risultato utilizzando la possibilità introdotta dalla normativa del 2016 di detassare il premio.

I servizi più diffusi nei piani di welfare attivati dalle utilities sono i benefits e i servizi, in cui prevalgono i buoni pasto, erogati dall’80% delle aziende, e la flessibilità organizzativa (51,5%), legata principalmente all’orario di lavoro.

Si tratta di alcuni dati emersi dalla ricerca Il welfare aziendale nelle utilities, promossa da Edenred e realizzata dal Consorzio Aaster, in collaborazione con Utilitalia, la principale associazione di rappresentanza delle aziende del settore.

Il paniere dei servizi: dal rimborso delle rette scolastiche allo smart working

Rispetto ai benefit, oltre ai buoni pasto, il paniere welfare prevede una molteplicità di servizi, tra cui rimborso rette e acquisto libri (23,9%), borse di studio, vacanze studi e corsi (23,9%), supporto di baby-sitting (21,6%), carrello della spesa (20,9%), agevolazioni al rientro dalla maternità (20,1%), assistenza anziani (16,4%), assistenza familiari non autosufficienti (16,4%), asilo nido aziendale o simili (11,9%), e sostegno alla formazione dei dipendenti (17,9%).

Rispetto al welfare organizzativo, riferisce Adnkronos, emerge inoltre una buona percentuale di piani di smart-working, adottata dal 16,4% delle utilities.

Un modello di welfare ispirato al work-life balance

Da questi dati si conferma un modello di welfare aziendale fortemente ispirato al work-life balance, al sostegno delle esigenze familiari dei dipendenti, alla maternità e ai sevizi alla persona. Un modello che valorizza il corretto bilanciamento tra la vita lavorativa e quella familiare-privata, con particolare attenzione alle esigenze delle donne lavoratrici, presenti in larga misura tra i direttori del personale delle aziende del settore (il 77,3%).

Prevale il sentiment positivo fra i lavoratori rispetto al management

Se l’alta componente femminile fra i direttori del personale rappresenta il lavoratore tipo favorevole al welfare aziendale, la valutazione degli impatti derivanti dall’adozione di piani di welfare aziendale è positiva per il 62,1% del management, e per 66% dei lavoratori.

Un dato, questo, in contrasto con molte altre ricerche, che rilevano, invece, un sentiment maggiormente positivo tra i dirigenti rispetto ai lavoratori. Inoltre, secondo la ricerca, la valutazione positiva aumenta notevolmente quando il welfare è inserito tramite accordi negoziali con il sindacato rispett

Total digital audience, a settembre 42,7 milioni gli utenti connessi

A settembre la fruizione di internet, la total digital audience, in Italia ha raggiunto 42,7 milioni di utenti unici, collegati da almeno uno dei device rilevati, ovvero computer, smartphone e tablet. Audiweb rende disponibile il nastro di pianificazione Audiweb Database con i dati della total digital audience del mese di settembre 2018. I nuovi dati sono stati distribuiti alle software house e sono consultabili dagli operatori iscritti al servizio tramite i tool di analisi e pianificazione.

A settembre quindi l’online ha interessato complessivamente il 70,5% della popolazione italiana dai 2 anni in su. E per quanto riguarda la fruizione in mobilità, ha visto coinvolta il 75,1% della popolazione maggiorenne, dai 18 ai 74 anni, pari quindi a 34,1 milioni di persone collegate da smartphone.

Sono 33,5 milioni gli utenti collegati nel giorno medio

Nel giorno medio, dai device rilevati hanno navigato almeno una volta 33,5 milioni di utenti dai 2 anni in su, per quasi 3 ore in media per persona. Per quanto riguarda il device utilizzato per l’accesso, sempre nel giorno medio, a settembre risulta che da computer hanno navigato 11,7 milioni di utenti, corrispondenti al 19,4% della popolazione da 2 anni in su, da tablet 5,4 milioni di persone, e 27,7 milioni da smartphone, rispettivamente l’11,8% e il 60,9% della popolazione maggiorenne.

I più connessi? I giovani tra i 18 e i 34 anni

Il segmento più coinvolto nella fruizione quotidiana dell’online risulta quello dei giovani tra i 18 e i 34 anni, con l’82,4% dei casi online nel giorno medio da almeno uno dei device rilevati. Inoltre, circa il 74% di questa parte della popolazione ha navigato da smartphone.

Il segmento della fascia più matura, quella dei 45-54enni, è risultato online nell’81,7% dei casi, con il 71,7% online almeno una volta anche, o solo, da smartphone. La fascia dei 35-44enni è invece risultata online nel 78,2% dei casi da uno dei device rilevati e, più in dettaglio, nel 65,9% dei casi da smartphone, che si lascia superare dall’area più matura della Generazione X (45-54enni).

Cos’è la nuova metodologia Audiweb 2.0

I dati sono stati prodotti con la nuova metodologia Audiweb 2.0, basata su quattro fonti di dati: la fonte censuaria, che consente la raccolta di dati relativi alla fruizione di tutti i contenuti online da differenti device e piattaforme, i Big Data, che contribuiscono all’attribuzione di età e genere all’audience, e la rilevazione Audiweb Panel, che avviene attraverso un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana. Le informazioni provenienti dalla rilevazione Panel vengono poi espanse all’intero universo della popolazione connessa grazie alle informazioni derivanti dalla nuova Ricerca di base congiunta con Auditel.

Proudly powered by WordPress
Theme: Esquire by Matthew Buchanan.