Impatto pandemia sulla moda, i trend del post Covid

L’emergenza Covid-19 ha sconvolto il settore della moda, imponendo l’evoluzione verso un mondo più digitale e sostenibile. In generale, l’impatto negativo sulla fiducia dei consumatori ha trasformato le abitudini d’acquisto, e a livello mondiale l’impatto maggiore si registra proprio nel settore moda e calzature, con il 51% dei consumatori che quest’anno ridurrà la spesa. Il 40% circa dei 4.500 intervistati da PwC a livello mondiale ha registrato una riduzione del reddito, e il numero di chi spenderà meno per gli acquisti è raddoppiato rispetto allo scorso anno, passando dal 19% al 36%. Sono alcune evidenze emerse al Circular Fashion Summit 2020, l’appuntamento dedicato ai temi moda, design, tecnologia e sostenibilità organizzato da Lablaco.

I consumatori guardano alle politiche di sostenibilità di brand e governi

I cambiamenti impattano anche le tendenze d’acquisto, i consumatori guardano alle politiche di sostenibilità dei governi e danno maggiore attenzione a quanto viene fatto dai brand. I consumatori si aspettano un contributo determinante da parte di governi e istituzioni nell’incoraggiare comportamenti sostenibili, e solo il 22% si aspetta che l’ownership in materia di sostenibilità spetti al settore privato. La ricerca di PwC mostra come i consumatori che vivono in città siano consapevoli della necessità di ridurre l’uso della plastica, e si aspettano che i brand facciano lo stesso. Anche prima della pandemia però il 45% degli intervistati nel mondo affermava di evitare l’uso della plastica quando possibile, il 43% si aspettava che le aziende fossero responsabili del proprio impatto ambientale, e il 41% si aspettava che i retailer eliminassero i sacchetti di plastica e imballaggi per articoli deperibili.

L’impegno di Millennials e GenZ

Da quanto emerge dal Quinto osservatorio Millennial e Generazioni Z di PwC, che ha intervistato oltre 2400 giovani italiani, il 53% degli intervistati è interessato a prodotti naturali come maglie, t-shirt, pantaloni e shorts interamente realizzati utilizzando solo fibre di cotone biologico certificato, il 50% a prodotti ecologici, il 36% a marchi noti per pratiche sostenibili, e il 28% a prodotti etici. La predisposizione allo sharing da parte di Millennials e GenZ, poi, vale anche per abbigliamento, accessori, borse e gioielli. Tanto che il 14% già utilizza servizi di fashion renting, e un 23% è interessato a farlo in futuro.

Supply chain e materie prime. L’etichetta vince sul social

La supply chain e le materie prime diventano cruciali per la reputazione di aziende e brand. Investimenti in marketing e beneficenza non bastano più, ci si aspetta che le aziende ripensino l’intera supply chain con investimenti più ampi e di maggiore impatto. Per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni di PwC sui consumatori, poi, l’etichetta ha superato i social media come mezzo più efficiente per comunicare informazioni sulla sostenibilità. Anche in questo caso Millennials e GenZ vogliono fare scelte informate e responsabili, cercando informazioni sulla sostenibilità e l’impatto sociale di un brand. E si aspettano di trovare sull’etichetta informazioni sui materiali e sull’origine del prodotto per valutarne personalmente la sostenibilità.

In Italia i green lover sono 19 milioni

Prima del lockdown in Italia i green lover erano 16 milioni. Nel 2020 sono tre milioni in più (19 milioni), il 39% della popolazione. Durante il lockdown la passione per il verde degli italiani è cresciuta, lo dimostra l’Osservatorio The World after Lockdown di Nomisma, di cui l’ultimo approfondimento riguarda il giardinaggio. Un hobby alla portata di tutti, che non richiede ampi spazi o ingenti investimenti, ma soltanto costanza e dedizione. Secondo l’Osservatorio gli italiani con il pollice verde sono riconducibili a due categorie, i green expert, 12 milioni di agricoltori per passione, e i green enthusiast (14 milioni), che si dedicano alla cura di piante e fiori in casa, o sul balcone.

Green expert e green enthusiast

La quota di green expert (il 24% della popolazione) che si dedica a terreni è maggiore al Sud, mentre chi si prende cura di giardini e orti risiede soprattutto nelle regioni del Nord Italia. I green expert hanno in media 53 anni, redditi familiari mensili medio alti e acquistano attrezzature e prodotti per il giardinaggio nei garden center, nei consorzi e presso le rivendite specializzate in prodotti per l’agricoltura. I green enthusiast (il 27%), invece, abitano prevalentemente al Nord nei centri città. Hanno un’età media di 45 anni, redditi familiari mensili alti, sono in maggioranza donne e per gli acquisti di prodotti da giardinaggio prediligono i negozi di articoli per la casa, di bricolage e i siti online.

Giardinaggio per rilassarsi, e non solo

Il gardening è una passione duratura che coinvolge l’intera famiglia e può diventare una vera e propria tradizione. E sono 4 milioni gli appassionati che si dedicano all’orto, coltivando ortaggi, frutta, erbe aromatiche, piante officinali e alberi da frutto. I green lover investono in media 4,7 ore a settimana per la loro passione, con il 22% che dedica 5-10 ore settimanali. Questo perché l’effetto calmante e “terapeutico” della cura del verde è noto: il 43% pratica giardinaggio per rilassarsi, stare all’aria aperta (26%), o a contatto con la natura (17%).

Da non trascurare anche la motivazione estetica, come rendere più bella la casa (18%), e quella di coloro che producono frutta e ortaggi a fini di autoconsumo (16%).

Un fenomeno di portata rilevante

Sulla scia della sensibilità crescente per la sostenibilità, il 58% dei green lovers coltiva il proprio spazio verde facendo attenzione a preservare insetti e specie animali, e il 55% cerca sempre nuovi metodi di coltivazione più ecologici e sostenibili. Ma un altro punto a favore della rivoluzione green viene dagli attuali non green lovers. Il 57% di loro, infatti, vorrebbe avvicinarsi a questa passione in futuro, attraverso la cura di piante e fiori in casa o sul balcone (30%), un giardino (25%), o la coltivazione di un orto (26%). Si tratta, insomma, di un fenomeno di portata rilevante per la società italiana e per tutti i settori collegati al gardening. Con riflessi anche sugli acquisti green, che nel 2021 registreranno un deciso incremento.

Il carrello della spesa è fit, e si riempie di cibi light e creme rassodanti

In estate il carrello della spesa diventa ancora più fit, e si riempie di cibi a basso contenuto calorico e prodotti e cosmetici per mantenere la linea. Si tratta di prodotti in aumento del 13% su base annua. Nell’ultimo anno infatti i formaggi e i salumi confezionati nelle versioni light sono al top nella classifica delle categorie merceologiche fit più acquistate online in Italia. Secondo gli acquisti analizzati da Everli, marketplace della spesa online, integratori sportivi e prodotti dietetici hanno chiuso la top 10 italiana della spesa per tenersi in forma.

Snack e barrette, gli alleati nella spesa per la prova costume

Chi non desidera cercare di presentarsi al meglio all’appuntamento con la prova costume? Se da un lato gli italiani non riescono a fare a meno di alcuni peccati di gola dall’altro inseriscono nel loro carrello validi alleati della “forma”. Via libera dunque a snack e barrette energetiche. Soprattutto al gusto cioccolato, caramello e crema, i must-have in fatto di barrette proteiche e snack sostitutivi dei pasti. Apprezzati anche dai più golosi, questi alimenti danno infatti la giusta carica per affrontare la giornata ed eventuali routine di allenamento.

La cellulite non si combatte solo a tavola

Nel carrello della spesa però c’è spazio anche per le creme e i prodotti cosmetici che favoriscono il drenaggio, facilitano la lotta alla cellulite e rassodano il corpo. Tra i cosmetici per modellare il corpo in vista dell’estate gli italiani preferiscono come alleati soprattutto le creme e i gel rassodanti e anti-cellulite.

Anche i fanghi termali vengono acquistati online con frequenza al supermercato, e nella classifica dei rimedi più gettonati per la cura della propria linea a questi seguono i trattamenti e scrub drenanti.

Il carrello più fit è in Emilia Romagna

Secondo lo studio di Everli l’Emilia Romagna è la regione più attenta alla linea della Penisola, con ben 4 province nella top 10 per acquisti online di cibi a basso contenuto calorico, prodotti fit e cosmetici rassodanti e drenanti.

Forlì-Cesena è al 1° posto, seguita da Rimini, Modena e Bologna (rispettivamente al 3°, 4° e 6° posto), sono le province che hanno registrato i volumi più consistenti di shopping online al supermercato di cibi e prodotti light in proporzione alla spesa totale. Dopo l’Emilia Romagna si posizionano Toscana e Lazio, entrambe con 2 province in classifica, Pisa (2°), Firenze (7°), Latina (8°) e Roma (9°). Ma anche friulani e marchigiani sono attenti alla prova costume, chiudendo la classifica regionale con 1 provincia a testa nella top 10. Ovvero, Pordenone (5°) e Pesaro-Urbino (10°).

Tutti chef dopo il lockdown. Boom di visite per i siti di cucina

Agli italiani piace la buona tavola, ma anche variare, e cercare sempre nuovi spunti. Non sorprende, quindi, che durante i mesi del lockdown in molti si siano messi ai fornelli, preparando il proprio piatto forte, o sperimentandone di nuovi. Ma al termine della quarantena siamo davvero diventati tutti chef? Di certo abbiamo cucinato di più, e abbiamo cercato nuove ricette. Soprattutto su Giallozafferano.it e Cucchiaio.it. A quanto pare, però, c’è anche chi ha preferito farsi portare a casa la cena già pronta. Tanto che il più alto tasso di crescita lo hanno registrato i siti di food delivery.

A marzo +22% di utenti collegati

A quanto risulta dall’indagine effettuata da SEMrush, la piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online, gli utenti collegati a siti di cucina nei mesi di marzo e aprile sono aumentati in media rispettivamente del 22% e dell’11%. Per quanto riguarda invece il numero di sessioni complessive, è cresciuto del 19% a marzo e del 10% ad aprile. Sempre secondo l’indagine, il sito più consultato in assoluto è stato Giallozafferano.it, con 66 milioni di visite a marzo e 73 milioni ad aprile. Quanto a variazioni percentuali, nel mese di marzo è Cookist.it il sito che ha registrato il maggior tasso di crescita (+29% di visite, +34% di utenti unici), mentre a registrare il maggior incremento ad aprile è ancora Giallozafferano.it (+17% di visite, +22% di utenti unici).

Un volume di traffico importante, e tanti post sui social

Ottimi risultati anche per Cookist.it (+15% di visite a marzo) e Lacucinaitaliana.it (+12% di utenti unici). L’unico sito a perdere un po’ di terreno ad aprile è Cookaround, che perde quasi il 3% di numero di visite e cresce di un 2% scarso per numero di utenti unici. Un volume di traffico importante, quindi, complici anche i tanti post condivisi sui social. Che farebbero scommettere su un miglioramento delle capacità culinarie di molti italiani. Se non fosse che sono aumentate, e con percentuali maggiori, anche le visite ai siti di consegna cibo a domicilio.

Tutti cuochi, eppure il delivery cresce del 26%

Si tratta di una sorta di bisogno di coccole o di una necessità dovuta a troppi tentativi non riusciti? O di semplice voglia di cambiare? Probabilmente un po’ di tutto, ma di fatto, ciò che emerge è che i siti di delivery tra marzo e aprile hanno visto un incremento medio del numero di visite pari al 26%, e un aumento di utenti unici del 25%. Il più utilizzato in media è stato Justeat.it (3,8 milioni di visite e 1,8 milioni di utenti unici), mentre il sito che ha registrato il maggior incremento di visite è stato Glovoapp.com (+43%), e quello che ha registrato il maggior incremento di utenti unici Deliveroo.it (+28%).

Italiani pessimisti sull’accesso alle opportunità, e preoccupati per la salute

In termini di accesso alle opportunità, gli italiani, rispetto al resto del mondo, sono pessimisti. Ma nonostante non condividano il livello di ottimismo del resto del mondo sono convinti che impegnarsi nel lavoro e acquisire un livello di istruzione superiore siano gli aspetti più importanti per superare le barriere e realizzarsi nella vita. È quanto emerge dalla ricerca LinkedIn Opportunity Index 2020, condotta su più di 30.000 adulti di 22 paesi nel mondo, inclusa l’Italia, con l’obiettivo di scoprire come le persone percepiscono le opportunità e le barriere che impediscono di raggiungere gli obiettivi.

La salute è la prima preoccupazione che impedisce di vivere bene

Di fatto, nella valutazione della percezione della disponibilità di opportunità sul mercato, l’Italia ottiene il punteggio più basso a livello mondiale (22°). Mentre rispetto alla fiducia nel successo l’Italia si classifica al 21° posto.

In Italia, poi, le persone sono generalmente più preoccupate per i problemi di salute (16%) e la qualità dell’istruzione (9%) rispetto ad altri paesi europei. Tanto che per la maggior parte degli italiani vivere bene significa innanzitutto godere di una buona salute (56%), un aspetto in prima posizione e sopra la media globale. Essere finanziariamente indipendenti (33%) è al secondo posto, e avere un lavoro stabile (28%) in terza posizione, superiore al quinto posto del medesimo dato nella classifica globale.

Come realizzarsi nella vita?

A livello globale, impegnarsi nel lavoro (81%) è considerato il fattore più importante per realizzarsi nella vita, seguito dalla disponibilità di accettare il cambiamento (80%). Più di tre quarti (76%) a livello globale poi sostiene che avere la giusta rete di contatti sia importante per realizzarsi, allo stesso livello di parità di accesso alle opportunità (75%) e livello di istruzione (74%).

È interessante notare che impegnarsi nel lavoro viene classificato al primo posto in tutti i mercati europei tranne che in Germania, dove occupa la decima posizione, e in Svizzera, dove occupa la settima. In confronto, gli italiani ritengono che l’impegno nel lavoro (81%) e il livello di istruzione (80%) siano gli aspetti più importanti per realizzarsi nella vita. Seguono la disponibilità ad accettare il cambiamento (75%) e la parità di accesso alle opportunità (75%).

Le opportunità più cercate sono legate al lavoro

A livello globale, la maggioranza delle persone è alla ricerca di opportunità legate al lavoro (87%), seguite dalle opportunità sociali (59%). Quasi un terzo delle persone è alla ricerca di opportunità di apprendimento o istruzione (29%), guidate innanzitutto da chi desidera apprendere una nuova competenza (19%).

Anche gli italiani sono per lo più alla ricerca di opportunità legate al lavoro. Desiderano posti di lavoro che garantiscano un buon equilibrio tra vita professionale e privata, la sicurezza e la stabilità del lavoro e la possibilità di fare ciò che amano. Sono anche alla ricerca di opportunità che permettano loro di trascorrere del tempo di qualità con amici e familiari, un aspetto legato al desiderio di mantenere attivi la mente e il corpo

Spotify lancia le playlist per cani e gatti

Per allietare la giornata di cani e gatti, soprattutto quando restano a casa da soli, ora si può fare affidamento sulla musica. Spotify lancia infatti le playlist personalizzate per gli animali domestici. La compagnia svedese, la prima al mondo nel mercato della musica in streaming ora permette infatti di creare una playlist per tutti i pet, Non solo quindi per il cane e il gatto, ma anche per il criceto, l’iguana, o il canarino. Sul generatore di playlist per animali domestici (spotify.com/pets), è possibile anche aggiungere una foto del proprio pet e il suo nome per rendere ufficiale la serie di brani musicali scelti dalla piattaforma apposta per lui.

A ogni pet la sua canzone

Come funziona? Semplice. Una volta selezionato l’animale basta descriverne la personalità, se è pigro, vivace, timido o socievole, per ottenere una playlist con il suo nome da fargli ascoltare per intrattenerlo quando si è fuori casa. Dopo aver inserito tutte le informazioni, Spotify definisce perciò l’elenco dei brani consigliati per quel determinato animale, calcolati in base ai gusti personali in musica del proprietario e alle risposte che sono state fornite sul carattere di chi effettivamente poi dovrà ascoltarli.

La musica aiuta gli animali ad alleviare lo stress, e li rende felici

Prima di lanciare la novità Spotify ha condotto un sondaggio su 5mila utenti italiani, spagnoli, britannici, statunitensi e australiani. Stando ai risultati, 8 persone su 10 sono convinte che ai loro animali piaccia la musica, e 7 su 10 hanno “messo su” canzoni proprio per i loro amici pelosi. La convinzione è che, come avviene per gli esseri umani, la musica aiuti gli animali ad alleviare lo stress, li renda felici e gli faccia compagnia. Tanto che il 74% dei proprietari di animali domestici nel Regno Unito suona o fa ascoltare musica ai propri animali. E un quarto ha addirittura affermato di aver perfino visto il proprio animale ballare a suon di musica.

Il 69% dei proprietari canta per il proprio animale, e il 59% balla con lui

Sempre secondo il sondaggio condotto da Spotify il 69% dei proprietari canta per il proprio animale, e il 59% balla con lui. E ancora, quasi uno su cinque ha chiamato il proprio animale come un cantante o un gruppo. Il più gettonato è Bob Marley, seguito da Elvis, Freddie Mercury, Bowie e Ozzy. Sempre in base al sondaggio, l’84% dei proprietari afferma che il proprio animale gli completa la vita, il 55% crede che Fido e Micio abbiano i suoi stessi gusti musicali, e il 54% dichiara che, se dovesse scegliere tra il partner e l’amico a quattro zampe, opterebbe per il secondo.

 

 

Italiani e salute, 2 su 3 chiedono al dottor Google

E’ diventato Google il dottore di riferimento degli italiani. Ben 2 nostri connazionali su 3 (l’80%, per la precisione) quando ha dei dubbi in merito alla propria salute si rivolge alla rete, cercando risposte sul web. Risposte che però, spesso, non sono chiare ed esaurienti, tanto che la maggior parte degli italiani poi fa riferimento al proprio medico di famiglia. Il dato, che è anche un profondo cambiamento nelle abitudini dei cittadini, emerge dall’indagine di Iqvia Italia, leader globale dell’analisi dei dati in ambito medico, che ha intervistato mille adulti con questionari a risposta multipla.

Sempre più autonomi e consapevoli

Quello che emerge con prepotenza dai dati è che gli italiani sono sempre più consapevoli nella gestione della propria salute e per questo le persone sono più autonome nella ricerca attiva di informazioni legate al benessere e per farlo usano tutti i canali a disposizione: internet, il medico di medicina generale, il farmacista, il medico specialista e le riviste di settore. “Il tema chiave risultato da questa ricerca è la necessità di ridefinire il rapporto medico-paziente: quest’ultimo infatti vuole essere protagonista nelle scelte, ma al tempo stesso chiede al medico di essere guida e supporto nella comprensione della diagnosi e nella gestione attiva e consapevole della cura” ha commentato Isabella Cecchini, Principal del Dipartimento Ricerche di Mercato di Iqvia Italia. Il sondaggio mostra che il 31% degli intervistati ha dichiarato di cercare spesso informazioni sulla propria salute e il 52% ogni tanto. Soltanto il 3% ha dichiarato di non cercare mai informazioni sulla propria salute, il 14% raramente.

Età media, donna e a caccia di sintomi: ecco l’identikit di chi cerca informazioni mediche

Chi cerca informazioni mediche su vari canali ha anche delle precise caratteristiche. Secondo i risultati dell’indagine, la fascia media d’età (45-55 anni) è quella più attiva nella ricerca di informazioni sulla salute (87%), seguita dagli over 55 (85%), impegnati nella prevenzione e nel mantenimento del benessere. Gli ultimi sono gli under 34 che si fermano al 77%. Le donne consultano internet più spesso rispetto agli uomini. Per quanto riguarda i temi più cercati, sintomi e patologie sono gli argomenti più ricercati (64% dei casi), seguiti dagli stili di vita, per esempio dieta e alimentazione (55%). Ma si ricorre al web anche per capire meglio la posologia di un farmaco e le eventuali controindicazioni (43%), mentre scendono agli ultimi posti le ricerche sugli integratori (29%) e sui centri medici specialistici a cui rivolgersi (28%). “Il cittadino utilizza tutti i canali di informazione indistintamente. Si informa sul web per capire meglio una diagnosi o una prescrizione, chiede poi spiegazioni e approfondimenti al medico o al farmacista – conclude Cecchini – dobbiamo quindi abituarci a un sistema fluido e articolato, dove il medico rappresenta sempre il fulcro della gestione del proprio benessere, ma il cittadino-paziente sente sempre più l’esigenza di approfondire in autonomia i temi legati alla salute e di confrontarsi con chi ha avuto la sua stessa esperienza di malattia e di cura”.

Nascondere i like: Facebook seguirà l’esempio di Instagram?

Dopo la “rivoluzione” di Instagram, che ha nascosto dai post i like ricevuti, anche Facebook potrebbe seguire questo esempio. L’obiettivo è quello di evitare una eccessiva attenzione al numero di “mi piace” rispetto ai contenuti. Su Instagram infatti i like non sono più visibili pubblicamente, ma possono essere visualizzati solo dall’autore del post. La funzione è già in sperimentazione in sette paesi, tra cui l’Italia, il Canada e il Brasile, al fine appunto di “rimuovere la pressione su quanti like un post riceverà. “E permettere agli utenti di condividere più liberamente contenuti”, come ha spiegato a suo tempo Instagram, anch’essa di proprietà di Mark Zuckerberg.

Al via la sperimentazione sulla app per Android

La notizia è stata diffusa dal sito TechCrunch, che ha raccolto la conferma di Facebook sulla base delle osservazioni della ricercatrice Jane Manchung Wong sulla novità apportata dalla versione del social per Android.

“Ho osservato – scrive Wong sul proprio blog – che Facebook ha recentemente iniziato a sperimentare una funzione che nasconde i like nella sua app Android”. Segno, questo, che il test potrebbe diventare pubblico anche con una semplice attivazione lato server da parte di Facebook.

Dal canto suo Facebook ha confermato a TechCrunch che anche in questo caso le motivazioni sarebbero le stesse, senza fornire però dettagli su quando la novità potrebbe diventare ufficiale.

“Spostare l’attenzione dalle facili interazioni ad azioni più pensate e di valore”

“La mossa di Facebook potrebbe anche avere l’effetto di rendere meno evidente il calo di engagement organico che si registra da anni sulla piattaforma – spiega all’Ansa Vincenzo Cosenza, esperto di social media -. Così come avvenuto per Instagram l’obiettivo è capire se il coinvolgimento sale o scende in assenza dell’effetto ‘bandwagon’, cioè la visione dell’apprezzamento già manifestato dagli altri. A ciò si aggiunge anche la volontà di spostare l’attenzione dalle facili interazioni, un meccanismo spesso accusato di stimolare una competizione effimera che può influire negativamente sulla vita degli adolescenti, ad azioni più pensate e di valore, come l’acquisto dei prodotti promossi sui social network”.

Una tendenza comune fra i social; anche YouTube si adegua

“Viviamo in una società in cui ormai ogni esperienza ha senso soltanto se è popolare. In questo scenario iniziative come queste sono positive e potrebbero effettivamente permettere di concentrarsi di più sul contenuto rispetto alla popolarità”, commenta Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro di Milano, che punta il dito sul fenomeno, sempre più diffuso, di una vera e propria dipendenza da popolarità, soprattutto fra gli adolescenti.

In ogni caso, il trend sta diventando molto comune tra le piattaforme social. Da settembre infatti anche YouTube non mostra più il numero esatto di utenti dei canali con oltre mille iscritti, ma solo un numero approssimato.

Dopo 4 anni frena la domanda di credito da parte delle imprese. Ma aumentano i mutui

Dopo quattro anni di crescita nel secondo semestre del 2018 la domanda di credito da parte delle imprese si è stabilizzata. Le richieste di prestiti sono lievemente aumentate soltanto nel Nord-est, mentre nel Nord-ovest si sono mantenute invariate, e sono leggermente diminuite al Centro-sud. La domanda è stata indirizzata prevalentemente al sostegno del capitale circolante, mentre quella destinata agli investimenti produttivi, e al consolidamento delle posizioni debitorie in essere, si è leggermente ridotta. Lo afferma la Banca d’Italia in un’indagine su domanda e offerta di credito a livello territoriale realizzata nel mese di marzo 2019.

“L’irrigidimento è avvenuto soprattutto attraverso l’aumento degli spread”

Nella seconda metà del 2018, si legge nell’indagine di Banca d’Italia, “si è interrotta la fase di allentamento dei criteri di offerta alle imprese dell’industria e dei servizi in atto dal 2014, con segnali di lieve inasprimento in tutte le ripartizioni territoriali”. E anche le condizioni di accesso al credito per l’edilizia, già restrittive, si sono ulteriormente irrigidite. Per i primi cinque gruppi bancari (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, UBI Banca, Banco BPM), “l’inasprimento si è realizzato prevalentemente attraverso il calo del le quantità offerte, più marcato al Centro-sud – continua Bankitalia -. Per gli altri intermediari l’irrigidimento è avvenuto, in tutte le aree, soprattutto attraverso l’aumento degli spread applicati alle imprese più rischiose”.

Le condizioni applicate ai prestiti alle famiglie sono rimaste stazionarie

La domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie, riferisce Askanews, è ancora cresciuta, e in modo più intenso nelle regioni settentrionali.  La domanda di credito al consumo è invece rimasta invariata nel Nord-ovest, mentre si è contratta nelle altre aree del Paese. Dal lato dell’offerta, “le condizioni applicate ai prestiti alle famiglie sono rimaste stazionarie – aggiunge Bankitalia -. Anche la durata e il rapporto tra finanziamento e valore dell’immobile (loan-to-value ratio) delle nuove erogazioni di mutui non hanno subito variazioni di rilievo”.

Stabili le remunerazioni offerte dalle banche sui depositi. Crescono quelle sulle obbligazioni

“Le famiglie – sottolinea Bankitalia – hanno mostrato una preferenza per il mantenimento di fondi sotto forma di depositi, mentre si è interrotta l’espansione delle richieste delle quote di fondi comuni. In tutte le aree geografiche, le remunerazioni offerte dalle banche sui depositi sono rimaste pressoché stabili, mentre quelle sulle obbligazioni bancarie hanno ripreso a crescere dopo una prolungata fase di riduzione”.

Google e Facebook iscritti al Registro degli Operatori di comunicazione

Google e Facebook sono stati iscritti al Roc, il Registro degli Operatori di comunicazione. Con la prossima chiusura dell’indagine conoscitiva congiunta sui Big Data, Agcom interrogherà il legislatore su possibili azioni per estendere le garanzie nelle comunicazioni e gli ambiti di attività Agcom all’utente online. Questo, sia con riferimento ai contenuti audiovisivi sia alla profilazione nel mercato della pubblicità online, già inserito nel Sistema integrato delle comunicazioni (Sic). Lo ha anticipato il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, durante il Convegno di Siracusa dal titolo Big Data, Persona e Mercato, organizzato dal Corecom Sicilia e da Agcom.

“Potenziale dominio e lesione del pluralismo nei mercati della raccolta pubblicitaria online”

A seguito della sentenza del Tar del Lazio del 14 febbraio 2018, Agcom ha proceduto all’iscrizione al Roc delle maggiori concessionarie di pubblicità sul web: Facebook, Microsoft, Google, e Adsalsa.

“L’insieme delle indagini su Internet, pubblicità online, disinformazione online, misurazione dell’audience online e Big Data, compiute in questi anni da Agcom – commenta Cardani – hanno permesso di delineare con chiarezza quali possano essere gli ambiti nei quali imprese concessionarie di pubblicità sul web aventi sede all’estero, ma che conseguono ricavi sul territorio nazionale, possano costituire posizioni di potenziale dominanza e possibile lesione del pluralismo nei mercati della raccolta pubblicitaria online”.

Il legislatore è chiamato a una seria riflessione sul ruolo della regolazione ex-ante

Il Presidente dell’Agcom ha inoltre aggiunto che “l’espansione conglomerale delle grandi piattaforme digitali globali, addirittura con la creazione di una moneta, di un portafoglio e di una camera di compensazione virtuale delle fluttuazioni” chiama il legislatore a una seria riflessione sul ruolo della regolazione ex-ante, riporta Askanews.

“Una domanda avanzata da varie autorità e Commissioni di esperti in tutto il mondo”

Nel suo intervento al convegno di Siracusa, il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Antonio Nicita ha sottolineato che “in attesa di interventi legislativi che espandano l’ambito della regolazione ex-ante per le grandi piattaforme globali, c’è comunque bisogno di conferire al più presto a un’Autorità terza indipendente poteri ispettivi e di audit sulla profilazione algoritmica dei dati e sull’impatto delle regole private che in vari ambiti le piattaforme globali si sono date.

“È una domanda – puntualizza Nicita – che negli ultimi mesi è stata avanzata da varie autorità e Commissioni di esperti in tutto il mondo, anche con la proposta di istituire una specifica autorità digitale di coordinamento per le indagini e la regolazione ex-ante sull’uso economico dei dati”.

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