Efficienza energetica, arrivano nuove etichette per le lampadine

Le nuove etichette energetiche per gli elettrodomestici sono state introdotte in tutta Europa per offrire ai consumatori informazioni più semplici e smart, e migliorare l’efficienza energetica. Se per gli elettrodomestici la nuova etichettatura è entrata in vigore già dal primo marzo, dal primo settembre viene applicata anche alle sorgenti luminose. Tra le maggiori novità della nuova etichetta c’è il ritorno a una classificazione più semplice, con la scala di 7 classi di efficienza energetica, colorata da verde a rosso, da A (migliore) a G (peggiore). A ricordarlo è Selectra, il servizio gratuito che confronta e attiva le tariffe di luce, gas e internet.  Ma come districarsi, per quanto riguarda l’illuminazione in casa, nella scelta delle lampadine, tenendo conto delle nuove etichette?

Addio A+++: la scala della nuova etichetta

Addio quindi alle classi supplementari caratterizzate dal segno +, ed è previsto anche un riscalaggio periodico, ogni circa 10 anni, o quando una significativa percentuale di modelli sarà presente nelle due classi di efficienza più elevate. Per quanto riguarda le sorgenti luminose, la nuova etichetta energetica diventa obbligatoria per sorgenti luminose con o senza unità di alimentazione integrata, direzionali e non direzionali, sorgenti luminose parte di un prodotto contenitore. Oltre a mostrare il nome o il marchio del costruttore e del modello, le nuove etichette delle sorgenti luminose evidenziano il consumo di energia in kWh se accese per 1.000 ore, e riportando le classi di efficienza energetica, indicano a quale di queste appartiene il modello preso in considerazione.

Dai consumi al QR Code

Parola d’ordine, inoltre, è ‘digitalizzazione’: viene infatti introdotto un QR code che scansionato tramite la fotocamera dello smartphone permette di conoscere informazioni supplementari sul prodotto presenti nella banca dati europea Eprel (European product registry for energy labelling). Ma quali lampadine scegliere? Per poter emettere luce, una lampadina consuma energia elettrica pari a quanti Watt sono necessari per attivarla, un consumo che finisce infatti direttamente in bolletta luce, alla voce ‘spesa per la materia energia’. Ogni lampadina ha quindi una potenza espressa in Watt, alla quale sarà associato sull’etichetta un consumo in kWh per 1.000 ore di uso/accensione.

Led, fluorescenti o alogene?

Una lampadina Led, ad esempio, ha un consumo di circa 35 kWh/anno e un costo medio in bolletta di 7 euro/anno. Tale lampadina, con la nuova etichettatura, sarà inserita in classe D o E, a seconda delle prestazioni specifiche. Consumi appena superiori ha una lampadina fluorescente, che con 41 kWh/anno e 8 euro/anno in bolletta finirà in classe F. Un modello alogeno arriva invece a consumare 123 kWh/anno, facendo salire il costo medio in bolletta a 25 euro: tale lampadina finirà in classe G. Senza considerare le lampadine a incandescenza (ormai fuori commercio) che con un consumo di 175 kWh/anno avrebbero portato il costo medio in bolletta a 35 euro/anno.

Istat, 1 italiano su 2 andrà in vacanza

Un italiano su due andrà in vacanza nel periodo compreso tra giugno e settembre 2021. È la fotografia scattata dall’Istat nell’indagine sulle intenzioni degli italiani eseguita con la collaborazione del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims).  Nel dettaglio, il 23,3% trascorrerà sicuramente un periodo di vacanza, tra giugno e settembre, in una località diversa da quella di residenza, ipotesi che invece si verificherà “probabilmente” per il 27,8%. Sommando le due percentuali si arriva al 50,1%. Un terzo degli intervistati, invece, è sicuro che non andrà in vacanza.

“No” alle vacanze soprattutto per ragioni economiche

La prima motivazione riportata da chi non ha intenzione di andare in vacanza è la mancanza di risorse economiche (32,7% degli intervistati), seguita dai timori legati al Covid (15%) e quindi da motivi di salute (12,8%). Il 33,3% degli italiani è intenzionato a scegliere la regione di residenza, mentre il 63,6% andrà più lontano. In media, la durata complessiva della vacanza non sarà superiore a 14 giorni.

Albergo e auto le soluzioni preferite

Il 34% di chi intende andare in vacanza ha intenzione di scegliere una sistemazione collettiva (hotel/pensione/albergo), il 32,4% preferisce la casa o l’appartamento di proprietà e il 26,3% affittare un alloggio. Il mezzo di trasporto personale è il più scelto per raggiungere il luogo di vacanza (84%). L’emergenza sanitaria non condiziona la scelta del tipo di vacanza (63,9% dei rispondenti), così come quelle legate al mezzo di trasporto (68,1%) e al tipo di sistemazione (73,1%).

In vacanza soprattutto al Nord…

Da un punto di vista territoriale, l’intenzione di andare in vacanza risente di una sorta di spaccatura tra Nord e Sud. La quota di chi ha pensa di andare in vacanza passa dal 59,7% dei residenti nel Nord-ovest al 39,1% dei residenti nel Mezzogiorno (considerando la somma di “Certamente sì” e “Probabilmente sì”). Nel Nord-est e nel Centro le percentuali sono simili al Nord-ovest e pari, rispettivamente, al 55,2% e al 51,0%. Il quadro si ribalta per le risposte di chi non intende fare una vacanza: le percentuali sono prossime al 50% nel Centro-nord e al 60,8% nel Mezzogiorno.

… e soprattutto i giovani

L’intenzione di andare in vacanza è forte soprattutto nei giovani: nella fascia 18-29 anni l’incidenza delle risposte “certamente sì” e “probabilmente sì” è pari al 75,9%, ma scende al 58,5 tra chi ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni. Le quote si riducono con l’età: 44,5% delle persone tra i 50 e i 64 anni e 32,4% di chi ha almeno 65 anni.

Pil +0,01% nel primo trimestre, disoccupazione al 10,7%

Per il periodo gennaio-marzo 2021 l’Istat calcola un aumento del Pil dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato. L’Istat ribalta quindi le stime rilasciate al 30 aprile, che indicavano un calo congiunturale dello 0,4%. Inoltre, la variazione acquisita del Pil italiano per il 2021, quella che si otterrebbe se nei trimestri successivi al primo si registrasse una crescita nulla, viene calcolata pari al +2,6%. L’Istat ha rivisto anche la stima sul primo trimestre 2020, pari al -0,8% rispetto al -1,4% comunicato ad aprile. Nello stesso mese però il tasso di disoccupazione sale al 10,7% (+0,3 punti), mentre tra i giovani scende al 33,7% (-0,2 punti).

+870mila le persone in cerca di lavoro, +48,3% rispetto ad aprile 2020

Secondo le stime, ad aprile 2021, rispetto ad aprile dell’anno scorso, le persone in cerca di lavoro risultano in “forte crescita”, ovvero pari a +870mila unità (+48,3%), a causa “dell’eccezionale crollo della disoccupazione che aveva caratterizzato l’inizio dell’emergenza sanitaria”, commenta l’Istituto. D’altra parte, diminuiscono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-6,3%, pari a -932mila unità), che ad aprile 2020 avevano registrato, invece, un forte aumento. Inoltre, ad aprile 2021, rispetto a marzo, si registra un lieve aumento degli occupati (+0,1%, pari a +20mila unità), mentre rispetto ad aprile 2020 si registra un calo del -0,8%, pari a -177mila unità.

In un anno il calo degli occupati coinvolge autonomi e dipendenti permanenti

Sempre ad aprile, la lieve crescita degli occupati su base mensile è dovuta solamente ai dipendenti a termine, che risultano pari a +96mila (+3,5%), in quanto i dipendenti permanenti e gli autonomi diminuiscono dello 0,3% e dello 0,6% (rispettivamente, -47mila e -30mila). Nel confronto annuo, il calo degli occupati coinvolge gli indipendenti, che diminuiscono del 3,6% (-184mila) e i dipendenti permanenti, che diminuiscono dell’1,5% (-222mila).
Crescono invece dell’8,9% (+229mila) i dipendenti a termine. Rispetto al mese di marzo, l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro (+3,4%, pari a +88mila unità) riguarda entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età.

Diminuisce il numero di inattivi

Nel confronto mensile diminuisce poi anche il numero di inattivi di 15-64 anni (-1,0%, pari a -138mila unità), e il tasso di occupazione sale al 56,9% (+0,1 punti), riporta Ansa. “Ad aprile prosegue la crescita dell’occupazione già registrata nei due mesi precedenti, portando a un incremento di oltre 120 mila occupati rispetto a gennaio 2021 – si legge in una nota dell’Istat -. L’aumento coinvolge entrambe le componenti di genere e si concentra tra i dipendenti a termine. Ciononostante, rispetto a febbraio 2020, mese precedente a quello di inizio della pandemia, gli occupati sono oltre 800 mila in meno e il tasso di occupazione è più basso di quasi 2 punti percentuali”.

Conto alla rovescia per lo switch off verso la nuova tv digitale

Una qualità delle immagini decisamente superiore a quella attuale, la ricezione di un maggior numero di canali, ma al prezzo di cambiare televisore o acquistare un decoder. È cominciato il countdown per il passaggio al nuovo standard del digitale terrestre, che avrà inizio alla fine dell’estate del 2021 e avverrà a seconda delle aree geografiche del Paese. A poco più di dieci anni dopo il passaggio al Dvb-T1 lo switch off del segnale è determinato dalla necessità di liberare la banda 700 Mhz, molto utilizzata nel nostro Paese, soprattutto dalle tv locali, per far spazio alla rete 5G per gli operatori di telefonia.

Il calendario dal 1° settembre 2021 al 20 giugno 2022

Il calendario per lo switch off è stato messo a punto dal ministero dello Sviluppo Economico, con la divisione dell’Italia in quattro aree. Si partirà il 1° settembre con le aree 1 e 3, che comprendono Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Province autonome di Trento e Bolzano, Valle d’Aosta e Veneto. Per questi territori ci sarà tempo fino al 31 dicembre dell’anno per completare il passaggio. Dal 1° gennaio 2022 al 31 marzo 2022 sarà la volta dell’area 2, che comprende Campania, Lazio, Liguria, Sardegna, Toscana e Umbria. A seguire, dal 1° aprile 2022 al 20 giugno 2022, data del definitivo switch off nazionale, toccherà agli abitanti di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Marche, Molise, Puglia, e Sicilia, riporta Ansa.

A luglio 2022 il passaggio definitivo al Dvb-T2 Hevc

Il 20 giugno 2022 lo standard passerà dal MPEG2 a favore dell’MPEG4, che consente già oggi di vedere i canali in Hd. Non avranno problemi a ricevere i canali tutti coloro che hanno un televisore che permette già oggi la ricezione del segnale in alta definizione dal numero 500 in poi del telecomando. Subito dopo scatterà la fase due, con il definitivo passaggio, a luglio 2022, al nuovo Dvb-T2 Hevc. Per verificare se il proprio schermo è compatibile con questo standard occorre sintonizzarsi sui due canali test 100 e 200. Solo se appare il messaggio Test HEVC Main10 il modello è abilitato alla ricezione.

Bonus TV: contributo di 50 euro

Non dovrebbe essere necessario cambiare i televisori venduti dal 2017 in poi, ma saranno molti gli apparecchi acquistati precedentemente a necessitare di un nuovo decoder. Per agevolare il passaggio ai nuovi televisori poco più di un anno fa è stato istituito il bonus TV, con un fondo che grazie a un emendamento alla legge di Bilancio 2021, è stato incrementato di 100 milioni di euro. Il contributo di 50 euro potrà essere ottenuto da chi ha un Isee fino a 20mila euro, presentando un’autocertificazione presso i rivenditori. Il bonus, già disponibile, potrà essere richiesto fino alla fine del 2022.

Università, aumentano gli iscritti: ma siamo penultimi in Ue

Italia un po’ meno Cenerentola della cultura universitaria, almeno rispetto agli altri paesi europei. Lo rivela il terzo rapporto Agi-Censis, elaborato nell’ambito del progetto “Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020”, che spiega che gli immatricolati negli atenei del nostro paese siano in crescita. Però resta sempre un gap rispetto ai nostri “vicini di casa” dell’Ue: un gap calcolato in circa 7mila immatricolazioni in più ogni anno. Ecco perché il sistema universitario nazionale, che nel complesso è riuscito a contenere l’onda d’urto della pandemia, “deve essere aiutato rimuovendo criticità interne ed esterne, anche perché l’educazione svolge una funzione determinante nell’incremento della mobilità sociale di un individuo” si legge nel report.

Cinque anni in crescita

Nell’anno accademico 2019-2020 si è confermato l’incremento degli immatricolati alle università italiane: +3,2% rispetto all’anno precedente. Dopo un decennio di contrazioni, è continuato l’andamento positivo che era iniziato con l’anno accademico 2014-2015. Nello scorso anno accademico la condizione di matricola universitaria ha accomunato il 51,8% dei giovani italiani in età corrispondente, a fronte di una media Ue 28 del 58,7%. Per l’Italia eguagliare la media europea entro il 2025 significherebbe poter contare su un incremento medio annuo di immatricolati del 2,2%, equivalente in valore assoluto a circa 7.000 studenti in più, o del 2,6% qualora l’obiettivo fosse raggiungere la quota di immatricolati della Francia (+8.500 persone per anno). Tradotta in termini monetari, tale crescita è stimabile in un volume di spesa aggiuntiva, nel primo caso, di oltre 49 milioni ogni anno e, nel secondo, di 59 milioni.

Dobbiamo studiare di più
Per quanto riguarda la preparazione accademica, l’Italia è penultima in Europa per numero di giovani con un titolo di studio terziario. Nel 2019 gli italiani di età compresa tra i 25 e i 34 anni con un titolo di istruzione terziaria erano il 27,7% del totale, ovvero 13,1 punti percentuali in meno rispetto alla media Ue 28, pari a 40,8%. Il dato ci colloca nella penultima posizione: dopo l’Italia soltanto la Romania, con il 25,5%. La bassa quota di giovani con un titolo terziario è conseguenza anche della ridotta disponibilità di corsi terziari di ciclo breve e professionalizzanti, universitari e non universitari, che all’estero è più diffusa che in Italia. Occorre dunque organizzare un sistema di offerta di istruzione terziaria più ampio e articolato.

Meglio a livello globale

La situazione universitaria dell’Italia migliora se analizzata a livello globale. Il Global Social Mobility Index 2020 colloca l’Italia al 34° posto di una graduatoria internazionale calcolata su 82 Paesi, dopo Israele e prima dell’Uruguay, ma lontana da Danimarca, Norvegia e Svezia, che occupano le prime tre posizioni.

Impatto pandemia sulla moda, i trend del post Covid

L’emergenza Covid-19 ha sconvolto il settore della moda, imponendo l’evoluzione verso un mondo più digitale e sostenibile. In generale, l’impatto negativo sulla fiducia dei consumatori ha trasformato le abitudini d’acquisto, e a livello mondiale l’impatto maggiore si registra proprio nel settore moda e calzature, con il 51% dei consumatori che quest’anno ridurrà la spesa. Il 40% circa dei 4.500 intervistati da PwC a livello mondiale ha registrato una riduzione del reddito, e il numero di chi spenderà meno per gli acquisti è raddoppiato rispetto allo scorso anno, passando dal 19% al 36%. Sono alcune evidenze emerse al Circular Fashion Summit 2020, l’appuntamento dedicato ai temi moda, design, tecnologia e sostenibilità organizzato da Lablaco.

I consumatori guardano alle politiche di sostenibilità di brand e governi

I cambiamenti impattano anche le tendenze d’acquisto, i consumatori guardano alle politiche di sostenibilità dei governi e danno maggiore attenzione a quanto viene fatto dai brand. I consumatori si aspettano un contributo determinante da parte di governi e istituzioni nell’incoraggiare comportamenti sostenibili, e solo il 22% si aspetta che l’ownership in materia di sostenibilità spetti al settore privato. La ricerca di PwC mostra come i consumatori che vivono in città siano consapevoli della necessità di ridurre l’uso della plastica, e si aspettano che i brand facciano lo stesso. Anche prima della pandemia però il 45% degli intervistati nel mondo affermava di evitare l’uso della plastica quando possibile, il 43% si aspettava che le aziende fossero responsabili del proprio impatto ambientale, e il 41% si aspettava che i retailer eliminassero i sacchetti di plastica e imballaggi per articoli deperibili.

L’impegno di Millennials e GenZ

Da quanto emerge dal Quinto osservatorio Millennial e Generazioni Z di PwC, che ha intervistato oltre 2400 giovani italiani, il 53% degli intervistati è interessato a prodotti naturali come maglie, t-shirt, pantaloni e shorts interamente realizzati utilizzando solo fibre di cotone biologico certificato, il 50% a prodotti ecologici, il 36% a marchi noti per pratiche sostenibili, e il 28% a prodotti etici. La predisposizione allo sharing da parte di Millennials e GenZ, poi, vale anche per abbigliamento, accessori, borse e gioielli. Tanto che il 14% già utilizza servizi di fashion renting, e un 23% è interessato a farlo in futuro.

Supply chain e materie prime. L’etichetta vince sul social

La supply chain e le materie prime diventano cruciali per la reputazione di aziende e brand. Investimenti in marketing e beneficenza non bastano più, ci si aspetta che le aziende ripensino l’intera supply chain con investimenti più ampi e di maggiore impatto. Per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni di PwC sui consumatori, poi, l’etichetta ha superato i social media come mezzo più efficiente per comunicare informazioni sulla sostenibilità. Anche in questo caso Millennials e GenZ vogliono fare scelte informate e responsabili, cercando informazioni sulla sostenibilità e l’impatto sociale di un brand. E si aspettano di trovare sull’etichetta informazioni sui materiali e sull’origine del prodotto per valutarne personalmente la sostenibilità.

In Italia i green lover sono 19 milioni

Prima del lockdown in Italia i green lover erano 16 milioni. Nel 2020 sono tre milioni in più (19 milioni), il 39% della popolazione. Durante il lockdown la passione per il verde degli italiani è cresciuta, lo dimostra l’Osservatorio The World after Lockdown di Nomisma, di cui l’ultimo approfondimento riguarda il giardinaggio. Un hobby alla portata di tutti, che non richiede ampi spazi o ingenti investimenti, ma soltanto costanza e dedizione. Secondo l’Osservatorio gli italiani con il pollice verde sono riconducibili a due categorie, i green expert, 12 milioni di agricoltori per passione, e i green enthusiast (14 milioni), che si dedicano alla cura di piante e fiori in casa, o sul balcone.

Green expert e green enthusiast

La quota di green expert (il 24% della popolazione) che si dedica a terreni è maggiore al Sud, mentre chi si prende cura di giardini e orti risiede soprattutto nelle regioni del Nord Italia. I green expert hanno in media 53 anni, redditi familiari mensili medio alti e acquistano attrezzature e prodotti per il giardinaggio nei garden center, nei consorzi e presso le rivendite specializzate in prodotti per l’agricoltura. I green enthusiast (il 27%), invece, abitano prevalentemente al Nord nei centri città. Hanno un’età media di 45 anni, redditi familiari mensili alti, sono in maggioranza donne e per gli acquisti di prodotti da giardinaggio prediligono i negozi di articoli per la casa, di bricolage e i siti online.

Giardinaggio per rilassarsi, e non solo

Il gardening è una passione duratura che coinvolge l’intera famiglia e può diventare una vera e propria tradizione. E sono 4 milioni gli appassionati che si dedicano all’orto, coltivando ortaggi, frutta, erbe aromatiche, piante officinali e alberi da frutto. I green lover investono in media 4,7 ore a settimana per la loro passione, con il 22% che dedica 5-10 ore settimanali. Questo perché l’effetto calmante e “terapeutico” della cura del verde è noto: il 43% pratica giardinaggio per rilassarsi, stare all’aria aperta (26%), o a contatto con la natura (17%).

Da non trascurare anche la motivazione estetica, come rendere più bella la casa (18%), e quella di coloro che producono frutta e ortaggi a fini di autoconsumo (16%).

Un fenomeno di portata rilevante

Sulla scia della sensibilità crescente per la sostenibilità, il 58% dei green lovers coltiva il proprio spazio verde facendo attenzione a preservare insetti e specie animali, e il 55% cerca sempre nuovi metodi di coltivazione più ecologici e sostenibili. Ma un altro punto a favore della rivoluzione green viene dagli attuali non green lovers. Il 57% di loro, infatti, vorrebbe avvicinarsi a questa passione in futuro, attraverso la cura di piante e fiori in casa o sul balcone (30%), un giardino (25%), o la coltivazione di un orto (26%). Si tratta, insomma, di un fenomeno di portata rilevante per la società italiana e per tutti i settori collegati al gardening. Con riflessi anche sugli acquisti green, che nel 2021 registreranno un deciso incremento.

Il carrello della spesa è fit, e si riempie di cibi light e creme rassodanti

In estate il carrello della spesa diventa ancora più fit, e si riempie di cibi a basso contenuto calorico e prodotti e cosmetici per mantenere la linea. Si tratta di prodotti in aumento del 13% su base annua. Nell’ultimo anno infatti i formaggi e i salumi confezionati nelle versioni light sono al top nella classifica delle categorie merceologiche fit più acquistate online in Italia. Secondo gli acquisti analizzati da Everli, marketplace della spesa online, integratori sportivi e prodotti dietetici hanno chiuso la top 10 italiana della spesa per tenersi in forma.

Snack e barrette, gli alleati nella spesa per la prova costume

Chi non desidera cercare di presentarsi al meglio all’appuntamento con la prova costume? Se da un lato gli italiani non riescono a fare a meno di alcuni peccati di gola dall’altro inseriscono nel loro carrello validi alleati della “forma”. Via libera dunque a snack e barrette energetiche. Soprattutto al gusto cioccolato, caramello e crema, i must-have in fatto di barrette proteiche e snack sostitutivi dei pasti. Apprezzati anche dai più golosi, questi alimenti danno infatti la giusta carica per affrontare la giornata ed eventuali routine di allenamento.

La cellulite non si combatte solo a tavola

Nel carrello della spesa però c’è spazio anche per le creme e i prodotti cosmetici che favoriscono il drenaggio, facilitano la lotta alla cellulite e rassodano il corpo. Tra i cosmetici per modellare il corpo in vista dell’estate gli italiani preferiscono come alleati soprattutto le creme e i gel rassodanti e anti-cellulite.

Anche i fanghi termali vengono acquistati online con frequenza al supermercato, e nella classifica dei rimedi più gettonati per la cura della propria linea a questi seguono i trattamenti e scrub drenanti.

Il carrello più fit è in Emilia Romagna

Secondo lo studio di Everli l’Emilia Romagna è la regione più attenta alla linea della Penisola, con ben 4 province nella top 10 per acquisti online di cibi a basso contenuto calorico, prodotti fit e cosmetici rassodanti e drenanti.

Forlì-Cesena è al 1° posto, seguita da Rimini, Modena e Bologna (rispettivamente al 3°, 4° e 6° posto), sono le province che hanno registrato i volumi più consistenti di shopping online al supermercato di cibi e prodotti light in proporzione alla spesa totale. Dopo l’Emilia Romagna si posizionano Toscana e Lazio, entrambe con 2 province in classifica, Pisa (2°), Firenze (7°), Latina (8°) e Roma (9°). Ma anche friulani e marchigiani sono attenti alla prova costume, chiudendo la classifica regionale con 1 provincia a testa nella top 10. Ovvero, Pordenone (5°) e Pesaro-Urbino (10°).

Tutti chef dopo il lockdown. Boom di visite per i siti di cucina

Agli italiani piace la buona tavola, ma anche variare, e cercare sempre nuovi spunti. Non sorprende, quindi, che durante i mesi del lockdown in molti si siano messi ai fornelli, preparando il proprio piatto forte, o sperimentandone di nuovi. Ma al termine della quarantena siamo davvero diventati tutti chef? Di certo abbiamo cucinato di più, e abbiamo cercato nuove ricette. Soprattutto su Giallozafferano.it e Cucchiaio.it. A quanto pare, però, c’è anche chi ha preferito farsi portare a casa la cena già pronta. Tanto che il più alto tasso di crescita lo hanno registrato i siti di food delivery.

A marzo +22% di utenti collegati

A quanto risulta dall’indagine effettuata da SEMrush, la piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online, gli utenti collegati a siti di cucina nei mesi di marzo e aprile sono aumentati in media rispettivamente del 22% e dell’11%. Per quanto riguarda invece il numero di sessioni complessive, è cresciuto del 19% a marzo e del 10% ad aprile. Sempre secondo l’indagine, il sito più consultato in assoluto è stato Giallozafferano.it, con 66 milioni di visite a marzo e 73 milioni ad aprile. Quanto a variazioni percentuali, nel mese di marzo è Cookist.it il sito che ha registrato il maggior tasso di crescita (+29% di visite, +34% di utenti unici), mentre a registrare il maggior incremento ad aprile è ancora Giallozafferano.it (+17% di visite, +22% di utenti unici).

Un volume di traffico importante, e tanti post sui social

Ottimi risultati anche per Cookist.it (+15% di visite a marzo) e Lacucinaitaliana.it (+12% di utenti unici). L’unico sito a perdere un po’ di terreno ad aprile è Cookaround, che perde quasi il 3% di numero di visite e cresce di un 2% scarso per numero di utenti unici. Un volume di traffico importante, quindi, complici anche i tanti post condivisi sui social. Che farebbero scommettere su un miglioramento delle capacità culinarie di molti italiani. Se non fosse che sono aumentate, e con percentuali maggiori, anche le visite ai siti di consegna cibo a domicilio.

Tutti cuochi, eppure il delivery cresce del 26%

Si tratta di una sorta di bisogno di coccole o di una necessità dovuta a troppi tentativi non riusciti? O di semplice voglia di cambiare? Probabilmente un po’ di tutto, ma di fatto, ciò che emerge è che i siti di delivery tra marzo e aprile hanno visto un incremento medio del numero di visite pari al 26%, e un aumento di utenti unici del 25%. Il più utilizzato in media è stato Justeat.it (3,8 milioni di visite e 1,8 milioni di utenti unici), mentre il sito che ha registrato il maggior incremento di visite è stato Glovoapp.com (+43%), e quello che ha registrato il maggior incremento di utenti unici Deliveroo.it (+28%).

Italiani pessimisti sull’accesso alle opportunità, e preoccupati per la salute

In termini di accesso alle opportunità, gli italiani, rispetto al resto del mondo, sono pessimisti. Ma nonostante non condividano il livello di ottimismo del resto del mondo sono convinti che impegnarsi nel lavoro e acquisire un livello di istruzione superiore siano gli aspetti più importanti per superare le barriere e realizzarsi nella vita. È quanto emerge dalla ricerca LinkedIn Opportunity Index 2020, condotta su più di 30.000 adulti di 22 paesi nel mondo, inclusa l’Italia, con l’obiettivo di scoprire come le persone percepiscono le opportunità e le barriere che impediscono di raggiungere gli obiettivi.

La salute è la prima preoccupazione che impedisce di vivere bene

Di fatto, nella valutazione della percezione della disponibilità di opportunità sul mercato, l’Italia ottiene il punteggio più basso a livello mondiale (22°). Mentre rispetto alla fiducia nel successo l’Italia si classifica al 21° posto.

In Italia, poi, le persone sono generalmente più preoccupate per i problemi di salute (16%) e la qualità dell’istruzione (9%) rispetto ad altri paesi europei. Tanto che per la maggior parte degli italiani vivere bene significa innanzitutto godere di una buona salute (56%), un aspetto in prima posizione e sopra la media globale. Essere finanziariamente indipendenti (33%) è al secondo posto, e avere un lavoro stabile (28%) in terza posizione, superiore al quinto posto del medesimo dato nella classifica globale.

Come realizzarsi nella vita?

A livello globale, impegnarsi nel lavoro (81%) è considerato il fattore più importante per realizzarsi nella vita, seguito dalla disponibilità di accettare il cambiamento (80%). Più di tre quarti (76%) a livello globale poi sostiene che avere la giusta rete di contatti sia importante per realizzarsi, allo stesso livello di parità di accesso alle opportunità (75%) e livello di istruzione (74%).

È interessante notare che impegnarsi nel lavoro viene classificato al primo posto in tutti i mercati europei tranne che in Germania, dove occupa la decima posizione, e in Svizzera, dove occupa la settima. In confronto, gli italiani ritengono che l’impegno nel lavoro (81%) e il livello di istruzione (80%) siano gli aspetti più importanti per realizzarsi nella vita. Seguono la disponibilità ad accettare il cambiamento (75%) e la parità di accesso alle opportunità (75%).

Le opportunità più cercate sono legate al lavoro

A livello globale, la maggioranza delle persone è alla ricerca di opportunità legate al lavoro (87%), seguite dalle opportunità sociali (59%). Quasi un terzo delle persone è alla ricerca di opportunità di apprendimento o istruzione (29%), guidate innanzitutto da chi desidera apprendere una nuova competenza (19%).

Anche gli italiani sono per lo più alla ricerca di opportunità legate al lavoro. Desiderano posti di lavoro che garantiscano un buon equilibrio tra vita professionale e privata, la sicurezza e la stabilità del lavoro e la possibilità di fare ciò che amano. Sono anche alla ricerca di opportunità che permettano loro di trascorrere del tempo di qualità con amici e familiari, un aspetto legato al desiderio di mantenere attivi la mente e il corpo

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