Italiani e salute, 2 su 3 chiedono al dottor Google

E’ diventato Google il dottore di riferimento degli italiani. Ben 2 nostri connazionali su 3 (l’80%, per la precisione) quando ha dei dubbi in merito alla propria salute si rivolge alla rete, cercando risposte sul web. Risposte che però, spesso, non sono chiare ed esaurienti, tanto che la maggior parte degli italiani poi fa riferimento al proprio medico di famiglia. Il dato, che è anche un profondo cambiamento nelle abitudini dei cittadini, emerge dall’indagine di Iqvia Italia, leader globale dell’analisi dei dati in ambito medico, che ha intervistato mille adulti con questionari a risposta multipla.

Sempre più autonomi e consapevoli

Quello che emerge con prepotenza dai dati è che gli italiani sono sempre più consapevoli nella gestione della propria salute e per questo le persone sono più autonome nella ricerca attiva di informazioni legate al benessere e per farlo usano tutti i canali a disposizione: internet, il medico di medicina generale, il farmacista, il medico specialista e le riviste di settore. “Il tema chiave risultato da questa ricerca è la necessità di ridefinire il rapporto medico-paziente: quest’ultimo infatti vuole essere protagonista nelle scelte, ma al tempo stesso chiede al medico di essere guida e supporto nella comprensione della diagnosi e nella gestione attiva e consapevole della cura” ha commentato Isabella Cecchini, Principal del Dipartimento Ricerche di Mercato di Iqvia Italia. Il sondaggio mostra che il 31% degli intervistati ha dichiarato di cercare spesso informazioni sulla propria salute e il 52% ogni tanto. Soltanto il 3% ha dichiarato di non cercare mai informazioni sulla propria salute, il 14% raramente.

Età media, donna e a caccia di sintomi: ecco l’identikit di chi cerca informazioni mediche

Chi cerca informazioni mediche su vari canali ha anche delle precise caratteristiche. Secondo i risultati dell’indagine, la fascia media d’età (45-55 anni) è quella più attiva nella ricerca di informazioni sulla salute (87%), seguita dagli over 55 (85%), impegnati nella prevenzione e nel mantenimento del benessere. Gli ultimi sono gli under 34 che si fermano al 77%. Le donne consultano internet più spesso rispetto agli uomini. Per quanto riguarda i temi più cercati, sintomi e patologie sono gli argomenti più ricercati (64% dei casi), seguiti dagli stili di vita, per esempio dieta e alimentazione (55%). Ma si ricorre al web anche per capire meglio la posologia di un farmaco e le eventuali controindicazioni (43%), mentre scendono agli ultimi posti le ricerche sugli integratori (29%) e sui centri medici specialistici a cui rivolgersi (28%). “Il cittadino utilizza tutti i canali di informazione indistintamente. Si informa sul web per capire meglio una diagnosi o una prescrizione, chiede poi spiegazioni e approfondimenti al medico o al farmacista – conclude Cecchini – dobbiamo quindi abituarci a un sistema fluido e articolato, dove il medico rappresenta sempre il fulcro della gestione del proprio benessere, ma il cittadino-paziente sente sempre più l’esigenza di approfondire in autonomia i temi legati alla salute e di confrontarsi con chi ha avuto la sua stessa esperienza di malattia e di cura”.

Nascondere i like: Facebook seguirà l’esempio di Instagram?

Dopo la “rivoluzione” di Instagram, che ha nascosto dai post i like ricevuti, anche Facebook potrebbe seguire questo esempio. L’obiettivo è quello di evitare una eccessiva attenzione al numero di “mi piace” rispetto ai contenuti. Su Instagram infatti i like non sono più visibili pubblicamente, ma possono essere visualizzati solo dall’autore del post. La funzione è già in sperimentazione in sette paesi, tra cui l’Italia, il Canada e il Brasile, al fine appunto di “rimuovere la pressione su quanti like un post riceverà. “E permettere agli utenti di condividere più liberamente contenuti”, come ha spiegato a suo tempo Instagram, anch’essa di proprietà di Mark Zuckerberg.

Al via la sperimentazione sulla app per Android

La notizia è stata diffusa dal sito TechCrunch, che ha raccolto la conferma di Facebook sulla base delle osservazioni della ricercatrice Jane Manchung Wong sulla novità apportata dalla versione del social per Android.

“Ho osservato – scrive Wong sul proprio blog – che Facebook ha recentemente iniziato a sperimentare una funzione che nasconde i like nella sua app Android”. Segno, questo, che il test potrebbe diventare pubblico anche con una semplice attivazione lato server da parte di Facebook.

Dal canto suo Facebook ha confermato a TechCrunch che anche in questo caso le motivazioni sarebbero le stesse, senza fornire però dettagli su quando la novità potrebbe diventare ufficiale.

“Spostare l’attenzione dalle facili interazioni ad azioni più pensate e di valore”

“La mossa di Facebook potrebbe anche avere l’effetto di rendere meno evidente il calo di engagement organico che si registra da anni sulla piattaforma – spiega all’Ansa Vincenzo Cosenza, esperto di social media -. Così come avvenuto per Instagram l’obiettivo è capire se il coinvolgimento sale o scende in assenza dell’effetto ‘bandwagon’, cioè la visione dell’apprezzamento già manifestato dagli altri. A ciò si aggiunge anche la volontà di spostare l’attenzione dalle facili interazioni, un meccanismo spesso accusato di stimolare una competizione effimera che può influire negativamente sulla vita degli adolescenti, ad azioni più pensate e di valore, come l’acquisto dei prodotti promossi sui social network”.

Una tendenza comune fra i social; anche YouTube si adegua

“Viviamo in una società in cui ormai ogni esperienza ha senso soltanto se è popolare. In questo scenario iniziative come queste sono positive e potrebbero effettivamente permettere di concentrarsi di più sul contenuto rispetto alla popolarità”, commenta Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro di Milano, che punta il dito sul fenomeno, sempre più diffuso, di una vera e propria dipendenza da popolarità, soprattutto fra gli adolescenti.

In ogni caso, il trend sta diventando molto comune tra le piattaforme social. Da settembre infatti anche YouTube non mostra più il numero esatto di utenti dei canali con oltre mille iscritti, ma solo un numero approssimato.

Dopo 4 anni frena la domanda di credito da parte delle imprese. Ma aumentano i mutui

Dopo quattro anni di crescita nel secondo semestre del 2018 la domanda di credito da parte delle imprese si è stabilizzata. Le richieste di prestiti sono lievemente aumentate soltanto nel Nord-est, mentre nel Nord-ovest si sono mantenute invariate, e sono leggermente diminuite al Centro-sud. La domanda è stata indirizzata prevalentemente al sostegno del capitale circolante, mentre quella destinata agli investimenti produttivi, e al consolidamento delle posizioni debitorie in essere, si è leggermente ridotta. Lo afferma la Banca d’Italia in un’indagine su domanda e offerta di credito a livello territoriale realizzata nel mese di marzo 2019.

“L’irrigidimento è avvenuto soprattutto attraverso l’aumento degli spread”

Nella seconda metà del 2018, si legge nell’indagine di Banca d’Italia, “si è interrotta la fase di allentamento dei criteri di offerta alle imprese dell’industria e dei servizi in atto dal 2014, con segnali di lieve inasprimento in tutte le ripartizioni territoriali”. E anche le condizioni di accesso al credito per l’edilizia, già restrittive, si sono ulteriormente irrigidite. Per i primi cinque gruppi bancari (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, UBI Banca, Banco BPM), “l’inasprimento si è realizzato prevalentemente attraverso il calo del le quantità offerte, più marcato al Centro-sud – continua Bankitalia -. Per gli altri intermediari l’irrigidimento è avvenuto, in tutte le aree, soprattutto attraverso l’aumento degli spread applicati alle imprese più rischiose”.

Le condizioni applicate ai prestiti alle famiglie sono rimaste stazionarie

La domanda di mutui per l’acquisto di abitazioni da parte delle famiglie, riferisce Askanews, è ancora cresciuta, e in modo più intenso nelle regioni settentrionali.  La domanda di credito al consumo è invece rimasta invariata nel Nord-ovest, mentre si è contratta nelle altre aree del Paese. Dal lato dell’offerta, “le condizioni applicate ai prestiti alle famiglie sono rimaste stazionarie – aggiunge Bankitalia -. Anche la durata e il rapporto tra finanziamento e valore dell’immobile (loan-to-value ratio) delle nuove erogazioni di mutui non hanno subito variazioni di rilievo”.

Stabili le remunerazioni offerte dalle banche sui depositi. Crescono quelle sulle obbligazioni

“Le famiglie – sottolinea Bankitalia – hanno mostrato una preferenza per il mantenimento di fondi sotto forma di depositi, mentre si è interrotta l’espansione delle richieste delle quote di fondi comuni. In tutte le aree geografiche, le remunerazioni offerte dalle banche sui depositi sono rimaste pressoché stabili, mentre quelle sulle obbligazioni bancarie hanno ripreso a crescere dopo una prolungata fase di riduzione”.

Google e Facebook iscritti al Registro degli Operatori di comunicazione

Google e Facebook sono stati iscritti al Roc, il Registro degli Operatori di comunicazione. Con la prossima chiusura dell’indagine conoscitiva congiunta sui Big Data, Agcom interrogherà il legislatore su possibili azioni per estendere le garanzie nelle comunicazioni e gli ambiti di attività Agcom all’utente online. Questo, sia con riferimento ai contenuti audiovisivi sia alla profilazione nel mercato della pubblicità online, già inserito nel Sistema integrato delle comunicazioni (Sic). Lo ha anticipato il Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Angelo Marcello Cardani, durante il Convegno di Siracusa dal titolo Big Data, Persona e Mercato, organizzato dal Corecom Sicilia e da Agcom.

“Potenziale dominio e lesione del pluralismo nei mercati della raccolta pubblicitaria online”

A seguito della sentenza del Tar del Lazio del 14 febbraio 2018, Agcom ha proceduto all’iscrizione al Roc delle maggiori concessionarie di pubblicità sul web: Facebook, Microsoft, Google, e Adsalsa.

“L’insieme delle indagini su Internet, pubblicità online, disinformazione online, misurazione dell’audience online e Big Data, compiute in questi anni da Agcom – commenta Cardani – hanno permesso di delineare con chiarezza quali possano essere gli ambiti nei quali imprese concessionarie di pubblicità sul web aventi sede all’estero, ma che conseguono ricavi sul territorio nazionale, possano costituire posizioni di potenziale dominanza e possibile lesione del pluralismo nei mercati della raccolta pubblicitaria online”.

Il legislatore è chiamato a una seria riflessione sul ruolo della regolazione ex-ante

Il Presidente dell’Agcom ha inoltre aggiunto che “l’espansione conglomerale delle grandi piattaforme digitali globali, addirittura con la creazione di una moneta, di un portafoglio e di una camera di compensazione virtuale delle fluttuazioni” chiama il legislatore a una seria riflessione sul ruolo della regolazione ex-ante, riporta Askanews.

“Una domanda avanzata da varie autorità e Commissioni di esperti in tutto il mondo”

Nel suo intervento al convegno di Siracusa, il Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Antonio Nicita ha sottolineato che “in attesa di interventi legislativi che espandano l’ambito della regolazione ex-ante per le grandi piattaforme globali, c’è comunque bisogno di conferire al più presto a un’Autorità terza indipendente poteri ispettivi e di audit sulla profilazione algoritmica dei dati e sull’impatto delle regole private che in vari ambiti le piattaforme globali si sono date.

“È una domanda – puntualizza Nicita – che negli ultimi mesi è stata avanzata da varie autorità e Commissioni di esperti in tutto il mondo, anche con la proposta di istituire una specifica autorità digitale di coordinamento per le indagini e la regolazione ex-ante sull’uso economico dei dati”.

Multe auto più salate se arrivano via posta

Arriva una stangata sulle multe agli automobilisti recapitate da Poste Italiane. Insomma, se la multa arriva via posta è più salata. Le spese di notifica delle contravvenzioni stradali aumentano infatti le tariffe degli atti giudiziari fino a 20 euro. Pertanto, dal 10 giugno 2019 nell’avviso di Poste Italiane viene comunicata anche la variazione delle condizioni di offerta del Servizio Atto Giudiziario per la forfettizzazione del corrispettivo Can e Cad.

In alcune città la spesa aggiuntiva sarà tra 18 e 20 euro

La novità è in linea con le modifiche recentemente apportate alla Legge 890/1982, e con le Delibere attuative dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni in tema di notifiche a mezzo del servizio postale.

Di conseguenza, spiega l’Asaps, l’Associazione dei sostenitori e degli amici della polizia stradale, le sanzioni al codice della strada notificate attraverso questo sistema di postalizzazione saranno più care. E in alcune città l’importo aggiuntivo delle spese arriverà tra 18 e 20 euro rispetto alla sanzione.

Un importo aggiuntivo forfettario pari a 2,70 euro per le spese Can e Cad

Al fine di una complessiva ottimizzazione del servizio erogato, “per i clienti che affrancano in applicazione di contratti di durata, quali la Sma, la Maaf, Affrancaposta, il Conto di Credito e Posta Easy, i corrispettivi dovuti per le attività di postalizzazione e notifica dell’Atto Giudiziario e delle comunicazioni connesse dovranno essere corrisposti con nuove tariffe”, cita ancora il comunicato Asaps. Alle vigenti tariffe dell’atto giudiziario, riporta Adnkronos, sarà applicato un importo aggiuntivo forfettario pari a 2,70 euro per le spese relative alle Comunicazioni di Avvenuta Notifica (Can) e di Avvenuto Deposito (Cad) eventualmente emesse ai sensi degli artt. 7 e 8 della legge 890/1982, e finora addebitate al momento della restituzione dell’avviso di ricevimento.

Per gli invii fino a 20 grammi la tariffa varia da 6,80 euro a 9,50 euro

In particolare, l’importo complessivo dovuto per la spedizione per gli invii fino a 20 grammi, comprensivo della quota forfettaria di Can e Cad, varia da 6,80 euro a 9,50 euro “e potrà essere soggetto a revisioni annuali pro futuro nel caso di variazione delle tariffe unitarie e/o dell’incidenza dell’evento”, aggiunge l’Asaps. In tale eventualità Poste pubblicherà i nuovi importi sul sito e presso i centri di accettazione con un preavviso di 30 giorni.

“Oltre alle sanzioni previste dalle singole norme – si legge in un comunicato di Poste Italiane – alle aumentate spese di postalizzazione, andranno aggiunte le spese procedurali e di accertamento ai sensi dell’art. 201 del codice della strada”.

Enea ed Eni insieme nella ricerca sulla fusione

L’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, e l’Eni uniscono le forze nella ricerca per la produzione di energia pulita. Il presidente dell’Enea Federico Testa e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno infatti firmato un protocollo d’intesa, un Memorandum of Undestanding, che apre la strada alla collaborazione nella ricerca sulla fusione a confinamento magnetico. Obiettivo dell’accordo, ottenere energia pulita, sostenibile e sicura tramite il meccanismo con cui viene prodotta energia nel Sole. Questo accordo sulla fusione fa seguito al Protocollo d’Intesa siglato nel luglio 2018 per individuare aree di comune interesse per lo sviluppo congiunto di soluzioni tecnologiche innovative.

Il progetto Divertor Tokamak Test

Più in particolare, il Memorandum of Undestanding prevede la possibilità di collaborare, attraverso la costituzione di un’apposita società, nella realizzazione e conduzione del progetto Divertor Tokamak Test (DTT), il polo scientifico-tecnologico in realizzazione presso il centro ENEA di Frascati. Il DTT si propone come nuova macchina sperimentale per testare diverse soluzioni e fornire risposte scientifiche e tecnologiche ad alcuni aspetti peculiari del processo di fusione, quale, ad esempio, la gestione di elevatissime temperature.

Nello specifico, si legge su Eneainform@, il Memorandum prevede la definizione degli ambiti di azione e degli impegni delle parti per realizzare e condurre il progetto DTT, e la valutazione congiunta delle modalità di costituzione del veicolo societario.

“Un elemento chiave nella strategia di decarbonizzazione per un futuro più sostenibile”

“Questo accordo rafforza ulteriormente il nostro impegno nello sviluppo e l’applicazione di tecnologie innovative, un elemento chiave nella strategia di decarbonizzazione di Eni verso un futuro più sostenibile”, dichiara l’amministratore delegato Descalzi. Eni infatti contribuirà con le sue competenze industriali, tecniche e commerciali alla realizzazione di questa importante iniziativa, riporta Askanews. L’accordo conferma inoltre l’impegno di Eni in un campo sfidante come quello della fusione a confinamento magnetico. Un impegno iniziato un anno fa con l’investimento nella start up CFS (Commonwealth Fusion Systems) e con le collaborazioni con MIT in USA, oltre alla più recente sigla di un accordo con il Cnr per la realizzazione di un Centro di Ricerca congiunto a Gela, in Sicilia.

Italia all’avanguardia nella ricerca di frontiera

Il progetto DTT, già interamente finanziato, pone l’Italia all’avanguardia nella ricerca di frontiera e consentirà di creare 1.500 posti di lavoro e un ritorno di oltre 2 miliardi di euro. “Nel settore della fusione a Enea è riconosciuta una leadership internazionale grazie al livello di eccellenza dei nostri ricercatori, alla dotazione strumentale e a laboratori tecnologici avanzati – sostiene il presidente Testa -. ENEA ha maturato un elevato grado di professionalità nella gestione di progetti complessi a livello nazionale, europeo e internazionale fornendo prove, studi e misure finalizzati ad incrementare la qualità dei prodotti, dei servizi e dei processi, favorendone la sostenibilità e la valorizzazione ai fini produttivi e della competitività. E questa alleanza con Eni – aggiunge Testa – è una positiva conferma”.

Generazione Zeta: tecnologici, disillusi, ma più determinati

Sono pochi, sotto i 3 milioni, ancora meno dei Millennials: la Generazione Zeta è la prima generazione a non aver memoria diretta del Novecento, e la sua parte più matura ha oggi 20-24. Sta quindi compiendo il proprio percorso di transizione dal mondo della scuola a quello del lavoro. Il rapporto con le nuove tecnologie è senz’altro il loro elemento distintivo, ma i ventenni di oggi hanno visto la crisi economica investire in pieno i Millennials. Sono perciò più disillusi, partono con minori aspettative, ma non per questo meno determinati. Tendono infatti a essere più cauti e pragmatici, più concreti rispetto al presente. E riconoscono che l’impegno di oggi è la premessa indispensabile per realizzare i propri obiettivi professionali e di vita.

Il lavoro è uno strumento per procurare reddito

È quanto emerge dalla ricerca condotta da Umana, con la collaborazione scientifica dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto G. Toniolo di Milano e Valore D. Secondo la ricerca l’autorealizzazione per i nativi digitali non è al primo posto, e non perché non sia il desiderio principale dei giovani, ma perché l’impatto della crisi economica li ha resi più concreti e pragmatici rispetto alle condizioni materiali. Alla domanda “Il lavoro è per te…”, la percentuale più elevata di risposta è infatti quella che corrisponde a “è uno strumento per procurare reddito”. La preoccupazione principale è quindi quella di un riuscire a ottenere un buon stipendio (94,2%), che dia la possibilità di affrontare il futuro (91,3%).

La capacità di adattarsi è il requisito più importante

Rispetto agli elementi considerati utili per trovare un buon lavoro il titolo di studio è considerato una condizione necessaria, ma non sufficiente (13,6%). Il requisito nettamente più importante è la capacità di adattarsi (44,9%), da intendere non solo rispetto a quanto il mercato offre, ma anche, e soprattutto, ai cambiamenti nel mondo del lavoro. Aumenta inoltre sensibilmente la preferenza per tutto ciò che rende dinamico, sfidante e innovativo il lavoro (complessivamente 35,4%). Piace anche la possibilità di viaggiare con il proprio lavoro (15,9%), interagire e incontrare persone nuove (9,5%).

Avere un sogno da realizzare e desiderio di imparare

Tra le life skills che caratterizzano gli Zeta si distinguono l’avere un sogno da realizzare (63,2%), la capacità di stare in relazione con gli altri (59,6%), perseguire obiettivi (59,4%) e riconoscere gli aspetti positivi delle situazioni (54,0%). Si impongono poi le competenze avanzate digitali, riporta Adnkronos, la creatività e lo spirito di iniziativa, entrambe indicate da oltre la metà dei rispondenti. Ma se dovessero immaginare quali siano le competenze più importanti di cui dovrebbe dotarsi un attuale diciottenne per trovare lavoro per gli Zeta la più importante risulta il desiderio di imparare (85%). Su valori bassi invece si posizionano l’abilità di essere un leader, l’empatia, la capacità di sostenere le proprie idee, l’avere un sogno da realizzare

La nuova netiquette, le regole del galateo sui social

Non stressare, non chiedere di mettere “mi piace” ai post su Facebook, non rispondere ai messaggi dopo ore. Sono solo alcune regole del galateo al tempo dei social: le ha codificate  Usa Today, sulla base del parere di blogger americani ed esperti di social media. Sebbene le regole siano infinite, il quotidiano statunitense ha provato a ridurne il numero a quindici, considerate fondamentali. “Le regole del galateo digitale sono regole semplici che provengono dal passato”, spiega James Ivory, professore di comunicazione a Virginia Tech. E il rispetto, oggi come ieri, deve esserne la guida.

Non stressare, essere sintetici, non abbondare di emoticon

“Una delle cose che più stressa – dicono gli esperti – è mandare un messaggio ed essere subito chiamati”. Inoltre, è bene mandare un messaggio prima di chiamare qualcuno che non si conosce. E se sui social qualcuno commenta una vostra foto, fareste meglio a rispondere al commento. Inoltre, non inviare messaggi troppo lunghi, e non abbondare con l’uso delle emoticon. “Abituati a una comunicazione fatta non più di persona – spiega Elaine Swann, esperta di lifestyle – abbiamo bisogno di mettere emoticon sui testi per coprire quel vuoto che veniva dalle nostre espressioni”. Senza però esagerare.

Mettere “mi piace” ai nostri stessi post ci fa sembrare stupidi

La 4a regola per non apparire maleducati sul web è la seguente: se qualcuno vi contatta per email, fate lo stesso. E non mettete “mi piace” ai vostri stessi post, la gente lo vede e vi considera un po’ stupidi, riporta Agi. Un’altra cosa da evitare assolutamente poi è quella di chiedere agli altri di mettere “mi piace”. Questo vi fa sembrare quantomeno poco educati.  Regola numero 7: non metteteci ore a rispondere a un messaggio. Se non potete rispondere, lasciate un audio di scuse. E se qualcuno, per messaggio, vi chiede più cose, non rispondete solo ad alcune.

Evitare di ingolfare i gruppi Whatsapp con troppi messaggi

Regola numero 10: fare gli auguri via messaggio è sempre consigliato, e non è necessario chiamare se non ci si conosce “di persona”. D’altronde, è bene non comunicare brutte notizie tramite messaggi o messaggi diretti su Twitter, ed evitare di ingolfare i gruppi Whatsapp con troppi messaggi, che potrebbero disturbare chi non è interessato. E se non vi rispondono subito, non arrabbiatevi. Non sempre è possibile. Di contro, se si ha tempo per scrivere su Snapchat, vuol dire che si ha tempo anche per rispondere a un messaggio.

L’ultima regola suggerisce di non postare troppe foto sdolcinate. Apparire “melensi” non è una buona idea.

La salute è al primo posto per gli italiani, ma è ancora poco tech

Salute e benessere rappresentano il bisogno più importante per il 60% degli italiani, e sono tra le principali aree di spesa per il 74% degli stessi. Un dato confermato anche a livello internazionale da una ricerca svolta da Deloitte in collaborazione con Swg sull’innovazione in ambito salute e benessere. Accanto all’attenzione posta sui temi della salute la ricerca sottolinea però anche una scarsa propensione all’utilizzo degli ultimi ritrovati tecnologici. Secondo Deloitte infatti il 79% dei nostri connazionali controlla il proprio stato di salute rivolgendosi ancora direttamente ai medici, mentre solo il 7% si affida all’innovazione, come l’utilizzo di device indossabili.

La spesa media annua per la prevenzione è di circa 300 euro

La ricerca ha coinvolto un campione di oltre mille italiani per raccoglierne la percezione riguardo ai cambiamenti in atto in ambito medico, dell’assistenza, e in generale di tutto ciò che riguarda lo stare bene. Dallo studio emerge inoltre come due italiani su tre ritengano importante effettuare visite di prevenzione o check up almeno una volta l’anno. Nel 50% dei casi la spesa media annua riservata alla prevenzione è di circa 300 euro. Solo un intervistato su 10 ammette di non effettuare mai alcuna visita di prevenzione, e la stessa percentuale (10%) corrisponde anche a chi pensa che la spesa sanitaria possa diminuire nei prossimi 5 anni.

Solo il 7% degli italiani utilizza applicazioni digitali

“Per il 74% del campione l’innovazione ha avuto un impatto positivo sulla vita, migliorando la qualità dei servizi, facilitandone l’accesso e riducendo i costi, ma la salute viene gestita ancora in maniera tradizionale”, conferma Andrea Poggi, Strategy & Innovation Leader di Deloitte. Sul tema della tecnologia applicata alla salute l’Italia resta quindi più cauta, e i medici restano l’interlocutore preferito del 79% degli intervistati, mentre il 24% si affida alla diagnostica tradizionale, e solo il 7% dichiara di utilizzare applicazioni digitali. In particolare il digitale è ampiamente utilizzato per i servizi che facilitano l’accesso alle cure, come per esempio le prenotazioni online, mentre è molto più basso l’uso delle tecnologie digitali per il monitoraggio della salute, riporta Askanews, per la condivisione delle informazioni, la consegna di farmaci a domicilio o la telemedicina.

La tecnologia migliorerà l’accesso alle cure e le cure stesse

Quello che si aspetta il 52% degli intervistati in Italia però è che la tecnologia in futuro possa migliorare l’accesso alle cure e le cure stesse, soprattutto diminuendo i tempi di attesa per visite ed esami pubblici. Il 76% degli intervistati, inoltre, ritiene importante avere un unico punto di ingresso al mondo digitale della salute, percentuale che sale all’84% tra chi ha più di 65 anni. A oggi l’impatto maggiore del digitale sembra riguardare l’ambito dell’accesso alle informazioni. Ma 4 italiani su 10 non si fidano di quanto trovano online. E il 55% si fida solo di fonti specifiche. In ogni caso, l’80% ritiene che queste informazioni vadano integrate dal confronto con familiari, amici e specialisti.

L’Italia è la quinta meta turistica al mondo. Il Sud poco valorizzato

L’Italia è sempre e una delle mete più desiderate dagli stranieri, ed è il quinto Paese più visitato al mondo. La nostra industria turistica vale 70,2 miliardi di euro, il 4,2% del Pil, che salgono a 172,8 miliardi di euro (10,3% del Pil) se si aggiunge anche l’indotto. E secondo i dati 2016 del World Travel and Tourism Council dal punto di vista occupazionale i lavoratori nel settore sono circa 2,7 milioni. Il Rapporto sul Turismo 2017 realizzato da UniCredit in collaborazione con il Touring Club Italiano dimostra però come il nostro Paese abbia ancora molto da fare per trasformare il turismo nel driver economico principale. Soprattutto al Sud, dove la ricchezza portata dagli stranieri è ancora troppo marginale rispetto a quella di singole regione del Nord.

Ripresa del turismo domestico

La ripresa del turismo domestico, poi, è un ulteriore segnale positivo. Gli arrivi italiani aumentano infatti del 6,2% e le presenze del 4,8%. Per quanto riguarda la spesa turistica degli stranieri, invece, nel 2016 per il quinto anno consecutivo si registra un altro record raggiungendo quota 36,4 miliardi di euro. Se la Germania si conferma il nostro primo mercato di riferimento (53,3 milioni), la vera novità è il forte incremento della Cina che, per la prima volta, entra nella top 10, con 5,4 milioni di presenze.

Le mete più visitate

I luoghi più frequentati sono le città d’arte del Centro-Nord, riporta Adnkronos, di cui Roma mantiene il suo ruolo dominante. Seguono Milano, la costa adriatica, veneta e romagnola, ed entra per la prima volta nella classifica la città di Torino. Ma è il Veneto (oltre 63 milioni di presenze) la regione più turistica d’Italia, con dati tre volte superiori a quelli della Campania (19 milioni) e ben quattro volte a quelli della Sicilia (15).

Per quanto riguarda la spesa incoming al primo posto si conferma il Lazio (6,4 miliardi di euro sui quasi 36 miliardi complessivi in Italia nel 2015), seconda la Lombardia e più a distanza, Veneto (5,2) e Toscana (4,1), e il Meridione, tutto insieme, attrae appena 5 miliardi.

Nord e Sud procedono a doppia velocità

Il focus sulle regioni del Rapporto evidenzia quindi la doppia velocità con la quale procedono le regioni del Centro-Nord e quelle del Sud, una realtà paradossale poiché gli attrattori più conosciuti all’estero (aspetti climatici, paesaggio, patrimonio storico-artistico ed enogastronomico) rappresentano un quadro efficace del Meridione.

Un elemento però unisce infine la maggior parte delle regioni: la dipendenza dal mondo di lingua tedesca. In 14 casi la Germania è il primo mercato incoming, in altri cinque costituisce il secondo o il terzo mentre solo nel Lazio e in Valle d’Aosta non è presente tra i primi tre.

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