Facebook, “solo” 500mila sterline di multa per Cambrige Analytica

È arrivata la prima multa a Facebook per l’omesso controllo sul caso di Cambridge Analytica, la società di consulenza (in seguito fallita), accusata di aver raccolto i dati di 87 milioni di utenti a scopo di propaganda politica. Lo annuncia l’autorità britannica per la privacy e la protezione dei dati personali Ico (Information Commissioner’s Office). La multa avrà un ammontare di circa 500.000 sterline (oltre 565.000 euro), il massimo previsto dalla vecchia normativa in vigore nel Regno all’epoca dei fatti. Ma in assoluto si tratta di una penalità modesta, ammette alla Bbc 4 Elizabeth Denham, responsabile dell’Ico, sottolineando come la nuova legge potrebbe permettere d’infliggere un’ammenda di decine se non centinaia di milioni di sterline.

“Avremmo dovuto fare di più e prendere provvedimenti nel 2015”

Facebook, già multata nel 2017 dall’Ue per oltre 90 milioni di euro, è accusata dall’authority britannica di non aver vigilato sull’effettiva cancellazione dei dati che aveva permesso a Cambridge Analytica di raccogliere.

“Come abbiamo già detto, avremmo dovuto fare di più per indagare sulle richieste di Cambridge Analytica e prendere provvedimenti nel 2015 – afferma Erin Egan, Responsabile della privacy di Facebook – . Abbiamo lavorato a stretto contatto con l’Ico nelle loro indagini su Cambridge Analytica, così come con le autorità degli Stati Uniti e di altri Paesi. Stiamo esaminando la relazione e risponderemo presto all’Ico”.

Christopher Wylie si difende dalle accuse su Twitter

E su Twitter Christopher Wylie, ex informatico di Cambridge Analytica, si difende dalle accuse: “io ho detto la verità, è successo, hanno tutti infranto la legge”. È stato Wylie infatti a svelare come Cambridge Analytica, per cui appunto lavorava, sfruttava i dati raccolti tramite l’app thisisyourdigitallife dai profili Facebook per creare pubblicità mirate e manipolare la campagna elettorale americana e quella per il referendum della Brexit.

“Cambridge Analytica e Steve Bannon mi hanno dato del bugiardo – si lamenta Wylie – ‘Vote Leave’ (organizzazione pro-Brexit) mi ha definito un meraviglioso ciarlatano. ‘LeaveEU’ (altra organizzazione pro-Brexit) mi ha chiamato Walter Mitty. Facebook mi ha bannato dalle sue piattaforme, e anche Instagram”.

Su 87 milioni di utenti poco più di 1 milione era britannico

Secondo dati ufficiali di Facebook sono 87 milioni gli utenti i cui dati personali sono stati raccolti dall’azienda inglese, e poco più di 1 milione risultavano residenti in Gran Bretagna.

“La Commissione britannica per la privacy e la protezione dei dati – aggiunge Wylie – ha anche confermato le prove che per i dati Facebook usati da Cambridge Analytica c’è stato accesso in Russia”.

In ogni caso, ora il social deve pagare la sua prima multa.

Allarme virus per produrre Bitcoin: 2,7 milioni di utenti attaccati

Virus peggio dei ransomware, almeno per quanto riguarda le criptovalute. A lanciare l’allarme di un fenomeno in forte crescita sono gli esperti di sicurezza di Kaspersky Lab e di MacAfee, che segnalano che aumenta il numero di utenti che ha subito un attacco da parte di software malevoli per la produzione, a loro insaputa, di criptovalute come i Bitcoin. D’altro canto, non diminuisce il propagarsi di questi virus che sta diventando addirittura più invadente dei ‘ransomware’, i programmi che prendono in ostaggio pc e dispositivi per poi chiedere un riscatto per la loro “liberazione”.

2,7 milioni di utenti attaccati per il mining di criptovalute

“Il numero di utenti che ha subito un attacco da parte di software malevoli per la produzione, “mining”, di criptovalute è cresciuto, passando da 1,9 a 2,7 milioni in un solo anno (+44,5%). Le statistiche degli ultimi 24 mesi mostrano che è sempre più concentrato su Paesi con mercati emergenti”, spiega Kaspersky Lab, come riporta l’Ansa. Secondo gli esperti è sceso invece del 30% “il numero di utenti che si sono imbattuti in un ransomware, passando da 2.581.026 nel biennio 2016-2017 a 1.811.937 nel 2017-2018”. “Per i criminali informatici il ransomware è un modo rumoroso e rischioso di guadagnare, il mining invece è più semplice da mettere in atto e più sicuro”, spiega Anton Ivanov di Kaspersky Lab.

Cryptominer, come funzionano

Si chiamano cryptominer e sono i software che si ‘attaccano’ a pc e smartphone e sfruttano la loro potenza di calcolo per produrre le valute digitali all’insaputa degli utenti. la loro azione è invece detta cryptojacking. Tra gli utenti più colpiti ci sono quelli di India e Cina. Il mining – secondo un calcolo del Bitcoin Energy Consumption Index di Digiconomist – comporta un dispendio di energia pari a 30 terawattora all’anno, più dell’Irlanda. A rafforzare questo quadro, l’analisi della società di sicurezza McAfee: i malware per ‘estrarre’ moneta elettronica sono cresciuti del 629% nel primo trimestre del 2018, passando da circa 400mila campioni noti nel quarto trimestre 2017 a oltre 2,9 milioni nel trimestre successivo. Ciò suggerisce che i criminali informatici stiano cercando di infettare in modo sempre più semplice i sistemi degli utenti e di riscuotere pagamenti senza dover prevedere altri passaggi per monetizzare. In particolare, gli esperti hanno messo in luce la campagna di ‘phishing’ lanciata dal gruppo di criminali informatici Lazarus per il furto di Bitcoin alle organizzazioni finanziarie globali e ai detentori della stessa moneta digitale.

Un mercato che fa gola

“Con l’aumento del valore delle criptovalute, l’andamento del mercato spinge i criminali verso il criptojacking e il furto di criptovaluta. La criminalità informatica è un’attività economica e sarà sempre l’andamento del mercato a indicare dove gli avversari concentreranno i loro sforzi” conclude Steve Grobman di McAfee.

L’Italia “condivide” quasi un milione di veicoli

Sulle strade italiane circola quasi 1 milione di veicoli a noleggio o in sharing. Ogni giorno, oltre 790.000 persone utilizzano i servizi del noleggio a lungo termine, 94.000 quelli del noleggio a breve termine, e oltre 19.000 il carsharing. Questi i numeri della condivisione in Italia in fatto di mobilità, rilevati dalla 17a edizione del Rapporto Aniasa, l’associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità.

Inoltre, nel 2017 il settore del noleggio veicoli ha registrato un fatturato in aumento del 7,7%, e un volume di immatricolazioni che ha raggiunto l’incidenza del 22% sul mercato nazionale.

Oltre 1 auto su 4 è immatricolata a noleggio

Anche i dati relativi al primo trimestre del 2018 confermano la forte crescita del settore, riporta Adnkronos, +16% del giro d’affari, una flotta salita a 936mila unità e il nuovo boom delle immatricolazioni (da 154.000 a 172.000 unità): oltre 1 auto su 4 è immatricolata a noleggio.

Il noleggio a lungo termine, poi, sta sostituendo, nelle policy aziendali più evolute, l’acquisto e il leasing finanziario. Secondo un’analisi Aniasa, condotta con la società di consulenza globale Bain & Company, sono oltre 30.000 i privati che hanno già scelto di rinunciare all’auto in proprietà per affidarsi al noleggio.

Carsharing: un’abitudine sempre più diffusa

Nel 2017 il carsharing ha registrato una crescita rilevante del numero di utenti, sia iscritti ai servizi degli operatori (1.300.000, +21% rispetto al 2016), sia realmente attivi (820.000 con almeno 1 noleggio negli ultimi 6 mesi), saliti del 38% rispetto al 2016.

Milano e Roma le città in cui l’auto condivisa è maggiormente diffusa, rispettivamente, con 3.100 e 2.100 vetture in flotta.

Complessivamente il parco veicoli dei principali operatori di free floating (flusso libero) è cresciuto del 9%, circa 500 auto in più, mentre il numero dei noleggi è salito del 7%, superando i 7 milioni.

L’identitik del conducente in sharing

Uomo, in media 36 anni, utilizza il servizio sia durante la settimana sia durate i week end nelle diverse fasce orarie della giornata, per una durata media di 31 minuti e 7 km percorsi. Questo è l’identikit del “conducente in condivisione”. Che, grazie all’utilizzo di veicoli di ultima generazione, contribuisce anche alla sicurezza sulle strade. Oltre, ovviamente, al rispetto per l’ambiente. Secondo uno studio condotto da Aniasa con il Centro Studi Fleet&Mobility, le vetture in locazione vantano emissioni decisamente ridotte rispetto a quelle del parco circolante nazionale: meno della metà (benzina) e due terzi (diesel) in meno di monossido di carbonio, -50% di ossido di azoto e -70% di idrocarburi incombusti.

Cerchi lavoro? Arriva una nuova app

Uno dei principali motori di ricerca globali per il lavoro, Monster, si presenta sul mercato digitale con una nuova app. L’obiettivo dell’applicazione è, ovviamente,  facilitare gli utenti a caccia di una nuova occasione professionale o di un primo impiego e consentirà ai suoi utilizzatori di connettersi ‘on the go’ con le opportunità di lavoro, rivoluzionando il modo di candidarsi da dispositivi mobile.

Il 50% dei cercatori da mobile abbandona l’impresa

Il tasso di abbandono per chi cerca lavoro on line è alto. In particolare, oltre il 50% degli utenti che inizia a candidarsi da mobile abbandona il processo. La società internazionale ha quindi creato un’app per smartphone che sfrutta la funzione ‘swipe’, presente soprattutto nelle app per appuntamenti. Il nuovo approccio rende più facile il processo di candidatura, superando le difficoltà riscontrate in passato rispetto alla ricerca di lavoro da dispositivi mobile.

Quattro semplici passaggi

“L’app Monster richiede quattro semplici passaggi” si legge in una nota ripresa dall’Adnkronos. “Gli utenti creano un profilo con soli due click, utilizzando i social media o caricando il curriculum vitae per completare il proprio profilo professionale; una tecnologia di matching avanzata filtra gli annunci di lavoro per trovare la posizione più interessante ed in linea per il candidato; con un semplice ‘swipe’, gli utenti hanno la possibilità di candidarsi all’annuncio o proseguire nella ricerca, ignorando l’offerta di lavoro”.

Pensata per i Millenial

A questo punto i candidati possono modificare il proprio profilo professionale e caricare facilmente un cv completo direttamente dalla app o da piattaforme come Dropbox o Google Drive. Un swipe verso destra consente di candidarsi inviando automaticamente il cv o il proprio profilo, ottimizzando tempi e risorse. Questa nuova app sarà particolarmente utile ai Millennial, che passano l’equivalente di un giorno a settimana utilizzando lo smartphone e si aspettano di poter gestire tutti gli aspetti della loro vita attraverso il telefono, incluso il modo in cui trovano e gestiscono le opportunità professionali.

Le figure più richieste le più avvantaggiate

Sono soprattutto le categorie e i profili più ricercati dai candidati a beneficiare dei maggiori vantaggi: gli annunci di lavoro che riguardano infatti l’area di vendite e amministrazione, così come finanza, management e ruoli It, ricevono, attraverso l’app, un numero di candidature superiore alla media fatta registrare in passato.

“Siamo orgogliosi di poter implementare anche in Italia la nostra offerta con un’applicazione destinata a rivoluzionare il modo di candidarsi a un annuncio di lavoro da mobile. Nei Paesi in cui il lancio è già avvenuto, infatti, il largo consenso ottenuto basta da solo a testimoniare l’efficacia di questo strumento dotato di un form semplice e immediato. Con questa nuova app, aumenta significativamente il tempo medio di visualizzazione; aumenta il numero delle Job views e quello delle candidature; infine cresce sensibilmente anche il numero di cv inseriti. In Italia contiamo di confermare la tendenza positiva” afferma Nicola Rossi, Country Manager di Monster Italia.

La cura degli animali domestici fa crescere i consumi delle famiglie italiane 

Gli animali domestici sono parte integrante delle famiglie italiane. Nel nostro paese, infatti, tre nuclei familiari su dieci hanno in casa un animale domestico, soprattutto cani (63,3%) e gatti (38,7%). E affetto e confidenza sono tali e tanti che in un caso due sue gli amici a quattrozampe dividono il letto con i padroni, disposti a dedicare loro anche una larga fetta del tempo libero. E’ questa una delle tendenze emerse dal ‘Rapporto Italia 2018’ dell’Eurispes, presentato dal presidente di Gian Maria Fara, che interpreta la situazione economica, politica e sociale del Paese, segnalandone i cambiamenti.

Per gli amici pelosi non si bada spese

L’amore per gli animali, rivela il rapporto, spinge la spesa delle famiglie. Nell’ultimo anno, sono cresciuti sensibilmente i budget destinati alla cura dei propri pets. E’ aumentato il numero di padroni che spende da 51 a 100 euro mensili per le esigenze degli animali domestici (31,4%, erano il 15,4% nel 2017). E non importa che “bestiolina” sia. Infatti, il 32,4% dei nostri connazionali divide la casa con un animale domestico: di questi, la maggior parte dei casi è rappresentata dai cani (63,3%) e dai gatti (38,7%), ma non mancano specie diverse. Nella graduatoria degli animali di casa ci sono poi uccelli (6,2%), conigli (5,9%), tartarughe (5%), pesci (4,8%).

Tutti insieme appassionatamente, anche di notte

Per il 53,5% degli italiani che sceglie la vita con un animale è normale condividere anche il letto. La stessa quota di padroni, poi, non si fa problemi a dedicare gran parte del proprio tempo libero per il benessere e le necessità del suo amico animale (passeggiate, gioco, attività all’aperto, ecc.). Quasi la metà di chi possiede un pet (il 46,2%) pur di non lasciarlo solo è disposto a sacrificare uscite serali o a rinunciare a fare una viaggio o una vacanza. Per quanto riguarda il menù, la maggior parte dei proprietari sceglie cibo già pronto, mentre è del 37,3% la quota di chi prepara cibi freschi.

Il 57,7% di chi possiede un animale domestico mantiene al di sotto dei 50 euro i costi mensili per prendersene cura, comprendendo quindi cibo, vaccini e spese veterinarie in generale, pulizia.

Gli animali incidono sulla crescita dei consumi

Al di là delle curiosità, il rapporto evidenzia un aspetto importante: gli animali domestici incidono sulla crescita di consumi delle famiglie del Belpaese. Se nell’ultimo anno – rileva il rapporto Eurispes – il 43,7% degli italiani riferisce di aver speso di più per i prodotti alimentari rispetto agli anni precedenti, il 35,7% afferma di avere usato di più l’automobile, il 34,9% ha speso di più per controlli ed esami medici, il 31,7% ha destinato un importo maggiore del budget familiare all’istruzione privata dei figli, il 27,8% ha mangiato più spesso fuori casa, il 26,3% ha speso di più per il tempo libero, il 24,9% per la badante, il 22,8% ha sborsato più denaro per l’acquisto di articoli tecnologici, ben il 22% ha destinato una somma maggiore del proprio denaro proprio alla cura degli animali domestici.

2018, confermato il bonus casa. Ecco le novità

Per chi deve effettuare lavori all’interno della propria abitazione, del proprio condominio o migliorare lo stato di terrazzi e giardini arrivano nuove agevolazioni fiscali. Il bonus casa, infatti, guadagna un altro anno di validità e allarga i propri confini di applicazione. Seppur con qualche cambiamento, vale anche per il 2018 la maggior parte delle agevolazioni previste per le abitazioni. Tra gli sgravi che i cittadini possono richiedere e contenuti nella Manovra 2018 ci sono l’ecobonus, la detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici che può anche essere unificata al sisma bonus valido per i lavori condominiali in zone sismiche. Con la nuova finanziaria fa anche la sua comparsa il bonus verde, cioè il pacchetto di detrazioni previsto per la sistemazione di terrazzi e giardini.

Ecobonus, cosa cambia rispetto al passato

Più vantaggi per chi sceglie i sistemi più ecologici e avanzati. Ecco, in sintesi, come la legge di Bilancio ridisegna in modo più razionale il sistema di incentivi per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale delle abitazioni. In base al nuovo sistema, la detrazione fiscale viene riportata al livello massimo del 65% solo per le caldaie a condensazione tecnologicamente più avanzate (classe A con sistemi di termoregolazione evoluti). L’ecobonus viene invece annullato per quelle meno performanti (classe B). Niente sconti, quindi, per caldaia poco efficienti.

Sisma bonus prorogato fino al 2021

Il sisma bonus viene prorogato fino al 31 dicembre 2021 dalla Legge di Bilancio. Si tratta  della detrazione del 50% per gli interventi di ristrutturazione ai fini del miglioramento o dell’adeguamento antisismico e per la messa in sicurezza degli edifici. La novità è che quest’anno può essere abbinato all’ecobonus per gli interventi di riqualificazione dei condomini. Questo superbonus per gli interventi congiunti di riqualificazione energetica e sismica vale l’80 o l’85%, a seconda dei gradi di intervento, e prevede procedure più semplici per chi lo richiede. Se ci sono interventi da effettuare in questa direzione, adesso è il momento giusto per affrontarli.

Il verde privato e pubblico che conviene sistemare

Infine, da quest’anno i contribuenti possono contare anche sul bonus verde: si tratta di una detrazione del 36% per le spese destinate a terrazzi e giardini. Una misura valida sia per gli spazi verdi privati che condominiali, oltre che per i giardini di interesse storico, che permette di richiedere il rimborso dei costi sostenuti fino a 5mila euro nella denuncia dei redditi.

 

Social spam, serve il consenso. Lo dice il Garante della Privacy

Fermi tutti: per il social spam serve il consenso dei destinatari. Basta, quindi, a proposte commerciali di ogni tipo a condizione che il destinatario del messaggio non abbia espresso formalmente il proprio “sì” all’invio. Ovvero, non basta che l’indirizzo di posta elettronica di una persona sia pubblicata sui social network perché sia liberamente utilizzato per mandare messaggi di qualsiasi finalità. La decisione arriva dal garante della Privacy, che ha proibito a una società l’ulteriore trattamento di indirizzi email senza consenso per attività di marketing.

Una società di consulenza finanziaria ha fatto partire “il caso”

La genesi di tutta la faccenda, e i relativi sviluppi, sono spiegati nella newsletter dell’autorità.  “L’intervento del Garante ha preso le mosse dalla segnalazione di una società di consulenza finanziaria che lamentava l’invio di numerose email promozionali indirizzate alle caselle di posta elettronica di alcuni suoi promotori senza che questi ne avessero autorizzato la ricezione. Dagli accertamenti, svolti in collaborazione con il Nucleo Speciale Privacy della Guardia di Finanza, è emerso che la raccolta degli indirizzi di posta elettronica avveniva, oltre che con altre modalità, anche attraverso l’instaurazione di rapporti su Linkedin e Facebook o attingendo contatti sui social. La società solo negli ultimi due anni ha inviato circa 100.000 email pubblicitarie”. Ancora, la società finita nel mirino del Garante dovrà  modificare il modello di richiesta di consenso sul sito, affinché siano esplicitate le finalità di marketing.

Il Garante ha detto no

Facendo riferimento anche alle Linee guida del 4 luglio 2013 che disciplinano il fenomeno del social spam, il Garante ha pertanto ritenuto illecito il trattamento degli indirizzi di posta elettronica. “I dati trovati sui social network e, più in generale, presenti online, non possono essere usati liberamente”, ha spiegato il Garante. La tesi sostenuta dalla società secondo la quale l’iscrizione a un social network implica un consenso all’utilizzo dei dati personali per l’attività di marketing non ha pertanto alcun fondamento normativo. Infatti l’invio di messaggi vari, come quelli commerciali, non è compatibile con le funzioni dei social network, che puntano a condivider informazioni e a sviluppare contatti professionali, non a commercializzare prodotti e servizi.

Anche le Autorità europee si muovono nella stessa direzione

La stessa condotta viene condivisa anche dalle Autorità per la privacy europee. Queste hanno espressamente escluso che l’iscrizione a un servizio presente sul web comporti la legittimità del trattamento dei dati personali da parte di altri partecipanti alla medesima piattaforma per l’invio di informazioni commerciali.

Intelligenza artificiale, arriva Shelley: l’algoritmo che racconta storie horror

Anche se Halloween quest’anno è già passato, sono tantissimi gli estimatori del mondo horror. E la tecnologia si evolve per accontentare anche loro. Che il mercato dei patiti del genere sia di tutto rispetto – e anche i dati degli ultimi successi cinematografici lo dimostrano – è confermato pure dai più recenti sviluppi intrapresi dalle applicazioni dell’intelligenza artificiale.

Shelley, campione di paura

L’ultimo nato in questo ambito è un sistema di intelligenza artificiale creato dalla fantasia dei ricercatori del MediaLab del Massachusetts Institute of Technology (Mit). Si chiama Shelley, un dichiarato omaggio alla scrittrice inglese Mary Shelley, autrice del romanzo simbolo delle storie horror, Frankenstein. Per imparare a scrivere storie spaventose, e farsi un solido background, Shelley ha macinato 140.000 racconti dell’horror. ”Shelley si basa su un algoritmo di apprendimento online che impara dalle risposte del pubblico. Più le persone collaborano con Shelley più il sistema scriverà storie spaventose” ha spiegato Pinar Yanardhag, responsabile del progetto.

Un autore digitale che vive su Twitter

Ma come fa Shelley a interagire con i fan? Oggi Shelley opera su Twitter: invece dei normali cinguettii, propone agli utenti l’inizio di una nuova storia per scriverla insieme agli umani. Ovviamente a blocchi di 140 caratteri per volta. “Su Twitter, ogni ora @shelley propone l’inizio di una nuova storia horror e poi con l’hashtag #yourturn invita chiunque lo voglia a proseguire il racconto. Ognuno può rispondere al tweet con la successiva parte della storia e Shelley risponderà di nuovo. I risultati sono i primi racconti horror nati dalla collaborazione fra l’intelligenza umana e quella artificiale” spiega una nota dell’agenzia Ansa. I racconti spaventosi, nati dall’unione fra le due intelligenze, sono tutti da leggere sul sito del progetto.

Creatività senza confini

Ovviamente, la “fantasia” di Shelley non ha confini, non ha pregiudizi e anzi è in grado di imparare sempre di più. Al momento dalla collaborazione fra l’algoritmo e gli utenti di Twitter sono nati diversi racconti, decisamente originali: da quello di un uomo senza volto che si guarda allo specchio alla più tradizionale storia della città infestata dagli spettri per passare alla “favola nera” di un pavimento caratterizzato da una bocca sorridente.

Un sistema capace di imparare

La capacità creativa di Shelley ovviamente non può esaurirsi, spiegano i ricercatori. Anzi: dà la possibilità di esplorare gli eventuali limiti e le tante possibilità dell’intelligenza artificiale. Insomma, questi racconti dimostrano non solo che tutto è possibile, anche sotto il profilo tecnologico, ma anche quanto sia fervida la fantasia umana.

Acquistare il divano nuovo: le regole da seguire per non sbagliare

Lo sappiamo tutti: il divano è in assoluto i “re” della zona living, l’elemento capace di dare uno stile e un’impostazione al nostro soggiorno. E’ il luogo fisico dove ci si ritrova in famiglia, a chiacchierare con gli amici, a guardare la televisione e anche per concedersi qualche momento di assoluto relax. Il divano perfetto, quindi, deve rispondere a numerose esigenze di tipo funzionale, oltre che estetiche. L’acquisto di uno nuovo può perciò creare non poche difficoltà: fermo restando che è indispensabile affidarsi a dei rivenditori esperti, con una gamma di modelli e prodotti completa, è altrettanto importante schiarirsi le idee prima di compiere il fatidico acquisto.

Più scelta, più assistenza

I veri professionisti del settore, come Pedrazzini Arreda, hanno in catalogo e in esposizione un’infinità di modelli, per ogni necessità e per qualsiasi budget. Il vantaggio di scegliere un nuovo divano in negozio è soprattuto quello di avere a disposizione dei consulenti esperti, capaci di rispondere alle più diverse domande in merito a funzioni, materiali, dimensioni, cura.

Prendiamo le misure

Un divano va inserito in un ambiente. Prima di compiere scelte dettate solo ed esclusivamente dal gusto, conviene – metro alla mano – prendere le misure dell’ambiente in cui verrà contestualizzato. Se lo spazio è ridotto, è evidente che un divano dalle dimensioni imponenti, magari con penisola, rischierà di compromettere l’abitabilità dell’intera stanza. Meglio allora optare per un modello a due posti, altrettanto confortevole, ma dalla “taglia” più adatta, completandolo piuttosto con una comoda poltrona.

Solo per sedersi o anche per dormire?

Altra considerazione importante prima di procedere all’acquisto è sapere con chiarezza la funzione che dovrà avere il nostro divano nuovo. Sarà solo per ricevere gli amici o rilassarsi? Oppure viviamo in un monolocale e il divano dovrà rappresentare anche il nostro letto quotidiano? O pensiamo di ospitare saltuariamente degli amici e di avere bisogno all’occorrenza di posti letto in più? Se optiamo per un divano letto da utilizzare con frequenza, facciamoci consigliare un modello con un materasso ergonomico e dal sistema di apertura e chiusura facilitato. Un’altra soluzione, perfetta per ambienti sempre più ridotti come sono le case di oggi, è scegliere un divano letto con un vano contenitore in cui riporre coperte e cuscini.

Materiali, quali?

Pelle, tessuto, sintetico, velluto… Sono davvero innumerevoli i materiali in cui il divano può essere rivestito. Anche in questo caso, oltre a una legittima considerazione estetica, bisogna fare un esame delle proprie esigenze e soprattutto della propria famiglia. Se si hanno bambini o animali, sarà senza dubbio conveniente prediligere rivestimenti in tessuti naturali sfoderabili, che possano essere lavati con facilità anche a casa. Sono di semplice gestione anche alcuni tessuti sintetici, come l’alcantara, che hanno un elevato grado di resistenza all’usura. Per le case più classiche ed eleganti, così come per gli ambienti in stile industriale, può essere perfetto un modello in pelle: una scelta senza tempo che però richiede qualche attenzione in più.

Che colore scegliere?

In linea generale, il rivestimento del nuovo divano dovrà coordinarsi con gli elementi d’arredo pre-esisitenti e anche con l’ambiente in generale.In una casa al mare andranno benissimo tutti i tono chiari o dell’azzurro, mentre in montagna via libera a quadretti e fantasie “calde”. Se si hanno bambini, i tessuti a disegni geometrici e in toni scuri sono preziosi alleati nel nascondere le eventuali macchie.

Italiani sempre più attenti alla salute: crescono investimenti in cibi bio e sani

Italiani sempre più attenti alla salute, a partire dall’alimentazione e dalla cura del corpo. I nostri connazionali, infatti, investono budget consistenti in cibo bio, integrale, senza glutine e lattosio. Ma non trascurano pure lo shopping relativo a cosmetici, cura del corpo e benessere. Lo rivela il Rapporto Coop 2017, che evidenzia che il 2017 si chiuderà con un incremento dell’1,2% dei consumi in questi ambiti. Il rapporto, che mette sotto la lente le abitudini e i consumi degli italiani, fotografa un popolo che mette la salute in cima alle priorità. E il cibo, percepito come toccasana e passaporto per una vita lunga, diventa molto più che un piacere.

I superfood alleati contro le malattie

L’indagine dichiara che il 46% degli italiani acquista e consuma i cosiddetti superfood, i cibi ricchi di nutrienti e antiossidanti capaci, secondo gli intervistati, di prevenire e contrastare diversi malanni. Per un intervistato su tre la loro assunzione è addirittura alternativa alle medicine tradizionali e più di un italiano su 3 si fa dettare la dieta alimentare direttamente dal proprio medico o dal naturopata piuttosto che dal produttore o distributore. Questi cibi “terapeutici” pesano oggi per il 10% dei consumi alimentari. Una percentuale altissima.

Mode anche a tavola

Anche nell’alimentazione ci sono modi e mode. Alcuni cibi, compresi alcuni superfood, diventano i principi della tavole a sfavore di altri, dei quali si perde attenzione. Ad esempio oggi sono gettonatissimi, anche perché considerati preziosi, la polvere di maca (il 100% ritiene che abbia proprietà benefiche), i semi di chia (75%), le bacche di acaj (69%) e di goji (68%). Calano invece i consumi e le vendite di aglio nero, kamut e soia.

Sempre più bio

Gli italiani, racconta sempre il rapporto, sono alla ricerca di prodotti comunque salutari. Ad esempio, si regista nella grande distribuzione un aumento delle vendite del latte ad alta digeribilità (+174,4%) o di uova allevate a terra (+15%). Crescono anche gli integrali, i senza glutine, i senza lattosio: il giro d’affari registra un incremento del 13,5%.

Attenzione alla qualità

Un altro indicatore interessante è che gli italiani si concentrano sempre più su acquisti di qualità. Come a dire: basta rinunce, si spende magari di più, ma meglio. Il 70% degli italiani, primi in Europa, dichiara infatti di essere disposto a pagare di più per avere più qualità nel proprio carrello. Una scelta alimentare, quella di seguire un regime salutare, che pare paghi alla grande: gli italiani risulto essere il popolo più sano al mondo, davanti a islandesi e svizzeri.

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