Total digital audience, a settembre 42,7 milioni gli utenti connessi

A settembre la fruizione di internet, la total digital audience, in Italia ha raggiunto 42,7 milioni di utenti unici, collegati da almeno uno dei device rilevati, ovvero computer, smartphone e tablet. Audiweb rende disponibile il nastro di pianificazione Audiweb Database con i dati della total digital audience del mese di settembre 2018. I nuovi dati sono stati distribuiti alle software house e sono consultabili dagli operatori iscritti al servizio tramite i tool di analisi e pianificazione.

A settembre quindi l’online ha interessato complessivamente il 70,5% della popolazione italiana dai 2 anni in su. E per quanto riguarda la fruizione in mobilità, ha visto coinvolta il 75,1% della popolazione maggiorenne, dai 18 ai 74 anni, pari quindi a 34,1 milioni di persone collegate da smartphone.

Sono 33,5 milioni gli utenti collegati nel giorno medio

Nel giorno medio, dai device rilevati hanno navigato almeno una volta 33,5 milioni di utenti dai 2 anni in su, per quasi 3 ore in media per persona. Per quanto riguarda il device utilizzato per l’accesso, sempre nel giorno medio, a settembre risulta che da computer hanno navigato 11,7 milioni di utenti, corrispondenti al 19,4% della popolazione da 2 anni in su, da tablet 5,4 milioni di persone, e 27,7 milioni da smartphone, rispettivamente l’11,8% e il 60,9% della popolazione maggiorenne.

I più connessi? I giovani tra i 18 e i 34 anni

Il segmento più coinvolto nella fruizione quotidiana dell’online risulta quello dei giovani tra i 18 e i 34 anni, con l’82,4% dei casi online nel giorno medio da almeno uno dei device rilevati. Inoltre, circa il 74% di questa parte della popolazione ha navigato da smartphone.

Il segmento della fascia più matura, quella dei 45-54enni, è risultato online nell’81,7% dei casi, con il 71,7% online almeno una volta anche, o solo, da smartphone. La fascia dei 35-44enni è invece risultata online nel 78,2% dei casi da uno dei device rilevati e, più in dettaglio, nel 65,9% dei casi da smartphone, che si lascia superare dall’area più matura della Generazione X (45-54enni).

Cos’è la nuova metodologia Audiweb 2.0

I dati sono stati prodotti con la nuova metodologia Audiweb 2.0, basata su quattro fonti di dati: la fonte censuaria, che consente la raccolta di dati relativi alla fruizione di tutti i contenuti online da differenti device e piattaforme, i Big Data, che contribuiscono all’attribuzione di età e genere all’audience, e la rilevazione Audiweb Panel, che avviene attraverso un campione statisticamente rappresentativo della popolazione italiana. Le informazioni provenienti dalla rilevazione Panel vengono poi espanse all’intero universo della popolazione connessa grazie alle informazioni derivanti dalla nuova Ricerca di base congiunta con Auditel.

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Bonus Mobili, una manovra che piace agli italiani

Il cosiddetto Bonus Mobili è un’agevolazione fiscale che risulta apprezzata dagli italiani. Lo rilevano i dati elaborati a partire delle dichiarazioni dei redditi della Consulta Nazionale dei CAF.

Un sostegno anche al settore arredo

“Il bonus mobili è una manovra che funziona e genera benefici per i cittadini. Inoltre, sostiene un settore, quello del legno-arredo, che conta circa 77mila imprese per la maggior parte PMI”, così Emanuele Orsini, Presidente di FederlegnoArredo, l’associazione di categoria che promuove la politica industriale per il settore legno arredo italiano. “Lo abbiamo sempre definito, più che un bonus, un incentivo all’economia reale – prosegue Orsini- perché ha il vantaggio di dare accesso più facile a chi arreda la casa dando l’opportunità di acquistare prodotti made in Italy di qualità. Attendiamo risposte certe sulla proroga a tutto il 2019”.

Identikit di un’agevolazione

Il bonus mobili è una detrazione fiscale per l’acquisto di mobili che consente di usufruire di una detrazione Irpef del 50%, ripartita in dieci quote annuali di pari importo. In questo ambito, sono significativi i dati raccolti da FederlegnoArredo (77.000 aziende produttive), Federmobili (che rappresenta 20.000 punti vendita) e la Consulta Nazionale dei CAF (20.000 Centri di Assistenza Fiscale CAF). Dal 2013 al 2016 il bonus è stato utilizzato da 828.428 contribuenti, per una spesa totale di 4,8 miliardi di euro, pari in media all’8,4% del valore annuo dei consumi interni di mobili ed elettrodomestici agevolabili. Il 2016 ha visto una forte accelerazione nell’utilizzo, con incrementi, rispetto al 2015, del +29,5% nel numero di contribuenti che ne hanno fatto ricorso (255.217 contro i 197.112 del 2015), del +45,5% in termini di spesa complessivamente sostenuta (1,7 miliardi di euro rispetto ai 1,2 miliardi del 2015) e del +12,4% in termini di importo medio degli acquisti (6.691 euro contro i 5.953 del 2015). Questo significa che nel 2016 gli acquisti di mobili e grandi elettrodomestici con bonus legati alle ristrutturazioni hanno avuto un’incidenza superiore all’11% sul valore annuo dei consumi dei beni interessati.

Una misura che serve

“Mi preme sottolineare la tenuta dell’incentivo, che è in costante crescita”, conclude il Presidente di FederlegnoArredo. “Dall’analisi delle Dichiarazione dei Redditi 2018, gli acquisti di mobili effettuati con il ricorso al bonus nel 2017 si sono consolidati attorno a 1,7 miliardi di euro, segno che la misura serve e aiuta il consumatore nelle sue scelte di acquisto”.

“A conclusione della campagna di assistenza fiscale 2018 abbiamo potuto registrare un crescente ed esplicito interesse verso questo bonus fiscale – dichiarano Massimo Bagnoli e Mauro Soldini, Coordinatori della Consulta Nazionale dei CAF – da parte dei contribuenti italiani in tutti i nostri Centri di Assistenza Fiscale. I cittadini, spinti da una informazione puntuale, all’atto della dichiarazione dei redditi hanno potuto vedere applicate le misure che consentono di usufruire di questa importante detrazione fiscale. Un risparmio reale sugli acquisti delle famiglie che, senza dubbio, è oggi particolarmente apprezzato. Una forma concreta di sostegno al reddito che, con l’assistenza dei CAF, gli italiani utilizzano sempre di più”.

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Fumare alternativo, il 60% degli italiani è favorevole

Abbandonare le sigarette tradizionali a favore di prodotti alternativi meno dannosi per la salute? Sei italiani su dieci rispondono di sì, a patto che venga provato scientificamente che lo siano. E oltre 8 su 10 vorrebbero saperne di più su dispositivi come e-cigs e riscaldatori di tabacco, potenzialmente in grado di ridurre i danni causati dal fumo. Questi prodotti infatti non implicano la combustione, il processo che genera la maggioranza di sostanze tossiche per la salute umana. Questo è quanto emerge da un’indagine di Eurispes dal titolo “Fumo: nuovi prodotti e riduzione del danno”, che ha coinvolto 1.135 fumatori italiani.

Solo il 9% afferma di voler smettere di fumare

Fra gli intervistati, il 53,7% dichiara di essere fumatore da più di 10 anni, circa la metà consuma più di 10 sigarette al giorno, il 15,2% oltre 20, e il 33% da 11 a 20.  Alla domanda relativa al desiderio di smettere di fumare, riporta Adnkronos, solo il 9% afferma di volerlo fare entro sei mesi, il 18,3% non ne ha alcuna intenzione, il 26,6% “dovrebbe ma non vuole”, il 28,5% “dovrebbe ma non crede di riuscire”, e il 17,6% “vorrebbe ma non in tempi brevi”. La maggioranza dei fumatori, inoltre, sarebbe disposta a cambiare prodotto abituale a favore di uno meno nocivo per la salute. E per quasi 8 intervistati su 10 sarebbe giusto introdurre per i prodotti meno dannosi rispetto a quelli tradizionali una tassazione ridotta. Allo stesso modo, per oltre 7 su 10 sarebbe giusto introdurre una regolamentazione meno restrittiva rispetto ai prodotti tradizionali.

Nove milioni di europei fumano sigarette elettroniche

Secondo uno studio dell’Ue del 2017 in Europa i consumatori regolari di sigarette elettroniche sono 9 milioni, e oltre 500 mila fumatori sono passati al tabacco riscaldato senza combustione. Tuttavia, osservano da Eurispes, “non sempre lo sviluppo della tecnologia è accompagnato da un parallelo adeguamento normativo, e spesso i consumatori non conoscono i nuovi prodotti e gli stessi produttori incontrano difficoltà nel diffondere le nuove tecnologie”.

Gli studi confermano: rischio ridotto eliminando il processo di combustione

Un’apertura verso queste nuove modalità di consumo è arrivata anche dal mondo della medicina generale. Secondo un’indagine curata dal Centro ricerche della Federazione dei medici di medicina generale nel 2013 (quindi nei primi anni di diffusione della sigaretta elettronica), il 40% si diceva pronto a suggerire ai fumatori incalliti di “ridurre o annullare il consumo del tradizionale tabacco passando alla sigaretta elettronica”. Il processo di validazione scientifica sulle sigarette elettroniche e i dispositivi a tabacco riscaldato di fatto è ancora in corso, ma finora gli studi pubblici o indipendenti hanno confermato la forte riduzione del rischio dovuta all’eliminazione del processo di combustione.

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Settembre, il mese dei matrimoni. E i Vip fanno tendenza

Settembre è il mese preferito dagli italiani per sposarsi. Secondo un’indagine del portale Matrimonio.com da alcuni anni il mese che segna l’arrivo dell’autunno è anche il più gettonato dagli sposi, con una percentuale che si attesta al 18,3% del totale delle nozze celebrate durante l’anno.

L’inizio dell’autunno sembra rispondere in pieno al famoso detto “un matrimonio tira l’altro”. Sarà per questo che settembre è anche uno dei mesi in cui si registra il maggior numero di proposte di matrimonio.

Anche le coppie Vip scelgono settembre per dire di sì

Insomma, se fino a qualche anno fa i mesi più amati dalle spose erano giugno e luglio, oggi i coniugi preferiscono settembre, mentre si verifica un calo da novembre a marzo.

Non è un caso, forse, che anche la coppia più famosa del web, quella formata dalla fashion blogger Chiara Ferragni e dal cantante Fedez, abbia scelto come data per le nozze l’1 settembre. Il matrimonio più atteso e più “chiacchierato” sui social si è tenuto a Noto (Siracusa), che per l’occasione ha ospitato un vero e proprio festival in stile “Coachella”, tra musica, fiori e star del fashion system.

Come si sposano i Millennials?

Gli sposi di oggi sono più maturi e hanno le idee più chiare: invitano di più i loro amici e meno quelli dei genitori, cosa che implica l’abbassamento dell’età media degli invitati. Inoltre, approfittano dei mesi estivi per celebrare l’addio al nubilato e celibato in località esotiche, mentre completano gli ultimi preparativi per il grande giorno, con un occhio sempre attento ai social.

Le nuove coppie Millennials vogliono quindi un matrimonio meno “ingessato”, più autentico e originale, in cui sono loro a prendere le decisioni, non più i loro genitori. Stando ai dati del Libro Bianco del Matrimonio, edito da Matrimonio.com, in collaborazione con la Business School ESADE e Google, solo nell’1% dei casi le decisioni spettano ai genitori o ai suoceri.

Le nozze ai tempi dei social

E i matrimoni degli italiani sono sempre più social, tanto che oltre la metà delle coppie usa Instagram, Facebook e WhatsApp per condividere le emozioni del giorno più importante.

Se per il royal wedding all’italiana è stato creato perfino un hashtag ufficiale, #TheFerragnez, le coppie italiane non sono da meno. Dall’indagine emerge infatti che ben il 73% degli sposi ha condiviso le istantanee del giorno più bello sui social network, con una concentrazione maggiore su Facebook (67%) e Instagram (32%). E per chi tiene alla privacy e vuole avere il controllo totale dei contenuti che pubblica, esistono anche delle app dedicate che consentono di gestire post e diffusione

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Facebook, “solo” 500mila sterline di multa per Cambrige Analytica

È arrivata la prima multa a Facebook per l’omesso controllo sul caso di Cambridge Analytica, la società di consulenza (in seguito fallita), accusata di aver raccolto i dati di 87 milioni di utenti a scopo di propaganda politica. Lo annuncia l’autorità britannica per la privacy e la protezione dei dati personali Ico (Information Commissioner’s Office). La multa avrà un ammontare di circa 500.000 sterline (oltre 565.000 euro), il massimo previsto dalla vecchia normativa in vigore nel Regno all’epoca dei fatti. Ma in assoluto si tratta di una penalità modesta, ammette alla Bbc 4 Elizabeth Denham, responsabile dell’Ico, sottolineando come la nuova legge potrebbe permettere d’infliggere un’ammenda di decine se non centinaia di milioni di sterline.

“Avremmo dovuto fare di più e prendere provvedimenti nel 2015”

Facebook, già multata nel 2017 dall’Ue per oltre 90 milioni di euro, è accusata dall’authority britannica di non aver vigilato sull’effettiva cancellazione dei dati che aveva permesso a Cambridge Analytica di raccogliere.

“Come abbiamo già detto, avremmo dovuto fare di più per indagare sulle richieste di Cambridge Analytica e prendere provvedimenti nel 2015 – afferma Erin Egan, Responsabile della privacy di Facebook – . Abbiamo lavorato a stretto contatto con l’Ico nelle loro indagini su Cambridge Analytica, così come con le autorità degli Stati Uniti e di altri Paesi. Stiamo esaminando la relazione e risponderemo presto all’Ico”.

Christopher Wylie si difende dalle accuse su Twitter

E su Twitter Christopher Wylie, ex informatico di Cambridge Analytica, si difende dalle accuse: “io ho detto la verità, è successo, hanno tutti infranto la legge”. È stato Wylie infatti a svelare come Cambridge Analytica, per cui appunto lavorava, sfruttava i dati raccolti tramite l’app thisisyourdigitallife dai profili Facebook per creare pubblicità mirate e manipolare la campagna elettorale americana e quella per il referendum della Brexit.

“Cambridge Analytica e Steve Bannon mi hanno dato del bugiardo – si lamenta Wylie – ‘Vote Leave’ (organizzazione pro-Brexit) mi ha definito un meraviglioso ciarlatano. ‘LeaveEU’ (altra organizzazione pro-Brexit) mi ha chiamato Walter Mitty. Facebook mi ha bannato dalle sue piattaforme, e anche Instagram”.

Su 87 milioni di utenti poco più di 1 milione era britannico

Secondo dati ufficiali di Facebook sono 87 milioni gli utenti i cui dati personali sono stati raccolti dall’azienda inglese, e poco più di 1 milione risultavano residenti in Gran Bretagna.

“La Commissione britannica per la privacy e la protezione dei dati – aggiunge Wylie – ha anche confermato le prove che per i dati Facebook usati da Cambridge Analytica c’è stato accesso in Russia”.

In ogni caso, ora il social deve pagare la sua prima multa.

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Allarme virus per produrre Bitcoin: 2,7 milioni di utenti attaccati

Virus peggio dei ransomware, almeno per quanto riguarda le criptovalute. A lanciare l’allarme di un fenomeno in forte crescita sono gli esperti di sicurezza di Kaspersky Lab e di MacAfee, che segnalano che aumenta il numero di utenti che ha subito un attacco da parte di software malevoli per la produzione, a loro insaputa, di criptovalute come i Bitcoin. D’altro canto, non diminuisce il propagarsi di questi virus che sta diventando addirittura più invadente dei ‘ransomware’, i programmi che prendono in ostaggio pc e dispositivi per poi chiedere un riscatto per la loro “liberazione”.

2,7 milioni di utenti attaccati per il mining di criptovalute

“Il numero di utenti che ha subito un attacco da parte di software malevoli per la produzione, “mining”, di criptovalute è cresciuto, passando da 1,9 a 2,7 milioni in un solo anno (+44,5%). Le statistiche degli ultimi 24 mesi mostrano che è sempre più concentrato su Paesi con mercati emergenti”, spiega Kaspersky Lab, come riporta l’Ansa. Secondo gli esperti è sceso invece del 30% “il numero di utenti che si sono imbattuti in un ransomware, passando da 2.581.026 nel biennio 2016-2017 a 1.811.937 nel 2017-2018”. “Per i criminali informatici il ransomware è un modo rumoroso e rischioso di guadagnare, il mining invece è più semplice da mettere in atto e più sicuro”, spiega Anton Ivanov di Kaspersky Lab.

Cryptominer, come funzionano

Si chiamano cryptominer e sono i software che si ‘attaccano’ a pc e smartphone e sfruttano la loro potenza di calcolo per produrre le valute digitali all’insaputa degli utenti. la loro azione è invece detta cryptojacking. Tra gli utenti più colpiti ci sono quelli di India e Cina. Il mining – secondo un calcolo del Bitcoin Energy Consumption Index di Digiconomist – comporta un dispendio di energia pari a 30 terawattora all’anno, più dell’Irlanda. A rafforzare questo quadro, l’analisi della società di sicurezza McAfee: i malware per ‘estrarre’ moneta elettronica sono cresciuti del 629% nel primo trimestre del 2018, passando da circa 400mila campioni noti nel quarto trimestre 2017 a oltre 2,9 milioni nel trimestre successivo. Ciò suggerisce che i criminali informatici stiano cercando di infettare in modo sempre più semplice i sistemi degli utenti e di riscuotere pagamenti senza dover prevedere altri passaggi per monetizzare. In particolare, gli esperti hanno messo in luce la campagna di ‘phishing’ lanciata dal gruppo di criminali informatici Lazarus per il furto di Bitcoin alle organizzazioni finanziarie globali e ai detentori della stessa moneta digitale.

Un mercato che fa gola

“Con l’aumento del valore delle criptovalute, l’andamento del mercato spinge i criminali verso il criptojacking e il furto di criptovaluta. La criminalità informatica è un’attività economica e sarà sempre l’andamento del mercato a indicare dove gli avversari concentreranno i loro sforzi” conclude Steve Grobman di McAfee.

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L’Italia “condivide” quasi un milione di veicoli

Sulle strade italiane circola quasi 1 milione di veicoli a noleggio o in sharing. Ogni giorno, oltre 790.000 persone utilizzano i servizi del noleggio a lungo termine, 94.000 quelli del noleggio a breve termine, e oltre 19.000 il carsharing. Questi i numeri della condivisione in Italia in fatto di mobilità, rilevati dalla 17a edizione del Rapporto Aniasa, l’associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità.

Inoltre, nel 2017 il settore del noleggio veicoli ha registrato un fatturato in aumento del 7,7%, e un volume di immatricolazioni che ha raggiunto l’incidenza del 22% sul mercato nazionale.

Oltre 1 auto su 4 è immatricolata a noleggio

Anche i dati relativi al primo trimestre del 2018 confermano la forte crescita del settore, riporta Adnkronos, +16% del giro d’affari, una flotta salita a 936mila unità e il nuovo boom delle immatricolazioni (da 154.000 a 172.000 unità): oltre 1 auto su 4 è immatricolata a noleggio.

Il noleggio a lungo termine, poi, sta sostituendo, nelle policy aziendali più evolute, l’acquisto e il leasing finanziario. Secondo un’analisi Aniasa, condotta con la società di consulenza globale Bain & Company, sono oltre 30.000 i privati che hanno già scelto di rinunciare all’auto in proprietà per affidarsi al noleggio.

Carsharing: un’abitudine sempre più diffusa

Nel 2017 il carsharing ha registrato una crescita rilevante del numero di utenti, sia iscritti ai servizi degli operatori (1.300.000, +21% rispetto al 2016), sia realmente attivi (820.000 con almeno 1 noleggio negli ultimi 6 mesi), saliti del 38% rispetto al 2016.

Milano e Roma le città in cui l’auto condivisa è maggiormente diffusa, rispettivamente, con 3.100 e 2.100 vetture in flotta.

Complessivamente il parco veicoli dei principali operatori di free floating (flusso libero) è cresciuto del 9%, circa 500 auto in più, mentre il numero dei noleggi è salito del 7%, superando i 7 milioni.

L’identitik del conducente in sharing

Uomo, in media 36 anni, utilizza il servizio sia durante la settimana sia durate i week end nelle diverse fasce orarie della giornata, per una durata media di 31 minuti e 7 km percorsi. Questo è l’identikit del “conducente in condivisione”. Che, grazie all’utilizzo di veicoli di ultima generazione, contribuisce anche alla sicurezza sulle strade. Oltre, ovviamente, al rispetto per l’ambiente. Secondo uno studio condotto da Aniasa con il Centro Studi Fleet&Mobility, le vetture in locazione vantano emissioni decisamente ridotte rispetto a quelle del parco circolante nazionale: meno della metà (benzina) e due terzi (diesel) in meno di monossido di carbonio, -50% di ossido di azoto e -70% di idrocarburi incombusti.

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Inflazione giù, costo della spesa su

Le ultime rilevazioni dell’Istat “fotografano” lo stato di salute dell’economia reale italiana. E lo scatto, come accade ormai da diverso tempo, è fra luci e ombre. Se l’inflazione registra infatti una battuta d’arresto, lo scontrino per fare la spesa diventa più caro. Le stime preliminari del mese di aprile 2018 dicono che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi registra un aumento dello 0,1% su base mensile e dello 0,5% su base annua (+0,8% a marzo).

Perché l’inflazione scende?

Il fatto che l’inflazione abbia dato segnali di rallentamento è da attribuirsi prevalentemente all’inversione di tendenza dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (da +5,0% a -1,1%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,5% a -0,7%), cui si aggiunge quella, meno marcata, dei prezzi dei Servizi relativi alle comunicazioni (da +0,4% a -0,7%). L’Istat afferma che il fenomeno è in parte frenato dall’accelerazione dei prezzi dei Beni alimentari (da +0,5% di marzo a +1,6%). L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi rallenta a +0,5% (era +0,7% nel mese precedente) mentre quella al netto dei soli Beni energetici si attesta a +0,5% (esattamente come a marzo).

Perché aumentano i prezzi a consumo?

L’Istat spiega così l’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo: il trend è dovuto principalmente ai rialzi dei prezzi degli Alimentari lavorati (+1,1%), dei Beni energetici non regolamentati (+1,1%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,9%), quasi del tutto neutralizzati dal calo dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (-5,4%). Pertanto, a causa dell’accelerazione della crescita dei prezzi dei beni (da +0,7% di marzo a +0,9%) e della decelerazione di quella dei servizi (da +0,9% a +0,2%), il differenziale inflazionistico tra servizi e beni torna negativo (da +0,2 punti percentuali di marzo a -0,7), continua l’Istat. L’inflazione acquisita per il 2018 è pari a +0,7% per l’indice generale e a +0,5% per la componente di fondo.

Il carrello della spesa aumenta e diventa più pesante

Infine, l’Istituto di Statistica esamina il carrello della spesa degli italiani, che si dimostra in netta ripresa con costi in crescita. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,7% su base mensile e dell’1,5% su base annua, con un +0,4% a marzo.

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Quali sono i 10 hotel più “condivisi” su Instagram?

L’ultima tendenza del viaggiatore è l’insta-viaggio, ovvero la ricerca dell’hotel da “postare” su Instagram. Una persona su sei ammette infatti di scegliere l’hotel basandosi sul potenziale di potersene vantare sui social media. E per celebrare gli hotel più meritevoli di essere condivisi il sito di ricerca hotel Hotels.com rivela quali sono i 10 hotel più instagrammabili di tutto il mondo, perfetti per riempire di cuori, mi-piace e commenti invidiosi il proprio profilo Instagram.

I millennials trascorrono 80 minuti al giorno sui social media anche in vacanza

Il recente rapporto Mobile Travel Tracker di Hotels.com rileva che i millennials trascorrono in media 80 minuti al giorno sui social quando sono in vacanza, di cui due terzi su Instagram. Non sorprende quindi che lo scatto perfetto sia una delle priorità dei viaggiatori.

“Il nostro report annuale Mobile Travel Tracker ha rivelato che oggi a livello globale una persona su sei sceglie la sua prossima meta trovando ispirazione nei social media – conferma Isabelle Pinson, vicepresidente EMEA di Hotels.com -. Ecco perché pensiamo sia giunto il momento di creare la nostra raccolta degli hotel dagli scatti migliori”.

Scale mozzafiato, ristoranti sott’acqua, piscine su rooftop

Al 1° posto della classifica c’è il St. Pancras Renaissance Hotel di Londra, con le sue iconiche scalinate interne, conosciute ai più per il video Wannabe del gruppo Spice Girls. Al 2° posto un altro europeo, l’Hotel Plaza Athenee di Parigi: le sue stanze con vista sulla torre Eiffel hanno fatto perfino urlare Carrie Bradshaw in Sex And The City.

Al 3° posto si piazza il Conrad Maldives Rangali Island (Maldive), che con il suo ristorante a 5 metri sotto il livello del mare offre infinite possibilità di catturare una foto mitica. Non manca la piscina su rooftop di Rio dell’Hotel Fasano a Rio De Janeiro (4°) e il “bagno perfetto” ai Caraibi con soggiorno presso il Jade Mountain Resort di St Lucia (5°).

Uno scatto all’insegna del lusso

La classifica procede con il lusso del Villa Saraswati di Bali (6°) perfetto per rendere i follower invidiosi, con il parco giochi nell’atrio dello spagnolo Barcelo Malaga (7°), e il letto di ghiaccio dello svedese Icehotel (8°).

Al penultimo posto si piazza il Bellagio di Las Vegas (9°), una seconda casa per le celebrità, che attrae centinaia di migliaia di social media lover all’anno.

Last but not least, il bar nel cielo di Bangkok del Lebua at State Tower (10°). Reso famoso dalla saga Notte da Leoni, è un vero e proprio acchiappalike per gli Instagram addicted di tutto il mondo.

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Cerchi lavoro? Arriva una nuova app

Uno dei principali motori di ricerca globali per il lavoro, Monster, si presenta sul mercato digitale con una nuova app. L’obiettivo dell’applicazione è, ovviamente,  facilitare gli utenti a caccia di una nuova occasione professionale o di un primo impiego e consentirà ai suoi utilizzatori di connettersi ‘on the go’ con le opportunità di lavoro, rivoluzionando il modo di candidarsi da dispositivi mobile.

Il 50% dei cercatori da mobile abbandona l’impresa

Il tasso di abbandono per chi cerca lavoro on line è alto. In particolare, oltre il 50% degli utenti che inizia a candidarsi da mobile abbandona il processo. La società internazionale ha quindi creato un’app per smartphone che sfrutta la funzione ‘swipe’, presente soprattutto nelle app per appuntamenti. Il nuovo approccio rende più facile il processo di candidatura, superando le difficoltà riscontrate in passato rispetto alla ricerca di lavoro da dispositivi mobile.

Quattro semplici passaggi

“L’app Monster richiede quattro semplici passaggi” si legge in una nota ripresa dall’Adnkronos. “Gli utenti creano un profilo con soli due click, utilizzando i social media o caricando il curriculum vitae per completare il proprio profilo professionale; una tecnologia di matching avanzata filtra gli annunci di lavoro per trovare la posizione più interessante ed in linea per il candidato; con un semplice ‘swipe’, gli utenti hanno la possibilità di candidarsi all’annuncio o proseguire nella ricerca, ignorando l’offerta di lavoro”.

Pensata per i Millenial

A questo punto i candidati possono modificare il proprio profilo professionale e caricare facilmente un cv completo direttamente dalla app o da piattaforme come Dropbox o Google Drive. Un swipe verso destra consente di candidarsi inviando automaticamente il cv o il proprio profilo, ottimizzando tempi e risorse. Questa nuova app sarà particolarmente utile ai Millennial, che passano l’equivalente di un giorno a settimana utilizzando lo smartphone e si aspettano di poter gestire tutti gli aspetti della loro vita attraverso il telefono, incluso il modo in cui trovano e gestiscono le opportunità professionali.

Le figure più richieste le più avvantaggiate

Sono soprattutto le categorie e i profili più ricercati dai candidati a beneficiare dei maggiori vantaggi: gli annunci di lavoro che riguardano infatti l’area di vendite e amministrazione, così come finanza, management e ruoli It, ricevono, attraverso l’app, un numero di candidature superiore alla media fatta registrare in passato.

“Siamo orgogliosi di poter implementare anche in Italia la nostra offerta con un’applicazione destinata a rivoluzionare il modo di candidarsi a un annuncio di lavoro da mobile. Nei Paesi in cui il lancio è già avvenuto, infatti, il largo consenso ottenuto basta da solo a testimoniare l’efficacia di questo strumento dotato di un form semplice e immediato. Con questa nuova app, aumenta significativamente il tempo medio di visualizzazione; aumenta il numero delle Job views e quello delle candidature; infine cresce sensibilmente anche il numero di cv inseriti. In Italia contiamo di confermare la tendenza positiva” afferma Nicola Rossi, Country Manager di Monster Italia.

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