Regolare correttamente il condizionatore d’estate: consigli utili

Durante i torridi mesi estivi, adoperare il condizionatore è la cosa più piacevole che possa esserci per trovare un po’ di sollievo e rinfrescarsi. Vediamo adesso di seguito come è possibile regolare correttamente il condizionatore per ottenere il massimo del beneficio.

Regola la temperatura

Regolare correttamente la temperatura del condizionatore significa riuscire a godere al massimo dei suoi benefici risparmiando energia. Non dobbiamo dunque cadere nella tentazione di impostare una temperatura troppo bassa, in quanto la temperatura deve essere impostata a circa 26° per evitare sbalzi termici eccessivi tra la temperatura che c’è in casa e quella esterna.

In ogni caso il consiglio è quello di mantenersi su temperature che non siano maggiori di 7°-8°  rispetto la temperatura esterna. In questo modo l’unità esterna riuscirà a lavorare in maniera più efficace consumando anche meno energia.

Utilizza con oculatezza il condizionatore

Può sembrare scontato ma è utile adoperare il condizionatore solo quando veramente necessario e dunque evitare di tenerlo acceso ad esempio anche la notte. Chiaramente è bene evitare di tenerlo acceso quando in casa non c’è nessuno per scongiurare ogni forma di dispersione chiudendo adeguatamente porte e finestre, così che l’aria fresca non vada a finire fuori consentendo inoltre all’aria calda di entrare in casa.

Se sei appena rientrato in casa, è preferibile adoperare la funzione deumidificatore e soltanto in seguito quella di raffreddamento, così da evitare eventuali problemi legati allo sbalzo termico.

Pulisci periodicamente i filtri

Pulire periodicamente i filtri del condizionatore consente innanzitutto di avere un’aria più sana in casa evitando di far circolare anche i microrganismi patogeni che alloggiano appunto nei filtri. In secondo luogo, se i filtri sono puliti il condizionatore riesce a lavorare in maniera più facile e dunque può essere più efficiente riducendo i consumi e rinfrescando gli ambienti in maniera più tangibile.

Sfrutta il deumidificatore

Nel caso in cui dovessi accorgerti che l’aria in casa è particolarmente umida, e dunque quando hai quella fastidiosa sensazione di essere appiccicoso, fai bene a sfruttare la funzione deumidificatore (presente in tutti i condizionatori Mitsubishi) così da eliminare l’umidità nell’aria e ottenere una piacevole sensazione di fresco senza la necessità di dover avviare la funzione di raffreddamento.

Seguire con attenzione questi suggerimenti ti consentirà di adoperare al meglio il tuo condizionatore d’aria limitando i consumi.

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Timbracartellini per ogni tipo di necessità aziendale

Avere l’opportunità di rilevare le presenze in azienda consente di poter monitorare da più vicino quelle che sono le prestazioni lavorative dei dipendenti ed in particolar modo verificare i loro orari di ingresso e di uscita dalla sede in cui l’attività lavorativa viene svolta. Grazie ad un apposito timbracartellini ad esempio, è possibile andare a registrare non solo gli accessi e le uscite dei dipendenti ma anche eventuali ritardi o uscite anticipate, le quali vengono trasmesse immediatamente all’ufficio buste paga tramite apposito software.

In questa maniera si va dunque anche a semplificare quello che è il lavoro di chi lavora in amministrazione e al tempo stesso poter apportare delle piccole variazioni al salario in base al tempo effettivo di lavoro da parte del singolo dipendente.

Un modello di timbracartellini per ogni esigenza

Esistono per questo diverse tipologie di timbracartellini che ben si adattano alle necessità individuali. Vi sono tra l’altro determinati modelli che riescono a lavorare senza problemi anche all’interno di ambienti molto polverosi, e che dunque si adattano perfettamente ad ogni tipo di ambiente in cui vengono effettuate lavorazioni come ad esempio quelle sul legno che possono creare problemi nel caso in cui il dispositivo non sia pensato per lavorare esattamente in un contesto di questo tipo. Esistono inoltre modelli che possono lavorare sia poggiati su un ripiano che appesi al muro, così da poter essere più visibili e facili da raggiungere. A proposito di visibilità, esistono modelli di timbracartellini con i numeri informato arabo e altri con il display retro illuminato che consentono di poter visionare l’orario anche a parecchi metri di distanza.

Personalizzazione del badge

Sul sito ufficiale di Cotini srl è possibile visionare diversi modelli di timbracartellino e abbinare a questi l’acquisto di comodi badge timbratura magnetici o di prossimità, i quali possono anche essere personalizzati con il nome e il logo dell’azienda nonché con il nome e la fotografia del dipendente.

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Capsule Lavazza | Ritrova il tuo benessere

Quando giungi al termine di una di quelle giornate che sembrano infinite e la stanchezza è tale da farti sentire in riserva, ciò di cui probabilmente avverti necessità per ritrovare tranquillità e benessere è concederti un momento di piacere tenendo tra le dita una buonissima tazza del tuo caffè preferito. Il caffè per noi italiani non è infatti solo una bevanda, ma un vero e proprio rituale ed un momento che desideriamo ritagliarci per trovare serenità ed equilibrio. Affinché questa pausa sia pienamente ristoratrice, è importante che il caffè sia veramente buono ed in grado di regalare al palato quel piacevole mix di sensazioni che soltanto una miscela raffinata può far provare. Un profumo inebriante ed un gusto intenso e vellutato, con la classica schiuma color nocciola che siamo abituati a vedere quando prendiamo il caffè al bar: ecco quando un caffè può dirsi veramente buono ed in grado di restituire il benessere desiderato, ovvero nel momento in cui questo è in grado di stimolare e coccolare contemporaneamente il gusto, l’olfatto e la vista.

Le capsule Lavazza a Modo Mio di Cialdamia.it sono in grado di farti vivere ogni volta questa preziosa esperienza sensoriale, grazie alle miscele accuratamente selezionate e alla loro grande qualità che rende queste capsule le più apprezzate dagli italiani. Scegli tra le qualità più classiche le cialde per i tuoi caffè più gustosi, oppure scopri tutta l’energia ed il benessere delle nuove miscele con ginseng, se vuoi provare qualcosa di nuovo che possa fornirti l’energia di cui hai assolutamente bisogno. C’è dunque una capsula Lavazza adatta ad ogni momento della giornata e a ogni tuo desiderio, non devi far altro che scegliere quella più adatta ai tuoi gusti o necessità del momento e regalarti una profumata tazzina ogni volta che lo vorrai con un semplice gesto della mano.

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Giochi Gonfiabili Bll Park

Go Leisure produce e commercializza da oltre 20 anni playground da interno o esterno, giochi gonfiabili, giochi acquatici, trampolini elastici, play area per bimbi fino a 3 anni e tantissime altre attrezzature ludiche di pregevole fattura e qualità. Durante tutto il processo produttivo anche i più piccoli particolari vengono curati con particolare meticolosità e attenzione, per far si che i piccoli possano godere degli spazi e delle attrezzature loro dedicate in totale sicurezza.

Se hai uno spazio in giardino o in casa e stai pensando di far realizzare un’area giochi per i tuoi figli, se sei proprietario di uno spazio commerciale e intendi predisporre una play area per il divertimento dei più piccoli, se gestisci una scuola materna e vuoi rinnovare le attrezzature da gioco per i bambini, Go Leisure è la soluzione che ti garantisce massima sicurezza, grande qualità dei materiali e convenienza. Potrai comodamente inviarci la piantina dell’area nella quale intendi sistemare le attrezzature per il gioco, penseremo noi a studiare il progetto e l’idea più adatta a soddisfare le tue necessità. Individuata l’idea giusta effettueremo un sopralluogo per meglio comprendere spazi e particolarità del luogo, subito dopo inizierà la fase produttiva e la play area che avevi pensato prenderà magicamente forma. I nostri tecnici si occuperanno della messa in opera di tutte le attrezzature, per consentire da subito ai piccoli di usufruire del loro nuovo e bellissimo spazio per i giochi.

All’interno del sito è possibile visionare in anteprima alcune tra le soluzioni proposte da Go Leisure: dai bellissimi percorsi e saltarini gonfiabili ai giochi acquatici quali scivoli e acquafun, dai giochi e casette da giardino alle scenografie 3D per un divertimento assicurato. Puoi inviare la tua richiesta all’indirizzo mail info@bllpark.com o contattare il recapito telefonico +390392497489. Gli uffici si trovano in Via Friuli, 2/B 20853 Biassono (MB).

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Industria 4.0 nelle imprese manifatturiere

Le aziende manifatturiere conoscono le opportunità offerte dal Piano Nazionale Transizione 4.0: l’83% delle imprese intervistate dall’Osservatorio Transizione Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, conosce il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali, il 55% quello per ricerca, sviluppo e innovazione e il 52% quello per la formazione. Le aziende auspicano però che il Piano sia affiancato da altre forme di incentivo per accompagnare la crescita del mercato. Nei prossimi sei mesi le esigenze più sentite sono sgravi fiscali (55%) e incentivi per l’assunzione di personale (41%), mentre nei prossimi due anni le aziende indicano il rilancio di forme di iper e super ammortamento su beni strumentali (48%).

L’Industrial Smart Working

Durante la pandemia lo smart working si è diffuso anche nelle imprese manifatturiere. Il 37% ha introdotto forme di flessibilità nella gestione degli orari di lavoro, il 28% utilizza strumenti per tracciare le competenze, il 19% monitora le condizioni di salute dei lavoratori e il 17% lascia libera scelta fra lavoro in presenza o in remoto. Sono state remotizzate il 40% delle attività di formazione, controllo della qualità e monitoraggio degli impianti, e il 25-30% delle attività di manutenzione, gestione delle officine, collaudo delle macchine. I benefici? Sono aumentate flessibilità (67%) e tempestività di risposta ai problemi (55%), è migliorato il work-life balance (62%), anche se sono cresciuti stress e carico di lavoro (16%).

Le tecnologie 4.0 per la sostenibilità

Le imprese manifatturiere sono sempre più consapevoli del vantaggio competitivo offerto dall’impegno per la sostenibilità: il 15% ha già terminato progetti di sostenibilità nell’ambito delle operations, circa un terzo ne ha attivati alcuni e solo il 3% non è interessato. Le aziende monitorano soprattutto indicatori relativi agli scarti di processo (51%), consumo di acqua, materiali ed energia (48%), ma un quarto del campione ancora non misura alcun indicatore di performance relativo alla sostenibilità. Le principali barriere all’impiego del digitale per migliorare la sostenibilità sono la mancanza di cultura aziendale (37%), di indicatori che colleghino la performance di sostenibilità al valore aziendale (30%) e la difficoltà a comprendere quali siano i benefici attesi (29%).

I servizi 4.0

Nel 2020 i servizi 4.0 hanno raggiunto un valore di circa 275 milioni di euro, spinti soprattutto dalla consulenza operativa, mentre la consulenza strategica continua a trovare poco spazio. Le aziende di consulenza sono riuscite a trasferire le attività sui canali digitali, riducendo i possibili effetti della pandemia e aprendosi a un modello di business basato sulla fornitura di prodotti e servizi più sostenibili e di valore per il cliente (Servitization 4.0). Due terzi delle imprese oggi è abituato a utilizzare beni strumentali e software a fronte di un canone mensile o annuale, ma le opportunità offerte dalla connessione dei macchinari sono ancora poco sfruttate. Solo un quarto usa servizi informativi associati a un macchinario, meno di un’azienda su dieci utilizza servizi per migliorare la gestione energetica, e meno del 5% ha sviluppato soluzioni di manutenzione predittiva.

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Il Climate Change è l’argomento più discusso sui social. Millennial i più attivi

Con il 47% di attività sui social, è quella dei Millennial la generazione più attenta alla sostenibilità delle aziende, e i più attivi nella richiesta di call2action, trasparenza e responsabilità ai player del mondo aziendale. Fra loro, l’88% sono donne, e i temi più discussi sono Climate Change, Net Zero, Rinnovabili e Finanza sostenibile. Il sentiment negativo però è del 77%, e se i Millennial sono preoccupati per il futuro del pianeta il 23% chatta con sentiment positivo sulle iniziative di sostenibilità di enti pubblici e privati, come ad esempio l’International Earth Day.  In generale, con il 40% delle interazioni social, è il cambiamento climatico l’argomento più discusso nelle conversazioni sui social, registrando oltre 10.500 post e commenti, a fronte di circa 13.000 notizie di siti web e giornali online.

La decarbonizzazione è il secondo argomento per numero di interazioni

Sono alcune evidenze emerse dalla prima Social Sentiment Analysis di PwC Italia in tema di sostenibilità, realizzata dal Team Innovation con il coordinamento di Gaia Giussani, ESG Director. E secondo l’analisi di PwC Italia la decarbonizzazione è il secondo argomento per numero di interazioni social (30% del conversato totale sulla sostenibilità), con 8.488 post e conversazioni di utenti privati a fronte di 14.048 pagine web, e un sentiment negativo pari al 68%. Il sentiment è tuttavia in leggero miglioramento quando si parla di Net Zero: nel 32% delle conversazioni gli utenti riconoscono l’impegno delle aziende che attuano strategie concrete per ridurre le proprie emissioni.
Tra gli esempi più citati, la riduzione dell’utilizzo di mezzi inquinanti, le iniziative finalizzate a sensibilizzare i dipendenti e le scelte d’investimento green. Il 68% di conversazioni negative evidenzia però l’insufficienza degli sforzi dei singoli e il bisogno di misure più stringenti.

Energie rinnovabili in terza posizione

In terza posizione nelle conversazioni social (27% del conversato totale), il tema delle energie rinnovabili e della trasformazione ecologica è al centro di 7.791 post, a fronte di quasi 11.000 pagine e articoli web, e registra un sentiment positivo del 25%. Il 75% delle conversazioni negative si concentra sulle perplessità relative al costo elevato, la non disponibilità totale dei cittadini a spendere di più per prodotti green e lo scetticismo degli utenti nei confronti delle aziende che dicono di investire nelle rinnovabili e di partecipare alla transizione ecologica mentre dipendono dagli investimenti neri come carbone, il petrolio e gas.

La finanza sostenibile registra il sentiment positivo più alto

Con un peso del 3% nelle conversazioni sui social media in ambito di sostenibilità, la finanza sostenibile è l’argomento che registra il sentiment positivo più alto, pari al 42%. Sempre più utenti condividono sui social articoli e notizie sugli investimenti sostenibili delle aziende, riporta Adnkronos, manifestando la volontà di informarsi sul tema, di partecipare a eventi e a webinar che permettano di acquisire conoscenze. Le conversazioni negative (58%) sono incentrate principalmente sul greenwashing e sulla poca trasparenza da parte delle aziende.

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Come le Pmi hanno gestito le difficoltà innescate dalla pandemia

Pressoché tutte le imprese italiane, le grandi e a maggior ragione le piccole, si sono dovute confrontare con l’improvvisa e dura crisi innescata dalla pandemia da covid-19. E le modalità di risposta alle difficoltà sono state differenti e, in alcuni casi, anche sorprendenti. C’è chi ha lanciato nuovi prodotti sul mercato e chi invece ha cercato di contenere i danni, tagliando spese e costi. Come afferma Steven Callander, professore di economia politica alla Stanford Graduate School of Business, “l’obiettivo è gestire una crisi come se fosse un problema di management” e sfruttarlo per “prosperare sotto i riflettori”. Durante la pandemia, le decisioni da prendere sono state particolarmente complesse. Le aziende hanno dovuto prendere in considerazione non solo le loro capacità di business, ma anche fattori esterni come lockdown, nuovi requisiti sanitari e un cambio radicale di stile di vita.

La risposta delle Pmi

L’aspetto più sorprendente, come dicevamo, è che circa il 30% delle piccole imprese italiane ha affrontato la crisi di petto, lanciando nuovi prodotti o servizi, come rivela un recente studio di Kaspersky. Ma c’è anche una grande percentuale (circa il 18,5%) che ha optato per l’ingresso in nuovi settori di business. Per le aziende operanti in settori quali eventi, intrattenimento, arte e cultura, o anche nel settore sanitario, questo può voler dire offrire un’alternativa digitale alle attività fisiche proposte. Oppure, negozi e ristoranti possono ampliare la loro offerta abilitando le vendite online e a domicilio. Le aziende produttrici invece potrebbero iniziare a produrre mascherine, disinfettanti e altri prodotti sanitari o concentrarsi su beni per il comfort domestico. Altre imprese ancora si sono focalizzate sui tagli: al budget aziendale (37%), riduzione degli stipendi o degli orari di lavoro (27%) e riorganizzazione del budget o blocco dei piani di investimento (35%). Un’azienda italiana su venti ha dovuto adottare misure più severe come il licenziamento dei dipendenti (5%). Ancora, varie aziende hanno scelto di di permettere a quasi tutti i dipendenti di lavorare da remoto (36%).

Decisioni difficili

“Anche se alcune decisioni sono state difficili da prendere, erano necessarie” ha commentato Andrey Dankevich, Senior Product Marketing Manager di Kaspersky. “Fortunatamente, il sentimento generale riguardo a come è stata affrontata la pandemia è alquanto positivo tra le piccole imprese: Il 68% ha affermato che la loro attività ha risposto bene alla situazione di crisi. Questa esperienza ci aiuterà ad affrontare meglio le sfide future, a potenziare i piani e i processi di investimento, ad andare incontro alle novità senza paura e a diventare più digitali. Inoltre, i prodotti e i servizi lanciati durante la pandemia continuano ad essere rilevanti perché le restrizioni anti-Covid-19 sono ancora in vigore e le persone continuano a seguire le abitudini digitali acquisite durante la pandemia”.

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Acqua, compagna di scuola: l’idratazione migliora l’apprendimento

Che l’acqua sia un’alleata del benessere non è certo un segreto, anzi. Una corretta idratazione è importante per stare bene, per sentirsi attivi e reattivi, ma anche per essere più bravi a scuola. Proprio così: assumere una corretta quantità di liquidi migliora l’attenzione sui banchi e la concentrazione. Tutte caratteristiche importanti specie quest’anno, dopo mesi di Dad e finalmente ora con il rientro in aula, in presenza.

Nei giovani la percentuale di acqua è maggiore

Nelle persone giovani, e in quelle in crescita in particolare, la percentuale di acqua nel corpo è maggiore e ha un impatto più diretto su tutte le funzioni del corpo. E’ per questa ragione che non assumere la giusta quantità di acqua può indurre episodi negativi come sonnolenza e fatica a concentrarsi. Insomma, i ragazzi devono bere, sottolineano molti studi scientifici. Dello stesso avviso è anche il Professor Solimene dell’Università degli Studi di Milano ed esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino, che ha fatto un invito proprio in questa direzione. “Una moderata disidratazione – ha detto il professore  – con una perdita di circa il 2% del peso corporeo, può portare a sintomi come mal di testa e stanchezza, cui si possono associare riduzione della concentrazione, dell’attenzione, della memoria a breve termine e di esecuzione anche di compiti semplici mentre un calo di acqua del 5% del nostro peso può avere effetti negativi anche sulle performance fisiche”.

I ragazzi non bevono abbastanza acqua

Come specifica un recente studio svolto in 13 Paesi, riporta Adnkronos,  il 61% dei bambini e il 75% degli adolescenti non bevono a sufficienza (ma assumono liquidi prevalentemente dagli alimenti) rispetto alle raccomandazioni per l’assunzione giornaliera di acqua (1.700 mL/giorno per i ragazzi dai 9 ai 13 anni e 1.520 mL/giorno per le ragazze dai 9 ai 13 anni) fornite dall’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare). L’EFSA raccomanda un’assunzione totale di acqua (TWI) al giorno più elevata per i ragazzi che per le ragazze dai 9 ai 13 anni: 44 mL/kg contro 39 mL/kg, rispettivamente. A questo proposito, il professor Solimene ricorda che “I più giovani vanno educati sull’importanza di una corretta e regolare idratazione, da integrare ad una sana alimentazione ed una buona dose di attività fisica, tutti elementi fondamentali per un corretto sviluppo fisico e cognitivo”. Insomma, per essere bravi a scuola e affrontare al meglio le difficoltà che si presentano nello studio, l’acqua è davvero la migliore amica.

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Efficienza energetica, arrivano nuove etichette per le lampadine

Le nuove etichette energetiche per gli elettrodomestici sono state introdotte in tutta Europa per offrire ai consumatori informazioni più semplici e smart, e migliorare l’efficienza energetica. Se per gli elettrodomestici la nuova etichettatura è entrata in vigore già dal primo marzo, dal primo settembre viene applicata anche alle sorgenti luminose. Tra le maggiori novità della nuova etichetta c’è il ritorno a una classificazione più semplice, con la scala di 7 classi di efficienza energetica, colorata da verde a rosso, da A (migliore) a G (peggiore). A ricordarlo è Selectra, il servizio gratuito che confronta e attiva le tariffe di luce, gas e internet.  Ma come districarsi, per quanto riguarda l’illuminazione in casa, nella scelta delle lampadine, tenendo conto delle nuove etichette?

Addio A+++: la scala della nuova etichetta

Addio quindi alle classi supplementari caratterizzate dal segno +, ed è previsto anche un riscalaggio periodico, ogni circa 10 anni, o quando una significativa percentuale di modelli sarà presente nelle due classi di efficienza più elevate. Per quanto riguarda le sorgenti luminose, la nuova etichetta energetica diventa obbligatoria per sorgenti luminose con o senza unità di alimentazione integrata, direzionali e non direzionali, sorgenti luminose parte di un prodotto contenitore. Oltre a mostrare il nome o il marchio del costruttore e del modello, le nuove etichette delle sorgenti luminose evidenziano il consumo di energia in kWh se accese per 1.000 ore, e riportando le classi di efficienza energetica, indicano a quale di queste appartiene il modello preso in considerazione.

Dai consumi al QR Code

Parola d’ordine, inoltre, è ‘digitalizzazione’: viene infatti introdotto un QR code che scansionato tramite la fotocamera dello smartphone permette di conoscere informazioni supplementari sul prodotto presenti nella banca dati europea Eprel (European product registry for energy labelling). Ma quali lampadine scegliere? Per poter emettere luce, una lampadina consuma energia elettrica pari a quanti Watt sono necessari per attivarla, un consumo che finisce infatti direttamente in bolletta luce, alla voce ‘spesa per la materia energia’. Ogni lampadina ha quindi una potenza espressa in Watt, alla quale sarà associato sull’etichetta un consumo in kWh per 1.000 ore di uso/accensione.

Led, fluorescenti o alogene?

Una lampadina Led, ad esempio, ha un consumo di circa 35 kWh/anno e un costo medio in bolletta di 7 euro/anno. Tale lampadina, con la nuova etichettatura, sarà inserita in classe D o E, a seconda delle prestazioni specifiche. Consumi appena superiori ha una lampadina fluorescente, che con 41 kWh/anno e 8 euro/anno in bolletta finirà in classe F. Un modello alogeno arriva invece a consumare 123 kWh/anno, facendo salire il costo medio in bolletta a 25 euro: tale lampadina finirà in classe G. Senza considerare le lampadine a incandescenza (ormai fuori commercio) che con un consumo di 175 kWh/anno avrebbero portato il costo medio in bolletta a 35 euro/anno.

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TikTok è la regina delle app: è la più scaricata del 2020

L’app cinese scalza dal podio quelle americane dell’universo di Marck Zuckerberg. Proprio così: nel 2020 è stata TikTik l’app (non di giochi) più scaricata del pianeta, lasciandosi alle spalle le famosissime Facebook ed Instagram. Non solo: è stata anche quella più redditizia, con una valore di quasi 128 milioni di dollari da parte di utenti paganti. A dare “i numeri” era stata già lo scorso maggio la società di analisi, Sensor Tower, confermati poi dall’analisi di App Annie pubblicata da Nikkei Asia. E questi risultati sono stati ottenuti proprio nell’anno più difficile per TikTok, quello in cui la chat di proprietà della società cinese ByteDance è stata sotto la minaccia del bando statunitense. Divieto revocato dal nuovo presidente americano Joe Biden lo scorso 9 giugno.

La classifica delle app social

Secondo l’analisi di App Annie, TikTok nel 2019 era quarta, mentre dal 2020 è prima. Le app di proprietà Facebook occupano le prime posizioni sin dal 2018 (inizio dei rilevamenti) e continuano a dominare i vertici della classifica. Il gigante dei social media resta stabilmente nella top 5 con Facebook, WhatsApp, Instagram e Facebook Messenger. Al sesto e settimo posto si trovano SnapChat e Telegram.

Il boom italiano e il fenomeno Khabi Lame

Il fenomeno mondiale è stato ovviamente registrato anche in Italia, dove TikTok ha compiuto un deciso balzo in avanti in fatto di download e numero di utenti. E questo nonostante il garante della privacy, dopo alcuni fatti di cronaca, abbia chiesto una stretta ai profili degli utenti “under 13″. Ed è italiano anche il 2re” di TikTok, Khabi Lame, il primo europeo sopra i 100 milioni di followers. La stessa app l’ha celebrato con una nota dedicata, dicendo che TikTok “è orgogliosa di celebrare il primo creator di TikTok in Europa e il secondo al mondo a raggiungere i 100 milioni di follower: Khaby Lame” Che, prosegue il comunicato, “con la sua mimica, ormai diventata iconica e la sua ironia, Khaby rappresenti il potere della semplicità mostrando che c’è sempre un modo meno complicato per svolgere anche il compito più difficile, non solo nei video che posta, ma anche come modo di vivere la vita”.  “Sono onorato di aver raggiunto questo risultato – ha detto a sua volta Khaby Lame, come riporta Rai News – che non sarebbe stato possibile senza l’unicità e l’affetto della community di TikTok. Intrattenere e far ridere le persone è la mia passione, che coltivo sin da bambino. Sono grato a TikTok perché mi ha offerto un palcoscenico globale per vivere la mia passione e condividerla con il mondo intero. Continuerò’ a lavorare per i miei sogni e so di poter contare su una bellissima community pronta a fare il tifo per me. Vi ringrazio tutti. Vi voglio bene”.

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I servizi digitali sempre più apprezzati dagli italiani nel post-covid

Durante le lunghe settimane di lockdown gli italiani hanno dovuto necessariamente cambiare le loro abitudini, a cominciare dall’utilizzo dell’online per svolgere un’infinità di occupazioni e acquisti. Ma cosa è cambiato ora nel post pandemia, e qual è attualmente il rapporto tra i nostri connazionali e i servizi digitali? Stando alle rilevazioni, pare che i cittadini del Belpaese stiano mantenendo la loro predisposizione a ricorrere a questa modalità anche in mesi più sereni. Dal commercio elettronico al gaming, continuano a utilizzare il digitale, confermando la tendenza dello scorso anno anche in questa prima metà di 2021. Molti settori presentano trend in crescita nel primo semestre dell’anno, con prospettive importanti per i prossimi anni e una proposta sempre più ampia e variegata.

I settori preferiti

Con la pandemia di Covid-19 molte agenzie e centri sono stati costretti a chiudere, favorendo il boom del gambling online. Secondo Agimeg, nel 2020 il settore del gioco online è cresciuto del 46,4%, con performance positive anche nei primi mesi del 2021. Tuttavia, come segnalato dal sito web specializzato Casino2k.com è fondamentale rivolgersi solo ed esclusivamente a concessionari autorizzati, in possesso di licenza da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Anche lo streaming video è cresciuto in modo considerevole, con tutti i principali operatori del settore che mostrano un numero di abbonati in aumento, da Netflix e Amazon Prime Video in grado di superare i 200 milioni di utenti registrati, fino a Disney+ che in appena 16 mesi ha superato i 100 milioni di abbonati. Tra le novità ci sono lo sbarco in Italia e in altri 25 paesi di Discovery+, mentre anche RaiPlay sta incrementando l’offerta di contenuti per competere con i colossi stranieri. Il trend del digitale vede anche la crescita dello streaming audio, con un aumento del 7,4% per l’industria musicale nel 2020 secondo i dati dell’IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), con performance importanti da parte di piattaforme come Apple Music, Spotify e Amazon Music. In ascesa anche il settore del podcast, una tipologia di contenuto sempre più gettonata in Italia e all’estero, infatti secondo un report di Nielsen nel 2020 c’è stato un incremento di 2 milioni di ascoltatori di podcast nel nostro Paese, arrivando a un totale di 13,9 milioni di persone.

L’exploit del commercio elettronico

In questo scenario, non sorprende di certo che tra i settori che più di tutti hanno registrato un vero e proprio boom ci sia il commercio elettronico. Secondo i dati dell’Osservatorio eCommerce B2C del politecnico di Milano, la crescita nel 2020 ha raggiunto addirittura il +26%. E il trend sarebbe confermato anche nel 2021: Salesforce, ad esempio, rileva un incremento del 78% nel primo trimestre 2021 per l’e-commerce in Italia, ben più della media globale che si ferma a un comunque ragguardevole +58%.

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Le Pmi italiane su Amazon nel 2020 arrivano a quota 18 mila

Le Pmi italiane su Amazon crescono, e nel 2020 hanno raggiunto quota 18 mila, Inoltre, più di 4 mila fra le Piccole e medie imprese italiane presenti su Amazon hanno superato per la prima volta i 100 mila euro di vendite, mentre 200 di loro hanno addirittura superato la soglia di un milione di euro.
Si tratta di alcuni dati evidenziati dal Report 2021 del colosso internazionale dell’e-commerce sulle Piccole e medie imprese italiane che vendono i loro prodotti e servizi sulla piattaforma. Dal Report di Amazon emerge inoltre come nel 2020 queste realtà in Italia hanno creato oltre 50.000 posti di lavoro, e abbiano registrato vendite all’estero per più di 600 milioni di euro.

Casa e cucina, Salute e cura della persona, Bellezza le categorie sul podio

Le Pmi in Italia sviluppano il loro business online e supportano l’economia delle regioni e delle comunità locali. Molte di queste sono situate in Lombardia (+2.750), Campania (+2.500), Lazio (+1.750+), Puglia (+1.500+), Emilia-Romagna (+1.300), Veneto (+1.300), Piemonte (+1.100), Sicilia (+1.100), Toscana (+1.100), Marche (+500). Le 5 categorie di prodotto di maggior successo per le Pmi italiane che vendono su Amazon nel 2020 sono state Casa e cucina, Salute e cura della persona, Bellezza, Alimentari e Abbigliamento. Tra le prime 10 regioni con il più alto numero di vendite all’estero nel 2020 figurano la Lombardia, Campania, Veneto, Lazio, Toscana, Piemonte, Puglia, Emilia-Romagna, Sicilia, e Trentino-Alto Adige.

Venduti più di 80 milioni di prodotti sulla piattaforma

Nel 2020 le Pmi italiane hanno avuto accesso a centinaia di milioni di clienti Amazon in tutto il mondo. Dal Report di Amazon risulta infatti che nel 2020 le Pmi italiane complessivamente hanno venduto più di 80 milioni di prodotti sulla piattaforma, 30 milioni in più rispetto all’anno precedente.
In media, si tratta di più di 150 prodotti al minuto, per un totale di vendite registrate pari a una media di oltre 200.000 euro, 50.000 euro in più rispetto al 2019, riporta una notizia Ansa.

Nel 2020 investiti in Europa circa 2,8 miliardi di euro per le Pmi

Amazon intende continuare a sostenere le Pmi italiane sulla propria piattaforma, fornendo logistica, strumenti, servizi, programmi e formazione per un investimento di circa 2,8 miliardi di euro in Europa nel 2020.
“Ogni giorno collaboriamo con migliaia di piccole e medie imprese e le aiutiamo a espandere la propria attività oltre i loro confini – ha dichiarato Xavier Flamand, Director, EU Seller Services di Amazon -. Continueremo a innovare per le Pmi aiutandole a fornire un’eccellente esperienza di acquisto per i nostri clienti”.
Questo perché “Oltre la metà del totale delle vendite effettuate su Amazon arriva da piccole e medie imprese italiane – ha aggiunto Ilaria Zanelotti, Director of Marketplace Amazon Italia – che rappresentano il motore per la ripresa e lo sviluppo dell’economia locale”.

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Nel 2020 le startup dell’agrifood crescono del 56%

Le startup dell’agrifood in tutto il mondo sono cresciute del 56%, e in totale raggiungono quota 1.808. Sono queste le aziende censite a fine 2020 dall’osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano, un numero di imprese in netta crescita rispetto alle 1.158 giovani imprese attive tra il 2016 e il 2019. Il 40% delle startup del quinquennio ha ottenuto almeno un finanziamento, per un totale di 5,6 miliardi di dollari raccolti, pari a una media di 7,7 milioni per round. Ovvero, 2,5 milioni in più rispetto al 2019.

Italia in dodicesima posizione, con 22 startup sostenibili su 76 nuove imprese

A guidare l’innovazione delle startup agrifood sostenibili è la Norvegia, con 24 startup agrifood e il 58% sostenibile, poi Israele (139 startup, 46% sostenibile) e Uganda (24 startup, 46% sostenibile). L’Italia si colloca solo in dodicesima posizione, con 22 startup sostenibili sulle 76 nuove imprese agrifood censite (29%).  L’Italia però presenta un mercato in evidente crescita rispetto allo scorso anno: 15 startup sostenibili in più (erano 7 nel 2019, il 13% del totale) e 23 milioni di dollari di investimenti raccolti, contro i 300mila dollari di un anno fa, pari a un finanziamento medio di un milione di dollari.

L’emergenza sanitaria non ha arrestato il fermento innovativo del settore

“La pandemia ha avuto un forte impatto sui sistemi alimentari urbani ed è emersa l’importanza di tracciare e condividere le informazioni”, commenta Raffaella Cagliano, responsabile scientifico dell’osservatorio.
“L’emergenza – evidenzia Paola Garrone, responsabile scientifico – non ha arrestato il fermento innovativo del settore, che nel quinquennio dal 2016 al 2020 ha visto una crescita di startup agrifood che propongono nuove soluzioni orientate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”.

Il 90% delle aziende di produzione agricola è una ‘family farms’

A livello globale, rileva ancora la ricerca ripresa da Askanews, il 90% delle aziende di produzione agricola rientra tra le ‘family farms’, ovvero piccole realtà a conduzione familiare, mentre in Europa questo tipo di aziende è al 95%. L’osservatorio poi ha identificato tre iniziative in grado di accorciare la distanza fra produttori e consumatori lungo la filiera. La prima è la formazione dei produttori, che implica interazioni dirette fra le imprese di trasformazione e i produttori. La seconda è la condivisione dei benefici e dei rischi a monte e a valle della filiera. E la terza è la determinazione congiunta di un prezzo equo attraverso accordi specifici.

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Istat, 1 italiano su 2 andrà in vacanza

Un italiano su due andrà in vacanza nel periodo compreso tra giugno e settembre 2021. È la fotografia scattata dall’Istat nell’indagine sulle intenzioni degli italiani eseguita con la collaborazione del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili (Mims).  Nel dettaglio, il 23,3% trascorrerà sicuramente un periodo di vacanza, tra giugno e settembre, in una località diversa da quella di residenza, ipotesi che invece si verificherà “probabilmente” per il 27,8%. Sommando le due percentuali si arriva al 50,1%. Un terzo degli intervistati, invece, è sicuro che non andrà in vacanza.

“No” alle vacanze soprattutto per ragioni economiche

La prima motivazione riportata da chi non ha intenzione di andare in vacanza è la mancanza di risorse economiche (32,7% degli intervistati), seguita dai timori legati al Covid (15%) e quindi da motivi di salute (12,8%). Il 33,3% degli italiani è intenzionato a scegliere la regione di residenza, mentre il 63,6% andrà più lontano. In media, la durata complessiva della vacanza non sarà superiore a 14 giorni.

Albergo e auto le soluzioni preferite

Il 34% di chi intende andare in vacanza ha intenzione di scegliere una sistemazione collettiva (hotel/pensione/albergo), il 32,4% preferisce la casa o l’appartamento di proprietà e il 26,3% affittare un alloggio. Il mezzo di trasporto personale è il più scelto per raggiungere il luogo di vacanza (84%). L’emergenza sanitaria non condiziona la scelta del tipo di vacanza (63,9% dei rispondenti), così come quelle legate al mezzo di trasporto (68,1%) e al tipo di sistemazione (73,1%).

In vacanza soprattutto al Nord…

Da un punto di vista territoriale, l’intenzione di andare in vacanza risente di una sorta di spaccatura tra Nord e Sud. La quota di chi ha pensa di andare in vacanza passa dal 59,7% dei residenti nel Nord-ovest al 39,1% dei residenti nel Mezzogiorno (considerando la somma di “Certamente sì” e “Probabilmente sì”). Nel Nord-est e nel Centro le percentuali sono simili al Nord-ovest e pari, rispettivamente, al 55,2% e al 51,0%. Il quadro si ribalta per le risposte di chi non intende fare una vacanza: le percentuali sono prossime al 50% nel Centro-nord e al 60,8% nel Mezzogiorno.

… e soprattutto i giovani

L’intenzione di andare in vacanza è forte soprattutto nei giovani: nella fascia 18-29 anni l’incidenza delle risposte “certamente sì” e “probabilmente sì” è pari al 75,9%, ma scende al 58,5 tra chi ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni. Le quote si riducono con l’età: 44,5% delle persone tra i 50 e i 64 anni e 32,4% di chi ha almeno 65 anni.

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