7 idee per rendere la tua base per il trucco come una seconda pelle

Il detto “il meno è più” può sembrare un pò folle, ma in alcuni casi è necessario, ed è esattamente ciò che accade quando applichiamo la base per il trucco. Noi vogliamo infatti migliorare l’aspetto della nostra pelle, nascondere le imperfezioni, fornire luminosità…ma tutto ciò senza preavviso. Pertanto, ottenere un perfetto effetto pelle con il trucco di fondo dovrebbe essere un obiettivo prioritario che non è sempre facile da raggiungere, ma al quale bisogna necessariamente aspirare se si desidera ottenere un risultato stupefacente e professionale. Tuttavia, non si tratta di nulla di particolarmente complicato ma bisogna solamente adottare alcuni accorgimenti che andremo adesso ad analizzare insieme, sintetizzandoli nel modo più chiaro e semplice possibile. Il risultato? Eccolo di seguito, punto per punto:

Non trascurare mai l’idratazione

Anche se per ottenere un effetto invisibile non è una cattiva idea quella di mescolare la tua crema idratante con la base del trucco, gli esperti concordano nel  dare l’importanza che merita al trattamento idratante. Pertanto, anche se decidi di mettere in pratica il trucco di mescolare la crema idratante con la base, devi prima trattare la pelle solo con la crema idratante che usi abitualmente, e procedere solo in seguito con il secondo passaggio.

Un risultato quasi invisibile

Anche se vuoi un risultato iper leggero che lasci intendere che non indossi il trucco, non dovresti fare a meno di usare una base o un primer. Tuttavia, se si tratta di un prodotto dalla consistenza untuosa, puoi mettere in pratica l’idea di mescolarlo con la base in modo che il risultato sia più succoso e leggero.

È meglio applicare la base con le dita, pennello o spugna?

Anche se questa è anche una questione di gusti, applicare la base del tuo trucco con le dita consente di modulare l’intensità e controllare la quantità di prodotto che si applica. Come confermano gli esperti, il modo migliore per ottenere un secondo effetto pelle è usare pochissima quantità di prodotto e lavorarlo con un pennello che crei un velo sulla nostra pelle.

Il trucco del pennello che non tocca la pelle

Quando estendi la base del trucco con il pennello, dovresti provare a eseguire movimenti che si alternano, muovendo il pennello rapidamente e leggermente senza toccare la pelle. Ecco il nocciolo della questione: affinché la base appaia naturale, il pennello dovrebbe appena toccare la pelle. Non è necessario coprire l’intero viso, ma concentrarsi sulle aree più necessarie aiuterà a mantenere un aspetto reale della pelle. Bisogna ricordare inoltre di iniziare sempre dal centro del viso procedendo verso l’esterno.

Applicare la base solo dove serve

È uno dei migliori trucchi per far sembrare la base del trucco una seconda pelle. Usa la base solo nelle aree necessarie, ad esempio nell’area delle guance, del mento, delle ali del naso e persino delle occhiaie, mentre fronte e lato rimangono liberi. Ciò aiuta a mantenere un equilibrio in grado di far apparire più naturale il tuo trucco. Subito dopo vaporizza l’acqua termale o adopera un fissatore per il trucco in modo che la base aderisca perfettamente con la pelle.

Polveri compatte? Sì, ma solo se li applichi in questa maniera

Potresti pensare che le polveri compatte sembrino contraddittorie se l’obiettivo è quello di dare l’impressione di non essersi truccate , ma gli esperti confermano che queste sono utili per ridurre la lucentezza in alcune aree e dunque dare un aspetto più naturale. Per fare ciò il consiglio è quello di usare un pennello non molto compatto, che aiuterà a depositare la quantità necessaria in ogni punto senza  sovraccaricare la pelle.

Seguendo questi sette semplici consigli, ti sarà molto più facile conferire alla base per il trucco l’aspetto di una seconda pelle, assolutamente naturale al punto tale da sembrare quasi di non esserci. Se desideri diventare un professionista del make-up ed apprendere questi ed altri segreti del trucco, il corso make-up di Academia BSI è perfetto per te e consentirti di sfoggiare un trucco sempre perfetto, o farti diventare una star del make-up se il tuo sogno è quello di lavorare in questo settore così dinamico e affascinante.

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Capsule Lavazza | Ritrova il tuo benessere

Quando giungi al termine di una di quelle giornate che sembrano infinite e la stanchezza è tale da farti sentire in riserva, ciò di cui probabilmente avverti necessità per ritrovare tranquillità e benessere è concederti un momento di piacere tenendo tra le dita una buonissima tazza del tuo caffè preferito. Il caffè per noi italiani non è infatti solo una bevanda, ma un vero e proprio rituale ed un momento che desideriamo ritagliarci per trovare serenità ed equilibrio. Affinché questa pausa sia pienamente ristoratrice, è importante che il caffè sia veramente buono ed in grado di regalare al palato quel piacevole mix di sensazioni che soltanto una miscela raffinata può far provare. Un profumo inebriante ed un gusto intenso e vellutato, con la classica schiuma color nocciola che siamo abituati a vedere quando prendiamo il caffè al bar: ecco quando un caffè può dirsi veramente buono ed in grado di restituire il benessere desiderato, ovvero nel momento in cui questo è in grado di stimolare e coccolare contemporaneamente il gusto, l’olfatto e la vista.

Le capsule Lavazza a Modo Mio di Cialdamia.it sono in grado di farti vivere ogni volta questa preziosa esperienza sensoriale, grazie alle miscele accuratamente selezionate e alla loro grande qualità che rende queste capsule le più apprezzate dagli italiani. Scegli tra le qualità più classiche le cialde per i tuoi caffè più gustosi, oppure scopri tutta l’energia ed il benessere delle nuove miscele con ginseng, se vuoi provare qualcosa di nuovo che possa fornirti l’energia di cui hai assolutamente bisogno. C’è dunque una capsula Lavazza adatta ad ogni momento della giornata e a ogni tuo desiderio, non devi far altro che scegliere quella più adatta ai tuoi gusti o necessità del momento e regalarti una profumata tazzina ogni volta che lo vorrai con un semplice gesto della mano.

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Posa vetrine negozi | R&T

Mettere in posa una vetrina per negozi è un’operazione complessa che nasconde più di una insidia: la delicatezza e la fragilità del vetro infatti, richiedono assoluta competenza e manualità in tutte le operazioni, da quelle di trasporto a quelle di collocazione. Commettere un errore dovuto ad una imprudenza o distrazione infatti, potrebbe anche comportare il danneggiamento della vetrina con spiacevoli conseguenze sia a livello economico che pratico. Non sono comunque sufficienti esperienza e attenzione se non si dispone degli strumenti più adeguati a portare a termine tale lavoro, per questo è bene accertarsi di affidare il lavoro ad una azienda che disponga di risorse e strumenti che consentano di svolgere l’intera operazione in maniera efficace e sicura.

R&T è una azienda della provincia di Milano specializzata nella posa di vetrine per negozi, di qualsiasi dimensione o formato esse siano. Grazie all’esperienza accumulata nel tempo, oggi sono tantissime le realtà commerciali e società italiane che fanno riferimento a questa importante azienda di Cambiago ogni qualvolta si presenti la necessità di installare una nuova vetrina. Si tratta dunqe di un tipo di intervento piuttosto delicato, e per questo è bene affidarsi a chi conosce bene il settore e le insidie che questo può nascondere, garantendo interventi sempre rapidi e di grande precisione. R&T dispone inoltre di tutta una serie di mezzi e strumenti che consentono di portare a termine qualsiasi installazione in maniera assolutamente sicura e rapida: tra questi vi è una imponente autogru con ventosa che consente di mettere in posa vetrine fino a 500kg, più due piattaforme aeree che possono raggiungere i 9 metri d’altezza. Grazie anche a questi imponenti mezzi sarà possibile andare ad effettuare la messa in opera di qualsiasi tipologia di vetrina in tutta sicurezza ed in maniera rapida, rispettando sempre i tempi concordati.

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Giochi Gonfiabili Bll Park

Go Leisure produce e commercializza da oltre 20 anni playground da interno o esterno, giochi gonfiabili, giochi acquatici, trampolini elastici, play area per bimbi fino a 3 anni e tantissime altre attrezzature ludiche di pregevole fattura e qualità. Durante tutto il processo produttivo anche i più piccoli particolari vengono curati con particolare meticolosità e attenzione, per far si che i piccoli possano godere degli spazi e delle attrezzature loro dedicate in totale sicurezza.

Se hai uno spazio in giardino o in casa e stai pensando di far realizzare un’area giochi per i tuoi figli, se sei proprietario di uno spazio commerciale e intendi predisporre una play area per il divertimento dei più piccoli, se gestisci una scuola materna e vuoi rinnovare le attrezzature da gioco per i bambini, Go Leisure è la soluzione che ti garantisce massima sicurezza, grande qualità dei materiali e convenienza. Potrai comodamente inviarci la piantina dell’area nella quale intendi sistemare le attrezzature per il gioco, penseremo noi a studiare il progetto e l’idea più adatta a soddisfare le tue necessità. Individuata l’idea giusta effettueremo un sopralluogo per meglio comprendere spazi e particolarità del luogo, subito dopo inizierà la fase produttiva e la play area che avevi pensato prenderà magicamente forma. I nostri tecnici si occuperanno della messa in opera di tutte le attrezzature, per consentire da subito ai piccoli di usufruire del loro nuovo e bellissimo spazio per i giochi.

All’interno del sito è possibile visionare in anteprima alcune tra le soluzioni proposte da Go Leisure: dai bellissimi percorsi e saltarini gonfiabili ai giochi acquatici quali scivoli e acquafun, dai giochi e casette da giardino alle scenografie 3D per un divertimento assicurato. Puoi inviare la tua richiesta all’indirizzo mail info@bllpark.com o contattare il recapito telefonico +390392497489. Gli uffici si trovano in Via Friuli, 2/B 20853 Biassono (MB).

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L’importanza di un buon posizionamento

Inauguriamo il nuovo blog www.gsearchblog.com anticipando quelli che saranno i temi che tratteremo in futuro: Internet, siti web e motori di ricerca (Google in primis). Come tutti ormai sanno, posizionare un sito nella prima pagina di Google, appunto, non è mai cosa facile: ci sono i competitor diretti, ci sono articoli scritti da improvvisati blogger, ci sono risorse autorevoli o, ancora, grossi negozi e-commerce che, tra gli innumerevoli prodotti trattati, includono anche quello che interessa a te…

Tuttavia, ci sono due tipologie di attività che ci vengono in soccorso: la SEO ed il SEM. Cominciamo con il dire che entrambi comportano degli investimenti, sia in termini economici che di tempo, ed entrambi hanno i loro rischi. Tuttavia, oggi anno 2016, sviluppare un sito web, per quanto bello e coinvolgente, ha poco senso se poi non viene trovato. Sarebbe come avere una bellissima boutique in una strada senza pedoni, o parlare con il megafono ad una stanza vuota. Ecco allora che la SEO (Search Engine Optimization) è la “scienza” che riguarda tutte le tecniche, lecite e non, ritenute valide per andare “incontro” ai parametri dettati dal motore di ricerca, e soddisfare dunque i requisiti imposti dai suoi algoritmi, sempre più sofisticati e complessi. C’è che, ancora oggi, ritiene che sia sufficiente pubblicare contenuti di qualità per essere “premiati” dal motore: balle. Aiutano certo, anzi sono fondamentali, ma credetemi… senza una buona azione SEO alle spalle, non andrete lontano. La SEO ha vantaggi (costi una tantum, posizionamento organico che ha maggior valenza di quello sponsorizzato, risultati durevoli nel tempo) e svantaggi (tempistiche, nessuna garanzia di risultato) da ponderare attentamente.

Quando invece parliamo dei primi (quattro, attualmente) risultati della pagina, con la scritta “Ann.” ben in evidenza, allora parliamo di posizionamento sponsorizzato, che nel mondo Google prende anche il nome dei AdWords. Il SEM (Search Engine Marketing) è quindi la “scienza” che riguarda la creazione, gestione ed ottimizzazione delle campagne di sponsorizzazione, ed ha anch’esso molti aspetti tecnici quasi sconosciuti ai più: come performare meglio a parità di costo, come aumentare il CTR (% di utenti che cliccano sull’annuncio dopo averlo visionato) e come ottimizzare la pagina di atterraggio sono solo alcuni tra questi. Vantaggi del SEM? Risultati certi in brevissimo tempo. Svantaggi? Ahime molti… costi, impegno fisso nel tempo, minor impatto sul visitatore rispetto al posizionamento organico.

Quale scegliere? Difficile dirlo, non c’è una regola, spesso l’abbinamento delle due azioni può dare ottimi risultati, ma le discriminanti sono sempre la tipologia di prodotti e il target al quale mi rivolgo. Nei prossimi articoli entreremo più nello specifico.

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Il carrello della spesa è fit, e si riempie di cibi light e creme rassodanti

In estate il carrello della spesa diventa ancora più fit, e si riempie di cibi a basso contenuto calorico e prodotti e cosmetici per mantenere la linea. Si tratta di prodotti in aumento del 13% su base annua. Nell’ultimo anno infatti i formaggi e i salumi confezionati nelle versioni light sono al top nella classifica delle categorie merceologiche fit più acquistate online in Italia. Secondo gli acquisti analizzati da Everli, marketplace della spesa online, integratori sportivi e prodotti dietetici hanno chiuso la top 10 italiana della spesa per tenersi in forma.

Snack e barrette, gli alleati nella spesa per la prova costume

Chi non desidera cercare di presentarsi al meglio all’appuntamento con la prova costume? Se da un lato gli italiani non riescono a fare a meno di alcuni peccati di gola dall’altro inseriscono nel loro carrello validi alleati della “forma”. Via libera dunque a snack e barrette energetiche. Soprattutto al gusto cioccolato, caramello e crema, i must-have in fatto di barrette proteiche e snack sostitutivi dei pasti. Apprezzati anche dai più golosi, questi alimenti danno infatti la giusta carica per affrontare la giornata ed eventuali routine di allenamento.

La cellulite non si combatte solo a tavola

Nel carrello della spesa però c’è spazio anche per le creme e i prodotti cosmetici che favoriscono il drenaggio, facilitano la lotta alla cellulite e rassodano il corpo. Tra i cosmetici per modellare il corpo in vista dell’estate gli italiani preferiscono come alleati soprattutto le creme e i gel rassodanti e anti-cellulite.

Anche i fanghi termali vengono acquistati online con frequenza al supermercato, e nella classifica dei rimedi più gettonati per la cura della propria linea a questi seguono i trattamenti e scrub drenanti.

Il carrello più fit è in Emilia Romagna

Secondo lo studio di Everli l’Emilia Romagna è la regione più attenta alla linea della Penisola, con ben 4 province nella top 10 per acquisti online di cibi a basso contenuto calorico, prodotti fit e cosmetici rassodanti e drenanti.

Forlì-Cesena è al 1° posto, seguita da Rimini, Modena e Bologna (rispettivamente al 3°, 4° e 6° posto), sono le province che hanno registrato i volumi più consistenti di shopping online al supermercato di cibi e prodotti light in proporzione alla spesa totale. Dopo l’Emilia Romagna si posizionano Toscana e Lazio, entrambe con 2 province in classifica, Pisa (2°), Firenze (7°), Latina (8°) e Roma (9°). Ma anche friulani e marchigiani sono attenti alla prova costume, chiudendo la classifica regionale con 1 provincia a testa nella top 10. Ovvero, Pordenone (5°) e Pesaro-Urbino (10°).

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Tutti chef dopo il lockdown. Boom di visite per i siti di cucina

Agli italiani piace la buona tavola, ma anche variare, e cercare sempre nuovi spunti. Non sorprende, quindi, che durante i mesi del lockdown in molti si siano messi ai fornelli, preparando il proprio piatto forte, o sperimentandone di nuovi. Ma al termine della quarantena siamo davvero diventati tutti chef? Di certo abbiamo cucinato di più, e abbiamo cercato nuove ricette. Soprattutto su Giallozafferano.it e Cucchiaio.it. A quanto pare, però, c’è anche chi ha preferito farsi portare a casa la cena già pronta. Tanto che il più alto tasso di crescita lo hanno registrato i siti di food delivery.

A marzo +22% di utenti collegati

A quanto risulta dall’indagine effettuata da SEMrush, la piattaforma di Saas per la gestione della visibilità online, gli utenti collegati a siti di cucina nei mesi di marzo e aprile sono aumentati in media rispettivamente del 22% e dell’11%. Per quanto riguarda invece il numero di sessioni complessive, è cresciuto del 19% a marzo e del 10% ad aprile. Sempre secondo l’indagine, il sito più consultato in assoluto è stato Giallozafferano.it, con 66 milioni di visite a marzo e 73 milioni ad aprile. Quanto a variazioni percentuali, nel mese di marzo è Cookist.it il sito che ha registrato il maggior tasso di crescita (+29% di visite, +34% di utenti unici), mentre a registrare il maggior incremento ad aprile è ancora Giallozafferano.it (+17% di visite, +22% di utenti unici).

Un volume di traffico importante, e tanti post sui social

Ottimi risultati anche per Cookist.it (+15% di visite a marzo) e Lacucinaitaliana.it (+12% di utenti unici). L’unico sito a perdere un po’ di terreno ad aprile è Cookaround, che perde quasi il 3% di numero di visite e cresce di un 2% scarso per numero di utenti unici. Un volume di traffico importante, quindi, complici anche i tanti post condivisi sui social. Che farebbero scommettere su un miglioramento delle capacità culinarie di molti italiani. Se non fosse che sono aumentate, e con percentuali maggiori, anche le visite ai siti di consegna cibo a domicilio.

Tutti cuochi, eppure il delivery cresce del 26%

Si tratta di una sorta di bisogno di coccole o di una necessità dovuta a troppi tentativi non riusciti? O di semplice voglia di cambiare? Probabilmente un po’ di tutto, ma di fatto, ciò che emerge è che i siti di delivery tra marzo e aprile hanno visto un incremento medio del numero di visite pari al 26%, e un aumento di utenti unici del 25%. Il più utilizzato in media è stato Justeat.it (3,8 milioni di visite e 1,8 milioni di utenti unici), mentre il sito che ha registrato il maggior incremento di visite è stato Glovoapp.com (+43%), e quello che ha registrato il maggior incremento di utenti unici Deliveroo.it (+28%).

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Secondo dati Assaeroporti a marzo gli scali italiani hanno perso 12 milioni di passeggeri, ad aprile 16 milioni, e a maggio, stando alle prime proiezioni, 17 milioni. In tre mesi il sistema aeroportuale nazionale registra quindi una contrazione di 45 milioni di passeggeri rispetto a un anno fa. “I provvedimenti finora adottati dal Governo per far fronte alla situazione di profonda crisi derivata dall’emergenza sanitaria da Covid-19 hanno completamente trascurato i gestori aeroportuali, costretti a chiedere la cassa integrazione per oltre 10.000 dipendenti delle società di gestione”, denuncia l’associazione di categoria. Che ravvisa nei dati “il peggior calo di sempre”. Scali di minori dimensioni a rischio sopravvivenza “Siamo in presenza di tre mesi di blocco totale del trasporto aereo – afferma il presidente di Assaeroporti Fabrizio Palenzona -. Le prossime settimane saranno decisive per porre le basi della ripartenza di un settore strategico per il nostro Paese”. La crisi sta avendo un forte impatto sul settore, e rischia di compromettere la realizzazione dei piani di investimento previsti per lo sviluppo del sistema aeroportuale nazionale. “Alcuni scali, soprattutto quelli di minori dimensioni che svolgono un ruolo importante per lo sviluppo dei territori e per la mobilità di cittadini e imprese, sono a rischio sopravvivenza – sottolinea Assaeroporti -. Migliaia di posti di lavoro sono in pericolo così come un’enorme fetta dell’indotto turistico”. I comparti turistico e aeroportuale muovono complessivamente circa il 17% del PIL nazionale, e senza adeguati interventi di sostegno, sostiene Assaeroporti, “le ricadute si profilano drammatiche”. Rilanciare Alitalia? Si, ma non a costo di misure protezionistiche Assaeroporti accoglie favorevolmente la scelta di rilanciare Alitalia, ma sottolinea fermamente “come l’eventuale adozione da parte del Governo di misure protezionistiche e selettive, tese a disincentivare la presenza di compagnie low cost nel nostro Paese, determinerà un cambio di scenario e il ritorno a un trasporto aereo d’elite”. Una circostanza negativa, riporta Italpress, già verificata 15 anni fa, quando, con la legge sui requisiti di sistema, “si tentò di salvare Alitalia con i risultati nefasti che sono sotto gli occhi di tutti – conferma l’associazione -. A maggior ragione oggi che Alitalia rappresenta, rispetto ad allora, non il 50% del traffico passeggeri, ma circa il 13% del totale, si corre solo il rischio di danneggiare pesantemente il trasporto aereo nel suo complesso”. “Assicurare un mercato concorrenziale e garantire la mobilità di passeggeri e merci” Per questo l’Associazione degli aeroporti italiani chiede al Governo “di assicurare un mercato concorrenziale che garantisca la mobilità di passeggeri e merci. Quello del trasporto aereo è un settore determinante per la ripresa socio economica dell’Italia, che deve essere sostenuto attraverso misure a favore dell’intera filiera. In particolare – continua Assaeroporti – occorre mettere a disposizione delle imprese aeroportuali risorse accessibili, attraverso la creazione di un fondo dedicato, che compensi i gestori e gli altri operatori del settore per i danni subiti e consenta di ripartire guardando al futuro, preservando i livelli occupazionali e garantendo la realizzazione degli investimenti”.

Fra tutti i materiali di imballaggio i consumatori preferiscono la carta. Secondo un’indagine condotta dalla società di ricerca indipendente Toluna il motivo principale per cui i consumatori preferiscono l’imballaggio in carta o cartone è il minore impatto sull’ambiente. Agli intervistati è stato chiesto di scegliere il materiale di imballaggio preferito tra carta/cartone, vetro, metallo e plastica in base a 15 attributi ambientali, pratici e visivi. E il 62% ha scelto la carta o il cartone proprio perché ha un miglior impatto ambientale, mentre il 57% perché è più facile da riciclare, e il 72% perché compostabile direttamente a casa.

Il materiale con il più alto tasso di riciclo in Europa

Secondo l’indagine, condotta per conto di TwoSides su 5.900 consumatori europei, l’imballaggio in carta e cartone è considerato dai consumatori anche il materiale più riciclato, con il 30% degli intervistati che ritiene il tasso di riciclaggio europeo superiore al 60%. Un tasso di riciclaggio percepito ancora lontano da quello effettivo, pari all’85%, che si aggiudica anche il primato del materiale con il tasso più alto di riciclo in Europa. L’indagine ha delineato anche l’atteggiamento del consumatore verso l’imballaggio in plastica, con il 70% degli intervistati che afferma di aver adottato misure attive per ridurre l’uso degli imballaggi prodotti con questo materiale.

L’imballaggio plastico è altresì percepito come il materiale meno riciclato, e il 63% dei consumatori ritiene il tasso di riciclaggio inferiore al 40%. Di fatto il 42% degli imballaggi in plastica viene riciclato in Europa.

Il 41% degli intervistati preferisce il vetro per il suo look&feel

Il secondo materiale da imballaggio più riciclato è il vetro, seguito dal metallo. Con tassi di riciclaggio effettivi rispettivamente del 74% e dell’80% anche la riciclabilità di questi materiali è poco conosciuta dai consumatori. In ogni caso, l’imballaggio in vetro viene preferito dal 51% dei consumatori perché offre una migliore protezione dei prodotti e dal 55% perché è riutilizzabile. Il 41% degli intervistati però preferisce il vetro per il suo look&feel.

Il 44% spenderebbe di più per prodotti confezionati con materiali sostenibili

L’indagine ha inoltre rilevato che i consumatori europei sono disposti a modificare comportamento d’acquisto per essere più sostenibili, riporta Italpress.

Tanto che il 44% è disposto a spendere di più per prodotti confezionati con materiali sostenibili, e quasi la metà degli intervistati (48%) dichiara che potrebbe evitare un rivenditore se quest’ultimo non dimostra impegno nel ridurre l’uso di imballaggi non riciclabili.

 

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Nei primi tre mesi attacchi DDoS triplicati

Nei primi tre mesi dell’anno il numero complessivo degli attacchi DDoS (Distributed Denial of Service, ovvero interruzione distribuita del servizio), è notevolmente aumentato, in particolare quelli rivolti ai siti web di enti pubblici e per la didattica. Un attacco DDoS consiste in “ingolfare” le risorse di un sistema informatico che fornisce un determinato servizio ai computer connessi. E secondo Il report Kaspersky Q1 2020 DDoS attacks la scelta degli obiettivi fa parte della strategia di attacco dei cybercriminali, che stanno approfittando del fatto che la quarantena renda le persone più che mai dipendenti dalle risorse digitali.

Attacchi rivolti ai servizi digitali essenziali

La pandemia, iniziata nel primo trimestre del 2020, ha contribuito a trasferire quasi tutte le attività, dalla scuola, al lavoro fino al tempo libero, verso le piattaforme online dedicate. L’aumento della domanda di risorse online è stato però notato anche dai criminali informatici. Per fare un esempio, nei mesi di febbraio e marzo il Department of Health and Human Services del governo statunitense, un gruppo di ospedali di Parigi e i server di un gioco online sono stati tutti presi di mira da attacchi DDoS. Il report di Kaspersky rivela anche una notevole crescita degli attacchi rivolti ai siti web per la didattica e ai siti web ufficiali degli enti pubblici. E ora la percentuale di questi attacchi ammonta al 19% del numero totale di incidenti.

Bloccati l’80% in più di minacce rispetto al primo trimestre dell’anno

Kaspersky attribuisce la crescita dell’interesse degli attaccanti al fatto che le persone dipendono sempre più dalle risorse online. Gli utenti, ad esempio, sono alla ricerca costante di informazioni sulla pandemia e sulle misure di prevenzione da adottare. In questi casi è importante affidarsi solo alle fonti ufficiali. Di fatto, in questo periodo Kaspersky DDoS Protection (la soluzione tecnologica di Kaspersky per proteggere le risorse informatiche da questo tipo di minacce), ha rilevato e bloccato il doppio degli attacchi rispetto al quarto trimestre del 2019, e l’80% in più rispetto al primo trimestre dello stesso anno. Anche la durata media degli attacchi è aumentata, e nel primo trimestre del 2020 un attacco DDoS è durato il 25% in più rispetto al primo trimestre del 2019.

Ora gli attacchi prendono di mira elementi dell’infrastruttura interna all’azienda

“L’interruzione dei servizi internet può essere un vero problema per le imprese poiché in alcuni casi la risorsa online rappresenta l’unico modo per mettere a disposizione dei clienti beni e servizi – commenta Alexey Kiselev, Business Development Manager del team DDoS Protection di Kaspersky -. Inoltre, l’adozione diffusa del telelavoro apre nuovi vettori per i responsabili degli attacchi DDoS. Prima la maggior parte degli attacchi veniva condotta contro le risorse pubbliche delle imprese, mentre adesso abbiamo osservato come gli attacchi DDoS prendano di mira elementi dell’infrastruttura interna, ad esempio il gateway VPN aziendale o i server di posta elettronica”.

 

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Le app di tracciamento non risolvono il problema dei contagi

Il tema del tracciamento dei positivi al Covid-19 tramite app lascia perplessi alcuni addetti ai lavori. Oltre all’efficacia nel contenere il contagio, c’è da considerare anche il tema della privacy.

“L’app per il tracciamento del contagio non sarà risolutiva perché molti pazienti già contagiati sono anziani e non hanno uno smartphone per scaricarla, mentre in molti non sanno neanche di essere positivi perché asintomatici”. Questo è il parere di Chiara Sgarbossa, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, riguardo al sistema italiano di tracciamento a cui sta lavorando una task force tecnologica nominata dal governo.

In ogni caso, in queste settimane l’Osservatorio sta lavorando a un censimento della sanità digitale italiana durante l’epidemia i cui risultati saranno resi noti a fine maggio.

Seguire l’esempio di Paesi come la Cina, la Corea del Sud o Singapore

“Affinché il sistema possa funzionare bisognerebbe mettere i cittadini in condizione di sapere con certezza se si è stati contagiati”, commenta Chiara Sgarbossa. In molti infatti non sanno di essere positivi.

“Per capire l’utilità di una operazione del genere – aggiunge Sgarbossa – bisogna andare a guardare l’esempio di altri Paesi che l’hanno adottata prima di noi, come la Cina, la Corea del Sud o Singapore, dove c’è un sistema di controllo diverso.

“Senza nessun controllo si possono anche creare situazioni finte”

“In Italia – continua il Direttore dell’Osservatorio – a meno che non si forzi la normativa europea sulla Privacy, l’app deve essere scaricata volontariamente”.

Per fare in modo che l’app venga scaricata bisogna innanzitutto convincere un numero sufficiente di persone a farlo, e assicurarsi che i dati vengano inseriti correttamente riporta Ansa. Quindi è necessario che venga attuato un controllo sugli stessi. “Poiché senza nessun controllo si possono anche creare situazioni finte – sottolinea l’esperta -. E si dovrebbero capire anche le applicazioni future oltre alla necessità del momento”.

“È tutto lasciato alla volontà del cittadino di auto-dichiararsi”

“Anche l’esperienza della Lombardia con l’app ‘AllertaLom’ – puntualizza Sgarbossa – è una primissima mappa, ma non esaustiva e affidabile, non tutti la scaricheranno e non tutti la compileranno. Se gli abitanti della Lombardia sono 10 milioni e la scaricano in 500 mila, siamo al 5% della popolazione. È tutto lasciato alla volontà civile e sociale del cittadino di auto-dichiararsi”.

È vero che tutti noi siamo tracciati quotidianamente – commenta l’esperta – e spesso diamo consensi senza sapere cosa facciamo, ma se una operazione del genere non si fa per fini commerciali, ma sanitari, e si mette in piedi qualcosa istituzionale c’è una sensibilità diversa”.

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Nel 2019 in Italia cresce il gettito fiscale, +7.847 milioni di euro

Crescono le entrate tributarie erariali, che nel 2019 ammontano a 471.622 milioni di euro,  in più rispetto allo stesso periodo del 2018, per un aumento del +1,7%. In particolare, le imposte dirette crescono del +1,8%, mentre quelle indirette segnano un +1,5% rispetto al 2018. Le entrate tributarie erariali derivanti da attività di accertamento e controllo si attestano invece a 13.320 milioni, per 1.140 milioni di euro in più sul 2018, pari al +9,4%. I dati sono stati resi noti dal ministero dell’Economia e delle Finanze, che nel confronto tra i flussi di gettito annuali registrati nel biennio 2018/2019 non rileva disomogeneità determinate da entrate una tantum.

Variazione negativa nel mese di agosto e di novembre

Il profilo mensile dei versamenti tributari evidenzia una caduta del gettito nel mese di agosto. Questo, per effetto del differimento al 30 settembre dei termini di versamento per i soggetti che svolgono attività economiche per le quali sono stati approvati nel 2019 gli indicatori sintetici di affidabilità (ISA, ex studi di settore). Anche i flussi di gettito acquisiti nel mese di novembre presentano una variazione negativa, recuperata però nel mese successivo, e ascrivibile allo slittamento al 2 dicembre dei versamenti relativi alle imposte autoliquidate (la scadenza del 30 novembre cadeva di sabato).

Aumenta il gettito derivante dalle imposte dirette e indirette

Le imposte dirette risultano pari a 252.284 milioni di euro, con una crescita tendenziale pari a 4.513 milioni di euro (+1,8%). La crescita è stata trainata, in particolare, dall’andamento delle ritenute IRPEF da lavoro dipendente e da pensione, che consolidano l’andamento positivo già rilevato nel biennio 2017-2018 e risultano aumentate di 5.087 milioni di euro (+3,3%). Le imposte indirette ammontano invece a 219.338, con una crescita tendenziale di 3.334 milioni di euro pari al 1,5%. Alla dinamica positiva ha contribuito la crescita sostenuta dell’IVA (+3.306 milioni di euro pari a +2,5%), in particolare della componente sugli scambi interni (+3.623 milioni di euro pari a +3,0%).

13.320 milioni da entrate tributarie derivano da attività di accertamento e controllo

Le entrate tributarie erariali derivanti da attività di accertamento e controllo, riporta Italpress, nel 2019 si attestano invece a 13.320 milioni, registrando +1.140 milioni di euro sul 2018 per una crescita pari al +9,4%. Di questi, 6.918 milioni di euro (+748 milioni di euro, pari a +12,1%) sono affluiti dalle imposte dirette, e 6.401 milioni di euro (+392 milioni di euro, pari a +6,5%) dalle imposte indirette.

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Italiani pessimisti sull’accesso alle opportunità, e preoccupati per la salute

In termini di accesso alle opportunità, gli italiani, rispetto al resto del mondo, sono pessimisti. Ma nonostante non condividano il livello di ottimismo del resto del mondo sono convinti che impegnarsi nel lavoro e acquisire un livello di istruzione superiore siano gli aspetti più importanti per superare le barriere e realizzarsi nella vita. È quanto emerge dalla ricerca LinkedIn Opportunity Index 2020, condotta su più di 30.000 adulti di 22 paesi nel mondo, inclusa l’Italia, con l’obiettivo di scoprire come le persone percepiscono le opportunità e le barriere che impediscono di raggiungere gli obiettivi.

La salute è la prima preoccupazione che impedisce di vivere bene

Di fatto, nella valutazione della percezione della disponibilità di opportunità sul mercato, l’Italia ottiene il punteggio più basso a livello mondiale (22°). Mentre rispetto alla fiducia nel successo l’Italia si classifica al 21° posto.

In Italia, poi, le persone sono generalmente più preoccupate per i problemi di salute (16%) e la qualità dell’istruzione (9%) rispetto ad altri paesi europei. Tanto che per la maggior parte degli italiani vivere bene significa innanzitutto godere di una buona salute (56%), un aspetto in prima posizione e sopra la media globale. Essere finanziariamente indipendenti (33%) è al secondo posto, e avere un lavoro stabile (28%) in terza posizione, superiore al quinto posto del medesimo dato nella classifica globale.

Come realizzarsi nella vita?

A livello globale, impegnarsi nel lavoro (81%) è considerato il fattore più importante per realizzarsi nella vita, seguito dalla disponibilità di accettare il cambiamento (80%). Più di tre quarti (76%) a livello globale poi sostiene che avere la giusta rete di contatti sia importante per realizzarsi, allo stesso livello di parità di accesso alle opportunità (75%) e livello di istruzione (74%).

È interessante notare che impegnarsi nel lavoro viene classificato al primo posto in tutti i mercati europei tranne che in Germania, dove occupa la decima posizione, e in Svizzera, dove occupa la settima. In confronto, gli italiani ritengono che l’impegno nel lavoro (81%) e il livello di istruzione (80%) siano gli aspetti più importanti per realizzarsi nella vita. Seguono la disponibilità ad accettare il cambiamento (75%) e la parità di accesso alle opportunità (75%).

Le opportunità più cercate sono legate al lavoro

A livello globale, la maggioranza delle persone è alla ricerca di opportunità legate al lavoro (87%), seguite dalle opportunità sociali (59%). Quasi un terzo delle persone è alla ricerca di opportunità di apprendimento o istruzione (29%), guidate innanzitutto da chi desidera apprendere una nuova competenza (19%).

Anche gli italiani sono per lo più alla ricerca di opportunità legate al lavoro. Desiderano posti di lavoro che garantiscano un buon equilibrio tra vita professionale e privata, la sicurezza e la stabilità del lavoro e la possibilità di fare ciò che amano. Sono anche alla ricerca di opportunità che permettano loro di trascorrere del tempo di qualità con amici e familiari, un aspetto legato al desiderio di mantenere attivi la mente e il corpo

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Spotify lancia le playlist per cani e gatti

Per allietare la giornata di cani e gatti, soprattutto quando restano a casa da soli, ora si può fare affidamento sulla musica. Spotify lancia infatti le playlist personalizzate per gli animali domestici. La compagnia svedese, la prima al mondo nel mercato della musica in streaming ora permette infatti di creare una playlist per tutti i pet, Non solo quindi per il cane e il gatto, ma anche per il criceto, l’iguana, o il canarino. Sul generatore di playlist per animali domestici (spotify.com/pets), è possibile anche aggiungere una foto del proprio pet e il suo nome per rendere ufficiale la serie di brani musicali scelti dalla piattaforma apposta per lui.

A ogni pet la sua canzone

Come funziona? Semplice. Una volta selezionato l’animale basta descriverne la personalità, se è pigro, vivace, timido o socievole, per ottenere una playlist con il suo nome da fargli ascoltare per intrattenerlo quando si è fuori casa. Dopo aver inserito tutte le informazioni, Spotify definisce perciò l’elenco dei brani consigliati per quel determinato animale, calcolati in base ai gusti personali in musica del proprietario e alle risposte che sono state fornite sul carattere di chi effettivamente poi dovrà ascoltarli.

La musica aiuta gli animali ad alleviare lo stress, e li rende felici

Prima di lanciare la novità Spotify ha condotto un sondaggio su 5mila utenti italiani, spagnoli, britannici, statunitensi e australiani. Stando ai risultati, 8 persone su 10 sono convinte che ai loro animali piaccia la musica, e 7 su 10 hanno “messo su” canzoni proprio per i loro amici pelosi. La convinzione è che, come avviene per gli esseri umani, la musica aiuti gli animali ad alleviare lo stress, li renda felici e gli faccia compagnia. Tanto che il 74% dei proprietari di animali domestici nel Regno Unito suona o fa ascoltare musica ai propri animali. E un quarto ha addirittura affermato di aver perfino visto il proprio animale ballare a suon di musica.

Il 69% dei proprietari canta per il proprio animale, e il 59% balla con lui

Sempre secondo il sondaggio condotto da Spotify il 69% dei proprietari canta per il proprio animale, e il 59% balla con lui. E ancora, quasi uno su cinque ha chiamato il proprio animale come un cantante o un gruppo. Il più gettonato è Bob Marley, seguito da Elvis, Freddie Mercury, Bowie e Ozzy. Sempre in base al sondaggio, l’84% dei proprietari afferma che il proprio animale gli completa la vita, il 55% crede che Fido e Micio abbiano i suoi stessi gusti musicali, e il 54% dichiara che, se dovesse scegliere tra il partner e l’amico a quattro zampe, opterebbe per il secondo.

 

 

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Arriva l’anello sblocca telefono contro i furti di impronte digitali

Le nostre impronte digitali sono sempre più utilizzate per sbloccare tablet e smartphone, ma  anch’esse possono essere falsificate. Kaspersky ha quindi prodotto un anello sblocca-telefono, un accessorio che integra un’impronta digitale artificiale univoca, che l’utente può chiedere di sostituire nel caso in cui venga compromessa. Realizzato da una gomma innervata di conduttori, l’accessorio, prodotto a solo scopo dimostrativo, viene letto dai sensori come un normale dito, la cui superficie contiene appunto l’impronta digitale. Per realizzare l’anello l’azienda russa specializzata nella sicurezza informatica si è rivolta al designer Benjamin Waye, e all’agenzia di creativi svedesi Archetype, che lo ha progettato.

Un software garantisce la distribuzione casuale delle fibre conduttive

L’anello di Kaspersky può essere configurato per sbloccare un dispositivo, validare una transazione o aprire una porta, ed è compatibile con i lettori di impronte in circolazione. Tuttavia, nel caso in cui l’impronta dovesse essere compromessa sarà sufficiente disattivare lo sblocco con impronta digitale del dispositivo, ed eventualmente richiedere un nuovo anello. Per garantire l’unicità del prodotto, spiega Kaspersky, l’accessorio è realizzato utilizzando uno specifico software che garantisce una distribuzione casuale delle fibre conduttive nascoste sotto l’impronta digitale. Una trama non ripetibile che rende la sola impronta insufficiente a sbloccare un dispositivo, e dunque dà la possibilità all’utente di utilizzare il lettore biometrico senza doversi preoccupare che la sua impronta reale possa essere rubata.

Un miglioramento delle tecnologie biometriche

L’anello finora stato presentato esclusivamente a scopo dimostrativo. L’obiettivo dell’iniziativa è infatti quello di fornire un esempio di miglioramento delle tecnologie biometriche e accrescere l’attenzione verso soluzioni di questo tipo. Se pin e password possono essere resettate e modificate, altrettanto non vale per le impronte digitali. Ma il discorso può essere esteso a qualsiasi tipo di dato biometrico, ovvero a tutte le informazioni che fanno parte del nostro corpo e che una volta compromesse diventano inutili ai fini della sicurezza digitale. Un esempio risale al 2015, quando criminali informatici hanno avuto accesso a un archivio del personale dell’amministrazione statunitense, rubando e rendendo pubbliche le impronte digitali di circa 5,6 milioni di dipendenti.

Lo stato degli studi relativi alla sicurezza in campo biometrico non è maturo

“Una soluzione definitiva comporterà la creazione di misure e di tecnologie che garantiscano davvero la protezione dell’identità unica delle persone – commenta il direttore del team di ricerca e analisi europeo di Kaspersky, Marco Preuss -. Una soluzione di questo tipo deve ancora essere sviluppata, e lo stato attuale degli studi relativi alla sicurezza in campo biometrico non ha ancora raggiunto una tale maturità”.

Tuttavia, l’impiego di simili metodi è in costante crescita, imponendo agli utenti e al mondo della sicurezza informatica un cambio di passo nel modo in cui vengono conservati e protetti i dati. “Per questo abbiamo pensato fosse estremamente importante avviare un dibattito all’interno delle aziende interessate – aggiunge Preuss – in modo da sviluppare al più presto un approccio collaborativo in grado di portare a una protezione più efficace”.

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Italiani e salute, 2 su 3 chiedono al dottor Google

E’ diventato Google il dottore di riferimento degli italiani. Ben 2 nostri connazionali su 3 (l’80%, per la precisione) quando ha dei dubbi in merito alla propria salute si rivolge alla rete, cercando risposte sul web. Risposte che però, spesso, non sono chiare ed esaurienti, tanto che la maggior parte degli italiani poi fa riferimento al proprio medico di famiglia. Il dato, che è anche un profondo cambiamento nelle abitudini dei cittadini, emerge dall’indagine di Iqvia Italia, leader globale dell’analisi dei dati in ambito medico, che ha intervistato mille adulti con questionari a risposta multipla.

Sempre più autonomi e consapevoli

Quello che emerge con prepotenza dai dati è che gli italiani sono sempre più consapevoli nella gestione della propria salute e per questo le persone sono più autonome nella ricerca attiva di informazioni legate al benessere e per farlo usano tutti i canali a disposizione: internet, il medico di medicina generale, il farmacista, il medico specialista e le riviste di settore. “Il tema chiave risultato da questa ricerca è la necessità di ridefinire il rapporto medico-paziente: quest’ultimo infatti vuole essere protagonista nelle scelte, ma al tempo stesso chiede al medico di essere guida e supporto nella comprensione della diagnosi e nella gestione attiva e consapevole della cura” ha commentato Isabella Cecchini, Principal del Dipartimento Ricerche di Mercato di Iqvia Italia. Il sondaggio mostra che il 31% degli intervistati ha dichiarato di cercare spesso informazioni sulla propria salute e il 52% ogni tanto. Soltanto il 3% ha dichiarato di non cercare mai informazioni sulla propria salute, il 14% raramente.

Età media, donna e a caccia di sintomi: ecco l’identikit di chi cerca informazioni mediche

Chi cerca informazioni mediche su vari canali ha anche delle precise caratteristiche. Secondo i risultati dell’indagine, la fascia media d’età (45-55 anni) è quella più attiva nella ricerca di informazioni sulla salute (87%), seguita dagli over 55 (85%), impegnati nella prevenzione e nel mantenimento del benessere. Gli ultimi sono gli under 34 che si fermano al 77%. Le donne consultano internet più spesso rispetto agli uomini. Per quanto riguarda i temi più cercati, sintomi e patologie sono gli argomenti più ricercati (64% dei casi), seguiti dagli stili di vita, per esempio dieta e alimentazione (55%). Ma si ricorre al web anche per capire meglio la posologia di un farmaco e le eventuali controindicazioni (43%), mentre scendono agli ultimi posti le ricerche sugli integratori (29%) e sui centri medici specialistici a cui rivolgersi (28%). “Il cittadino utilizza tutti i canali di informazione indistintamente. Si informa sul web per capire meglio una diagnosi o una prescrizione, chiede poi spiegazioni e approfondimenti al medico o al farmacista – conclude Cecchini – dobbiamo quindi abituarci a un sistema fluido e articolato, dove il medico rappresenta sempre il fulcro della gestione del proprio benessere, ma il cittadino-paziente sente sempre più l’esigenza di approfondire in autonomia i temi legati alla salute e di confrontarsi con chi ha avuto la sua stessa esperienza di malattia e di cura”.

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